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	<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Buccinasco</title>
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		<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Buccinasco</title>
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		<title>Tutti gli affari dei Barbaro tra Platì, Milano e la Germania. Ecco che fine hanno fatto i soldi del sequestro di Alessandra Sgarella</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 13:18:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: www.milanomafia.com

L&#8217;ipotesi investigativa è contenuta in un recente rapporto della Bke tedesca. Nel report si tratteggiano tutti gli affari del clan Barbaro in Germania. Tra questi anche i cinque miliardi del riscatto Sgarella
Il sequestro
Alessandra Sgarella viene rapita l&#8217;11 dicembre 1997 nella zona di San Siro. Il 22 dicembre il gip Guido Salvini dispone il sequestro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=410&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: www.milanomafia.com</em></p>
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<h4><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">L&#8217;ipotesi investigativa è contenuta in un recente rapporto della Bke tedesca. Nel report si tratteggiano tutti gli affari del clan Barbaro in Germania. Tra questi anche i cinque miliardi del riscatto Sgarella</span></span></h4>
<h4><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><em>Il sequestro</em></span></span></h4>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Alessandra Sgarella</strong> viene rapita l&#8217;11 dicembre 1997 nella zona di San Siro. Il 22 dicembre il <strong>gip Guido Salvini</strong> dispone il sequestro dei beni alla famiglia. Il 21 gennaio 1998 arriva la richiesta di riscatto: 50 miliardi di lire. Sette giorni dopo viene chiesto il silenzio stampa. Il 4 settembre, dopo 266 giorni di prigionia, Alessandra Sgarealla viene liberata in Calabria.<br />
Il 7 febbraio 1999 vengono emessi otto ordini di custodia cautealre per altrettanti soggetti implicati nel sequestro. Si tratta di <strong>Saverio Gareaffa</strong>, <strong>Francesco Giorgi, Domenico Grillo, Domenico Perre, Antonio e Francesco Strangio</strong>.<br />
A questo gruppo, gli investigatori arrivano grazie ad alcune intercettazioni seguite all&#8217;arresto del gruppo Lumbaca nel 1998.<br />
Nei giorni seguenti alla liberazione della Sgarella più volte si sottolinea pubblicamente che si è trattato di una liberazione senza riscatto. E che tutto sia dovuto alla mediazione di un grande boss all&#8217;epoca in carcere che da questa liberazione avrebbe ottenuto sconti di pena</em></span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1262601857779/home/sgarella/sequestro%20sgarella.jpg" alt="" width="160" height="105" />Milano, 4 gennaio 2010 -</strong> Platì, Milano, Germania. Questa la triangolazione per capire oggi, a distanza di 13 anni, dove sono andati a finire i soldi del sequestro di Alessandra Sgarella Vavassori, l’imprenditrice milanese rapita l’11 dicembre 1997 in zona San Siro e rilasciata in Calabria il 4 settembre 1998, dopo 266 giorni di prigionia (<em>nella foto il primo luogo dove è stata tenuta l&#8217;imprenditrice, si tratta di una buca nelle campagne attorno a <strong>Buccinasco</strong></em>). Un sequestro senza riscatto, si disse all’epoca. In realtà, secondo un rapporto della <strong>Bke tedesca</strong> reso noto pochi giorni fa, il denaro, circa 5 miliardi di lire, sarebbe finito in Germania nelle tasche dei referenti della cosca Barbaro.</p>
<p><strong>Ecco un primo appunto</strong> sottolineato più volte dagli investigatori tedeschi. “Pochi giorni prima del rilascio, il marito di Alessandra Sgarella si reca ad Hong Kong e qui movimenta sette miliardi, trasferendone cinque in Germania”. Secondo la Bke “fonti confidenziali confermerebbero che la famiglia Sgarella prima che la magistratura bloccasse i beni, avrebbe trasferito una cospicua somma di denaro in Germania”. Nel mirino degli investigatori ci sono poi nomi e luoghi precisi. Si tratta della paese di <strong>Lubecca</strong>, città dello Schleswig-Holstein, il land più a nord della Germania. Qui gli investigatori ricavano due indirizzi ben preciso: Klappenstrate 15b e 24, dove abitano <strong>Biagio Curro</strong> e <strong>Domenico Curro</strong>, entrambi originari di <strong>Scido</strong> in provincia di Reggio Calabria. Prosegue l’informativa tedesca: “Questi indirizzi sono stati trovati durante una perquisizione domiciliare. Ad oggi, i due non hanno precedenti di polizia, anche se il luogo di nascita si trova nella zona in cui opera la <strong>cosca Barbaro</strong>”.</p>
<p><strong>E proprio i Barbaro</strong> hanno un rapporto privilegiato con la Germania. “<strong>Giuseppe Barbaro</strong> nato a Platì il 24 maggio 1956, figlio del capobastone <strong>Francesco Barbaro</strong>, spesso si è recato in Germania per sfuggire alle ricerche della polizia italiana”. Prosegue la nota: “Dopo alcune ricerche al Registro centrale degli stranieri è emerso che suo cognato è residente a <strong>Krefeld</strong>. Il cognato, che si chiama come lui, <strong>Giuseppe Barbaro</strong>, è nato a Paltì il 16 febbraio 1959”. Di più: fino al 1996 sempre a Krefeld ha abitato <strong>Antonio Brizzi</strong>, calabrese incensurato, legato da vincoli familiari al latitante.</p>
<p><strong>Dopodiché, per puntellare ancora di più l’ipotesi </strong>del flusso di denaro dall’Italia alla Germania<strong>,</strong> passando per Hong Kong, la polizia tedesca ricostruisce in maniera minuziosa i rapporti familiari e d’affari tra i vari uomini del clan. E lo fa partendo da un dato: “La <strong>famiglia Papalia</strong> rappresenta il ramo milanese della cosca Barbaro”. E infatti: “Francesco Barbaro è spostato con <strong>Maria Papalia</strong> e di conseguenza è legato ai <strong>tre fratelli Papalia, Domenico, Rocco e Antonio</strong>”. Il breve albero genealogico tesse i legami anche con i <strong>clan di San Luca, i Pelle</strong> in particolare, coinvolti nella strage di Duisburg. Scrivono gli investigatori: “Nell’ambito della faida di San Luca, riaccesasi nel 2006, Barbaro ha tentato tramite suo genero di riappacificare i clan nemici. Scopo raggiunto solo dopo il massacro di Duisburg del 15 agosto 2007”. I tesori nascosti della ‘ndrangheta di Platì in Germania emergono poi in un altro passaggio dell’informativa in cui si parla del platiota <strong>Rocco Pochì</strong>, tra il 1976 e il 1999 residente in Germania. “Pochì, tra il 2002 e il 2003, si reca in Australia e da qui in Bolivia per organizzare traffici di droga. Per concludere gli affari però tornava in Germania”. E non a caso, visto che a Donaueschingen, piccolo centro della Renania, viene scoperto un laboratorio per raffinare la droga. Dopodiché la <strong>Procura di Cosatnza</strong>, nel settembre 2004, “ha emesso a carico di Pochì un mandato di accertamento della residenza”. Quindi nel 2005, il Goa di Catanzaro lo indaga per associazione mafiosa. Durante questa indagine, la finanza intercetta una telefonata che il cognato di Pochì fa in Germania. “L’utenza è intestata a <strong>Natale Perre</strong> nato il 25 dicembre 1958 a Platì”. Di più: “Secondo accertamenti risulta che Natale Perre era residente a <strong>Magdeburgo</strong>”. Il cognome, noto anche agli investigatori di Milano, segna un punto di svolta. I Perre, infatti, fin dagli anni Settanta, “vengono indagati dalla polizia tedesca per mafia, traffico di droga e armi, prostituzione, gioco d’azzardo e traffico di essere umani”. Di questa famiglia, fa parte anche <strong>Saverio Perre</strong>, nato a Platì il 4 giugno 1944 “viene considerato – si legge nel rapporto – capo del clan Perre in Germania”. Dove arriva negli anni Settanta. “Qui è stato residente a <strong>Hagen, Hannover, Gottingen e Magdeburgo</strong>”. Città, quest’ultima, dove ritorna nel 2007. Qui, per tutti gli anni Novanta, “ha gestito diversi locali notturni, sale da gioco e successivamente ristoranti”. Secondo la Dia, però, ad oggi non vi è certezza di un suo collegamento con la famiglia Perre di Platì, storica alleata dei Barbaro. (<em>dm</em>)</span></span></p>
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		<item>
		<title>Parco sud, stop a nove aziende legate alla famiglia Barbaro-Papalia. &#8220;Hanno dato soldi al clan per mantenere le famiglie dopo gli arresti&#8221;</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/12/22/parco-sud-stop-a-nove-aziende-legate-alla-famiglia-barbaro-papalia-hanno-dato-soldi-al-clan-per-mantenere-le-famiglie-dopo-gli-arresti/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 12:54:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: www.milanomafia.com

Nuova operazione della Dia e del Gico dopo l&#8217;inchiesta Parco sud. Congelate le amministrazioni delle imprese legate alla Kreiamo immobiliare di Cesano Boscone. Intanto i padrini Papalia e Perre restano latitanti
L&#8217;inchiesta
L&#8217;inchiesta Parco Sud ha preso le mosse dalla precedente indagine Cerberus che nel luglio del 2008 aveva portato in cella Mico l&#8217;australiano e i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=405&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: www.milanomafia.com</em></p>
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<h4>Nuova operazione della Dia e del Gico dopo l&#8217;inchiesta Parco sud. Congelate le amministrazioni delle imprese legate alla Kreiamo immobiliare di Cesano Boscone. Intanto i padrini Papalia e Perre restano latitanti</h4>
<h3><span style="color:#333333;"><span style="font-family:georgia;">L&#8217;inchiesta</span></span></h3>
<p><em>L&#8217;inchiesta Parco Sud ha preso le mosse dalla precedente indagine Cerberus che nel luglio del 2008 aveva portato in cella Mico l&#8217;australiano e i figli <strong>Rosario e Salvatore Barbaro</strong></em></p>
<p><em>Scoperto un arsenale in un box di <strong>Assago</strong> e arrestato il latitante <strong>Paolo Sergi</strong>. Nel mirino gli interessi immobiliari del clan e <strong>Immobiliare Kreiamo</strong> di <strong>Cesano Boscone</strong> intestata a <strong>Madaffari Andrea e Alfredo Iorio</strong>, figlio dell&#8217;ex consigliere comunale di Forza Italia Achille Iorio</em></p>
<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1257877714798/home/Barbaro2.jpg" alt="" width="100" height="77" />Milano, 22 dicembre 2009 -</strong> Un impero che si sgretola. Ma sempre un impero. Sono passati quasi due mesi dall&#8217;<strong>inchiesta Parco sud</strong> che ha portato in carcere i fiancheggiatori della <strong>cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco</strong>. Un&#8217;operazione che aveva riguardato in particolare l&#8217;aspetto economico (ma anche quello militare) della cosca. E che ancora vede due pericolosi latitanti: <strong>Totò &#8216;u cainu Perre</strong> e <strong>Domenico Papalia</strong>. Oggi la Direzione investigativa antimafia e gli uomini del Gico della guardia di Finanza, sono tornati in azione con l&#8217;esecuzione di 9 decreti di sospensione dell&#8217;amministrazione a società satellite dell&#8217;universo Barbaro. In particolare si tratta delle imprese legate al gruppo Kreiamo immobiliare di Cesano Boscone, di Alfredo Iorio e Andrea Madaffari. Imprese di fatto gestite dal gruppo legato a Salvatore, Rosario e Mico Barbaro. I provvedimenti riguardano 9 aziende e sono stati emessi dalla “sezione autonoma misure di prevenzione” del Tribunale di milano sulla base dell&#8217;ex-art 3 quater della legge 575/65, che prevede la sospensione temporanea dall&#8217;amministrazione dei beni per un periodo di sei mesi.</p>
<p><strong>Dopo gli arresti,</strong> le indagini coordinate dalla Dda di Milano e dai <strong>pm Ilda Boccassini, Alessandra Dolci, Mario Venditti e Paolo Storari</strong>, hanno evidenziato come le nove aziende &#8220;congelate&#8221; abbiano dato appoggio alla cosca &#8220;consentendo la partecipazione occulta e il perseguimento di interessi economici agli appartenenti del pericoloso sodalizio criminale, aiutato anche grazie a versamenti di somme di denaro ai familiari degli arrestati, per sostenerli dopo gli arresti dei capi clan&#8221;. In pratica le aziende hanno &#8220;girato&#8221; denaro alle famiglie Barbaro e Papalia per sostenerle economicamente dopo gli arresti di Salvatore, Rosario e Mico Barbaro. Si tratta della prima volta che una misura simile viene applicata dal Tribunale di Milano &#8220;tale misura di prevenzione patrimoniale tipica nel caso in cui l’autorita’ giudiziaria ritenga che il libero esercizio dell’attivita’ economica sia condizionato da intimidazioni mafiose o miri ad agevolare soggetti nei cui confronti sia stata proposta o applicata una misura di prevenzione personale o che siano indagate, ad esempio, per associazione mafiosa&#8221;. (<em>cg</em>)</p>
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	</item>
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		<title>Domenico Papalia e Antonio Perre. Ecco i volti dei giovani superlatitanti della &#8216;ndrangheta milanese</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/11/20/domenico-papalia-e-antonio-perre-ecco-i-volti-dei-giovani-superlatitanti-della-ndrangheta-milanese/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:39:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://milanomafia.com
I due sono latitanti dal 3 novembre, quando sono sfuggiti al blitz della Dia. Ora le indagini sono passate alla sezione catturandi dei carabinieri. Da Milano a Locri è caccia ai due rampolli della &#8216;ndrangheta
L&#8217;indagine


Domenico Papalia e Antonio Perre sono coinvolti nell&#8217;indagine Parco sud. A carico dei due c&#8217;è un mandato di cattura per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=376&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: http://milanomafia.com</p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>I due sono latitanti dal 3 novembre, quando sono sfuggiti al blitz della Dia. Ora le indagini sono passate alla sezione catturandi dei carabinieri. Da Milano a Locri è caccia ai due rampolli della &#8216;ndrangheta</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>L&#8217;indagine</strong></em></span></span></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1258679038432/home/foto-latitanti/Papalia%20Domenico.JPG?height=200&amp;width=149" alt="" width="149" height="200" /><br />
<img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1258679124278/home/foto-latitanti/Antonio%20Perre.JPG?height=200&amp;width=158" alt="" width="158" height="199" /></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Domenico Papalia</strong> e <strong>Antonio Perre</strong> sono coinvolti nell&#8217;indagine Parco sud. A carico dei due c&#8217;è un mandato di cattura per associazione mafiosa<br />
</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Assieme al <strong>clan Barbaro</strong> avrebbero gestito, in regime di monopolio, gli affari del movimento terra nel Milanese</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Dalla carte dell&#8217;inchiesta, coordinata dal pm Alessandra Dolci, Domenico Papalia emerge come capo indiscusso dell&#8217;organizzazione. Lui, pur giovanissimo, sarebbe il refernte della &#8216;ndrangheta per il nord Italia</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare emerge, infine, l&#8217;intento del clan di fare un salto di qualità ed entrare nel circuito delle </em><em><strong>agenzie immobiliari</strong></em><em>. Una di queste, la </em><em><strong>Kreiamo</strong></em><em> con sede in via Montenapoleone, avrebbe funzionato come lavatrice del denaro della cosca<span style="font-family:Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;font-style:normal;font-size:13px;"> </span></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>19 novembre 2009 -</strong> Li hanno cercati ovunque, setacciando palmo a palmo l’intero territorio di <strong>Buccinasco</strong>. Hanno provato nei paesini che si allungano verso Pavia. Ma nulla. Domenico Papalia e Antonio Perre si sono trasformati in fantasmi. Di loro <strong>non si hanno tracce dal 3 novembre</strong> scorso quando sono sfuggiti al blitz degli investigatori. Quella notte gli uomini della Dia hanno bussato alle loro case con in mano l’ordinanza d’arresto per associazione mafiosa. “Ma Papalia – confida un ispettore – era già tre giorni che non si vedeva a casa”. Diversa la situazione di Perre, detto Toto &#8216;u cainu. “Ci è sfuggito da davanti al naso – dice il pm Alessandro Dolci, titolare dell’indagine Parco sud &#8211; . Perre è riuscito a scendere in garage, qui ha preso l’auto ed è scappato, quasi travolgeva un investigatore”. E così a 16 giorni di distanza le ricerche stanno a zero. Intanto, l’indagine è passata dagli uomini della Dia alla sezione catturandi dei carabinieri. In mano, i militari hanno solo due immagini che Milanomafia.com è in grado di pubblicare in anteprima. Si tratta di foto tratte dai documenti di identità dei due latitanti.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Altro non si sa</strong></span><span style="color:#000000;">. Nulla è emerso dalle perquisizioni effettuate negli appartamenti di parenti e amici. Decine di persone, legate ai due giovani boss. “Non abbiamo trovato nulla che assomigli a un bunker”, ci dice un investigatore. Ora il dubbio è che i rampolli della ‘ndrangheta milanese siano scesi in Calabria. Domenico Papalia, ad esempio, oltre che a </span><span style="color:#000000;"><strong>Platì</strong></span><span style="color:#000000;">, dove è nato il padre Antonio (oggi al 41 bis), potrebbe aver trovato rifugio in qualche masseria attorno a </span><span style="color:#000000;"><strong>San Luca</strong></span><span style="color:#000000;">. La sua giovane moglie, infatti, è originaria di questo paese, i cui clan, storicamente, sono tra i più potenti della mafia calabrese. Stesso discorso vale per Antonio Perre. E’ chiaro che a entrambi, visti soprattutto i loro legami familiari, non mancherebbero appoggi e fiancheggiatori.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Eppure, fonti molto qualificate della squadra Mobile</strong></span><span style="color:#000000;"> sostengono la tesi di una latitanza tutta milanese. Scenario più che ragionevole, visto che sia Papalia che Perre da sempre vivono qua al nord ed è qua che hanno interessi e amicizie. L’influenza del clan Papalia, infatti, non è limitata al solo territorio di Buccinasco e Corsico. Uomini legati alla cosca sono presenti a </span><span style="color:#000000;"><strong>Zelo Surrigone</strong></span><span style="color:#000000;">, paesone satellite che si affaccia sulla statale 30 in direzione Vigevano. Qui abita </span><span style="color:#000000;"><strong>Pasquale Violi</strong></span><span style="color:#000000;">, detto </span><span style="color:#000000;"><em>lucifero</em></span><span style="color:#000000;">, originario di Platì con diversi precedenti penali. Ancora più in là, a </span><span style="color:#000000;"><strong>Bubbiano</strong></span><span style="color:#000000;">, vivono elementi di spicco della </span><span style="color:#000000;"><strong>famiglia Trimboli</strong></span><span style="color:#000000;">. Un nome che si allunga fino a </span><span style="color:#000000;"><strong>Casorate Primo</strong></span><span style="color:#000000;">. Qui, prima di essere arrestato, aveva la sua residenza </span><span style="color:#000000;"><strong>Giuseppe Pangallo</strong></span><span style="color:#000000;">, classe ’80 di Platì, sposato con </span><span style="color:#000000;"><strong>Rosanna Papalia</strong></span><span style="color:#000000;"> figlia del boss </span><span style="color:#000000;"><strong>Rocco</strong></span><span style="color:#000000;"> Papalia. Si tratta di un territorio molto vasto dove tutti questi paesi degradono in una campagna punteggiata di cascine abbandonate, luoghi ideali per trascorrere una latitanza, tanto più che si trovano in spazi aperti e facilmente controllabili. (</span><span style="color:#000000;"><em>cg, dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
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		<title>Totò &#8216;u cainu e Domenico Papalia. I rampolli della &#8216;ndrangheta ancora latitanti. &#8220;Sono a Milano, qui controllano il territorio meglio che in Calabria&#8221;</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/11/11/toto-u-cainu-e-domenico-papalia-i-rampolli-della-ndrangheta-ancora-latitanti-sono-a-milano-qui-controllano-il-territorio-meglio-che-in-calabria/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
Domenico Papalia e Antonio Perre sfuggiti alla cattura nell&#8217;operazione Parco sud. Il figlio del boss Antonio Papalia è ritenuto il nuovo referente delle cosche per il nord Italia
Chi sono?
Domenico Papalia è nato a Locri il 23 settembre 1983. Attualmente risiede in via Vivaldi a Buccinasco. Nell&#8217;aprile scorso si è sposato con una ragazza legata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=364&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: http://www.milanomafia.com</p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Domenico Papalia e Antonio Perre sfuggiti alla cattura nell&#8217;operazione Parco sud. Il figlio del boss Antonio Papalia è ritenuto il nuovo referente delle cosche per il nord Italia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Chi sono?</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Domenico Papalia </strong>è nato a Locri il 23 settembre 1983. Attualmente risiede in <strong>via Vivaldi a Buccinasco</strong>. Nell&#8217;aprile scorso si è sposato con una ragazza legata ai potenti clan di San Luca.<br />
</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Suo fratello <strong>Pasquale</strong>, oggi in <strong>carcare con una condanna a cinque anni per mafia</strong>, è sposato con la figlia del defunto padrino Antonio Pelle, detto gambazza.</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Domenico Papalia è <strong>figlio di Antonio Papalia, oggi al 41 bis</strong>, ma per tutti gli anni Ottanta refernte della &#8216;ndrangheta al nord. Secondo gli investigatori oggi lo scettro del comando è passato a Domenico</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Antonio Perre,</strong></em><em> detto totò &#8216;u cainu è nato a Locri il 13 settembre 1984. Anche lui è imparentato con la famiglia Papalia. Per anni è stato il braccio destro di </em><em><strong>Salvatore Barbaro</strong></em><em>. Dopo l&#8217;arresto di quest&#8217;ultimo, avvenuto nel luglio 2008 durante l&#8217;operazione Cerberus, Perre è diventato il reggente della cosca intestandosi anche le quote della </em><em><strong>Edilcompany</strong></em><em>, impresa di movimento terra della famiglia Barbaro</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>11 novembre 2009 -</strong></em><em> </em>Quella cinquecento pare comparsa dal nulla. Sbucata dal nero della notte di <strong>Buccinasco</strong>, paese a sud di Milano, terra di imprese e di ‘ndrangheta. Un salotto di ville e giardini dove comanda il clan<strong> Barbaro-Papalia</strong>. E quella macchina? Resta attaccata alla nostra. All’improvviso sbuca una smart con un faro rotto. Supera e ci chiude davanti. Per terza ecco una bmw che si mette di lato, completando il sandwich. Si prosegue così per cento metri poi le macchine si allontanano. E noi con loro, via veloci verso Milano consapevoli di aver rischiato grosso, ma anche di aver documentato in presa diretta cosa significa, qui al nord, il controllo del territorio da parte della mafia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>La scena si svolge in via Vivaldi</strong></span><span style="color:#000000;">, stradone silenzioso puntellato da palazzoni rossastri. Un luogo anonimo se non fosse per un particolare: qui vive </span><span style="color:#000000;"><strong>Domenico Papalia</strong></span><span style="color:#000000;">, classe ’83, figlio di </span><span style="color:#000000;"><strong>Antonio Papalia, oggi al 41 bis</strong></span><span style="color:#000000;">, negli anni Ottanta referente della ‘ndrangheta per il nord Italia. Ora lo scettro del comando è passato nelle mani del giovane Mico. Un ruolo di rispetto che, come si è visto, comporta una buona rete di fiancheggiatori. “Papalia è un tipo tosto – racconta il pm </span><span style="color:#000000;"><strong>Alessandra Dolci</strong></span><span style="color:#000000;"> – , non dorme più di tre giorni nello stesso posto, non usa cellulari”. Lui la puzza di sbirri ha imparato ad annusarla fin da piccolo. Durante i due anni dell’indagine Parco sud, conclusasi il 3 novembre scorso con 15 arresti, il “ragazzino” ha scoperto tre microspie.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Nelle carte dell’inchiesta</strong></span><span style="color:#000000;"> compare anche il suo nome, eppure quando gli uomini della Dia sono andati a bussargli a casa non c’era. Da dieci giorni il giovane rampollo della ‘ndrangheta è latitante. E come lui è sfuggito al blitz un altro piccolo principe del clan. Quell’</span><span style="color:#000000;"><strong>Antonio Perre</strong></span><span style="color:#000000;">, classe ’84, soprannominato </span><span style="color:#000000;"><em>Toto &#8216;u cainu</em></span><span style="color:#000000;">. Fino a tre giorni fa, aveva svolto il ruolo di referente per conto del 35enne </span><span style="color:#000000;"><strong>Salvatore Barbaro</strong></span><span style="color:#000000;">, in carcere dal luglio 2008, ma per anni regista degli interessi mafiosi nell’edilizia milanese.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Papalia, Perre, Barbaro.</strong></span><span style="color:#000000;"> Eccoli, i volti nuovi della ‘ndrangheta a Milano. Volti da bravi ragazzi, cresciuti all’ombra della Madoninna e, a differenza dei padri, perfettamente a loro agio tra i tavolini dei locali più noti di Milano. Domenico Papalia, ad esempio, è solito frequentare il </span><span style="color:#000000;"><strong>Toqueville </strong></span><span style="color:#000000;">non lontano da corso Como. Qui, una sera incontra un giovane imprenditore immobiliare. “Sapevo chi era Papalia”, dirà. Per questo lo trova “simpatico” e gli presta, a fondo perduto, 40.000 euro. “Non sento Domenico da tre mesi, ma sono sicuro che mi restituirà i soldi”. Ovviamente non si tratta di prestito, ma di una vera regalia, perché il potere per il giovane Mico è un diritto di sangue. Ecco, infatti, come lo descrive </span><span style="color:#000000;"><strong>Andrea Madaffari, vicepresidente della Kreiamo spa</strong></span><span style="color:#000000;"> con sede in via Montenapoleone, secondo il gip cassaforte occulta del denaro mafioso. “Quel ragazzino non è un piripicchio qualunque sai chi è suo padre?”. E il nome di Antonio Papalia, ritorna in altre intercettazioni del figlio, invitato proprio nella sede della Kreiamo a fare da garante in una disputa con il </span><span style="color:#000000;"><strong>clan Sergi</strong></span><span style="color:#000000;">. “Speriamo &#8211; dice &#8211; che qua tutta questa situazione la risolviate sennò a me ve lo giuro mi dispiace. L’ho detto anche ad Antonio”. Bastano queste parole per dare tono e sostanza al ruolo di Papalia, giovanissimo, eppure ascoltato da tutte le “famiglie”, come i potenti </span><span style="color:#000000;"><strong>Muià-Facchineri</strong></span><span style="color:#000000;">, interessate alla golosa torta degli appalti.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;">“<span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Mo sto tornando con l’assegno”</strong></span><span style="color:#000000;">, dice invece il giovane Perre a Salvatore Barbaro. Poco prima &#8216;</span><span style="color:#000000;"><em>u Cainu</em></span><span style="color:#000000;"> era a colloquio con un imprenditore. “Allora Angelino &#8211; aveva detto Perre &#8211; , lo sai che Salvatore aspetta i soldi, che facciamo con quest’assegno?”. A quel punto l’imprenditore era sbottato. “Ah, Totò, ve lo sto dicendo, tagliatemi la testa, ma io l’assegno non lo posso fare”. Invece lo farà. In questa intercettazione sta la figura di Antonio Perre, prima factotum di Barbaro e poi esecutore degli ordini impartiti dal carcere. Tra i tanti quelli di imporre i camion della ‘ndrangheta nei cantieri di Milano. Questi sono i calabresi di Buccinasco. “Gentaglia di merda!”, come dice un imprenditore. Gentaglia che comanda grazie a un potere mafioso ai vertici della ‘ndrangheta. Il fratello di Domenico, Pasquale Papalia, è sposato con la figlia di Antonio Pelle, detto &#8216;</span><span style="color:#000000;"><em>ntoni gambazza</em></span><span style="color:#000000;">, principe nero di San Luca, arrestato la scorsa estate dopo 9 anni di latitanza, e morto il 3 novembre d’infarto. Un lutto lungo oltre mille chilometri: dall’Aspromonte al Duomo. (</span><span style="color:#000000;"><em>cg, dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
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		<title>La faccia di Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. E’ benestante Milano: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=360&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. <strong>E’ benestante Milano</strong>: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali sei passato mille volte e non ti sei mai fermato per la paura di chiedere anche solo un caffè in questi posti di lusso. <strong>E’ viva Milano</strong>: c’è sempre gente, ovunque. All’aperitivo le colonne di San Lorenzo sono piene di ragazzi che si incontrano per cacciare via i pensieri di una giornata intera fatta di preoccupazioni e troppe responsabilità. La sera i navigli uniscono e raccolgono la bella gente che vuole solo divertirsi e ridere in compagnia. <strong>E’</strong> proprio <strong>bella Milano</strong>: questa Milano!</p>
<p>Ma Milano è troppo per fermarsi solo a questo, e allora ecco che è capace anche di superare sé stessa e senza mostrarsi vivere un’altra esistenza. La gente è sempre tanta, però fa le code in pieno giorno a <strong>Quarto Oggiaro</strong> per comprarsi la dose quotidiana di cocaina. La <strong>‘Ndrangheta</strong> ha il monopolio assoluto e nel vecchio e malfamato quartiere del capoluogo ha soltanto le radici di un albero che si fa sempre più potente e maestoso e con i propri rami impone la propria ombra su tutta la provincia, ed oltre.<br />
La neve non è solo un problema meteorologico, è un problema sociale. Con oltre <strong>20mila cocainomani</strong> Milano rifornisce le casse della mafia fruttando milioni. Milioni che poi reinveste aggiudicandosi i migliori appalti e controllando completamente il mercato dell’edilizia. <strong>Barbaro-Papalia</strong> la cosca che controlla interi paesi come <strong>Corsico, Assago e Buccinasco</strong>. Ti sposti più a nord e la famiglia <strong>Condello</strong> si spartisce il territorio insieme ai <strong>Novella</strong> nel gestire le zone che vedranno ospite l’<strong>Expo2015</strong>. Non bastasse, i <strong>Coco-Trovato</strong> hanno consolidato la loro egemonia in nella nuova provincia di <strong>Monza e Brianza</strong>.</p>
<p><strong>Stupefacenti, prostituzione</strong> e <strong>racket</strong> portano soldi, a volte anche troppi. Ed ecco che la mafia è costretta a ripulire il denaro sporco. Le intimidazioni e le estorsioni ai danni di imprenditori sembrano quasi storia antica. Oggi, a Milano, sono gli imprenditori a sfruttare la mafia per fare ancora più soldi. Rimane solo da trovare qualche perito di Tribunale compiacente, un amministratore comunale che chiude un occhio, qualche addetto al rilascio pratiche edilizie ed ecco che il piano è servito: riciclaggio, arricchimento e controllo del territorio assicurati.</p>
<p>Almeno una cosa è certa: a Milano non ci si ammazza, si va d’accordo. Il business prima di tutto è la parola d’ordine fra i boss. E allora si organizzano grandi cene dove <strong>Cosa Nostra, Camorra ed ‘Ndrangheta stringono sempre più alleanze</strong> per non pestarsi i piedi a vicenda. Poi magari capita che nello stesso periodo ci siano le elezioni, ed allora a cena perché non invitare qualche politico? Magari capita che ad organizzarla sia <strong>Salvatore Morabito</strong>, e che questa sia in onore di <strong>Alessandro Colucci</strong>, e che lo stesso Colucci divenga Consigliere Regionale; oppure che <strong>Giovanni</strong> <strong>Cinque</strong>, esponente degli <strong>Arena</strong>, si trovi in qualche modo a contatto <strong>Vincenzo Giudice</strong>, che casualmente è sia Consigliere Comunale che Presidente di una società partecipata dal capoluogo lombardo.<br />
Ma a Milano, appunto, almeno non si ammazza. Non si ammazza finchè non riesci a ricollegare proprio quel corpo a quell’esatto avvenimento, risalendo a quella data causa per cui <strong>Giovanni Di Muro</strong>, ucciso in pieno centro in zona San Siro, muore ed era casualmente legato al <strong>boss Pepè Onorato</strong>.</p>
<p>Tutto questo, purtroppo, non è frutto di una doppia faccia. Milano di <strong>faccia</strong> ne ha una sola: quella<strong> buona che nasconde quella cattiva</strong>.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Massimo Brugnone</em></p>
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		<title>Intimidazioni: spenta la telecamera davanti alla casa di Carbonera. Il sindaco Cereda: &#8220;Non è un luogo strategico per la sicurezza&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 21:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
La telecamera fu messa nel 2006 per aumentare la sicurezza dell&#8217;allora sindaco Maurizio Carbonera vittima di tre intimidazioni mafiose. Per l&#8217;attuale primo cittadino di Buccinasco invece, non serve più. Da agosto è spenta 
LA QUESTIONE
In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco la telecanera viene messa nel 2006 dopo l&#8217;ultimo attentato all&#8217;allora sindaco Maurizio Carbonera, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=350&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Fonte: <a href="http://www.milanomafia.com/">http://www.milanomafia.com</a></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>La telecamera fu messa nel 2006 per aumentare la sicurezza dell&#8217;allora sindaco Maurizio Carbonera vittima di tre intimidazioni mafiose. Per l&#8217;attuale primo cittadino di Buccinasco invece, non serve più. Da agosto è spenta<span style="color:#000000;font-family:Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;font-weight:normal;font-size:13px;"> </span></strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>LA QUESTIONE</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco la telecanera viene messa nel 2006 dopo l&#8217;ultimo attentato all&#8217;allora sindaco <strong>Maurizio Carbonera</strong>, sindaco del centrosinistra eletto nel 2002. Carica ricoperta fino al 2007</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>L&#8217;attuale sindaco </em><em><strong>Loris Cereda</strong></em><em> sostiene che la telecamera non può essere integrata nel nuovo sistema di videosorveglianza. Inoltre, ritiene che quella strada non sia strategica per la sicurezza e che anzi violi la privacy</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>7 novembre 2009 &#8211; </strong>In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco c’è una telecamera. Sta lì appesa a un palo piantato nel marciapiede. Dovrebbe filmare la casa di fronte e grazie alla sua tecnlogia inquadrare anche la scuola laggiù in fondo. Dovrebbe farlo e invece <strong>da agosto non funziona</strong>. Quella telecamera è spenta e così di questa strada nulla arriva alla sala controllo del Comune. Non i ragazzini che escono dalle classi e nemmeno il palazzo di fronte. Non un palazzo qualunque visto che qui ci abita Maurizio Carbonera, ex sindaco di questo paese e vittima, durante il suo mandato, di <strong>ben tre atti di intimidazione mafiosa</strong>. Eccoli in ordine cronologico: <strong>26 marzo 2003</strong> prima auto bruciata sotto casa, accanto i carabinieri trovano due bottiglie incendiarie, <strong>25 marzo 2005</strong> un proiettile in busta all’ingresso del Comune, <strong>11 novembre 2005</strong> seconda macchina bruciata. Per questa inizialmente si parlò di autocombustione, nonostante l’auto fosse ferma da quattro giorni e la notte dell’incendio piovesse. A sgomberare ogni dubbio ci hanno poi pensato i Ris di Parma: anche quello fu un rogo doloso.  <strong>Tutti e tre gli episodi</strong> hanno il sapore tipicamente mafioso. Non ebbe dubbi l’allora maggioranza, che il 21 dicembre 2005 promosse una turbolenta notte bianca contro la mafia, non sembra averne oggi la magistratura. E comunque sia nel 2006, l’allora assessore Rino Pruiti decise di far mettere quella telecamera che in fondo non alzava il livello della sicurezza personale di Carbonera, ma che, al di là di tutto, <strong>rappresentava un segnale di legalità contro la ‘ndrangheta</strong> che qui comanda da trent’anni. Oggi questo segnale non c’è più.   <strong>Per saperne il motivo,</strong> allora, bisogna sentire l’attuale sindaco Loris Cereda, eletto nel 2007 con una grande maggioranza. Vittoria inaspettata e messa a segno al primo turno elettorale. La telecamera dunque. “E’ una telecamera vecchia – dice Cereda – che non rientra nel nuovo circuito che abbiamo installato da un anno”. Quella in via Papa Giovanni è roba vetusta. “Non può funzionare – ripete Cereda – e comunque non dovete chiedere a me ma ai carabinieri”. Fatto, questo, piuttosto insolito, visto che i filmati di quelle telecamare arrivano in Comune. La telecamera, però, può essere vecchia, ma questo non toglierebbe, in teoria, strategicità al luogo dove è stata posizionata. “Ma – sottolinea Cereda – non ritengo quel luogo strategico per la sicurezza dei cittadini. Se così fosse dovrei mettere una telecamera anche sotto casa di altri ex sindaci come Lanati o Formenti”.   <strong>Il ragionamento non fa una piega.</strong> Solo un’obiezione: rispetto a Carbonera, né Lanati, né Formenti sono stati minacciati dalla mafia. Immediata la precisazione di Cereda. “Non abbiano le prove che quelle subite da Carbonera siano minacce mafiose. Se lui sa chi è stato lo dica. Possiamo supporlo, ma non certificarlo e poi mi pare che la seconda auto non sia stata bruciata”. Eppure c’è la perizia dei Ris, consegnata in aula al giudice dal pm Alessandra Dolci, durante l’ultima udienza del processo Cerberus contro <strong>Domenico, Rosario e Salvatore Barbaro</strong>. La stessa in cui l’attuale capo dell’ufficio tecnico di Buccinasco Gregoria Stano ha detto che quelle minacce “sono state create ad hoc e sfruttate da Carbonera e dalla sua maggioranza per fini politici”. Su questo Cereda non commenta, si limita a dire che “loro hanno sfruttato la mafia a fini politici, mentre lei cosa sa se io sono stato minacciato o meno, se così fosse non lo direi a un giornalista, ma solo alle forze dell’ordine, la mia linea è quella di lavorare nell’ombra”.   <strong>Pur criticabile, la posizione di Cereda resta legittima</strong>. Le cose, però, non cambiano la realtà: quella telecamera non funziona. Dice <strong>Pruiti</strong>: “Farla funzionare non è un costo, è uno spreco tenerla spenta, tanto più che ci vuole poco a integrarla nel nuovo sistema”. Sistema che a detta di Cereda rende Buccinasco una delle città più videosorvegliate d’Italia e sul quale Pruiti resta scettico. “Ad oggi restano programmi sulla carta”. Eppure, la faccenda di quell’occhio elettronico spento preoccupa lo stesso Cereda. Dieci minuti dopo aver parlato con lui, sentiamo alcuni addetti alle telecamere del comune di Bucicnasco. “Anche lei per quella telecamera – ci dicono &#8211; , ci hanno telefonato pochi mnuti fa non possiamo rilasciare dichiarazioni”. L’affare telecamere inizia a farsi ingombrante? (dm)</span></span></span></p>
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		<title>Da San Luca a Milano: gli affari di Antonio Pelle</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 02:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanocronaca.com
A Buccinasco un summit di mafia e con i fratelli Papalia e Giuseppe Morabito
 
Chi è?
Antonio Pelle, detto Gambazza viene catturato all&#8217;osperdale di Polistena dopo 9 anni di latitanza.
Ma gli affari di &#8216;Ntoni Gambazza arrivano fino a Milano. Ecco cosa accade il primo febbraio del 1988 a Buccinasco.
La sua terra è San Luca, eppure a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=311&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: http://www.milanocronaca.com</em></p>
<p><strong>A Buccinasco un summit di mafia e con i fratelli Papalia e Giuseppe Morabito</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Chi è?<br />
</strong><em>Antonio Pelle, detto Gambazza viene catturato all&#8217;osperdale di Polistena dopo 9 anni di latitanza.<br />
Ma gli affari di &#8216;Ntoni Gambazza arrivano fino a Milano. Ecco cosa accade il primo febbraio del 1988 a Buccinasco.</em></p>
<p><strong>La sua terra</strong> è San Luca, eppure a partire dagli anni Ottanta, <strong>Antonio Pelle</strong> sceglie il nord Italia per tessere i propri affari. E’ il periodo dei sequestri di persona. Lui gestisce una batteria di affiliati che agiscono tra Torino e Milano. Il <strong>18 gennaio 1988 a Pavia viene rapito Cesare Casella</strong> e solo un anno prima a Torino scompare <strong>Marco Fiora</strong>, un bimbo di sette anni. Gli investigatori indagano su Pelle ma anche sui platioti che vivono a Milano. A testimonianza di quanto il capoluogo lombardo sia luogostrategico per Gambazza, il  <strong>primo febbraio 1988</strong> ai tavolini di un bar di <strong>Buccinasco</strong> va in scena uno storico summit di mafia. Protagonisti oltre a Pelle, <strong>Antonio Papalia</strong>, il referente della ‘ndrangheta per il nord Italia e <strong>Giuseppe Morabito</strong>, detto <em>u tiradrittu</em>, capo bastone delle cosche di Africo.<br />
<strong>Ecco cosa succede quel mattino di 21 anni fa:</strong> attorno alle undici Antonio Papalia esce dalla sua villa bunker di via Fratelli Rosselli e va al <strong>bar Lyons</strong> di Buccinasco. Contemporaneamente Giuseppe Morabito esce dall’hotel Siena, in zona Città Studi. Niente coppola o giaccone usato, il capo assoluto della ‘ndrangheta di Africo non deve fuggire come nel 2004, ma andare a un appuntamento d’affari. Come lui, anche Antonio Pelle, detto gambazza. Classe ’32, nato a San Luca, nel 1988 Pelle non è ancora latitante. Lo diventerà più avanti. Un capo, invece, lo è da sempre. Indiscusso, anche. Lui è il re nero delle cosche di San Luca, le più potenti di tutta la ‘ndrangheta. Gambazza arriva da Torino, dove è andato a trovare un nipote. La città dove viene rapito Marco Fiora. Morabito e Pelle, pur giungendo da luoghi diversi, hanno una destinazione comune: il bar Lyons di Buccinasco. In quella stessa mattina, anche l’<strong>ispettore Carmine Gallo</strong> ha una meta precisa: il bar Lyons di Buccinasco. L’ispettore, però, nemmeno immagina quello che da lì a poco andrà a filmare. Lui in via dei Mille ci va perché sta seguendo l’indagine sul sequestro Casella.</p>
<p><strong>In quella straordinaria giornata</strong> a Buccinasco arrivano anche i Ros per un traffico di droga che coinvolge Antonio Papalia in contatto con un fornitore turco. Da alcune intercettazioni, i militari hanno tratto una quasi certezza: quel primo febbraio la moglie del turco, soprannominato Manolo, tale <strong>Amneris Campostrini</strong> si recherà al Lyons per ritirare 340 milioni in contanti, evidentemente il pagamento per una partita di eroina. Poco dopo mezzogiorno, la berlina scura di Morabito svolta in via dei Mille, supera un benzinaio e si ferma di fronte al bar. Quasi contemporaneamente dalla parte opposta sbuca la mercedes di <strong>Rocco Papalia</strong>. Il boss in doppiopetto scende. Con lui c’è anche Antonio Pelle. Ecco il racconto del teste Zanini: “Quando è arrivato Giuseppe Morabito tutti sono andati a salutarlo. Anzi, una persona gli ha anche baciato la mano. Io ero lì che filmavo e fotografavo, ho visto che quando Morabito è arrivato tutti si sono avvicinati e l&#8217;hanno salutato, han fatto l&#8217;inchino”.</p>
<p><strong>Ancora più sorpreso Carmine Gallo</strong>. Lui quei boss in giacca e cravatta li conosce tutti. Conosce il loro passato. Sa cosa fanno e quanto siano potenti. Col tempo ha mandato a memoria volti, espressioni, smorfie. Racconta: “Non si era mai verificata una cosa del genere, un summit storico. <strong>Abbiamo visto i 3 personaggi principali delle tre maggiori organizzazioni criminali operanti in Calabria e in Lombardia</strong>, credo che sia una cosa che mai più si è verificata. L&#8217;<strong>incontro tra Antonio Papalia, che era il referente della &#8216;ndrangheta in Lombardia, con Giuseppe Morabito che era il capo indiscusso delle cosche di Africo e Antonio Pelle, capo assoluto delle cosche di San Luca</strong>, penso che sia una cosa investigativamente ai massimi livelli. Noi stavamo indagando per i sequestri di Marco Fiora e Cesare Casella. Quest’ultimo verificatosi a Pavia e nel quale erano coinvolti alcuni personaggi vicini sia ai Papalia e sia ai Pelle”. Cosa succede in quei minuti che hanno fatto la storia della ‘ndrangheta a Milano? Mentre i tre capi chiacchierano fuori dal bar, arriva la moglie del turco. La donna entra nel locale per uscirvi poco dopo con una scatola di scarpe in mano: i 340 milioni dell’eroina. Di più: il denaro prima viene consegnato da Morabito a Papalia che poi lo dà alla moglie del trafficante. Un particolare? Non per il giudice Lodovici per il quale questo passaggio indica il profondo legame tra le cosche di Platì e di Africo che operano a Milano. <em>(dm)</em></p>
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		<title>Buccinasco, il cromo inquina. Le cosche fanno affari</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 22:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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fonte: http://www.milanocronaca.com/
Rifiuti tossici nel terreno di viale Resistenza. Il boss in una lettera chiede il conto al Comune. E spunta un nuovo caso alla Barona

Chi è?
Rosario Barbaro è il fratello maggiore di Salvatore Barbaro finito nei guai dopo l&#8217;inchiesta Cerberus delle Fiamme gialle. Entrambi sono figli di Domenico Barbaro, Mico l&#8217;australiano.
Rosario Barbaro era titolare di un&#8217;azienda di movimento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=306&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom:0;"><em>fonte: http://www.milanocronaca.com/</em></p>
<p style="margin-bottom:0;">Rifiuti tossici nel terreno di viale Resistenza. Il boss in una lettera chiede il conto al Comune. E spunta un nuovo caso alla Barona</p>
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<h4>Chi è?</h4>
<p><em>Rosario Barbaro è il fratello maggiore di Salvatore Barbaro finito nei guai dopo l&#8217;inchiesta Cerberus delle Fiamme gialle. Entrambi sono figli di Domenico Barbaro, Mico l&#8217;australiano.</em><em><br />
Rosario Barbaro era titolare di un&#8217;azienda di movimento terra con sede in via Cadorna, 126 a Buccinasco.<br />
Secondo l&#8217;antimafia i Barbaro e i Papalia sono le famiglie che controllano i vertici della &#8216;ndrangheta a Milano</em></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		TD P { margin-bottom: 0cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p align="left"><span style="color:#333333;"><span style="font-family:Georgia;"><strong>Sul sito dell’Istituto superiore di sanità</strong> si legge: «Il cromo esavalente o cromo VI è un pericolo per la salute umana». E ancora: «Il cromo può produrre vari effetti: danni al fegato e ai polmoni, alterazione del materiale genetico, cancro ai polmoni, morte». Ricordate il film <em>Erin Brockovich</em> con Julia Roberts, in cui una multinazionale è costretta a pagare milioni di dollari di risarcimento per aver avvelenato la falda con il cromo, provocando tumori e decessi? Bene, nel 2003 il cromo viene trovato in un terreno comunale di Buccinasco. L’area è quella di via Resistenza, un pratone di oltre 7 mila metri quadrati. Da allora è bloccata, in </span></span></p>
<p style="margin-right:.26cm;margin-top:.13cm;"><a href="http://www.milanocronaca.com/home/cromo/Buccinasco2?attredirects=0"><img class="alignleft" style="border:0 none;" src="http://www.milanocronaca.com/_/rsrc/1253043625329/home/cromo/Buccinasco2?height=150&amp;width=200" border="0" alt="" width="200" height="150" align="bottom" /></a></p>
<p align="left">attesa di bonifica. Recintata, ma non certo isolata, visto che attorno ci sono palazzi residenziali, supermercati, autosaloni. «Sul terreno di via Resistenza», scrivono i tecnici dall’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Lombardia), «sono stati individuati due focolai di contaminazione diffusa. Le specie chimiche identificate in concentrazione superiore ai valori soglia sono idrocarburi pesanti e cromo VI». Un mix di veleni che penetra nel terreno e finisce nella falda acquifera.</p>
<p align="left">
<p align="left"><strong>Chi li ha scaricati </strong>nel pratone di via Resistenza? L&#8217;allora sindaco di Buccinasco, Maurizio Carbonera, ha qualche sospetto. Appena ha la certezza che il terreno è inquinato, manda un esposto contro ignoti alla Procura di Milano. I magistrati tengono aperta l’inchiesta pochi mesi, ma poi archiviano. Resta senza risposte anche l’interrogazione parlamentare che alcuni deputati del centrosinistra rivolgono al ministro dell’Ambiente.</p>
<p align="left"><strong>Dopo cinque anni</strong>, nel 2008, viene ritrovata una lettera che prova le responsabilità dell’inquinamento: la scrive al Comune Rosario Barbaro, il fratello maggiore di Salvatore Barbaro, boss della &#8216;ndrangheta. La lettera è su carta intestata dell’impresa Barbaro Rosario, movimento terra, sede in via Cadorna 126, Buccinasco. È datata 8 maggio 2003, appena un mese e mezzo dopo le analisi dell’Arpa. È una richiesta di soldi: «Durante i mesi estivi dello scorso anno, la mia ditta ha cominciato a trasportare a discarica vari materiali di risulta e poi ha immesso nell’area di via Resistenza 5 centimetri di terra di coltivo». Dunque Barbaro Rosario pretende il pagamento di «26.339.000 euro, pari a 170 viaggi di camion». I viaggi sono avvenuti, ammette la lettera, nell’estate 2002, quindi prima della scoperta dell’inquinamento da cromo. È la prova che sono stati i Barbaro ad avvelenare l’area. Lo conferma anche la funzionaria comunale Gregoria Stano: «Barbaro ha lavorato in via Resistenza. Tutti lo sanno, ma nessuno parla o prende provvedimenti». Eppure tutto resta come prima: l’inchiesta giudiziaria è già stata frettolosamente archiviata.</p>
<p align="left"><strong>Rosario Barbaro</strong>, del resto, non è nuovo a questo metodo. Già in passato ha avuto a che fare con la giustizia per fatti simili: nel settembre 2003 i vigili urbani avevano scoperto una discarica abusiva, inquinata soprattutto da amianto, in via Trecastelli, zona Barona, periferia sud di Milano, dentro il perimetro del Parco sud Milano, area strettamente vincolata. Il terreno era di proprietà della ditta Coci srl, con sede in via Ludovico il Moro. Titolare un certo Mario Ripepi, nato a Oppido Mamertina, provincia di Reggio Calabria, ma residente a Buccinasco. Sul posto era stato fermato un camion. Il conducente aveva detto di essere solo un operaio, ma pochi minuti dopo era intervenuto il titolare dell’impresa. L’impresa era la Mobar, il titolare era Rosario Barbaro. Sul verbale di polizia giudiziaria stilato in quell’occasione, un’osservazione inquietante: «L’episodio rilevato deve essere inquadrato in un piano sistematico e organizzato di realizzazione di una discarica abusiva». Il tutto aggravato perché realizzato dentro i confini di un parco. E perché gli investigatori sospettano i Barbaro «di voler così cambiare la destinazione d’uso dell’area». I rilevamenti successivi, infatti, provano che «i ripetuti scarichi e successivi livellamenti hanno prodotto un innalzamento del piano campagna, considerato dalla legge un manufatto». Lo stato originario dei luoghi è dunque risultato alterato. Non solo. I continui passaggi di camion hanno sbriciolato le piastre di amianto Eternit facendolo penetrare a fondo nel terreno. Il dato sta nelle analisi dell’Asl. Nel fascicolo processuale affidato al pm Paola Pirrotta è contenuto anche un album fotografico che non lascia adito a dubbi. Anche in questo caso, però, il pubblico ministero fa richiesta di archiviazione. Sembra la fotocopia del caso di via Resistenza. In realtà, Rosario Barbaro viene riconosciuto colpevole di aver creato una discarica abusiva, reato che però può essere estinto pagando un’ammenda. E, infatti, il 16 marzo 2004, lo studio legale Passarella, che difende Barbaro, invia al tribunale di Milano una domanda di oblazione. Il 25 maggio, lo stesso tribunale attesta il pagamento di 13 mila euro da parte di Rosario Barbaro. Il caso è chiuso. <em>(dm)</em></p>
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		<title>Expo, nuovo business della &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 21:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[fonte: www.corriere.it
Milano e la Lombardia crocevie della criminalità organizzata
Expo, nuovo business della &#8216;ndrangheta
La Dia ha controllato una cinquantina di imprese.
Il sindaco di Buccinasco: non siamo in mano alle mafie
MILANO &#8211; I miliardi, quelli veri, passa­no nelle telefonate intercettate. Nei dialoghi in calabrese stret­to sulle forniture di cemento della nuova metropolitana, sui carichi di terra da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=284&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>fonte: www.corriere.it</p>
<h3>Milano e la Lombardia crocevie della criminalità organizzata</h3>
<h1>Expo, nuovo business della &#8216;ndrangheta</h1>
<h2>La Dia ha controllato una cinquantina di imprese.<br />
Il sindaco di Buccinasco: non siamo in mano alle mafie</h2>
<p><strong>MILANO</strong> &#8211; I miliardi, quelli veri, passa­no nelle telefonate intercettate. Nei dialoghi in calabrese stret­to sulle forniture di cemento della nuova metropolitana, sui carichi di terra da muovere da una parte dall’altra di Milano. L&#8217;inchiesta sull’Expo, sulla gran­de esposizione del 2015 è un fi­lo sottile tracciato tra la Lom­bardia e Reggio Calabria. Si par­la di grandi opere, di appalti e subappalti. Studiano, le cosche della &#8216;n­drangheta, le nuove strade per aggirare la rete dei controlli. Una rete a maglie larghe nono­stante il Comitato per la legali­tà voluto dal governatore Ro­berto Formigoni (con il genera­le Mori e il prefetto De Donno), e nonostante la lente d’ingran­dimento sulle opere pubbliche della Direzione investigativa an­timafia. Proprio la Dia quest’an­no ha controllato una cinquanti­na d’imprese sospette e ritirato ventina di certificati antimafia.</p>
<p><strong>A ridosso di Ferragosto</strong>, men­tre lo scrittore britannico Frede­rick Forsyth arrivava a Milano e Buccinasco per «studiare le co­sche» su consiglio dell’Fbi, a Reggio Calabria è accaduto un mezzo terremoto. Secondo le ri­velazioni del settimanale <em>Pano­rama</em>, una talpa alla Dda avreb­be «soffiato» informazioni ad alcuni indagati proprio per l’in­chiesta sull’Expo. Cimici spari­te, e appartamenti e uffici «bo­nificati» dai boss. Un’indagine silenziosa e mol­to delicata. A Milano se ne occu­pa un pool di tre magistrati. «Non si può fingere, le cosche sono attive ovunque ci siano af­fari, i nuovi cantieri sono un’oc­casione d’oro: bisogna interve­nire subito». Le ’ndrine si muo­vono su due piani comunican­ti: il traffico di cocaina e gli affa­ri leciti con imprese legate a prestanome. E l’edilizia resta il mercato preferito: pochi con­trolli, molti cantieri. Così, per polizia e carabinieri, il 70% del movimento terra a Milano fini­sce tra subappalti e «noli a fred­do» (commesse che non richie­dono certificazioni antimafia) per cadere &#8211; anche inconsape­volmente &#8211; nelle mani del­le cosche. E capita allora che imprese legate agli Strangio, la stessa famiglia della strage di Duisburg (6 morti il 15 agosto 2007), fini­scano poche settimane fa a «fare qualche carico di terra» al «Cantiere del nuovo» della Provincia in via Soderini.</p>
<p><strong>La rete delle cosche a Mila­no</strong>, dicono gli inquirenti, passa dalle temute famiglie Barbaro e Papalia di Buccinasco. Una pre­senza assodata da vecchie in­chieste e nuovi riscontri. Tanto che il figlio di Antonio Papalia, padrino all’ergastolo, il 26enne Domenico, viene indicato nei rapporti dell&#8217;Antimafia come il «nuovo referente» per i clan: «Un elemento autorevole capa­ce di aggregare gruppi di giova­ni provenienti da Platì (Rc) par­ticolarmente attivi nel traffico di droga». Gli stessi ragazzi, sta­volta legati al clan Pangallo, che nelle intercettazioni parla­no di playstation per nasconde­re fiumi di cocaina. Buccinasco, proprio come in­dicato dall’Fbi è finita per di­ventare un simbolo della pre­senza mafiosa, in realtà estesa da Milano al Lecchese. Il sinda­co Loris Cereda, difende la città e garantisce il massimo impe­gno: «C’è un passato pesante, ma Buccinasco non è in mano alle cosche». Tre mesi fa il con­sigliere comunale del Pdl Luigi Iocca è finito in un’inchiesta per riciclaggio. La casa perquisi­ta, poi la sua posizione è stata stralciata. Ancora il sindaco: «La città è sempre nel mirino mediatico e per questo è in pri­ma linea per la legalità. Siamo sicuri che altrove ci sia la stessa attenzione?».</p>
<p><!-- google_ad_section_end --><em>Cesare Giuzzi<br />
<strong>21 agosto 2009</strong></em></p>
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		<title>Nella relazione della DNA per il 2008, il magistrato Vincenzo Macrì fa il punto sull’espansione della ‘ndrangheta al Nord. Riflettore puntato anche su Buccinasco, Brescia e Torino.</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/04/09/nella-relazione-della-dna-per-il-2008-il-magistrato-vincenzo-macri-fa-il-punto-sull%e2%80%99espansione-della-%e2%80%98ndrangheta-al-nord-riflettore-puntato-anche-su-buccinasco-brescia-e-torino/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 13:18:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[qui la relazione integrale: relazione-annuale-dna. 2008
Pubblichiamo integralmente il brano della relazione dedicato alla ‘ndrangheta al Nord.
A differenza di altre organizzazioni mafiose (Cosa Nostra, ad esempio, è sicuramente Palermo-centrica), la ‘ndrangheta è policentrica, nel senso che non ha una sola capitale, ma una serie di capitali, in Italia e all’estero, collocate laddove la sua presenza assume [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=227&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h4 style="margin-top:0;margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">qui la relazione integrale: <a href="http://www.omicronweb.it/wp-content/uploads/2009/03/relazione-annuale-dia.%202008">relazione-annuale-dna. 2008</a></span></h4>
<h4 style="margin-top:0;margin-bottom:0;"><em><span style="font-size:small;">Pubblichiamo integralmente il brano della relazione dedicato alla ‘ndrangheta al Nord.</span></em></h4>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">A differenza di altre organizzazioni mafiose (Cosa Nostra, ad esempio, è sicuramente Palermo-centrica), la ‘ndrangheta è policentrica, nel senso che non ha una sola capitale, ma una serie di capitali, in Italia e all’estero, collocate laddove la sua presenza assume aspetti più estesi per numero<br />
di affiliati, per numero di cosche operanti, per rilevanza degli interessi economici in esse presenti. E’ il caso di <strong>Milano</strong>, capitale della <strong>Lombardia</strong>, regione che, tradizionalmente, ha visto la presenza della ‘ndrangheta in misura ampia e pervasiva, seconda solo al territorio calabrese. E non è una presenza che risale a questi anni. Si dimentica che <strong>negli anni ’70 e ’80, la Lombardia è stata al centro dei sequestri di persona</strong>, cioè dell’attività criminale più odiosa e feroce messa in atto della ‘ndrangheta, al fine di realizzare quella accumulazione di capitale che le avrebbe consentito di entrare, negli anni ’90, da protagonista nel mercato internazionale della droga. L’elevatissimo numero dei sequestri consumati dalla ‘ndrangheta in Lombardia è la dimostrazione di come la sua operatività su quel territorio fosse elevatissima sin da allora, non potendosi compiere altrimenti quel genere di reati senza una conoscenza approfondita del territorio, delle risorse in esso presenti, delle occasioni di profitto offerte. L’affermazione dunque che Milano sia la capitale della ‘ndrangheta, quanto meno sotto il profilo economico finanziario, non deve destare stupore, né dare scandalo, quasi che si fosse con tale definizione, imbrattato un territorio immune da questo tipo di contaminazioni. Non è così, come sa bene la DDA di Milano, che, nel corso di tutti gli anni ’90, si è occupata quasi esclusivamente del fenomeno ‘ndrangheta in Lombardia, grazie anche ad una lunga e qualificata serie di collaboratori, che hanno consentito di disvelare i suoi organigrammi, gli insediamenti, le attività, gli interessi, la rete di copertura anche istituzionale di cui essa godeva. Accanto alle indagini giudiziarie, vi è poi l’attività, preziosa, delle Commissioni parlamentari d’inchiesta, che hanno dedicato alle infiltrazioni delle mafie nel Nord un’attenzione particolare, le cui relazioni andrebbero forse rilette per cogliere i dati di una realtà criminale, a lungo sottovalutata.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;"><br />
Ancora, nella relazione per l’anno in corso sulla DDA di Milano, vengono segnalate non solo le consuete attività di traffico internazionale di droga, con al centro le altrettanto consuete cosche ioniche operative nel settore, ma anche fenomeni di tipo diverso, come ad esempio, quelle di cui al proc. pen. n. 30500/04 R.G.N.R., della ordinanza di custodia cautelare in carcere del GIP di Milano per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., in data 10.07.2008. Nell’ordinanza di misura cautelare, ai principali indagati appartenenti alla articolazione lombarda delle <strong>famiglie BARBARO-PAPALIA</strong> di <strong>Platì</strong> (tra loro legate anche da vincoli parentali), si addebita che, sotto l’egida di <strong>BARBARO Salvatore</strong> (genero del noto <strong>PAPALIA Rocco</strong>, in atto detenuto), e strettamente collaborato da <strong>PAPALIA Pasquale</strong> (figlio di <strong>PAPALIA Antonio</strong>, fratello di Rocco ed anch’egli detenuto), avrebbero acquisito “il <strong>controllo della attività di movimento terra nell’ambito territoriale della<br />
zona sud ovest dell’interland milanese</strong>”, in particolare “nel territorio del <strong>Comune di Buccinasco</strong>”, imponendo “agli operatori economici la loro necessaria presenza negli interventi immobiliari”. Il tutto <strong>attraverso intimidazioni</strong> consistite in “danneggiamenti e incendi sui cantieri, esplosioni di colpi d’arma da fuoco contro beni di altri imprenditori, incendi di vetture in uso a concorrenti o a pubblici amministratori, minacce a mano armata, imposizione di un sovrapprezzo nei lavoratori di scavo”. Una attività del genere lascia intendere, a coloro che conoscono il tipico modo di procedere delle cosche calabresi, che è in atto una vera e propria conquista del territorio, al fine di sfruttarne tutte le potenzialità economiche (assai maggiori, si converrà, rispetto a quelle offerte nei territori di origine), attraverso i tipici metodi di intimidazione, dissuasione violenta, nei confronti degli operatori economici locali, che, è prevedibile, nel giro di alcuni anni, si vedranno<br />
soppiantati ed estromessi, almeno per quanto attiene il settore dell’edilizia pubblica e privata. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">La circostanza che l’area di Milano ospiterà l’Expo 2015, con il giro di opere pubbliche e dei conseguenti interventi finanziari ed investimenti immobiliari che ruotano intorno all’evento, dimostra a sufficienza quali siano gli interessi in gioco, maggiori persino ipotizzabili dalla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, e quali gli appetiti mafiosi che si scateneranno, con il corollario di violenza verso i concorrenti esterni, regolamenti interni, e quant’altro accompagna di solito tali realizzazioni.<br />
Gli esperti sanno bene che prospettive di tale portata comportano anche un riassetto, un riposizionamento organizzativo delle cosche sul territorio, in modo da adattare le strutture ai nuovi impegni imprenditoriali. Come ricorda la relazione sulla DDA di Milano, una delle più significative indagini svolte dalla DDA di Milano in tema di associazione per delinquere di tipo mafioso, quella recante il n. 43733/06 R.G.N.R., “ha proprio per oggetto la <strong>individuazione e neutralizzazione di aggregazioni in territorio lombardo di formazioni di tipo ‘ndranghetistico, costituenti veri e propri “locali” , la cui esistenza pone in serio pericolo il tranquillo svolgersi della vita della collettività interessata da tali presenze</strong>, che non sono puramente formali, ma incidono sostanzialmente sul tessuto sociale anche attraverso la esecuzione di gravi azioni delittuose che quella collettività turbano notevolmente. E grave sarebbe se in essa si determinasse una sorta di assuefazione che sarebbe l’anticamera della predisposizione alla convivenza col fenomeno mafioso, in termini di sua accettazione e, peggio ancora, sfruttamento a scopi utilitaristici, come si è già notato in alcuni settori e puntualmente segnalato con la precedente relazione.<br />
L’aspetto di tale importantissima indagine che desta maggiore preoccupazione è quello, illustrato nella citata relazione, secondo il quale “L’indagine in questione, altresì, consente di confermare una realtà che da un po’ di tempo si constata in territorio lombardo, e cioè quella del <strong>progressivo affrancamento delle formazioni criminali mafiose di matrice calabrese dalla “madrepatria” calabra, in termini di sostanziale autonomia delle associazioni per delinquere di tipo mafioso<br />
che si sono costituite</strong>, o vanno costituendosi, resa anche evidente dal fatto che le aggregazioni lombarde non ripetono la rigida ripartizione territoriale di quelle calabresi.”…E ancora “In altri termini, il fenomeno che in passato si era constatato, dell’occasionale coagularsi nel territorio in questione di gruppi di ‘ndrangheta di matrice diversa ed anche contrapposta in Calabria in alcuni momenti storici, oggi appare “istituzionalizzarsi” in forma stabile ed organica, pur <strong>permanendo sempre i rapporti con le zone d’origine, non in termini di dipendenza funzionale, bensì di interscambio operativo</strong> all’occorrenza e di riconoscimento da parte delle strutture lombarde della “primogenitura” di quelle calabresi”.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">Par di capire, insomma, che si è alla vigilia di una vera e propria rivoluzione copernicana. Non vi sono più tanti satelliti che ruotano ad un unico sole (la ‘ndrangheta di San Luca), ma una <strong>struttura federata, disposta a dialogare con la vecchia casa-madre</strong>, ma non più a dipendere da essa, sia quanto alla nomina dei responsabili della periferia dell’impero, sia quanto all’adozione delle<br />
nuove strategie e alla condivisione dei profitti. La ‘ndrangheta avrà, in tal modo, completato il suo lungo percorso di occupazione della più ricca e produttiva regione del paese. Non più un’occupazione precaria, ma definitiva, con strutture permanenti di direzione, con il territorio rigidamente suddiviso. “In pratica- secondo la relazione della DDA &#8211; corpi separati ma provenienti dal medesimo ceppo, e viventi nell’ambito di quella che può definirsi una “coesistenza autonoma<br />
ma interattiva”. Quando l’indagine sarà conclusa sarà possibile trarre ulteriori elementi di conoscenza, ma se il quadro prospettato dai magistrati di questo Ufficio dovesse essere confermato, non sarà difficile comprendere, a chiunque, che nel giro di pochi anni, i rapporti di forza potrebbero rovesciarsi e, davvero, i centri decisionali potrebbero spostarsi dalla Calabria alla Lombardia.<br />
Non è un caso, se esponenti della ‘ndrangheta calabrese, quali <strong>SERGI Paolo</strong> e <strong>PIROMALLI Antonio</strong>, siano stati <strong>catturati</strong> proprio <strong>a Milano</strong>, da dove dirigevano il primo traffici di droga transnazionali, il secondo lucrosi affari e collegamenti con esponenti della politica e delle istituzioni.<br />
Non dissimile appare la situazione nel <strong>territorio di Brescia</strong>, stando alla relazione sulla DDA di quel distretto, stante la segnalata presenza di <strong>organizzazioni facenti capo a ‘ndrangheta e camorra nell’area del basso lago di Garda</strong> che “condizionava e condiziona tuttora il tessuto sociale e le iniziative di intrapresa finanziaria”. D’altra parte – prosegue la relazione – “è ben nota la massiccia presenza, da decenni, della ‘ndrangheta calabrese, nell’area lombarda.<br />
L’intensa operatività e pericolosità di sodalizi di matrice ‘ndranghetista si è delineata concretamente a più riprese sul territorio bresciano, alla luce delle tante investigazioni sviluppate e condotte a termine”. Tra le cosche di cui viene segnalata la presenza vi sono quelle <strong>BELLOCCO</strong>, nell’ambito dell’<strong>operazione Narcos</strong>, quelle originarie di <strong>Fabrizia</strong> di cui all’<strong>operazione Cometa</strong>, oltre ai risultati dell’<strong>operazione Esodo</strong>. Degna di segnalazione è la sinergia che si sarebbe realizzata tra ‘ndrangheta e mafie estere, e alla luce di una indagine dalla quale “è emerso l’interesse di facoltosi soggetti russi, che intendono “investire” in Italia &#8211; sia tramite l’acquisto di beni immobili sia tramite l’acquisizione di complessi aziendali &#8211; capitali plurimilionari, che sono risultati pervenire da società off shore, operanti in paesi noti come paradisi fiscali. Nell’ambito di tale procedimento è altresì emersa l’esistenza di contatti fra gli investitori esteri e soggetti di origine calabrese, in parte già oggetto d’indagine della DDA bresciana ed in parte di interesse investigativo per la DDA di Reggio Calabria, con la quale è stata avviata collaborazione investigativa al riguardo: in particolare, <strong>i calabresi appaiono svolgere il ruolo di “procacciatori di affari” per i soggetti stranieri</strong> ed in siffatto contesto si è rilevato l’interessamento per l’acquisizione di una raffineria”.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">La ‘ndrangheta è presente anche in <strong>Piemonte,</strong> tradizionale territorio di insediamento di numerose cosche calabresi, e talmente aggressive da potere ideare e realizzare, in passato, l’<strong>omicidio del Procuratore della Repubblica di Torino, Bruno Caccia</strong>. Fatta eccezione per la mafia catanese, è la ‘ndrangheta la protagonista della scena criminale piemontese, tanto sul versante del traffico di<br />
droga, quanto su quello più propriamente definibile di controllo del territorio, quest’ultimo in fase di sicuro rafforzamento. Secondo la relazione sulla DDA di Torino la ‘ndrangheta calabrese, che in Piemonte ha una sua tradizionale e consolidata roccaforte, seconda, fuori dalla Calabria, solo a quella realizzata in Lombardia. “Essa è presente in tutto il Piemonte, è dedita ancora al traffico di<br />
sostanze stupefacenti, sia pure limitato alla fase organizzativa, i contrasti interni sono ridotti e solo raramente risolti con la violenza, le estorsioni sono realizzate attraverso il condizionamento e l’intimidazione ambientale, più che con l’esercizio di pratiche di violenza esplicita, mentre la ripartizione delle zone e dei settori di influenza tra cosche è regolata da rigorosi criteri di suddivisione territoriale.<br />
Le attività di interesse continuano ad essere quelle del traffico di droga, anche se l’uccisione di <strong>MARANDO Pasquale</strong>, l’arresto del fratello <strong>Domenico</strong>, e la sostanziale perdita di influenza della famiglia omonima, ha sicuramente determinato l’ascesa di nuovi gruppi dirigenti in tale genere di attività. Permangono le attività di controllo del territorio nella sua accezione più vasta, che va dalle<br />
estorsioni, al controllo, se non totale, di appalti e subappalti di lavori pubblici e privati, al riciclaggio, alle attività illegali secondarie, quali il controllo delle bische clandestine. Anche la ‘ndrangheta, seguendo in qualche modo un processo che interessa l’intero territorio nazionale, ha in corso, in Piemonte, un processo di trasformazione, di riorganizzazione, di redistribuzione di incarichi e ruoli all’interno dei “locali”. Tale processo può trovare spiegazione nella circostanza<br />
che si stanno allentando, per varie ragioni che non è qui il caso di analizzare, i legami con i territori di origine, essendo maturate, nel corso degli anni, nuove esperienze, nuove esigenze, nuove forme di presenza, non necessariamente legate ai vecchi moduli del passato.<br />
Occorre ancora tenere presente che negli ultimi due anni sono avvenute le scarcerazioni per espiazione pena di alcuni elementi di vertice della ‘ndrangheta calabrese, che, o hanno ripreso il loro ruolo di direzione, ovvero stanno tentando di farlo, riannodando vecchie alleanze e reinserendosi in alcune delle attività più lucrose”.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Consigliere Vincenzo Macrì</strong><br />
Dalla relazione annuale della Direzione nazionale antimafia<br />
1° luglio 2007 – 30 giugno 2008</em></span></p>
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