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	<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia</title>
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		<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia</title>
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		<title>Domenico Papalia e Antonio Perre. Ecco i volti dei giovani superlatitanti della &#8216;ndrangheta milanese</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://milanomafia.com
I due sono latitanti dal 3 novembre, quando sono sfuggiti al blitz della Dia. Ora le indagini sono passate alla sezione catturandi dei carabinieri. Da Milano a Locri è caccia ai due rampolli della &#8216;ndrangheta
L&#8217;indagine


Domenico Papalia e Antonio Perre sono coinvolti nell&#8217;indagine Parco sud. A carico dei due c&#8217;è un mandato di cattura per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=376&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: http://milanomafia.com</p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>I due sono latitanti dal 3 novembre, quando sono sfuggiti al blitz della Dia. Ora le indagini sono passate alla sezione catturandi dei carabinieri. Da Milano a Locri è caccia ai due rampolli della &#8216;ndrangheta</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>L&#8217;indagine</strong></em></span></span></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1258679038432/home/foto-latitanti/Papalia%20Domenico.JPG?height=200&amp;width=149" alt="" width="149" height="200" /><br />
<img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1258679124278/home/foto-latitanti/Antonio%20Perre.JPG?height=200&amp;width=158" alt="" width="158" height="199" /></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Domenico Papalia</strong> e <strong>Antonio Perre</strong> sono coinvolti nell&#8217;indagine Parco sud. A carico dei due c&#8217;è un mandato di cattura per associazione mafiosa<br />
</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Assieme al <strong>clan Barbaro</strong> avrebbero gestito, in regime di monopolio, gli affari del movimento terra nel Milanese</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Dalla carte dell&#8217;inchiesta, coordinata dal pm Alessandra Dolci, Domenico Papalia emerge come capo indiscusso dell&#8217;organizzazione. Lui, pur giovanissimo, sarebbe il refernte della &#8216;ndrangheta per il nord Italia</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare emerge, infine, l&#8217;intento del clan di fare un salto di qualità ed entrare nel circuito delle </em><em><strong>agenzie immobiliari</strong></em><em>. Una di queste, la </em><em><strong>Kreiamo</strong></em><em> con sede in via Montenapoleone, avrebbe funzionato come lavatrice del denaro della cosca<span style="font-family:Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;font-style:normal;font-size:13px;"> </span></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>19 novembre 2009 -</strong> Li hanno cercati ovunque, setacciando palmo a palmo l’intero territorio di <strong>Buccinasco</strong>. Hanno provato nei paesini che si allungano verso Pavia. Ma nulla. Domenico Papalia e Antonio Perre si sono trasformati in fantasmi. Di loro <strong>non si hanno tracce dal 3 novembre</strong> scorso quando sono sfuggiti al blitz degli investigatori. Quella notte gli uomini della Dia hanno bussato alle loro case con in mano l’ordinanza d’arresto per associazione mafiosa. “Ma Papalia – confida un ispettore – era già tre giorni che non si vedeva a casa”. Diversa la situazione di Perre, detto Toto &#8216;u cainu. “Ci è sfuggito da davanti al naso – dice il pm Alessandro Dolci, titolare dell’indagine Parco sud &#8211; . Perre è riuscito a scendere in garage, qui ha preso l’auto ed è scappato, quasi travolgeva un investigatore”. E così a 16 giorni di distanza le ricerche stanno a zero. Intanto, l’indagine è passata dagli uomini della Dia alla sezione catturandi dei carabinieri. In mano, i militari hanno solo due immagini che Milanomafia.com è in grado di pubblicare in anteprima. Si tratta di foto tratte dai documenti di identità dei due latitanti.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Altro non si sa</strong></span><span style="color:#000000;">. Nulla è emerso dalle perquisizioni effettuate negli appartamenti di parenti e amici. Decine di persone, legate ai due giovani boss. “Non abbiamo trovato nulla che assomigli a un bunker”, ci dice un investigatore. Ora il dubbio è che i rampolli della ‘ndrangheta milanese siano scesi in Calabria. Domenico Papalia, ad esempio, oltre che a </span><span style="color:#000000;"><strong>Platì</strong></span><span style="color:#000000;">, dove è nato il padre Antonio (oggi al 41 bis), potrebbe aver trovato rifugio in qualche masseria attorno a </span><span style="color:#000000;"><strong>San Luca</strong></span><span style="color:#000000;">. La sua giovane moglie, infatti, è originaria di questo paese, i cui clan, storicamente, sono tra i più potenti della mafia calabrese. Stesso discorso vale per Antonio Perre. E’ chiaro che a entrambi, visti soprattutto i loro legami familiari, non mancherebbero appoggi e fiancheggiatori.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Eppure, fonti molto qualificate della squadra Mobile</strong></span><span style="color:#000000;"> sostengono la tesi di una latitanza tutta milanese. Scenario più che ragionevole, visto che sia Papalia che Perre da sempre vivono qua al nord ed è qua che hanno interessi e amicizie. L’influenza del clan Papalia, infatti, non è limitata al solo territorio di Buccinasco e Corsico. Uomini legati alla cosca sono presenti a </span><span style="color:#000000;"><strong>Zelo Surrigone</strong></span><span style="color:#000000;">, paesone satellite che si affaccia sulla statale 30 in direzione Vigevano. Qui abita </span><span style="color:#000000;"><strong>Pasquale Violi</strong></span><span style="color:#000000;">, detto </span><span style="color:#000000;"><em>lucifero</em></span><span style="color:#000000;">, originario di Platì con diversi precedenti penali. Ancora più in là, a </span><span style="color:#000000;"><strong>Bubbiano</strong></span><span style="color:#000000;">, vivono elementi di spicco della </span><span style="color:#000000;"><strong>famiglia Trimboli</strong></span><span style="color:#000000;">. Un nome che si allunga fino a </span><span style="color:#000000;"><strong>Casorate Primo</strong></span><span style="color:#000000;">. Qui, prima di essere arrestato, aveva la sua residenza </span><span style="color:#000000;"><strong>Giuseppe Pangallo</strong></span><span style="color:#000000;">, classe ’80 di Platì, sposato con </span><span style="color:#000000;"><strong>Rosanna Papalia</strong></span><span style="color:#000000;"> figlia del boss </span><span style="color:#000000;"><strong>Rocco</strong></span><span style="color:#000000;"> Papalia. Si tratta di un territorio molto vasto dove tutti questi paesi degradono in una campagna punteggiata di cascine abbandonate, luoghi ideali per trascorrere una latitanza, tanto più che si trovano in spazi aperti e facilmente controllabili. (</span><span style="color:#000000;"><em>cg, dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
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	</item>
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		<title>Arrestato il cognato di Michele Sindona, fu coinvolto in un&#8217;inchiesta sugli affari della &#8216;ndrangheta nel centro di Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 21:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://milanomafia.com
Enrico Cilio, 80enne messinese di Patti e cognato di Michele Sindona, è stato arrestato con l&#8217;accusa di associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti.
L&#8217;indagine
Cordinata dalla Procura di Milano, l&#8217;indagine ha portato in carcere 12 persone. Tra queste anche Enrico Cilio.  Sono accusate di aver falsificato documenti per regolarizzare 7.000 stranieri. Il gruppo, attraverso, una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=373&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: http://milanomafia.com</p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Enrico Cilio, 80enne messinese di Patti e cognato di Michele Sindona, è stato arrestato con l&#8217;accusa di associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione di documenti.</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>L&#8217;indagine</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Cordinata dalla Procura di Milano, l&#8217;indagine ha portato in </em><em><strong>carcere 12 persone</strong></em><em>. Tra queste anche Enrico Cilio.  Sono accusate di aver falsificato documenti per regolarizzare 7.000 stranieri. Il gruppo, attraverso, una trentina di società fittizie, emetteva qualsiasi tipo di documenti servisse per regolarizzare la posizione di stranieri  Cilio, secondo le accuse, aveva organizzato l&#8217;associazione in modo scientifico, con ruoli e attività ben distinte, a cui partecipavano anche il figlio, il nipote e l&#8217;ex moglie del figlio  Un affare da </em><em><strong>14 milioni di euro</strong></em><em> che ha fatto ricchi alcuni dei componenti dell&#8217;associazione a delinquere, tanto che la procura ha disposto il sequestro di beni immobili pari a circa 100 mila euro</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong><a href="http://1048403763480762907-a-1802744773732722657-s-sites.googlegroups.com/site/milanocronaca/home/sindona/Michele%20Sindona.jpg?attachauth=ANoY7cqY_qVKJe090ptN2BNtsKSoaF1ld7sH1bJQ5fyNntbE3SlFLdm1HyNZC-ywmuikZwOy9cfcadTIQM_3WbU6SNq52JZXj-kLoVYzCXsZRxwPJr1sEgpZghhGA7b0svpViP59Tp_XTcox-zPGOK3eWlvNmw__O7bCSb2onI0Bee0B2E8DehX2UlqgyKEY_WQU1e-KIf4yDggLuDLp5ueW9LFldGCRbBTPiOIngG2uR4Pn_SPFisg%3D&amp;attredirects=0"><img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1258505746306/home/sindona/Michele%20Sindona.jpg" alt="" width="176" height="193" /></a>17 novembre 2009 &#8211; </strong>Quando gli investigatori hanno suonato alla sua casa nel centro di Milano, <strong>Enrico Cilio</strong> ha reagito con la calma dei suoi 80 anni. In mano, i carabinieri avevano l’ordine d’arresto firmato dal gip Luerti per un’<strong>associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso la falsificazione di documenti</strong>. Un’enorme ingranaggio giocato su decine di società fittizie messe in piedi per stampare buste paga e dichiarazioni dei redditi totalmente falsi. Obiettivo: regolarizzare clandestini. In totale saranno 7.000. Per un giro d’affari milionario. Denaro che poi veniva reinvestito nell’acquisto di case di lusso attraverso la creazione di altre società, semplici scatole cinesi dove far transitare milioni di euro. Un’idea coltivata e costruita dallo stesso Cilio, originario di Patti nel Messinese come il suo illustre parente e cognato, quel <strong>Michele Sindona</strong>, padrone della Banca privata e genio delle società fiduciaria che tra gli anni Settanta e Ottanta composero un risiko indistricabile attraverso il quale passava e si ripuliva il denaro di Cosa nostra.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Per capire chi è Enrico Cilio</strong></span><span style="color:#000000;"> bisogna tornare indietro di qualche anno, precisamente al </span><span style="color:#000000;"><strong>6 dicembre 1996</strong></span><span style="color:#000000;">, quando una Jaguar dribbla il traffico di viale Monte Nero verso le autostrade dei laghi in direzione di Lugano. Quell’auto è intestata al </span><span style="color:#000000;"><strong>Podgora parking</strong></span><span style="color:#000000;">. Si tratta di un garage proprio dietro al tribunale intestato alla </span><span style="color:#000000;"><strong>Zatac</strong></span><span style="color:#000000;">, società controllata da </span><span style="color:#000000;"><strong>Mario Tacchinardi</strong></span><span style="color:#000000;">, un milanese brillante che secondo il pm Laura Barbaini è uno dei </span><span style="color:#000000;"><strong>riciclatori del clan Morabito</strong></span><span style="color:#000000;">. Non a caso, per il pm, il garage di via Podgora funge da base logistica per la cosca. Mario Tacchinardi si trova all’interno della Jaguar. Pochi minuti prima, assieme al suo socio </span><span style="color:#000000;"><strong>Elio Zaccagni</strong></span><span style="color:#000000;"> era uscito dal civico 4 di viale Monte Nero. Qui, all’epoca aveva sede lo studio associato Cilio/Valente. Si tratta ovviamente di Enrico Cilio. E il racconto di quel servizio di appostamento sta nelle carte dell’inchiesta Deep Cleaning, una delle primissime indagini di riciclaggio che porta alla sbarra gli uomini del clan Morabito, i siciliani Tulli e lo stesso cognato di Sindona. Nel 2002 tutti, tranne, i Tulli, vengono assolti. Poi l&#8217;appello riabilita anche i Tulli con solo due componenti della famiglia condannati.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Eppure è proprio in quel processo che nasce e si foma la figura di Cilio</strong></span><span style="color:#000000;">. Quella è l’indagine che scopre gli investimenti della mafia calabrese sotto la Madonnina. Congeliamo, per un istante, quella Jaguar che sfreccia veloce per le strade del centro e torniamo a un gelido </span><span style="color:#000000;"><strong>6 novembre 1987</strong></span><span style="color:#000000;">. Quella mattina alla camera di commercio viene registrata la società </span><span style="color:#000000;"><strong>Doge srl</strong></span><span style="color:#000000;"> con sede in via Silvio Pellico a due passi dal Duomo. Il capitale sociale è di 20 milioni, tra gli amministratori compaiono </span><span style="color:#000000;"><strong>Leo Morabito e Domenico Mollica</strong></span><span style="color:#000000;">, entrambi legati alla cosca di Africo. Due anni più tardi, il duo Morabito-Mollica si defila lasciando a capo della Doge i </span><span style="color:#000000;"><strong>fratelli Tulli, Cosimo e Giancarlo</strong></span><span style="color:#000000;">, entrambi di Grammichele, condannati nel 2002 in appello per riciclaggio. Sono loro i prestanomi che per conto dei boss danno la scalata al cuore della città. Leo Morabito compare solamente come rappresentante legale. Contemporaneamente i Tulli aprono due finanziarie, la </span><span style="color:#000000;"><strong>De.Li.Fin. srl</strong></span><span style="color:#000000;"> e la </span><span style="color:#000000;"><strong>Fimps srl</strong></span><span style="color:#000000;">, il cui oggetto sociale è l’acquisto di bar e ristoranti. Nella loro documentazione compaiono le quote di maggioranza dei </span><span style="color:#000000;"><strong>bar di viale Marche e di uno di corso Sempione</strong></span><span style="color:#000000;">. Gli stessi, che poi verranno acquistati dalla stessa Doge. La Doge Srl nel 1992 viene inglobata dalla </span><span style="color:#000000;"><strong>Vela srl</strong></span><span style="color:#000000;">. Gli amministratori inizialmente sono sempre Leo Morabito e Domenico Mollica, quindi passa tutto nelle mani dei Tulli che spostano la sede da via Silvio Pellico in </span><span style="color:#000000;"><strong>piazza Velasca</strong></span><span style="color:#000000;">. Due anni più tardi, nasce la </span><span style="color:#000000;"><strong>Co.Ge.Bar</strong></span><span style="color:#000000;">, intestata a un tale </span><span style="color:#000000;"><strong>Pasquale Conte</strong></span><span style="color:#000000;"> con la sede legale guarda caso in via Silvio Pellico 6. La Co.Ge.Bar, direttamente riconducibile ai Tulli, è lo strumento grazie al quale la ‘ndrangheta muove i suoi primi passi in Galleria Vittorio Emanuele. A soli due giorni dalla sua fondazione, la Co.Ge.Bar, contatta l’amministratore delegato della </span><span style="color:#000000;"><strong>Emi Italiana Spa</strong></span><span style="color:#000000;"> per trattare l’acquisto del locale </span><span style="color:#000000;"><strong>La Voce del padrone</strong></span><span style="color:#000000;"> e del ristorante </span><span style="color:#000000;"><strong>Pasta &amp; Pizza che si affacciano proprio sull’Ottagono della Galleria</strong></span><span style="color:#000000;">.<span style="font-family:Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;font-size:13px;"> </span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Tra le tante società</strong></span><span style="color:#000000;"> che, attarverso l’acquisto di locali, gestiscono il denaro della ‘ndrangheta c’è anche la </span><span style="color:#000000;"><strong>Samagi</strong></span><span style="color:#000000;"> il cui Cda è composto da Zaccagni e da Cilio. Di più: negli uffici di viale Monte Nero non solo sono conservate le scritture contabili della Samagi, ma anche quelle della </span><span style="color:#000000;"><strong>Carl line</strong></span><span style="color:#000000;">, della </span><span style="color:#000000;"><strong>Tic Tac service</strong></span><span style="color:#000000;">, società riconducibili alla cosca capeggiata da </span><span style="color:#000000;"><strong>Rocco Morabito e Domenico Mollica</strong></span><span style="color:#000000;">, due capibastone di Africo. Sulla Car line scrive il pm: “Viene utilizzata quale base logistica e punto di riferimento per tutti gli appartenenti al clan Morabito-Mollica. Al riguardo, specifici servizi di osservazione hanno permesso di individuare, come i familiari dei predetti detenuti, nei giorni in cui risultavano essere stati autorizzati ai colloqui in carcere (Opera), si siano recati presso la suddetta concessionaria”. Il ruolo di Cilio viene specificato nell’informativa del Gico. “Il gruppo Cilio è intervenuto a più riprese, attraverso alcune delle società dagli stessi formalmente controllate nella dissimulazione e schermatura della riconducibilità degli esercizi medesimi alla cosca in parola”. Torniamo, dunque, a quella Jaguar. La sua destinazione finale è Lugano. Il motivo è semplice: l’idea di Cilio, secondo il pm, è quella di creare una società anonima di diritto estero per convogliarvi parte del patrimonio accumulato in Italia. Questa società si chiama </span><span style="color:#000000;"><strong>Eurosuisse italiana srl</strong></span><span style="color:#000000;">, controlla al 99% dalla Eurosuisse holding Spa con sede in Lussemburgo. Tanto per capirci la Eurosuisse italiana dal 9 dicembre 1996, esattamente 3 giorni dopo il passaggio della Jaguar, risulta avere la sede legale in viale Montenero 4. Società, scrive il pm, comunque riconducibile a Mario Tacchinardi e quindi nell’ipotesi dell’accusa che però è stata totalmente smontata in aula, alla cosca Morabito. Così il processo si conclude con una serie di assoluzioni, dai Tulli a Cilio e tutto si sgonfia in una bolla di sapone. (</span><span style="color:#000000;"><em>dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
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		<title>PERCORSO DELLA LEGALITA’ 2009/2010</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 21:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Addio Pizzo]]></category>
		<category><![CDATA[Aosta]]></category>
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		<category><![CDATA[Massimo Brugnone]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Maniaci]]></category>

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		<description><![CDATA[
COMUNICATO STAMPA
Aosta, lunedì 9 novembre 2009
PERCORSO DELLA LEGALITA’ 2009/2010
La Presidenza della Regione e l’Assessorato dell’istruzione e cultura comunicano che il prossimo incontro del progetto Percorso della legalità 2009/2010: comunicare la legalità, rivolto agli studenti delle scuole superiori della Valle d’Aosta, avrà luogo mercoledì 18 novembre  2009 alle ore 10.00 presso il Teatro Giacosa di Aosta.
All’incontro, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=369&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;" lang="it-IT"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>COMUNICATO STAMPA</strong></span></span></p>
<p style="text-align:center;" lang="it-IT"><strong>Aosta, lunedì 9 novembre 2009</strong></p>
<p style="text-align:center;" lang="it-IT"><em>PERCORSO DELLA LEGALITA’ 2009/2010</em></p>
<p style="text-align:left;" lang="en-US"><span style="font-family:Verdana, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">La Presidenza della Regione e l’Assessorato dell’istruzione e cultura comunicano che il prossimo incontro del progetto </span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><em>Percorso della legalità 2009/2010: comunicare la legalità, </em></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">rivolto agli studenti delle scuole superiori della Valle d’Aosta, avrà luogo </span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><strong>mercoledì 18 novembre  2009 alle ore 10.00 presso il Teatro Giacosa di Aosta.</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align:left;" lang="en-US"><span style="font-family:Verdana, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">All’incontro, organizzato in collaborazione con il Sindacato Autonomo di Polizia, il Comune di Aosta e la Presidenza del Consiglio regionale, parteciperanno <strong>Daniele Marannano</strong> &#8211; fondatore dell’associazione </span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><em>Addio Pizzo</em></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"> di Palermo -, <strong>Massimo Brugnone</strong> &#8211; referente per la Lombardia del Movimento </span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><em>…e adesso Ammazzateci tutti</em></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">-. Inoltre è prevista la partecipazione di <strong>Pino Maniaci</strong>, fondatore di Telejato, emittente televisiva privata di Partinico (PA), nota principalmente per le sue campagne contro tutte le mafie. Nel corso degli ultimi anni il suo proprietario, Pino Maniaci, e la sua famiglia, hanno ricevute molteplici minacce e subito diversi attentati mafiosi. </span></span></span></p>
<p style="text-align:left;" lang="en-US"><span style="font-family:Verdana, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;">Gli stessi ospiti interverranno all’incontro-dibattito, aperto al pubblico, sul tema </span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><em>Comunicare la legalità</em></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"> che si terrà </span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><strong>martedì 17 novembre</strong></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"> </span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><strong>alle</strong></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"> </span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><strong>ore 20,45</strong></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"> nella Biblioteca regionale di Aosta.</span></span></span></p>
<p style="text-align:left;" lang="it-IT"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:x-small;"><strong>Fonte: Assessorato dell’istruzione e cultura – Ufficio stampa Regione Autonoma Valle d’Aosta</strong></span></span></p>
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		<title>Totò &#8216;u cainu e Domenico Papalia. I rampolli della &#8216;ndrangheta ancora latitanti. &#8220;Sono a Milano, qui controllano il territorio meglio che in Calabria&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Papalia]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Pelle]]></category>
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		<category><![CDATA[Buccinasco]]></category>
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		<category><![CDATA[Muià-Facchineri]]></category>
		<category><![CDATA[Pasquale Papalia]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Barbaro]]></category>
		<category><![CDATA[Sergi]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
Domenico Papalia e Antonio Perre sfuggiti alla cattura nell&#8217;operazione Parco sud. Il figlio del boss Antonio Papalia è ritenuto il nuovo referente delle cosche per il nord Italia
Chi sono?
Domenico Papalia è nato a Locri il 23 settembre 1983. Attualmente risiede in via Vivaldi a Buccinasco. Nell&#8217;aprile scorso si è sposato con una ragazza legata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=364&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: http://www.milanomafia.com</p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Domenico Papalia e Antonio Perre sfuggiti alla cattura nell&#8217;operazione Parco sud. Il figlio del boss Antonio Papalia è ritenuto il nuovo referente delle cosche per il nord Italia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Chi sono?</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Domenico Papalia </strong>è nato a Locri il 23 settembre 1983. Attualmente risiede in <strong>via Vivaldi a Buccinasco</strong>. Nell&#8217;aprile scorso si è sposato con una ragazza legata ai potenti clan di San Luca.<br />
</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Suo fratello <strong>Pasquale</strong>, oggi in <strong>carcare con una condanna a cinque anni per mafia</strong>, è sposato con la figlia del defunto padrino Antonio Pelle, detto gambazza.</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Domenico Papalia è <strong>figlio di Antonio Papalia, oggi al 41 bis</strong>, ma per tutti gli anni Ottanta refernte della &#8216;ndrangheta al nord. Secondo gli investigatori oggi lo scettro del comando è passato a Domenico</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Antonio Perre,</strong></em><em> detto totò &#8216;u cainu è nato a Locri il 13 settembre 1984. Anche lui è imparentato con la famiglia Papalia. Per anni è stato il braccio destro di </em><em><strong>Salvatore Barbaro</strong></em><em>. Dopo l&#8217;arresto di quest&#8217;ultimo, avvenuto nel luglio 2008 durante l&#8217;operazione Cerberus, Perre è diventato il reggente della cosca intestandosi anche le quote della </em><em><strong>Edilcompany</strong></em><em>, impresa di movimento terra della famiglia Barbaro</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>11 novembre 2009 -</strong></em><em> </em>Quella cinquecento pare comparsa dal nulla. Sbucata dal nero della notte di <strong>Buccinasco</strong>, paese a sud di Milano, terra di imprese e di ‘ndrangheta. Un salotto di ville e giardini dove comanda il clan<strong> Barbaro-Papalia</strong>. E quella macchina? Resta attaccata alla nostra. All’improvviso sbuca una smart con un faro rotto. Supera e ci chiude davanti. Per terza ecco una bmw che si mette di lato, completando il sandwich. Si prosegue così per cento metri poi le macchine si allontanano. E noi con loro, via veloci verso Milano consapevoli di aver rischiato grosso, ma anche di aver documentato in presa diretta cosa significa, qui al nord, il controllo del territorio da parte della mafia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>La scena si svolge in via Vivaldi</strong></span><span style="color:#000000;">, stradone silenzioso puntellato da palazzoni rossastri. Un luogo anonimo se non fosse per un particolare: qui vive </span><span style="color:#000000;"><strong>Domenico Papalia</strong></span><span style="color:#000000;">, classe ’83, figlio di </span><span style="color:#000000;"><strong>Antonio Papalia, oggi al 41 bis</strong></span><span style="color:#000000;">, negli anni Ottanta referente della ‘ndrangheta per il nord Italia. Ora lo scettro del comando è passato nelle mani del giovane Mico. Un ruolo di rispetto che, come si è visto, comporta una buona rete di fiancheggiatori. “Papalia è un tipo tosto – racconta il pm </span><span style="color:#000000;"><strong>Alessandra Dolci</strong></span><span style="color:#000000;"> – , non dorme più di tre giorni nello stesso posto, non usa cellulari”. Lui la puzza di sbirri ha imparato ad annusarla fin da piccolo. Durante i due anni dell’indagine Parco sud, conclusasi il 3 novembre scorso con 15 arresti, il “ragazzino” ha scoperto tre microspie.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Nelle carte dell’inchiesta</strong></span><span style="color:#000000;"> compare anche il suo nome, eppure quando gli uomini della Dia sono andati a bussargli a casa non c’era. Da dieci giorni il giovane rampollo della ‘ndrangheta è latitante. E come lui è sfuggito al blitz un altro piccolo principe del clan. Quell’</span><span style="color:#000000;"><strong>Antonio Perre</strong></span><span style="color:#000000;">, classe ’84, soprannominato </span><span style="color:#000000;"><em>Toto &#8216;u cainu</em></span><span style="color:#000000;">. Fino a tre giorni fa, aveva svolto il ruolo di referente per conto del 35enne </span><span style="color:#000000;"><strong>Salvatore Barbaro</strong></span><span style="color:#000000;">, in carcere dal luglio 2008, ma per anni regista degli interessi mafiosi nell’edilizia milanese.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Papalia, Perre, Barbaro.</strong></span><span style="color:#000000;"> Eccoli, i volti nuovi della ‘ndrangheta a Milano. Volti da bravi ragazzi, cresciuti all’ombra della Madoninna e, a differenza dei padri, perfettamente a loro agio tra i tavolini dei locali più noti di Milano. Domenico Papalia, ad esempio, è solito frequentare il </span><span style="color:#000000;"><strong>Toqueville </strong></span><span style="color:#000000;">non lontano da corso Como. Qui, una sera incontra un giovane imprenditore immobiliare. “Sapevo chi era Papalia”, dirà. Per questo lo trova “simpatico” e gli presta, a fondo perduto, 40.000 euro. “Non sento Domenico da tre mesi, ma sono sicuro che mi restituirà i soldi”. Ovviamente non si tratta di prestito, ma di una vera regalia, perché il potere per il giovane Mico è un diritto di sangue. Ecco, infatti, come lo descrive </span><span style="color:#000000;"><strong>Andrea Madaffari, vicepresidente della Kreiamo spa</strong></span><span style="color:#000000;"> con sede in via Montenapoleone, secondo il gip cassaforte occulta del denaro mafioso. “Quel ragazzino non è un piripicchio qualunque sai chi è suo padre?”. E il nome di Antonio Papalia, ritorna in altre intercettazioni del figlio, invitato proprio nella sede della Kreiamo a fare da garante in una disputa con il </span><span style="color:#000000;"><strong>clan Sergi</strong></span><span style="color:#000000;">. “Speriamo &#8211; dice &#8211; che qua tutta questa situazione la risolviate sennò a me ve lo giuro mi dispiace. L’ho detto anche ad Antonio”. Bastano queste parole per dare tono e sostanza al ruolo di Papalia, giovanissimo, eppure ascoltato da tutte le “famiglie”, come i potenti </span><span style="color:#000000;"><strong>Muià-Facchineri</strong></span><span style="color:#000000;">, interessate alla golosa torta degli appalti.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;">“<span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Mo sto tornando con l’assegno”</strong></span><span style="color:#000000;">, dice invece il giovane Perre a Salvatore Barbaro. Poco prima &#8216;</span><span style="color:#000000;"><em>u Cainu</em></span><span style="color:#000000;"> era a colloquio con un imprenditore. “Allora Angelino &#8211; aveva detto Perre &#8211; , lo sai che Salvatore aspetta i soldi, che facciamo con quest’assegno?”. A quel punto l’imprenditore era sbottato. “Ah, Totò, ve lo sto dicendo, tagliatemi la testa, ma io l’assegno non lo posso fare”. Invece lo farà. In questa intercettazione sta la figura di Antonio Perre, prima factotum di Barbaro e poi esecutore degli ordini impartiti dal carcere. Tra i tanti quelli di imporre i camion della ‘ndrangheta nei cantieri di Milano. Questi sono i calabresi di Buccinasco. “Gentaglia di merda!”, come dice un imprenditore. Gentaglia che comanda grazie a un potere mafioso ai vertici della ‘ndrangheta. Il fratello di Domenico, Pasquale Papalia, è sposato con la figlia di Antonio Pelle, detto &#8216;</span><span style="color:#000000;"><em>ntoni gambazza</em></span><span style="color:#000000;">, principe nero di San Luca, arrestato la scorsa estate dopo 9 anni di latitanza, e morto il 3 novembre d’infarto. Un lutto lungo oltre mille chilometri: dall’Aspromonte al Duomo. (</span><span style="color:#000000;"><em>cg, dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
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		<title>La faccia di Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. E’ benestante Milano: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=360&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. <strong>E’ benestante Milano</strong>: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali sei passato mille volte e non ti sei mai fermato per la paura di chiedere anche solo un caffè in questi posti di lusso. <strong>E’ viva Milano</strong>: c’è sempre gente, ovunque. All’aperitivo le colonne di San Lorenzo sono piene di ragazzi che si incontrano per cacciare via i pensieri di una giornata intera fatta di preoccupazioni e troppe responsabilità. La sera i navigli uniscono e raccolgono la bella gente che vuole solo divertirsi e ridere in compagnia. <strong>E’</strong> proprio <strong>bella Milano</strong>: questa Milano!</p>
<p>Ma Milano è troppo per fermarsi solo a questo, e allora ecco che è capace anche di superare sé stessa e senza mostrarsi vivere un’altra esistenza. La gente è sempre tanta, però fa le code in pieno giorno a <strong>Quarto Oggiaro</strong> per comprarsi la dose quotidiana di cocaina. La <strong>‘Ndrangheta</strong> ha il monopolio assoluto e nel vecchio e malfamato quartiere del capoluogo ha soltanto le radici di un albero che si fa sempre più potente e maestoso e con i propri rami impone la propria ombra su tutta la provincia, ed oltre.<br />
La neve non è solo un problema meteorologico, è un problema sociale. Con oltre <strong>20mila cocainomani</strong> Milano rifornisce le casse della mafia fruttando milioni. Milioni che poi reinveste aggiudicandosi i migliori appalti e controllando completamente il mercato dell’edilizia. <strong>Barbaro-Papalia</strong> la cosca che controlla interi paesi come <strong>Corsico, Assago e Buccinasco</strong>. Ti sposti più a nord e la famiglia <strong>Condello</strong> si spartisce il territorio insieme ai <strong>Novella</strong> nel gestire le zone che vedranno ospite l’<strong>Expo2015</strong>. Non bastasse, i <strong>Coco-Trovato</strong> hanno consolidato la loro egemonia in nella nuova provincia di <strong>Monza e Brianza</strong>.</p>
<p><strong>Stupefacenti, prostituzione</strong> e <strong>racket</strong> portano soldi, a volte anche troppi. Ed ecco che la mafia è costretta a ripulire il denaro sporco. Le intimidazioni e le estorsioni ai danni di imprenditori sembrano quasi storia antica. Oggi, a Milano, sono gli imprenditori a sfruttare la mafia per fare ancora più soldi. Rimane solo da trovare qualche perito di Tribunale compiacente, un amministratore comunale che chiude un occhio, qualche addetto al rilascio pratiche edilizie ed ecco che il piano è servito: riciclaggio, arricchimento e controllo del territorio assicurati.</p>
<p>Almeno una cosa è certa: a Milano non ci si ammazza, si va d’accordo. Il business prima di tutto è la parola d’ordine fra i boss. E allora si organizzano grandi cene dove <strong>Cosa Nostra, Camorra ed ‘Ndrangheta stringono sempre più alleanze</strong> per non pestarsi i piedi a vicenda. Poi magari capita che nello stesso periodo ci siano le elezioni, ed allora a cena perché non invitare qualche politico? Magari capita che ad organizzarla sia <strong>Salvatore Morabito</strong>, e che questa sia in onore di <strong>Alessandro Colucci</strong>, e che lo stesso Colucci divenga Consigliere Regionale; oppure che <strong>Giovanni</strong> <strong>Cinque</strong>, esponente degli <strong>Arena</strong>, si trovi in qualche modo a contatto <strong>Vincenzo Giudice</strong>, che casualmente è sia Consigliere Comunale che Presidente di una società partecipata dal capoluogo lombardo.<br />
Ma a Milano, appunto, almeno non si ammazza. Non si ammazza finchè non riesci a ricollegare proprio quel corpo a quell’esatto avvenimento, risalendo a quella data causa per cui <strong>Giovanni Di Muro</strong>, ucciso in pieno centro in zona San Siro, muore ed era casualmente legato al <strong>boss Pepè Onorato</strong>.</p>
<p>Tutto questo, purtroppo, non è frutto di una doppia faccia. Milano di <strong>faccia</strong> ne ha una sola: quella<strong> buona che nasconde quella cattiva</strong>.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Massimo Brugnone</em></p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta: preso latitante, arresti in Lombardia e Romagna</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 11:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://ansa.it
Con Cosimo Filomeno in manette anche altre persone
(ANSA) &#8211; MONZA &#8211; 9 NOV &#8211; Si e&#8217; svolta fra la Brianza e la  Romagna un&#8217;operazione dei Cc che ha portato all&#8217;arresto di un  latitante della &#8216;Ndrangheta, Cosimo Filomeno. L&#8217;uomo stava  predisponendo basi operative in Lombardia. Sono state  arrestate anche altre persone, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=358&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: http://ansa.it</p>
<p><em>Con Cosimo Filomeno in manette anche altre persone</em></p>
<p>(ANSA) &#8211; <strong>MONZA &#8211; 9 NOV</strong> &#8211; Si e&#8217; svolta fra la Brianza e la  Romagna un&#8217;operazione dei Cc che ha portato all&#8217;arresto di un  latitante della &#8216;Ndrangheta, <strong>Cosimo Filomeno</strong>. L&#8217;uomo stava  predisponendo<strong> basi operative in Lombardia</strong>. Sono state  arrestate anche altre persone, per favoreggiamento e, in un  caso, per detenzione e spaccio di droga. Filomeno e&#8217; stato  arrestato sabato a Cesenatico; era stato condannato a  Catanzaro per <strong>associazione a delinquere di stampo mafioso</strong>.</p>
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		<title>Intimidazioni: spenta la telecamera davanti alla casa di Carbonera. Il sindaco Cereda: &#8220;Non è un luogo strategico per la sicurezza&#8221;</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/11/07/intimidazioni-spenta-la-telecamera-davanti-alla-casa-di-carbonera-il-sindaco-cereda-non-e-un-luogo-strategico-per-la-sicurezza/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 21:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
La telecamera fu messa nel 2006 per aumentare la sicurezza dell&#8217;allora sindaco Maurizio Carbonera vittima di tre intimidazioni mafiose. Per l&#8217;attuale primo cittadino di Buccinasco invece, non serve più. Da agosto è spenta 
LA QUESTIONE
In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco la telecanera viene messa nel 2006 dopo l&#8217;ultimo attentato all&#8217;allora sindaco Maurizio Carbonera, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=350&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Fonte: <a href="http://www.milanomafia.com/">http://www.milanomafia.com</a></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>La telecamera fu messa nel 2006 per aumentare la sicurezza dell&#8217;allora sindaco Maurizio Carbonera vittima di tre intimidazioni mafiose. Per l&#8217;attuale primo cittadino di Buccinasco invece, non serve più. Da agosto è spenta<span style="color:#000000;font-family:Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;font-weight:normal;font-size:13px;"> </span></strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>LA QUESTIONE</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco la telecanera viene messa nel 2006 dopo l&#8217;ultimo attentato all&#8217;allora sindaco <strong>Maurizio Carbonera</strong>, sindaco del centrosinistra eletto nel 2002. Carica ricoperta fino al 2007</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>L&#8217;attuale sindaco </em><em><strong>Loris Cereda</strong></em><em> sostiene che la telecamera non può essere integrata nel nuovo sistema di videosorveglianza. Inoltre, ritiene che quella strada non sia strategica per la sicurezza e che anzi violi la privacy</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>7 novembre 2009 &#8211; </strong>In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco c’è una telecamera. Sta lì appesa a un palo piantato nel marciapiede. Dovrebbe filmare la casa di fronte e grazie alla sua tecnlogia inquadrare anche la scuola laggiù in fondo. Dovrebbe farlo e invece <strong>da agosto non funziona</strong>. Quella telecamera è spenta e così di questa strada nulla arriva alla sala controllo del Comune. Non i ragazzini che escono dalle classi e nemmeno il palazzo di fronte. Non un palazzo qualunque visto che qui ci abita Maurizio Carbonera, ex sindaco di questo paese e vittima, durante il suo mandato, di <strong>ben tre atti di intimidazione mafiosa</strong>. Eccoli in ordine cronologico: <strong>26 marzo 2003</strong> prima auto bruciata sotto casa, accanto i carabinieri trovano due bottiglie incendiarie, <strong>25 marzo 2005</strong> un proiettile in busta all’ingresso del Comune, <strong>11 novembre 2005</strong> seconda macchina bruciata. Per questa inizialmente si parlò di autocombustione, nonostante l’auto fosse ferma da quattro giorni e la notte dell’incendio piovesse. A sgomberare ogni dubbio ci hanno poi pensato i Ris di Parma: anche quello fu un rogo doloso.  <strong>Tutti e tre gli episodi</strong> hanno il sapore tipicamente mafioso. Non ebbe dubbi l’allora maggioranza, che il 21 dicembre 2005 promosse una turbolenta notte bianca contro la mafia, non sembra averne oggi la magistratura. E comunque sia nel 2006, l’allora assessore Rino Pruiti decise di far mettere quella telecamera che in fondo non alzava il livello della sicurezza personale di Carbonera, ma che, al di là di tutto, <strong>rappresentava un segnale di legalità contro la ‘ndrangheta</strong> che qui comanda da trent’anni. Oggi questo segnale non c’è più.   <strong>Per saperne il motivo,</strong> allora, bisogna sentire l’attuale sindaco Loris Cereda, eletto nel 2007 con una grande maggioranza. Vittoria inaspettata e messa a segno al primo turno elettorale. La telecamera dunque. “E’ una telecamera vecchia – dice Cereda – che non rientra nel nuovo circuito che abbiamo installato da un anno”. Quella in via Papa Giovanni è roba vetusta. “Non può funzionare – ripete Cereda – e comunque non dovete chiedere a me ma ai carabinieri”. Fatto, questo, piuttosto insolito, visto che i filmati di quelle telecamare arrivano in Comune. La telecamera, però, può essere vecchia, ma questo non toglierebbe, in teoria, strategicità al luogo dove è stata posizionata. “Ma – sottolinea Cereda – non ritengo quel luogo strategico per la sicurezza dei cittadini. Se così fosse dovrei mettere una telecamera anche sotto casa di altri ex sindaci come Lanati o Formenti”.   <strong>Il ragionamento non fa una piega.</strong> Solo un’obiezione: rispetto a Carbonera, né Lanati, né Formenti sono stati minacciati dalla mafia. Immediata la precisazione di Cereda. “Non abbiano le prove che quelle subite da Carbonera siano minacce mafiose. Se lui sa chi è stato lo dica. Possiamo supporlo, ma non certificarlo e poi mi pare che la seconda auto non sia stata bruciata”. Eppure c’è la perizia dei Ris, consegnata in aula al giudice dal pm Alessandra Dolci, durante l’ultima udienza del processo Cerberus contro <strong>Domenico, Rosario e Salvatore Barbaro</strong>. La stessa in cui l’attuale capo dell’ufficio tecnico di Buccinasco Gregoria Stano ha detto che quelle minacce “sono state create ad hoc e sfruttate da Carbonera e dalla sua maggioranza per fini politici”. Su questo Cereda non commenta, si limita a dire che “loro hanno sfruttato la mafia a fini politici, mentre lei cosa sa se io sono stato minacciato o meno, se così fosse non lo direi a un giornalista, ma solo alle forze dell’ordine, la mia linea è quella di lavorare nell’ombra”.   <strong>Pur criticabile, la posizione di Cereda resta legittima</strong>. Le cose, però, non cambiano la realtà: quella telecamera non funziona. Dice <strong>Pruiti</strong>: “Farla funzionare non è un costo, è uno spreco tenerla spenta, tanto più che ci vuole poco a integrarla nel nuovo sistema”. Sistema che a detta di Cereda rende Buccinasco una delle città più videosorvegliate d’Italia e sul quale Pruiti resta scettico. “Ad oggi restano programmi sulla carta”. Eppure, la faccenda di quell’occhio elettronico spento preoccupa lo stesso Cereda. Dieci minuti dopo aver parlato con lui, sentiamo alcuni addetti alle telecamere del comune di Bucicnasco. “Anche lei per quella telecamera – ci dicono &#8211; , ci hanno telefonato pochi mnuti fa non possiamo rilasciare dichiarazioni”. L’affare telecamere inizia a farsi ingombrante? (dm)</span></span></span></p>
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			<media:title type="html">massimobrugnone</media:title>
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		<title>Esplosi 4 colpi di pistola</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/11/06/esplosi-4-colpi-di-pistola/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 20:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Settegiorni Magenta &#8211; Parabiago &#8211; Venerdì 6 Novembre 2009
PARABIAGO Rinvenuti i fori nella saracinesca di un ristorante di via Per Casorezzo a Villapia
Increduli il proprietario e i residenti. Sul fatto inquietante indagano i carabinieri
PARABIAGO (lue) Mentre stava aprendo la sua attività si è trovato davanti a quattro fori di proiettile sulla saracinesca. Triste protagonista della storia è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=353&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: Settegiorni Magenta &#8211; Parabiago &#8211; Venerdì 6 Novembre 2009</p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>PARABIAGO </strong>Rinvenuti i fori nella saracinesca di un ristorante di via Per Casorezzo a Villapia<br />
<em>Increduli il proprietario e i residenti. Sul fatto inquietante indagano i carabinieri</em></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>PARABIAGO </strong></em><em>(lue) </em>Mentre stava<em> <span style="font-style:normal;">aprendo la sua attività si è trovato davanti a quattro fori di proiettile sulla saracinesca. Triste protagonista della storia è stato il titolare del locale cheospita la <strong>pizzeria, bar e trattoria di via Casorezzo a Villapia</strong>. Erano circa le 7.30 di martedì 3 novembre: come tutte lemattine il proprietario si è avvicinato alla saracinesca e ha cominciato ad aprirla: ha visto quei fori nel metallo ma ha pensato a colpi di cacciavite ad opera di qualcuno che magari voleva entrare per rubare le macchinette. Ma una volta alzata la saracinesca ha notato un foro nella vetrata. E a terra vi erano dei proiettili. Qualcuno, quindi, aveva centrato l’ingresso del suo locale con colpi d’arma da fuoco che poi avevano trapassato la saracinesca.<br />
Sul posto sono subito arrivati i carabinieri di Parabiago e di Legnano, insieme alla scientifica per i rilievi. Al momento è impossibile trovare la causa di quando accaduto: tutti descrivono il proprietario del locale come una persona tranquilla, squisita. E lui stesso ha confermato di non avere nessuna spiegazione per un atto del genere. Un avvertimento? Una ripicca? Una bravata? Al momento i carabinieri di Legnano non trascurano nessuna ipotesi. L’unica cosa certa è l’incredulità della frazione: quel locale è conosciuto per i suoi piatti, le sue pizze e per essere il luogo di ritrovo di alcuni ragazzima soprattutto di anziani. E’ infatti il circolo della frazione, che conta circa 90 soci e meta quotidiana di pensionati. Chi e perchè abbia sparato contro la saracinesca resta ancora un mistero che saranno le indagini a chiarire. Quanto avvenuto è una fatto che ne segue altri. Recenti. La notte del<strong> 30 settembre 5 colpi di pistola sono stati esplosi</strong> contro il chiosco di fiori del cimitero di Parabiago (il titolare è il presidente dell’associazione Sos Racket e Usura <strong>Frediano <span style="font-weight:normal;"><strong>Manzi</strong>), l’</span>1 dicembre 2008 sei colpi d’arma da fuoco<span style="font-weight:normal;"> finirono nella vetrina di un negozio di camini in via Ticino a Nerviano. Episodi inquietanti, che sembrano da criminalità organizzata.</span></strong></span></em></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Alessandro Luè</strong></em></span></span></span></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow:hidden;position:absolute;left:-10000px;top:0;width:1px;height:1px;">
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>PARABIAGO<br />
</strong>Rinvenuti i fori nella saracinesca di un ristorante di via Per<br />
Casorezzo a Villapia</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><em>Increduli<br />
il proprietario e i residenti. Sul fatto inquietante indagano i<br />
carabinieri</em></span></span></span></p>
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<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>PARABIAGO<br />
</strong></em><em>(lue) </em><em>Mentre stava</em></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">aprendo<br />
la sua attività si è</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">trovato<br />
davanti a quattro fori di</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">proiettile<br />
sulla saracinesca. Triste</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">protagonista<br />
della storia è stato</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">il<br />
titolare del locale cheospita la</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">pizzeria,<br />
bar e trattoria di via Casorezzo</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">a<br />
Villapia. Erano circa le</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">7.30<br />
di martedì 3 novembre: come</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">tutte<br />
lemattine il proprietario si è</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">avvicinato<br />
alla saracinesca e ha</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">cominciato<br />
ad aprirla: ha visto</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">quei<br />
fori nel metallo ma ha pensato</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">a<br />
colpi di cacciavite ad opera</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">di<br />
qualcuno che magari voleva</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">entrare<br />
per rubare le macchinette.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">Ma<br />
una volta alzata la saracinesca</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">ha<br />
notato un foro nella</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">vetrata.<br />
E a terra vi erano dei</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">proiettili.<br />
Qualcuno, quindi, aveva</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">centrato<br />
l’ingresso del suo locale</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">con<br />
colpi d’arma da fuoco che</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">poi<br />
avevano trapassato la saracinesca.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">Sul<br />
posto sono subito arrivati</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">i<br />
carabinieri di Parabiago e</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">di<br />
Legnano, insieme alla scientifica</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">per<br />
i rilievi. Al momento è</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">impossibile<br />
trovare la causa di</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">quando<br />
accaduto: tutti descrivono</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">il<br />
proprietario del locale come</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">una<br />
persona tranquilla, squisita.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">E<br />
lui stesso ha confermato di non</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">avere<br />
nessuna spiegazione per un</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">atto<br />
del genere.Un avvertimento?</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">Una<br />
ripicca? Una bravata? Al momento</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">i<br />
carabinieri di Legnano</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">non<br />
trascurano nessuna ipotesi.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">L’unica<br />
cosa certa è l’incredulità</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">della<br />
frazione: quel locale è conosciuto</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">per<br />
i suoi piatti, le sue</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">pizze<br />
e per essere il luogo di ritrovo</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">di<br />
alcuni ragazzima soprattutto</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">di<br />
anziani. E’ infatti il circolo</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">della<br />
frazione, che conta circa</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">90<br />
soci e meta quotidiana di</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">pensionati.<br />
Chi e perchè abbia</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">sparato<br />
contro la saracinesca resta</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">ancora<br />
un mistero che saranno</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">le<br />
indagini a chiarire. Quanto</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">avvenuto<br />
è una fatto che ne segue</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">altri.<br />
Recenti. La notte del 30 settembre</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">5<br />
colpi di pistola sono stati</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">esplosi<br />
contro il chiosco di fiori</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">del<br />
cimitero di Parabiago (il titolare</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">è<br />
il presidente dell’associazione</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">Sos<br />
Racket e Usura <strong>Frediano</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Manzi</strong>),<br />
l’1 dicembre 2008</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">sei<br />
colpi d’arma da fuoco finirono</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">nella<br />
vetrina di un negozio di camini</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">in<br />
via Ticino a Nerviano.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">Episodi<br />
inquietanti, che sembrano</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">da<br />
criminalità organizzata.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Alessandro<br />
Luè</strong></em></span></span></span></p>
</div>
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		<title>INFORMAZIONE E CRONACA GIUDIZIARIA</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 17:28:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-348" title="Locandina" src="http://ammazzatecituttilombardia.files.wordpress.com/2009/11/locandina1.jpg?w=468&#038;h=661" alt="Locandina" width="468" height="661" /></p>
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		<title>IL RITRATTO\ Giovanni Di Muro, l&#8217;amico dei boss che collaborò con i magistrati</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 19:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
La vittima dell&#8217;agguato di via dei Rospigliosi era stato coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Metallica&#8221; della Direzione investigativa antimafia
Giuseppe Onorato è nato a Reggio Calabria il 9 aprile 1937. A Milano, fin dagli anni Settanta, ha vissuto tutte le stagioni di mafia sotto la Madonnina. Noto come riciclatore delle cosche, nel 2006 stringe contatti anche con Enrico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=343&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: http://www.milanomafia.com</em></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>La vittima dell&#8217;agguato di via dei Rospigliosi era stato coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Metallica&#8221; della Direzione investigativa antimafia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Giuseppe Onorato</strong> è nato a Reggio Calabria il 9 aprile 1937. <strong>A Milano, fin dagli anni Settanta</strong>, ha vissuto tutte le stagioni di mafia sotto la Madonnina. Noto come <strong>riciclatore delle cosche</strong>, nel 2006 stringe contatti anche con <strong>Enrico Di Grusa</strong>, palermitano, mafioso e <strong>genero di Vittorio Mangano</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Luigi Bonanno</strong> è nato a Palermo il 21 aprile 1943. Coinvolto nell’operazione Nord-Sud, viene scarcerato nel 2003. Da allora inizia a tessere i contatti con il <strong>clan Lo Piccolo</strong>, che lo assolda anche per uccidere il latitante Gianni Nicchi. Fin dagli anni Ottanta, Bonnano traffica droga con il gotha mafioso al nord: dai calabresi <strong>Papalia</strong> al siciliano <strong>Antonio Zacco</strong>, detto Nino il bello, che per anni gestì la raffineria di Alcamo in Sicilia</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Ugo Martello</strong></em><em> è nato a Ustica il 24 febbraio 1940. Più noto come Tanino per tutti gli anni Ottanta in </em><em><strong>via Larga 13</strong></em><em> ha gestito una serie di </em><em><strong>società dove transitava il denaro di Cosa nostra</strong></em><em>. Amico di Dell’Utrri e dei grandi boss palermitani, oggi vive da </em><em><strong>uomo libero in via Nino Bixio 37</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>5 novembre 2009 -</strong></em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em> Per </em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Giovanni Di Muro</strong></em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em> quell’ometto piccolo piccolo con lo sguardo da diavolo era lo zio. In realtà il suo nome è Giuseppe Onorato, rispettato boss della ‘ndrangheta milanese. Ma Di Muro era abituato a chiamarlo così quando i due si incontravano al </em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>bar Ebony</strong></em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong> in via Porpora</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">. Ai tavolini di questo vecchio locale negli ultimi anni si è accomodata la peggio gioventù della malavita milanese: da Ugo Martello e </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Guglielmo Fidanzati</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">, ascoltati ambasciatori di Cosa nostra sotto la madonnina, a killer spietati come </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Luigi Cicalese</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">. Perché Giovanni Di Muro, </span></span><a href="http://www.milanomafia.com/home/dimuro"><span style="color:#054087;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">ucciso stamani in via dei Rospigliosi</span></span></span></a><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">, i contatti li aveva buoni o almeno così andava dicendo soprattutto a quegli imprenditori messi sotto scacco dal </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>clan di Onorato</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">. A loro Di Muro si presentava come mediatore. Insomma uno che aveva gli agganci giusti e sapeva trattare con i pezzi grossi. “Quelli – diceva – se li fai arrabbiare si mangiano i bambini”. E loro, gli industriali onesti, strabuzzavano gli occhi. “Di Muro – spiega </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Romano Patti, titolare di un’impresa di metalli</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"> – a un certo punto mi disse i nomi dei miei creditori. Si tratta di un tale Onorato, a detta di Di Muro, vecchio mafioso in disarmo che aveva poi passato i crediti della mia ditta a </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Luigi Bonanno</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">, che, mi chiarì, è un </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>malavitoso che comanda adesso a Milano</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">”. Per capirci: Bonanno, detto il palermitano, arrestato nel gennaio del 2008, da oltre trent’anni è il referente del traffico di droga per i clan sicliani e calabresi. Un tipo a posto, così lo definiva il boss Salvatore Lo Piccolo che con lui voleva organizzare un traffico di cocaina dall’Olanda.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Tutti questi nomi </strong></span><span style="color:#000000;">stanno nelle carte dell’</span><span style="color:#000000;"><strong>inchiesta Metallica</strong></span><span style="color:#000000;"> che nel 2008 portò in carcere una trentina di persone, tutte a vario titolo accusate di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, traffico di droga. Tra gli indagati, compare lo stesso Di Muro che però non finì in galera. Nelle oltre settecento pagine di richiesta firmate dal pm Celestina Gravina, Di Muro viene sentito spesso e in tutte le occasioni, attraverso le sue dichiarazioni, aiuta gli investigatori a disegnare la rete mafiosa che per oltre dieci anni ha comandato su buona parte di Milano. A questo punto, la sua collaborazione potrebbe spiegare la sua morte. Su questo, però, gli inquirenti non si sbilanciano.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Quello che, invece, appare cristallino </strong></span><span style="color:#000000;">sono quelle amicizie pericolose che Di Muro sfruttava anche per scopi personali. Nel caso della clamorosa e</span><span style="color:#000000;"><strong>storsione da oltre tre milioni di euro agli imprenditori Romano Patti e Carlo Ongis</strong></span><span style="color:#000000;">, quest’ultimo a capo della </span><span style="color:#000000;"><strong>holding Metal Group spa</strong></span><span style="color:#000000;">, il salernitano Di Muro si presenta alle vittime come mediatore. “Di Muro mi disse – spiega Ongis – che aveva sborsato 30.000 euro per pagare dei napoletani che facessero da guardaspalle a Patti e a me nei confronti delle possibili azioni di forza dei creditori calabresi”. Creditori che hanno nome cognome: </span><span style="color:#000000;"><strong>Michele Mastropasqua</strong></span><span style="color:#000000;"> e </span><span style="color:#000000;"><strong>Michel Di Chio</strong></span><span style="color:#000000;">, detto Penna bianca. Loro sono i registi di un’estorsione che dicono di portare avanti per conto di Pepè Onorato. In realtà, il boss è all&#8217;oscuro di tutto. Ci penserà proprio Di Muro a informare lo </span><span style="color:#000000;"><em>zio</em></span><span style="color:#000000;">. Ecco la sua deposizione davanti al pm. Parole, dette una prima volta nel giugno 2007 e ripetute in aula a dicembre 2008. Circostanza che forse ne ha segnato il destino per sempre. “In un incontro all’Ebony feci presente allo Zio che Patti aveva già pagato tre milioni di euro. Lui disse che non sapeva nulla e si arrabbiò moltissimo quando gli dissi che di mezzo c’erano Mastropasqua e Penna bianca”. L’arrabbiatura di don Pepè si traduce in un primo </span><span style="color:#000000;"><strong>regolamento di conti in un capannone di via Copenaghen a Verdellino</strong></span><span style="color:#000000;">. Qui vengono convocati “i due zanza”, Mastropasqua e Di Chio. Dovranno dare spiegazioni al boss e al suo direttivo. Oltre ad Onorato, infatti, si presentano i luogotenenti </span><span style="color:#000000;"><strong>Antonio Ausilio</strong></span><span style="color:#000000;"> e </span><span style="color:#000000;"><strong>Jimmy Pangallo</strong></span><span style="color:#000000;">. Da sottolineare che il capannone di Verdellino è di proprietà dello stesso Di Muro, il cui mestiere ufficiale è sempre stato quello dell’imprenditore edile. Campo che viene vagliato dagli investigatori per trovare un movente all’omicidio. A lui sono riferibile ben 10 società. Imprese che apre e chiude in pochi anni. Non si tratta di semplici attività individuali. Nella </span><span style="color:#000000;"><strong>Restauri edili srl</strong></span><span style="color:#000000;">, ad esempio, compare come amministratore unico. L’impresa ha una produzione annua da oltre 4 milioni di euro. Cifre non indifferenti per un signore la cui ultima residenza, fittizia, era in via Abbiati 7 nel quadrilatero popolare attorno a piazza Selinunte. Ma c’è di più: Di Muro, f</span><span style="color:#000000;"><strong>ino al 2008, è stato socio nella Giogold jewels</strong></span><span style="color:#000000;">. Una srl da 20 milioni di eruo di capitale, il cui attuale liquidatore è una brasiliana di 45 anni. (</span><span style="color:#000000;"><em>dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">_____________________________________________________________________</span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>San Siro, ucciso in strada Giovanni di Muro. Imprenditore legato al boss Pepé Onorato</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>L&#8217;uomo freddato dopo una lite in via dei Rospigliosi. I killer fuggiti a piedi lungo via Capecelatro. Numerosi i testimoni, la scena ripresa dalle telecamere. L&#8217;ultimo colpo sparato in faccia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Chi è?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Giovanni Di Muro</strong> è nato a Montecorvino Rovella in provincia di Salerno il 10 giugno del 1968. Aveva precedenti per reati contro il patrimonio</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>E&#8217; t<strong>itolare della società Restauri edili srl</strong> con sede a Verdellino in provincia di Bergamo in via Copenaghen 6/c. Con lui in società anche Sirene Ramos Puga, brasiliana di 45 anni residente a Seregno e già presente in altre società cessate sempre intestate a Di Muro.</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>La vittima risulta avere diversi domicili: a Seregno in via Gozzano, a Milano in via Pacini e in via Bottesini</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Due anni fa era stato coinvolto nell&#8217;operazione Metallica della Direzione investigativa antimafia sugli affari del </em><em><strong>clan di Pepé Onorato</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong><a href="http://1048403763480762907-a-1802744773732722657-s-sites.googlegroups.com/site/milanocronaca/home/dimuro/Giovanni%20di%20Muro%20omicidio.JPG?attachauth=ANoY7coMo7LWQefsXR47e_v_Nfzrg-64WQAFzdU9D9RqG_C04GfKrvtBjrqFukModhT38lJiOgL-c39Tx1FCT8K23-eVv_YQjMSmlc7OZ7OPNOIgMj2FBoy04PU7TOOjTGUDXYVQcr5ZQNY8P_yAwBHzw0R6mbkfqS_4SOTBo9cEEXIM6YZUHRX9rn1g3K2xPtI2RYr89v8N_B6Hbp8GtAH73yQYydLsFoN29lx2-NWlUdV5c5mwlg0%3D&amp;attredirects=0"><img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1257441814336/home/dimuro/Giovanni%20di%20Muro%20omicidio.JPG?height=150&amp;width=200" alt="" width="200" height="150" /></a>5 novembre 2009</strong> <strong>-</strong> Un colpo in piena faccia, tra il naso e il labbro superiore. Altri tre (o forse più) proiettili sparati al fianco e all&#8217;addome. E&#8217; stato ucciso così in mezzo alla strada proprio di fronte allo stadio di San Siro e all&#8217;ippodromo del trotto, Giovanni Di Muro, 41 anni, imprenditore edile <strong>originario di Salerno</strong>. L&#8217;omicidio è avvenuto alle 11,38 di stamani (ora della chiamata al 118) in <strong>via dei Rospigliosi all&#8217;angolo con via Capecelatro</strong>. La vittima stava discutendo con alcune persone (due o tre) sul marciapiede di via Capecelatro che costeggia le scuderie dell&#8217;ippodromo. Pochi secondi poi gli spari, almeno quattro i bossoli trovati dalla scientifica. Di Muro alla vista della pistola ha cercato di allontanarsi attraversando via dei Rospigliosi, ma dopo cinque o sei metri è stato raggiunto e freddato dagli assassini con un colpo al volto, sparato quasi certamente quando l&#8217;uomo era già a terra supino. Probabilmente la vittima stava cercando di raggiungere la sua auto, un fuoristrada Mercedes Ml nero intestato a una società di leasing, parcheggiato sul marciapiede di piazzale Axum di fronte al bar dello stadio. I killer, a volto scoperto, sono poi fuggiti a piedi lungo via Capecelatro.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Diversi testimoni</strong></span><span style="color:#000000;"> hanno assistito alla scena e sono già stati interrogati dalla squadra Mobile. Sul piazzale al momento del delitto erano presenti (ma dal lato opposto della carreggiata, peraltro separata dai binari del tram) anche alcuni venditori ambulanti di gadget sportivi: &#8220;Eravamo sul furgone, abbiamo sentito gli spari, sembravano petardi. Abbiamo pensato fossero dei bambini&#8221;.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">Giovanni Di Muro, nato a Montecorvino Rovella in provincia di Salerno il 10 giugno del 1968, è titolare della società Restauri edili srl con sede a Verdellino in provincia di Bergamo in via Copenaghen 6/c. Con lui in società anche Sirene Ramos Puga, brasiliana di 45 anni residente a Seregno e già presente in altre società cessate sempre intestate a Di Muro. La vittima risulta avere diversi domicili: a Seregno in via Gozzano, a Milano in via Pacini e in via Bottesini. In passato, fino a un paio di anni fa, Di Muro aveva anche preso residenza in via Filippo Abbiati a San Siro, presso un pregiudicato di sessant&#8217;anni poi coinvolto in una rapina. Ma a quanto risulta Di Muro non ha mai abitato nell&#8217;appartamento al quarto piano (ora vuoto perché abbandonato dall&#8217;assegnatario), e neppure ha mai ricevuto corrispondenza. La vittima aveva precedenti penali per reati patrimoniali (assegni post datati e in bianco) ma a suo carico, al momento, non risulterebbero protesti. </span><span style="color:#000000;"><strong>Due anni fa era stato coinvolto nell&#8217;operazione Metallica della Dia di Milano perché legato al gruppo guidato da Pepé Onorato, boss della &#8216;ndrangheta</strong></span><span style="color:#000000;">. (</span><span style="color:#000000;"><em>cg</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
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