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	<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Cosa Nostra</title>
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		<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Cosa Nostra</title>
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		<title>La faccia di Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. <strong>E’ benestante Milano</strong>: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali sei passato mille volte e non ti sei mai fermato per la paura di chiedere anche solo un caffè in questi posti di lusso. <strong>E’ viva Milano</strong>: c’è sempre gente, ovunque. All’aperitivo le colonne di San Lorenzo sono piene di ragazzi che si incontrano per cacciare via i pensieri di una giornata intera fatta di preoccupazioni e troppe responsabilità. La sera i navigli uniscono e raccolgono la bella gente che vuole solo divertirsi e ridere in compagnia. <strong>E’</strong> proprio <strong>bella Milano</strong>: questa Milano!</p>
<p>Ma Milano è troppo per fermarsi solo a questo, e allora ecco che è capace anche di superare sé stessa e senza mostrarsi vivere un’altra esistenza. La gente è sempre tanta, però fa le code in pieno giorno a <strong>Quarto Oggiaro</strong> per comprarsi la dose quotidiana di cocaina. La <strong>‘Ndrangheta</strong> ha il monopolio assoluto e nel vecchio e malfamato quartiere del capoluogo ha soltanto le radici di un albero che si fa sempre più potente e maestoso e con i propri rami impone la propria ombra su tutta la provincia, ed oltre.<br />
La neve non è solo un problema meteorologico, è un problema sociale. Con oltre <strong>20mila cocainomani</strong> Milano rifornisce le casse della mafia fruttando milioni. Milioni che poi reinveste aggiudicandosi i migliori appalti e controllando completamente il mercato dell’edilizia. <strong>Barbaro-Papalia</strong> la cosca che controlla interi paesi come <strong>Corsico, Assago e Buccinasco</strong>. Ti sposti più a nord e la famiglia <strong>Condello</strong> si spartisce il territorio insieme ai <strong>Novella</strong> nel gestire le zone che vedranno ospite l’<strong>Expo2015</strong>. Non bastasse, i <strong>Coco-Trovato</strong> hanno consolidato la loro egemonia in nella nuova provincia di <strong>Monza e Brianza</strong>.</p>
<p><strong>Stupefacenti, prostituzione</strong> e <strong>racket</strong> portano soldi, a volte anche troppi. Ed ecco che la mafia è costretta a ripulire il denaro sporco. Le intimidazioni e le estorsioni ai danni di imprenditori sembrano quasi storia antica. Oggi, a Milano, sono gli imprenditori a sfruttare la mafia per fare ancora più soldi. Rimane solo da trovare qualche perito di Tribunale compiacente, un amministratore comunale che chiude un occhio, qualche addetto al rilascio pratiche edilizie ed ecco che il piano è servito: riciclaggio, arricchimento e controllo del territorio assicurati.</p>
<p>Almeno una cosa è certa: a Milano non ci si ammazza, si va d’accordo. Il business prima di tutto è la parola d’ordine fra i boss. E allora si organizzano grandi cene dove <strong>Cosa Nostra, Camorra ed ‘Ndrangheta stringono sempre più alleanze</strong> per non pestarsi i piedi a vicenda. Poi magari capita che nello stesso periodo ci siano le elezioni, ed allora a cena perché non invitare qualche politico? Magari capita che ad organizzarla sia <strong>Salvatore Morabito</strong>, e che questa sia in onore di <strong>Alessandro Colucci</strong>, e che lo stesso Colucci divenga Consigliere Regionale; oppure che <strong>Giovanni</strong> <strong>Cinque</strong>, esponente degli <strong>Arena</strong>, si trovi in qualche modo a contatto <strong>Vincenzo Giudice</strong>, che casualmente è sia Consigliere Comunale che Presidente di una società partecipata dal capoluogo lombardo.<br />
Ma a Milano, appunto, almeno non si ammazza. Non si ammazza finchè non riesci a ricollegare proprio quel corpo a quell’esatto avvenimento, risalendo a quella data causa per cui <strong>Giovanni Di Muro</strong>, ucciso in pieno centro in zona San Siro, muore ed era casualmente legato al <strong>boss Pepè Onorato</strong>.</p>
<p>Tutto questo, purtroppo, non è frutto di una doppia faccia. Milano di <strong>faccia</strong> ne ha una sola: quella<strong> buona che nasconde quella cattiva</strong>.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Massimo Brugnone</em></p>
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		<title>IL RITRATTO\ Giovanni Di Muro, l&#8217;amico dei boss che collaborò con i magistrati</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 19:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
La vittima dell&#8217;agguato di via dei Rospigliosi era stato coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Metallica&#8221; della Direzione investigativa antimafia
Giuseppe Onorato è nato a Reggio Calabria il 9 aprile 1937. A Milano, fin dagli anni Settanta, ha vissuto tutte le stagioni di mafia sotto la Madonnina. Noto come riciclatore delle cosche, nel 2006 stringe contatti anche con Enrico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=343&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: http://www.milanomafia.com</em></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>La vittima dell&#8217;agguato di via dei Rospigliosi era stato coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Metallica&#8221; della Direzione investigativa antimafia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Giuseppe Onorato</strong> è nato a Reggio Calabria il 9 aprile 1937. <strong>A Milano, fin dagli anni Settanta</strong>, ha vissuto tutte le stagioni di mafia sotto la Madonnina. Noto come <strong>riciclatore delle cosche</strong>, nel 2006 stringe contatti anche con <strong>Enrico Di Grusa</strong>, palermitano, mafioso e <strong>genero di Vittorio Mangano</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Luigi Bonanno</strong> è nato a Palermo il 21 aprile 1943. Coinvolto nell’operazione Nord-Sud, viene scarcerato nel 2003. Da allora inizia a tessere i contatti con il <strong>clan Lo Piccolo</strong>, che lo assolda anche per uccidere il latitante Gianni Nicchi. Fin dagli anni Ottanta, Bonnano traffica droga con il gotha mafioso al nord: dai calabresi <strong>Papalia</strong> al siciliano <strong>Antonio Zacco</strong>, detto Nino il bello, che per anni gestì la raffineria di Alcamo in Sicilia</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Ugo Martello</strong></em><em> è nato a Ustica il 24 febbraio 1940. Più noto come Tanino per tutti gli anni Ottanta in </em><em><strong>via Larga 13</strong></em><em> ha gestito una serie di </em><em><strong>società dove transitava il denaro di Cosa nostra</strong></em><em>. Amico di Dell’Utrri e dei grandi boss palermitani, oggi vive da </em><em><strong>uomo libero in via Nino Bixio 37</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>5 novembre 2009 -</strong></em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em> Per </em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Giovanni Di Muro</strong></em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em> quell’ometto piccolo piccolo con lo sguardo da diavolo era lo zio. In realtà il suo nome è Giuseppe Onorato, rispettato boss della ‘ndrangheta milanese. Ma Di Muro era abituato a chiamarlo così quando i due si incontravano al </em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>bar Ebony</strong></em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong> in via Porpora</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">. Ai tavolini di questo vecchio locale negli ultimi anni si è accomodata la peggio gioventù della malavita milanese: da Ugo Martello e </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Guglielmo Fidanzati</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">, ascoltati ambasciatori di Cosa nostra sotto la madonnina, a killer spietati come </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Luigi Cicalese</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">. Perché Giovanni Di Muro, </span></span><a href="http://www.milanomafia.com/home/dimuro"><span style="color:#054087;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">ucciso stamani in via dei Rospigliosi</span></span></span></a><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">, i contatti li aveva buoni o almeno così andava dicendo soprattutto a quegli imprenditori messi sotto scacco dal </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>clan di Onorato</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">. A loro Di Muro si presentava come mediatore. Insomma uno che aveva gli agganci giusti e sapeva trattare con i pezzi grossi. “Quelli – diceva – se li fai arrabbiare si mangiano i bambini”. E loro, gli industriali onesti, strabuzzavano gli occhi. “Di Muro – spiega </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Romano Patti, titolare di un’impresa di metalli</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"> – a un certo punto mi disse i nomi dei miei creditori. Si tratta di un tale Onorato, a detta di Di Muro, vecchio mafioso in disarmo che aveva poi passato i crediti della mia ditta a </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Luigi Bonanno</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">, che, mi chiarì, è un </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>malavitoso che comanda adesso a Milano</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">”. Per capirci: Bonanno, detto il palermitano, arrestato nel gennaio del 2008, da oltre trent’anni è il referente del traffico di droga per i clan sicliani e calabresi. Un tipo a posto, così lo definiva il boss Salvatore Lo Piccolo che con lui voleva organizzare un traffico di cocaina dall’Olanda.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Tutti questi nomi </strong></span><span style="color:#000000;">stanno nelle carte dell’</span><span style="color:#000000;"><strong>inchiesta Metallica</strong></span><span style="color:#000000;"> che nel 2008 portò in carcere una trentina di persone, tutte a vario titolo accusate di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, traffico di droga. Tra gli indagati, compare lo stesso Di Muro che però non finì in galera. Nelle oltre settecento pagine di richiesta firmate dal pm Celestina Gravina, Di Muro viene sentito spesso e in tutte le occasioni, attraverso le sue dichiarazioni, aiuta gli investigatori a disegnare la rete mafiosa che per oltre dieci anni ha comandato su buona parte di Milano. A questo punto, la sua collaborazione potrebbe spiegare la sua morte. Su questo, però, gli inquirenti non si sbilanciano.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Quello che, invece, appare cristallino </strong></span><span style="color:#000000;">sono quelle amicizie pericolose che Di Muro sfruttava anche per scopi personali. Nel caso della clamorosa e</span><span style="color:#000000;"><strong>storsione da oltre tre milioni di euro agli imprenditori Romano Patti e Carlo Ongis</strong></span><span style="color:#000000;">, quest’ultimo a capo della </span><span style="color:#000000;"><strong>holding Metal Group spa</strong></span><span style="color:#000000;">, il salernitano Di Muro si presenta alle vittime come mediatore. “Di Muro mi disse – spiega Ongis – che aveva sborsato 30.000 euro per pagare dei napoletani che facessero da guardaspalle a Patti e a me nei confronti delle possibili azioni di forza dei creditori calabresi”. Creditori che hanno nome cognome: </span><span style="color:#000000;"><strong>Michele Mastropasqua</strong></span><span style="color:#000000;"> e </span><span style="color:#000000;"><strong>Michel Di Chio</strong></span><span style="color:#000000;">, detto Penna bianca. Loro sono i registi di un’estorsione che dicono di portare avanti per conto di Pepè Onorato. In realtà, il boss è all&#8217;oscuro di tutto. Ci penserà proprio Di Muro a informare lo </span><span style="color:#000000;"><em>zio</em></span><span style="color:#000000;">. Ecco la sua deposizione davanti al pm. Parole, dette una prima volta nel giugno 2007 e ripetute in aula a dicembre 2008. Circostanza che forse ne ha segnato il destino per sempre. “In un incontro all’Ebony feci presente allo Zio che Patti aveva già pagato tre milioni di euro. Lui disse che non sapeva nulla e si arrabbiò moltissimo quando gli dissi che di mezzo c’erano Mastropasqua e Penna bianca”. L’arrabbiatura di don Pepè si traduce in un primo </span><span style="color:#000000;"><strong>regolamento di conti in un capannone di via Copenaghen a Verdellino</strong></span><span style="color:#000000;">. Qui vengono convocati “i due zanza”, Mastropasqua e Di Chio. Dovranno dare spiegazioni al boss e al suo direttivo. Oltre ad Onorato, infatti, si presentano i luogotenenti </span><span style="color:#000000;"><strong>Antonio Ausilio</strong></span><span style="color:#000000;"> e </span><span style="color:#000000;"><strong>Jimmy Pangallo</strong></span><span style="color:#000000;">. Da sottolineare che il capannone di Verdellino è di proprietà dello stesso Di Muro, il cui mestiere ufficiale è sempre stato quello dell’imprenditore edile. Campo che viene vagliato dagli investigatori per trovare un movente all’omicidio. A lui sono riferibile ben 10 società. Imprese che apre e chiude in pochi anni. Non si tratta di semplici attività individuali. Nella </span><span style="color:#000000;"><strong>Restauri edili srl</strong></span><span style="color:#000000;">, ad esempio, compare come amministratore unico. L’impresa ha una produzione annua da oltre 4 milioni di euro. Cifre non indifferenti per un signore la cui ultima residenza, fittizia, era in via Abbiati 7 nel quadrilatero popolare attorno a piazza Selinunte. Ma c’è di più: Di Muro, f</span><span style="color:#000000;"><strong>ino al 2008, è stato socio nella Giogold jewels</strong></span><span style="color:#000000;">. Una srl da 20 milioni di eruo di capitale, il cui attuale liquidatore è una brasiliana di 45 anni. (</span><span style="color:#000000;"><em>dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">_____________________________________________________________________</span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>San Siro, ucciso in strada Giovanni di Muro. Imprenditore legato al boss Pepé Onorato</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>L&#8217;uomo freddato dopo una lite in via dei Rospigliosi. I killer fuggiti a piedi lungo via Capecelatro. Numerosi i testimoni, la scena ripresa dalle telecamere. L&#8217;ultimo colpo sparato in faccia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Chi è?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Giovanni Di Muro</strong> è nato a Montecorvino Rovella in provincia di Salerno il 10 giugno del 1968. Aveva precedenti per reati contro il patrimonio</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>E&#8217; t<strong>itolare della società Restauri edili srl</strong> con sede a Verdellino in provincia di Bergamo in via Copenaghen 6/c. Con lui in società anche Sirene Ramos Puga, brasiliana di 45 anni residente a Seregno e già presente in altre società cessate sempre intestate a Di Muro.</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>La vittima risulta avere diversi domicili: a Seregno in via Gozzano, a Milano in via Pacini e in via Bottesini</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Due anni fa era stato coinvolto nell&#8217;operazione Metallica della Direzione investigativa antimafia sugli affari del </em><em><strong>clan di Pepé Onorato</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong><a href="http://1048403763480762907-a-1802744773732722657-s-sites.googlegroups.com/site/milanocronaca/home/dimuro/Giovanni%20di%20Muro%20omicidio.JPG?attachauth=ANoY7coMo7LWQefsXR47e_v_Nfzrg-64WQAFzdU9D9RqG_C04GfKrvtBjrqFukModhT38lJiOgL-c39Tx1FCT8K23-eVv_YQjMSmlc7OZ7OPNOIgMj2FBoy04PU7TOOjTGUDXYVQcr5ZQNY8P_yAwBHzw0R6mbkfqS_4SOTBo9cEEXIM6YZUHRX9rn1g3K2xPtI2RYr89v8N_B6Hbp8GtAH73yQYydLsFoN29lx2-NWlUdV5c5mwlg0%3D&amp;attredirects=0"><img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1257441814336/home/dimuro/Giovanni%20di%20Muro%20omicidio.JPG?height=150&amp;width=200" alt="" width="200" height="150" /></a>5 novembre 2009</strong> <strong>-</strong> Un colpo in piena faccia, tra il naso e il labbro superiore. Altri tre (o forse più) proiettili sparati al fianco e all&#8217;addome. E&#8217; stato ucciso così in mezzo alla strada proprio di fronte allo stadio di San Siro e all&#8217;ippodromo del trotto, Giovanni Di Muro, 41 anni, imprenditore edile <strong>originario di Salerno</strong>. L&#8217;omicidio è avvenuto alle 11,38 di stamani (ora della chiamata al 118) in <strong>via dei Rospigliosi all&#8217;angolo con via Capecelatro</strong>. La vittima stava discutendo con alcune persone (due o tre) sul marciapiede di via Capecelatro che costeggia le scuderie dell&#8217;ippodromo. Pochi secondi poi gli spari, almeno quattro i bossoli trovati dalla scientifica. Di Muro alla vista della pistola ha cercato di allontanarsi attraversando via dei Rospigliosi, ma dopo cinque o sei metri è stato raggiunto e freddato dagli assassini con un colpo al volto, sparato quasi certamente quando l&#8217;uomo era già a terra supino. Probabilmente la vittima stava cercando di raggiungere la sua auto, un fuoristrada Mercedes Ml nero intestato a una società di leasing, parcheggiato sul marciapiede di piazzale Axum di fronte al bar dello stadio. I killer, a volto scoperto, sono poi fuggiti a piedi lungo via Capecelatro.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Diversi testimoni</strong></span><span style="color:#000000;"> hanno assistito alla scena e sono già stati interrogati dalla squadra Mobile. Sul piazzale al momento del delitto erano presenti (ma dal lato opposto della carreggiata, peraltro separata dai binari del tram) anche alcuni venditori ambulanti di gadget sportivi: &#8220;Eravamo sul furgone, abbiamo sentito gli spari, sembravano petardi. Abbiamo pensato fossero dei bambini&#8221;.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">Giovanni Di Muro, nato a Montecorvino Rovella in provincia di Salerno il 10 giugno del 1968, è titolare della società Restauri edili srl con sede a Verdellino in provincia di Bergamo in via Copenaghen 6/c. Con lui in società anche Sirene Ramos Puga, brasiliana di 45 anni residente a Seregno e già presente in altre società cessate sempre intestate a Di Muro. La vittima risulta avere diversi domicili: a Seregno in via Gozzano, a Milano in via Pacini e in via Bottesini. In passato, fino a un paio di anni fa, Di Muro aveva anche preso residenza in via Filippo Abbiati a San Siro, presso un pregiudicato di sessant&#8217;anni poi coinvolto in una rapina. Ma a quanto risulta Di Muro non ha mai abitato nell&#8217;appartamento al quarto piano (ora vuoto perché abbandonato dall&#8217;assegnatario), e neppure ha mai ricevuto corrispondenza. La vittima aveva precedenti penali per reati patrimoniali (assegni post datati e in bianco) ma a suo carico, al momento, non risulterebbero protesti. </span><span style="color:#000000;"><strong>Due anni fa era stato coinvolto nell&#8217;operazione Metallica della Dia di Milano perché legato al gruppo guidato da Pepé Onorato, boss della &#8216;ndrangheta</strong></span><span style="color:#000000;">. (</span><span style="color:#000000;"><em>cg</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=343&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Milano, ucciso in strada colpi di pistola</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni di Muro]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: http://milano.repubblica.it
Un pregiudicato legato alla criminalità siciliana e calabrese, Giovanni di Muro, 41 anni, originario di Salerno, è stato ucciso per strada a Milano in piazza Axum, zona San Siro. Secondo le prime informazioni, l&#8217;uomo sarebbe stato raggiunto da alcuni colpi di pistola al torace mentre si trovava in piazza Axum all&#8217;angolo con via dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=335&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: http://milano.repubblica.it</em></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#262626;">Un pregiudicato legato alla </span><span style="color:#262626;"><strong>criminalità siciliana e calabrese</strong></span><span style="color:#262626;">, </span><span style="color:#262626;"><strong>Giovanni di Muro</strong></span><span style="color:#262626;">, 41 anni, originario di Salerno, è stato ucciso per strada </span><span style="color:#262626;"><strong>a Milano in piazza Axum</strong></span><span style="color:#262626;">, zona San Siro. Secondo le prime informazioni, l&#8217;uomo sarebbe stato raggiunto da alcuni colpi di pistola al torace mentre si trovava in piazza Axum all&#8217;angolo con via dei Rospigliosi. Delle indagini si sta occupando la polizia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#262626;">(5 novembre 2009)</span></span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/335/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=335&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Arrestato pregiudicato vicino a Cosa Nostra</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 11:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Busto Arsizio]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Rinzivillo]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: http://varesenerws.it
Le manette in esecuzione di un ordine emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano
Nella serata di ieri, a conclusione di una intensa attività investigativa, la Squadra Mobile di Varese, in collaborazione con il Commissariato di Busto Arsizio, ha arrestato il pregiudicato I. M., di 39 anni, colpito da un ordine di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=332&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: <a href="http://varesenerws.it/">http://varesenerws.it</a></em></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Le manette in esecuzione di un ordine emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano</em></span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">Nella serata di ieri, a conclusione di una intensa attività investigativa, la Squadra Mobile di Varese, in collaborazione con il Commissariato di Busto Arsizio, ha arrestato il pregiudicato </span><span style="color:#000000;"><strong>I. M., di 39 anni</strong></span><span style="color:#000000;">, colpito da un ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano. L&#8217;uomo deve espiare la pena residua di 6 anni e un mese di reclusione per reati contro il patrimonio e violazione alla legge sulle armi.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Secondo gli investigatori I.M., nei suoi trascorsi criminali, annovera innumerevoli precedenti penali, che vanno dalla detenzione di sostanze stupefacenti al furto ed alla rapina, dalla ricettazione alla violazione della legge sulle armi.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Nel 1999 veniva tratto in arresto dalla Squadra Mobile, nell’ambito dell’operazione “Pantagruel”, poiché gravemente indiziato di appartenere ad un gruppo criminale dedito a furti compiuti ai danni di TIR, che aveva tra l&#8217;altro la disponibilità di un <strong>fucile mitragliatore Kalashnikov ed 8 bombe a mano</strong>.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Nello stesso anno, veniva colpito da una ordinanza di custodia cautelare in carcere insieme ad altri pregiudicati, per il possesso di <strong>4 fucili mitragliatori</strong> e del relativo munizionamento.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Negli anni 2000 è stato arrestato ancora a seguito di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Caltanissetta per <strong>associazione a delinquere di stampo mafioso</strong>, nell’ambito dell’operazione “Tagli pregiati”.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">Attualmente, I.M. </span><span style="color:#000000;"><strong>è titolare di due imprese edili</strong></span><span style="color:#000000;"> con sede a </span><span style="color:#000000;"><strong>Busto Arsizio</strong></span><span style="color:#000000;"> ed è ritenuto soggetto contiguo alla cosca dei </span><span style="color:#000000;"><strong>Rinzivillo</strong></span><span style="color:#000000;">, appartenente a Cosa Nostra siciliana.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">L’uomo, che nei mesi scorsi si era già allontanato poiché al corrente dell’esistenza di un provvedimento restrittivo a suo carico, è stato catturato nei pressi della propria abitazione mentre rientrava con la moglie da una ignota località.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#535353;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">3/11/2009<br />
<span style="color:#000000;font-family:Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;font-size:13px;"><a href="mailto:redazione@varesenews.it"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">redazione@varesenews.it</span></span></span></a></span></span></span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/332/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=332&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">massimobrugnone</media:title>
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		<title>Case popolari, il racket si allarga al Giambellino</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/10/09/case-popolari-il-racket-si-allarga-al-giambellino/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 03:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Cardinale]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Frediano Manzi]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Pesco]]></category>
		<category><![CDATA[Priolo]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: http://www.milanocronaca.com
Nuovo video dell&#8217;associaizone Sos racket e usura. La testimonianza di un abitante di via Vespri Siciliani
La denuncia
 
 
 
In un video realizzato dall&#8217;associazione Sos racket e usura Giovanna Pesco, 57 anni, soprannominata la Gabetti, contratta la vendita di un appartamento da occupare abusivamente
La donna, che fa parte della famiglia di origini siciliane Pesco-Priolo-Cardinale, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=308&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>fonte: http://www.milanocronaca.com</em></p>
<p>Nuovo video dell&#8217;associaizone Sos racket e usura. La testimonianza di un abitante di via Vespri Siciliani</p>
<p><strong>La denuncia</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><a href="http://www.milanocronaca.com/home/racket/sos_inchiesta_o1.jpg?attredirects=0"><em> </em></a></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>In un </em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=up9SK0diQsA" target="_blank"><em>video </em></a><em>realizzato dall&#8217;associazione Sos racket e usura Giovanna Pesco, 57 anni, soprannominata la Gabetti, contratta la vendita di un appartamento da occupare abusivamente<br />
</em><em>La donna, che fa parte della famiglia di origini siciliane Pesco-Priolo-Cardinale, illustra tutto il business del racket di Niguarda. Per un appartamento da occupare si chiedono dai 1.500 ai 3 mila euro<br />
Il capostipite della famiglia, Francesco Pesco (deceduto), era sospettato di avere legami con la mafia palermitana</em></p>
<p><strong>Un&#8217;altra pagina</strong>, un altro video sul racket delle case popolari a Milano. Dopo il caso di Niguarda con <em>la</em> <em>signora Gabetti</em> di via Padre Luigi Monti, l&#8217;associaizone <a href="http://www.sos-racket-usura.org/">Sos racket e usura</a> ha realizzato un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bJH0_7Dkn7I" target="_blank">nuovo video</a> sulla situazione delle occupazioni abusive. Un filmato che risponde alle affermazioni del vicesindaco Riccardo De Corato che in una conferenza stampa aveva contestato i dati dell&#8217;associazione e parlato di &#8220;balle e falsità destituite di ogni fondamento&#8221;. &#8220;In questo video &#8211; spiega il presidente dell&#8217;associazione <strong>Frediano Manzi</strong>, che nei giorni scorsi è stato pubblicamente minacciato dagli affittacase di Niguarda (la famiglia Pesco-Priolo-Cardinale) - è stata raccolta la testimonianza drammatica di una donna anziana che vive a Milano nel ghetto di Via Vespri Siciliani, 71&#8243;.</p>
<p><strong>Nei prossimi giorni </strong>sul sito dell&#8217;associazione Sos racket e usura, saranno pubblicati altri video nei quartieri popolari di Milano, &#8220;portando così all&#8217;identificazione certa che, in almeno cinque zone di Milano (ma sono molte di più&#8230;), esistono <strong>organizzazioni criminali che da anni controllano sia l&#8217;assegnazione delle case popolari agli abusivi che lo spaccio di sostanze stupefacenti</strong>&#8220;.Per l&#8217;associazione, ora servono risposte &#8220;da tutta quella classe politica Milanese che negli ultimi vent&#8217;anni ha permesso e tollerato che tutto ciò accadesse negli appartamenti di proprietà della pubblica amministrazione.<br />
Sono stati creati dei ghetti, delle zone franche, delle terre di nessuno, senza mai intervenire&#8221;. &#8220;I quartieri che abbiamo girato a Milano &#8211; prosegue Manzi  - sono immersi nel degrado, nell&#8217;abbandono, nell&#8217;incuria e nella mala gestione dovuta all&#8217;assenza delle Istituzioni. Le uniche &#8220;istituzioni&#8221; che abbiamo incontrato erano gli uomini e le donne dei &#8220;clan&#8221;, quelli che dettano le regole ed impongono la &#8220;legge&#8221;. Sono gli uomini e le donne dell&#8217;Antistato. Non eravamo a Milano quando parlavamo con le persone ma eravamo a Scampia, al Brancaccio, allo Zen&#8221;.</p>
<p><strong>E l&#8217;associazione</strong> ha raccolto le voci dei residenti, spesso anziani: &#8220;Ci hanno raccontato il loro terrore, di non poter andare in ospedale, in ferie, per paura che gli occupassero la casa. Ci hanno chiesto perché i loro nipotini non possono giocare nei cortili come tutti i bambini dei quartieri ricchi di Milano, perché nei loro si spaccia davanti a tutti&#8221;.</p>
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		<title>Torna in cella Alfredo Bono. L&#8217;amico degli amici</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 20:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Bono]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
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		<description><![CDATA[fonte: http://www.milanocronaca.com

Alfredo &#8220;il lungo&#8221; tradito da un residuo di pena. Dal resort di Milano 3 al carcere di Parma






 Chi è?
Alferdo Bono, 73 anni, detto il Lungo. Uomo d&#8217;onore, amante del gioco d&#8217;azzardo
 Originario di Palermo, a Milano risulta residente in via De Cristoforis, 6 
Ma da diversi anni viveva nel residence Club resort di Milano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=303&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div dir="ltr"><em>fonte: http://www.milanocronaca.com</em></div>
<div>
<div dir="ltr">Alfredo &#8220;il lungo&#8221; tradito da un residuo di pena. Dal resort di Milano 3 al carcere di Parma</div>
</div>
<table border="0" cellspacing="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<div dir="ltr">
<h3><a name="TOC-Chi-"></a> Chi è?</h3>
<div><em>Alferdo Bono, 73 anni, detto il Lungo. Uomo d&#8217;onore, amante del gioco d&#8217;azzardo</em></div>
<div><em> Originario di Palermo, a Milano risulta residente in via De Cristoforis, 6</em><em> </em></div>
<div><em>Ma da diversi anni viveva nel residence Club resort di Milano 3. </em><em>La città costruita da Silvio Berlusconi </em></div>
<div><em>Insieme a Ugo Martello e Gaetano Fidanzati rappresenta la triade di Cosa Nostra a Milano</em></div>
</div>
</td>
<td>
<div dir="ltr">
<div><strong>Il signor Alfredo</strong>, in cella non ci starà per molto. E non è colpa dei suoi 73 anni, che si sa “sono incompatibili con la detenzione”. Semplicemente il signor Alfredo, Alfredo &#8220;il Lungo&#8221;, di galera uscirà in fretta</p>
<div style="display:inline;float:left;margin:5px 10px 0 0;"><a href="http://www.milanocronaca.com/home/bono/Milano%203.jpg?attredirects=0"><img src="http://www.milanocronaca.com/_/rsrc/1253040879207/home/bono/Milano%203.jpg?height=140&amp;width=200" border="0" alt="" width="200" height="140" /></a></div>
<p>come ha sempre fatto. Con le sue gambe e a testa alta verso la giustizia. Lui è Alfredo Bono, e da sempre è considerato uno dei più importanti referenti di Cosa Nostra a Milano. E’ lui, infatti, il terzo nome della triade formata da Gaetano Fidanzati (ora latitante) e Ugo Martello, che secondo l&#8217;antimafia rappresenta il vertice di cosa nostra in Lombardia. Lui, fratello del famoso boss Giuseppe “Pippo” Bono, nella vita la galera l’ha sempre scampata. Fin dai tempi del maxi-processo di Palermo, quello di Falcone, di Riina, di Buscetta e Giuseppe Greco. Così nei giorni scorsi quando le forze dell’ordine lo sono andate a prendere nel suo appartamento al residence Club resort di Milano 3 <em>(nella foto)</em> – lussuosa struttura a 4 stelle affacciata sul lago dei cigni nella città-rifugio costruita da Silvio Berlusconi -, ecco quando gli agenti lo hanno preso e caricato in macchina lui, come al solito, non deve aver fatto una piega.</p>
</div>
<div></div>
<div><strong>Del resto lui</strong>, nel residence con le terrazze verdi e gli arredi dorati, ci viveva ormai da qualche anno (anche se la residenza è ancora in via De Cristoforis, 6 a Milano) e mai e poi mai aveva creato problemi. A guardarlo entrate e uscire elegante e cordiale, semmai, poteva sembrare un distinto ex dirigente ormai in pensione. L’unica passione, la passione del gioco d’azzardo, dei casinò e delle bische, l’aveva celata sempre senza ma dare nell’occhio. Oggi il signor Alfredo è nel penitenziario di Parma, dove l’hanno portato le forze dell’ordine per un residuo di pena dei 17 anni di reclusione ai quali era stato condannato. Secondo i suoi legali, Luca Cianferoni e Riccardo Donzelli, Bono però uscirà presto: “Tra una precedente detenzione di circa otto anni, l&#8217;indulto, e gli sconti per buona condotta nella precedente carcerazione, potrebbe uscire entro un anno&#8221;. E, conoscendo Alfredo &#8220;il Lungo&#8221; c’è da giurarci. (<em>cg/gt)</em></div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Adesso il padrino parla milanese</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/04/25/adesso-il-padrino-parla-milanese/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 09:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Barbaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Papalia]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: http://espresso.repubblica.it

di Paolo Biondani e Mario Portanova
Imprenditori del Nord che entrano nelle cosche: non più vittime ma veri mafiosi. Pronti a eliminare la concorrenza e sfruttare la crisi.
È il nuovo volto dei clan dove la violenza è al servizio degli affari


Anche il Nord sta imparando a convivere con la mafia. Dopo decenni di infiltrazione nei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=246&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;"><em>fonte: http://espresso.repubblica.it<br />
</em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><em>di Paolo Biondani e Mario Portanova</em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><em><strong>Imprenditori del Nord che entrano nelle cosche: non più vittime ma veri mafiosi. Pronti a eliminare la concorrenza e sfruttare la crisi.<br />
È il nuovo volto dei clan dove la violenza è al servizio degli affari</strong></em></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:.08cm;"><img class="alignleft" style="border:0 none;" src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm2/eol/2009/04/23/794230.pjpeg" border="0" alt="" width="250" height="180" align="bottom" /></p>
<p style="margin-bottom:0;">Anche il Nord sta imparando a convivere con la mafia. Dopo decenni di infiltrazione nei traffici illeciti e nel reimpiego dei capitali, le nuove inchieste svelano i sintomi di una malattia più profonda: decine di imprenditori e professionisti scendono a patti con i clan. E ne &#8220;strumentalizzano i vantaggi competitivi&#8221;: si finanziano con capitali sporchi; ottengono protezione criminale; si prestano a dividere e reinvestire i profitti di droga ed estorsioni; affidano alla violenza dei clan il recupero dei crediti; ordinano attentati contro i concorrenti. Fino a diventare, come avvertono i magistrati più esperti, &#8220;imprenditori organici alle più pericolose cosche del sud&#8221;. Un&#8217;escalation che la crisi economica sta amplificando.</p>
<p>Nell&#8217;ultima relazione annuale al Parlamento, il <strong>pm Ferdinando Pomarici, capo dell&#8217;Antimafia a Milano</strong>, ha denunciato &#8220;l&#8217;occupazione criminosa di interi settori economici caratterizzati da difficoltà finanziarie&#8221;. Già negli anni Novanta le società della <strong>&#8216;ndrangheta</strong> si erano impadronite di luoghi simbolo come la <strong>Torre Velasca</strong> e la <strong>Galleria Vittorio Emanuele</strong>. Ora il procuratore stila un impressionante elenco di &#8220;imprese mafiose&#8221; che puntano a un &#8220;sostanziale monopolio&#8221; in mezza Lombardia: le attività a rischio sono, nell&#8217;ordine, &#8220;edilizia, immobiliare, centri commerciali, alimentari, sicurezza, discoteche, appalti, garage, bar e ristoranti, sale da gioco, distributori, cooperative di servizi, trasporti&#8221;.</p>
<p>Nel marzo scorso un&#8217;inchiesta ha dimostrato per la prima volta la partecipazione diretta di un cartello di cosche calabresi nelle grandi opere pubbliche come l&#8217;<strong>alta velocità ferroviaria</strong> e l&#8217;<strong>ampliamento dell&#8217;autostrada A4</strong>. In cella sono finiti i <strong>boss-imprenditori del clan Paparo</strong>, che da <strong>Cologno Monzese</strong>, tra un affare e l&#8217;altro, spedivano bazooka in Calabria. Il problema è che le loro aziende in teoria non avrebbero potuto comparire. Per aiutarle si sono mosse, secondo carabinieri e magistrati, <strong>imprese del Nord pronte ad affidare &#8220;subappalti totalmente in nero&#8221;</strong>. La <strong>Locatelli spa</strong> è un&#8217;azienda che gestisce 160 cantieri tra Milano e Bergamo. Le Ferrovie dello Stato pretendono il rispetto delle norme antimafia: vietato subappaltare più del 2 per cento dei lavori. A quel punto un manager rigorosamente lombardo suggerisce ai calabresi come nascondere le insegne del clan: &#8220;Sui camion schiaffaci due targhette Locatelli, così le Ferrovie non dicono niente&#8221;. I colletti bianchi del Nord arrivano a fabbricare &#8220;un falso contratto retrodatato&#8221; per occultare l&#8217;esistenza stessa del subappalto: &#8220;Abbiamo superato il 2 per cento, capisci&#8230; Sono cose serie, perché qui diventa la famosa legge antimafia, è un casino&#8230; Adesso sentirò l&#8217;avvocato, io direi che tutte quelle bolle le facciamo sparire&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Il capo della contabilità di tutte le imprese del clan Paparo si chiama <strong>Mirko Sala</strong>, ha 36 anni, è nato a Vimercate e abita a Concorezzo, eppure è stato arrestato come presunto &#8220;associato alla &#8216;ndrangheta&#8221;. Il <strong>pm Mario Venditti</strong> aveva chiesto il carcere anche per il manager bergamasco della Locatelli. Il <strong>gip Caterina Interlandi</strong> lo ha negato con questa illuminante motivazione: l&#8217;impresa lombarda falsifica le carte &#8220;non per favorire il clan, ma per tutelare se stessa e continuare a lavorare in nero&#8221;. Quanto al manager, ha &#8220;innegabilmente&#8221; aiutato i Paparo a &#8220;eludere le norme antimafia&#8221;, ma questa &#8220;è solo una contravvenzione per cui l&#8217;attuale legge non consente l&#8217;arresto&#8221;.</p>
<p>In attesa che la classe politica rattoppi questo e altri strappi nei codici, le imprese mafiose diventano sempre più competitive. Le banche strozzano il credito? Ci si finanzia con la cocaina. I rifiuti tossici costano? C&#8217;è l&#8217;<strong>imprenditore di Desio che offre una discarica abusiva</strong>. Un sindacalista dei facchini disturba le cooperative calabresi alla Sma-Auchan di Segrate? I mafiosi gli fanno &#8220;spaccare la testa&#8221;.</p>
<p>Al Nord le cosche cominciano a trovare anche complici a pieno titolo. <strong>Maurizio Luraghi</strong>, nato a Rho 55 anni fa, e sua moglie, <strong>Giuliana Persegoni</strong>, sono stati arrestati in luglio come &#8216;teste di legno&#8217; del <strong>clan Barbaro-Papalia</strong>, il più potente del Nord. Con la sua società <strong>Lavori stradali srl</strong>, Luraghi acquisiva commesse edilizie e le spartiva tra i membri del clan. Intercettato mentre nomina Domenico Barbaro e Rocco Papalia, l&#8217;imprenditore di Rho è commosso: &#8220;Tutti questi capannoni li abbiamo fatti noi&#8230; Tutto Buccinasco, il centro commerciale, li abbiam fatti io, Domenico e Rocco&#8230; Una città, abbiamo fatto&#8221;.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Almeno per ora, le voci dei mafiosi continuano a restare incise nelle intercettazioni della Dia. &#8220;Facciamo saltare te e il tuo capannone&#8221;. Con questa minaccia, seguita dal pestaggio di un agente immobiliare, un imprenditore di Gorgonzola viene costretto a &#8220;svendere a costo zero&#8221; tutto il suo patrimonio: capannoni, uffici, abitazione, seconda casa e villa all&#8217;isola d&#8217;Elba. L&#8217;estorsione è gestita dagli scagnozzi di <strong>Pepè Onorato</strong>, boss della &#8216;ndrangheta a Milano. Ma i<strong>l vero mandante</strong>, secondo l&#8217;antimafia, <strong>è un lombardo doc: Marino Bonalumi</strong>, ricco stampatore con aziende tra Milano e Bergamo. La sua è una storia simbolo di vittima dei mafiosi che ne diventa complice. All&#8217;inizio i calabresi gli bruciano un capannone a Gessate. Ma lui non li denuncia, perché sotto c&#8217;è una storia inconfessabile di usure ed estorsioni, da cui Bonalumi si emancipa alleandosi ai boss. Un editore di La Spezia, suo debitore, è costretto a caricare tutti i suoi libri su 30 Tir, prima di fallire. Per almeno tre anni, Bonalumi e altri fiduciari lombardi tra cui <strong>Gianfranco Montali</strong>, <strong>ex presidente dell&#8217;Imperia calcio</strong>, avrebbero reinvestito il fiume di soldi incassati dai calabresi con la cocaina. E il canale più sicuro sono le <strong>&#8216;cartiere&#8217;</strong>: società-schermo che producono solo fatture false, aiutando decine di imprenditori del Nord a evadere le tasse. In cambio ai boss resta dal 30 al 50 per cento. Chi non paga salta in aria, ma non denuncia, perché il nero capovolge i ruoli: i lombardi &#8220;sono costretti all&#8217;omertà&#8221;, annotano sconsolati i pm, mentre &#8220;sono i boss a minacciare di avvisare la Finanza&#8221;.</p>
<p>Una storia di &#8216;cartiere&#8217;, secondo l&#8217;accusa, spiega anche il massacro dell&#8217;imprenditore bresciano <strong>Angelo Cottarelli</strong>, ucciso con la moglie e il figlio 17enne nell&#8217;agosto 2006. <strong>Il procuratore</strong> di Brescia, <strong>Fabio Salamone</strong>, da quella e altre indagini ha ricavato una convinzione: &#8220;Al Sud c&#8217;è omertà per paura, al Nord comincia a esserci omertà per interesse&#8221;. Interesse che può valere decine di milioni lungo i canali del grande riciclaggio: a Milano hanno fatto scalpore i recenti arresti di avvocati rispettati come <strong>Giuseppe Melzi</strong> e <strong>Paolo Sciumè</strong>.</p>
<p>La droga garantisce capitali enormi. E i colletti bianchi, all&#8217;occorrenza, si sporcano le mani. Un solo esempio. Secondo la squadra mobile di Milano, l&#8217;ufficio di <strong>Ivano Mondini</strong>, 48 anni, di Cremona, era diventato la base del narcotraffico dalla Colombia organizzato dal <strong>clan Morabito-Palamara</strong>, infiltrato nell&#8217;<strong>Ortomercato di Milano</strong>. Una microspia lo ha intercettato mentre spiega come trasportare la droga: &#8220;Su una macchina più di 50 chili non puoi mettere, meglio un camper&#8221;. Mondini è stato arrestato nel 2007, quando la polizia ha fermato il suddetto camper con 206 chili di coca pura.</p>
<p>Cosa nostra e &#8216;ndrangheta ormai si spartiscono intere province anche al Nord. &#8220;<strong>I gelesi controllano estorsioni e spaccio nella zona est, tra Busto e la statale varesina</strong>&#8220;, scrive il procuratore Pomarici: &#8220;<strong>Ai calabresi tocca la parte ovest fino a Malpensa</strong>. Dalle indagini dei carabinieri sembra che nella zona non vi sia un cantiere edile che non paghi il pizzo, come numerosi esercizi commerciali&#8221;. A confermarlo è &#8220;un&#8217;escalation di attentati incendiari, sparatorie, ferimenti e omicidi&#8221; in tutti i paesi attorno all&#8217;aeroporto.</p>
<p>In questo nuovo quadro, i fondi miliardari annunciati per l&#8217;Expo 2015 stanno già mobilitando la &#8216;ndrangheta. Nei comuni destinati a ospitare i maxi-cantieri stanno rinascendo le cellule dei clan (in gergo, &#8216;locali&#8217;), favorite anche da scarcerazioni di vecchi boss e matrimoni combinati. I finanzieri dello Scico segnalano già dal novembre 2008 un vero boom di &#8220;prestiti a strozzo strumentali all&#8217;acquisizione di imprese sane&#8221;, facilitata dallo &#8220;sfavorevole andamento dell&#8217;economia e sovraindebitamento di famiglie e aziende&#8221;. Secondo lo Scico, sarebbero <strong>&#8220;oltre 150 mila i piccoli imprenditori coinvolti in rapporti usurari-estorsivi&#8221;, di cui &#8220;almeno 50 mila con clan mafiosi&#8221;</strong>.</p>
<p>Questa &#8220;eversione del mercato&#8221;, come la definisce il <strong>pm Vincenzo Macrì</strong>, è &#8220;ormai diffusa a livello nazionale&#8221;. In Piemonte e Lombardia la &#8216;ndrangheta ha creato una sorta di <strong>&#8216;cupola del Nord&#8217;</strong>. Il nuovo modello di mafia economica diffusa sta influenzando anche Cosa Nostra. A Modena, segnalano i pm, &#8220;è emersa la presenza di famiglie mafiose siciliane&#8221;, che utilizzano &#8220;soggetti formalmente estranei come intestari fittizi di beni e imprese anche negli appalti&#8221;. In Liguria, dove nel dicembre 2008 risultano attivi 15 clan calabresi, &#8220;la &#8216;ndrangheta di Ventimiglia ha una funzione di regia&#8221;. Mentre <strong>Cosa Nostra ora punta al controllo del porto di La Spezia</strong>: un &#8220;ingente riciclaggio&#8221; che segue il modello dell&#8217;&#8221;infiltrazione nei cantieri navali di Palermo&#8221;. Una vera tradizione è anche l&#8217;infiltrazione nei casinò: un cambiavalute di Sanremo, Luigi Raiteri, è l&#8217;ultimo arrestato come presunto riciclatore della &#8216;ndrangheta.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Anche la camorra ha trovato soci al Nord, in particolare in Emilia. Per misurare pregi e difetti di certe alleanze, è emblematica una telefonata di <strong>Aldo Bazzini</strong>, immobiliarista di Solignano (Parma) condannato in primo grado per riciclaggio a favore dei casalesi. Una sua figlia acquisita è la moglie di <strong>Pasquale Zagaria, fratello del superlatitante Michele</strong>. Bazzini lo conferma a un avvocato: &#8220;Ha sposato un grosso boss&#8230; Fa la vita da ricchissima, da arabi: tutti ai suoi piedi. Certo non può uscire dalla villa, però quando vanno in giro, stanno nei migliori alberghi del mondo&#8230;&#8221;. Il legale domanda: &#8220;Ma lui la rispetta?&#8221;. E Bazzini risponde: &#8220;Sì, sì. Per la famiglia quelli lì sono meglio di noi!&#8221;</p>
<p style="margin-bottom:0;">(23 aprile 2009)</p>
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		<title>Imponevano il pizzo a Milano &#8211; MAFIA VOLEVA UCCIDERE SINDACO GELA</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 06:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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 GELA (CALTANISSETTA)  &#8211; I boss mafiosi di Gela avrebbero imposto il pagamento del pizzo anche alle imprese siciliane che si aggiudicavano appalti pubblici a Milano. Gli imprenditori avrebbero dovuto pagare &#8220;la protezione&#8221; anche se svolgevano lavori in città del Nord Italia e non solo in Sicilia. E&#8217; quanto emerge da una inchiesta che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=244&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>fonte: www.ansa.it</p>
<p><img class="section_image_not" src="http://www.ansa.it/webimages/mida/medium/22/7f7ec6c17b1597207ce560489ace115a.jpg" border="0" alt="" hspace="10" align="left" /> GELA (CALTANISSETTA)  &#8211; <strong>I boss mafiosi di Gela avrebbero imposto il pagamento del pizzo anche alle imprese siciliane che si aggiudicavano appalti pubblici a Milano</strong>. Gli imprenditori avrebbero dovuto pagare &#8220;la protezione&#8221; anche se svolgevano lavori in città del <strong>Nord Italia</strong> e non solo in Sicilia. E&#8217; quanto emerge da una inchiesta che ha portato la polizia di Stato all&#8217;arresto di due persone. I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal <strong>gip del tribunale di Caltanissetta</strong> su richiesta della <strong>Direzione distrettuale antimafia nissena</strong> che ha coordinato l&#8217;indagine della Squadra mobile e del commissariato di Gela. L&#8217;indagine punta sul <strong>gruppo mafioso degli Emmanuell</strong>o che fanno capo a <strong>Cosa nostra</strong>, il quale è strutturato in organismi territoriali che operano unitariamente, o in stretta collaborazione, in varie zone del territorio nazionale e all&#8217;estero.</p>
<p>Gli agenti della Squadra mobile di Caltanissetta e del commissariato di Gela hanno arrestato <strong>Maurizio Saverio La Rosa</strong>, di 40 anni e <strong>Maurizio Trubia</strong>, di 41, entrambi di Gela. Sono accusati di associazione mafiosa e di aver imposto il pagamento del <strong>&#8220;pizzo&#8221; a imprese di Gela che effettuavano lavori pubblici anche a Milano</strong>. I due indagati dovranno pure rispondere dell&#8217;aggravante di aver fatto parte di un&#8217;<strong>associazione armata</strong>, che aveva disponibilità di esplosivo ed armi. L&#8217;indagine, coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Caltanissetta, ha consentito di individuare gli attuali reggenti di Cosa nostra di Gela che fanno parte del gruppo Emmanuello, e di stroncare sul nascere un serio tentativo di ricostituzione di questo pericoloso clan. L&#8217;inchiesta si basa su intercettazioni e sul contributo offerto da <strong>un imprenditore di Gela, che ha denunciato le estorsioni</strong>, e sulle nuove<strong> dichiarazioni del boss mafioso Carmelo Barbieri</strong>, che sta collaborando con i pm della Direzione distrettuale antimafia.<strong></p>
<p>PM, VOLEVANO UCCIDERE SINDACO GELA E IMPRENDITORI </strong><br />
L&#8217;inchiesta che stamani ha portato all&#8217;arresto di due persone per associazione mafiosa, fa emergere che il gruppo mafioso degli Emmanuello stava preparando un <strong>attentato per uccidere il sindaco di Gela, Rosario Crocetta</strong> <strong>e alcuni imprenditori</strong>. I boss volevano uccidere gli imprenditori gelesi che negli ultimi anni hanno collaborato con le forze dell&#8217;ordine e la magistratura nella lotta al racket delle estorsioni, e contro Rosario Crocetta per la sua attività di sindaco antimafia. Gli inquirenti sostengono che il pericolo di attentati sarebbe stati attuale ed imminente. Per questo motivo la procura distrettuale antimafia ha chiesto con estrema urgenza il provvedimento cautelare al gip. Il progetto di uccidere Crocetta si inquadra anche nelle campagne di stampa e le iniziative amministrative prese dal sindaco per riaffermare la legalità a Gela.</p>
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		<title>I locali alla moda, le pizzerie per le famiglie, i palazzi in centro. La criminalità al Nord non investe in Borsa, ma in attività economiche che ci riguardano molto da vicino</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 15:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lì in riva all’Idroscalo di Milano, la megadiscoteca Café Solaire crea quasi un effetto spiaggia, una goduria nelle notti afose dell’estate milanese. Musica house, ombrelloni e tavolini, birre ghiacciate e mojito, camicie aperte e piercing all’ombelico,. Per entrare a divertirsi, ragazze e ragazzi pagano dai 12 ai 18 euro. Non possono sapere che i loro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=220&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span>Lì in riva all’Idroscalo di Milano, la megadiscoteca <strong>Café Solaire</strong> crea quasi un effetto spiaggia, una goduria nelle notti afose dell’estate milanese. Musica house, ombrelloni e tavolini, birre ghiacciate e mojito, camicie aperte e piercing all’ombelico,. Per entrare a divertirsi, ragazze e ragazzi pagano dai 12 ai 18 euro. Non possono sapere che <strong>i loro soldi finiranno nelle tasche della ‘ndrangheta</strong>. Per l’esattezza, <strong>in quelle del clan di Franco Coco Trovato</strong>, uno dei più feroci boss del Nord Italia, <strong>legato ai De Stefano di Reggio Calabria</strong>, condannato all’ergastolo per omicidio, traffico di droga, associazione mafiosa. Nel dicembre 2006, il Café Solaire è finito sotto sequestro, insieme alla <strong>pizzeria biologica Bio Solaire</strong> e alla <strong>discoteca Madison</strong>, in un’operazione della <strong>Direzione distrettuale antimafia di Milano</strong>. Secondo l’accusa il gestore dei locali, <strong>Vincenzo Falzetta</strong> detto “banana”, era il referente imprenditoriale del clan, quello che aveva il compito di reinvestire nell’economia pulita gli enormi profitti illeciti derivati soprattutto dalla vendita di cocaina. “Si era così costituita una catena di locali pubblici, in cui fra l’altro lavoravano quasi solo parenti o persone legate alla ‘famiglia’”, si legge nella Relazione sulla ‘ndrangheta redatta dal presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione e approvata il 20 febbraio 2008, “che rispondevano a una pluralità di esigenze: riciclare la liquidità in eccesso, spacciare all’interno di essi o intorno a essi altra cocaina e usare i locali, al riparo da occhi indiscreti, per riunioni strategiche” (la relazione è disponibile sul nostro sito www.altreconomia.it). Ora il locale ha cambiato gestione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Leggenda vuole che la mafia salga al Nord soltanto per investire in Borsa e riciclare i soldi in complicate architetture finanziarie internazionali. La realtà è completamente diversa. <strong>In Lombardia, in Piemonte e in altre regioni “non tradizionali” non esistono soltanto colletti bianchi, ma padrini e picciotti che all’occorrenza sparano</strong>. E quando gli investigatori svelano il loro patrimoni, non trovano quote di fondi e conti correnti alle Bahamas, ma palazzi, appartamenti, box, negozi, bar, ristoranti, locali notturni, autorimesse, concessionarie, imprese edili, società commerciali, cooperative di servizi. I soldi della mafia non scappano lontano, al contrario restano sotto casa conquistano pezzi delle nostre città, quando addirittura non li costruiscono (vedi articolo a pagina 11). Se abitiamo al Nord, la mafia ci sembra una cosa lontana, invece può toccarci direttamente nei modi più impensabili<strong>. Il night club “For a King”</strong>, per esempio, stava <strong>in un edificio di proprietà della Sogemi</strong>, la <strong>società municipalizzata che gestisce l’Ortomercato di Milano</strong>, dunque pagava l’affitto alla collettività dei cittadini, almeno per l’unico mese in cui è rimasto aperto. <strong>Il 3 maggio 2007 è stato sigillato perché faceva capo a un personaggio legato a Salvatore Morabito, un narcotrafficante della ‘ndrangheta di Africo</strong>. Indagando su di lui, la Squadra mobile di Milano aveva bloccato in quei giorni l’importazione di un carico di 207 chili di cocaina pura all’81 per cento. L’Ortomercato, dove ogni mattina si riforniscono fruttivendoli e supermercati di tutto il Nord Italia, è da decenni un punto di incontro tra economia legale e illegale. <strong>Morabito entrava nella struttura in Ferrari, con un pass da facchino rilasciato dalla Sogemi.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Gran parte dei proventi della cocaina sono investiti in immobili residenziali, e ogni clan possiede patrimoni di tutto rispetto, naturalmente gestiti attraverso società pulite e presentabili. Quello di <strong>Costantino Mangeruca</strong>, legato alla <strong>cosca crotonese Farao-Marincola</strong>, ammontava a 30 milioni di euro. Nell’ottobre del 2007 i carabinieri di Crotone lo hanno messo sotto sequestro: comprendeva numerose proprietà in Calabria e nell’hinterland di Milano: <strong>sei edifici a Pregnana Milanese e 25 appartamenti a Cornaredo</strong>, dove l’anziano pregiudicato risiedeva. I clan della zona a Ovest del capolouogo lombardo sono attivi nell’edilizia, nei mobilifici e nella gestione di bar, rivela un recente rapporto dell’antimafia milanese. Cosche di ‘ndrangheta possiedono <strong>esercizi pubblici a Pioltello e negozi di abbigliamento tra Inveruno, Cuggiono, Castano Primo; a Legnano si dedicano all’ingrosso e al dettaglio di prodotti ortofrutticoli, alle sale giochi e agli immancabili bar</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>È facile diventare clienti o inquilini della mafia, anzi, a volte non c’è scelta. Nel quartiere periferico di <strong>Quarto Oggiaro a Milano</strong>, “<strong>settecento delle quattromila case popolari gestite dall’Aler sono occupate abusivamente e con l’accesso controllato direttamente dagli uomini della ‘ndrangheta</strong>”, afferma la citata relazione Forgione. La <strong>famiglia Carvelli</strong>, originaria di Petilia Policastro (Crotone), controlla militarmente lo spaccio di droga nel quartiere. La mafia si può “consumare” anche nel bar di tutti i giorni. <strong>Il cavallo di Troia sono i videopoker</strong>. In Liguria, nel settore della macchinette da gioco si danno da fare organizzazioni legate a importanti famiglie di Cosa nostra, come <strong>i Madonia di Caltanissetta e gli Emanuello di Gela</strong>. Negli anni Novanta, spiega la relazione della Commissione parlamentare antimafia approvata il 18 gennaio 2006, l’organizzazione ha imposto i propri apparecchi a numerosi esercizi pubblici “ricorrendo a metodi mafiosi e nessuno degli esercenti ha denunciato i soprusi subiti”. I profitti “sono stati in parte investiti nel settore immobiliare, per l’acquisto di lussuosi appartamenti situati in zone residenziali di Genova, in parte utilizzati per il mantenimento delle famiglie degli associati detenuti”. Il gioco è uno dei settori a maggiore rischio di infiltrazione, a partire dalle Sale bingo, attività che si svolge per concessione dei Monopoli di Stato e, dicono le inchieste più recenti, interessa sempre di più Cosa nostra. Se ne trova conferma nei “pizzini” del boss <strong>Salvatore Lo Piccolo</strong>, considerato l’erede di Bernardo Provenzano e arrestato il 5 novembre 2007. È difficile scappare dai soldi della mafia. Sono troppi, la cocaina è il carburante della vita notturna di centinaia di migliaia di persone in tutto il Nord, dal Piemonte al Veneto. Ci si può mettere in macchina o salire su un treno, ma non serve a molto. Nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2008, <strong>il Procuratore generale di Milano Manlio Minale ha svelato l’interessamento della ‘ndrangheta negli appalti per due grandi opere in corso di realizzazione tra Milano e Torino: l’Alta velocità ferroviaria e il raddoppio dell’autostrada A4. 12</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>I movimenti di Buccinasco<br />
</span></strong><span>Ci sono zone del Nord dove la mafia ha il completo monopolio dell’edilizia, in particolare del movimento terra. Lo dice senza giri di parole la Commissione parlamentare antimafia nella relazione sulla ‘ndrangheta approvata quest’anno, lo confermano le strutture investigative specializzate, ma l’allarme non trova un centesimo della risonanza riservata all’“emergenza” sicurezza. Eppure quello che ha scritto l’antimafia è stato approvato all’unanimità da tutti i partiti: “Persino le minacce estorsive non sono necessarie quando, come nella maggioranza dei casi, si verte in realtà in una situazione di completo monopolio ed in ampie<strong> zone della Brianza o del triangolo Buccinasco-Corsico-Trezzano</strong> non è nemmeno pensabile che qualcuno con proprie offerte o iniziative ‘porti via il lavoro’ alle cosche calabresi che hanno le loro imprese diffuse sull’intero territorio”. Come ha spiegato alla Commissione <strong>il capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Ferdinando Pomarici</strong>, “in settori come quello dell’edilizia non è nemmeno necessaria l’intimidazione diretta poiché è sufficiente l’intimidazione ‘percepita’, cioè quella non esercitata con minacce aperte ma con la semplice ‘parola giusta al momento giusto’”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Buccinasco</span></strong><span>, cittadina dell’hinterland Sudovest di Milano, è <strong>nota come Platì 2</strong>, per il gran numero di immigrati arrivati dal paese dell’Aspromonte a partire dagli anni Sessanta. Compreso <strong>Antonio Papalia</strong>, considerato fino agli anni Novanta <strong>il più importante rappresentante della ‘ndrangheta al Nord</strong>, poi condannato all’ergastolo con altri membri della famiglia. Con il traffico di eroina e cocaina, i Papalia hanno accumulato un patrimonio stimato in parecchie decine di miliardi di lire, tanto da essere indicati come <strong>la famiglia mafiosa più ricca d’Italia</strong> prima che la scure di numerose confische si abbattesse sui loro beni. La loro <strong>prima ditta di movimento terra, la Tmt</strong>, risale al 1987. Oggi gran parte dei lavori di movimento terra di Buccinasco e dei comuni vicini -Corsico, Cesano Boscone, Trezzano sul Naviglio, Gaggiano- sono svolti da ditte legate al gruppo <strong>Papalia-Barbaro</strong> (un’altra importante famiglia della ‘ndrangheta di Platì, imparentata con i primi). Buccinasco si candida a essere un rifugio residenziale per milanesi stufi della città: il piano regolatore recentemente approvato prevede la costruzione di 1.500 nuovi alloggi che ospiteranno coppie e famiglie desiderose di verde e di pace. Le ruspe e i camion dei Papalia-Barbaro sono già al lavoro, in modo perfettamente legale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Beni confiscati, in un anno 200 milioni di euro<br />
</span></strong><span>Nel 2007, le mafie italiane hanno subito sequestri di denaro e beni per circa 200 milioni di euro. Il dato si ottiene dalle relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia e dà un’idea della potenza economica raggiunta dai clan. La loro presenza “fisica” in ciascuna Regione è dimostrata dal numero di immobili confiscati.<br />
La Lombardia è al quinto posto -dopo Sicilia, Campania, Calabria e Puglia- con 570 immobili. Seguono il Piemonte con 105, il Veneto con 77, l’Emilia-Romagna con 56, la Liguria con 26, il Trentino-Alto Adige con 15, il Friuli-Venezia Giulia con 11. </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Il caso Uba Uba<br />
</span></strong><span>Qualcuno ricorderà di esserci entrato almeno una volta, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, in quei negozi di abbigliamento a buon mercato, frequentati soprattutto da ragazzi. Erano 23  in tutta Italia, soprattutto al Nord. La catena si chiamava Uba Uba e faceva una pubblicità martellante alla radio: “Uba uba non teme la concorrenza”; “Uba uba, un’esplosione di convenienza”. Il titolare si chiamava <strong>Ubaldo Nigro</strong>, un quarantenne pugliese trapiantato a Milano, con numerosi precedenti per emissione di assegni a vuoto. Quando la polizia lo fermò, il 10 giugno 1993, gli trovò in casa 219 milioni di lire in contanti, ma il giro d’affari delle sue società si aggirava intorno ai 200 miliardi. Nigro risultò <strong>coinvolto nella rete del boss Franco Coco Trovato</strong>. Oltre che di reati legati ad armi e droga, la Direzione distrettuale antimafia di Milano lo accusò di essere un terminale per il riciclaggio dei profitti del clan. Nigro morì in carcere dopo poche udienze del processo, il 18 aprile 1995.</span></p>
<p class="MsoNormal"><em><span>AltraEconomia<br />
Agosto 2008</span></em></p>
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		<title>Mafia a Milano: è solo la conferma!</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/03/17/mafia-a-milano-e-solo-la-conferma/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 18:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[16.03.2009 
Ha decapitato la terza generazione di storiche famiglie della ‘ndrangheta calabrese attive in Lombardia l’operazione ‘Isola’, coordinata dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza e dalla Compagnia Carabinieri di Sesto San Giovanni, che, nella notte, ha portato a 20 arresti, di cui nove per associazione mafiosa. Le misure restrittive, disposte dal gip Caterina Interlandi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=139&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><strong>16.03.2009 </strong></em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Ha decapitato la terza generazione di storiche famiglie della ‘ndrangheta calabrese attive in Lombardia l’operazione ‘Isola’, coordinata dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza e dalla Compagnia Carabinieri di Sesto San Giovanni, che, nella notte, ha portato a </span><span style="font-size:small;"><strong>20 arresti</strong></span><span style="font-size:small;">, di cui nove per associazione mafiosa. Le misure restrittive, disposte dal gip Caterina Interlandi, su richiesta del pm della Direzione Distrettuale Antimafia Mario Venditti, sono state eseguite tra Milano, Taranto, Crotone e Catanzaro. I reati piu’ gravi contestati sono a</span><span style="font-size:small;"><strong>ssociazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto illegale di armi, tentato omicidio, estorsione</strong></span><span style="font-size:small;">. L’indagine era stata avviata oltre due anni fa nei confronti di una presunta associazione di tipo ‘ndranghetistico, secondo l’accusa, radicata a </span><span style="font-size:small;"><strong>Cologno Monzese</strong></span><span style="font-size:small;">. Le indagini hanno oggi portato al sequestro di armi (4 pistole ma da intercettazioni telefoniche e’ noto che l’organizzazione aveva a disposizione anche otto mitragliette leggere e un lanciarazzi) e denaro (100mila euro in banconote di grosso taglio). Ed e’ stato disposto il sequestro di beni mobili ed immobili e di attivita’ imprenditoriali per un valore di oltre </span><span style="font-size:small;"><strong>10 milioni di euro</strong></span><span style="font-size:small;">. Nel corso dell’operazione sono stati inoltre compiute 18 perquisizioni a carico di altri indagati a vario titolo coinvolti nell’indagine, in domicili e sedi di imprese in provincia di Milano, Como, La Spezia, Bergamo ed Alessandria. Secondo quanto riferito dal colonnello Giuseppe Spina, comandante del Gruppo Carabinieri di Monza, le indagini sono partite dopo che nella notte tra il </span><span style="font-size:small;"><strong>3 e il 4 ottobre scorso, colpi di arma da fuoco vennero esplosi a Cologno Monzese contro l’abitazione e la Mercedes di Marcello Paparo</strong></span><span style="font-size:small;">, imprenditore nato a Crotone 45 anni fa e </span><span style="font-size:small;"><strong>ritenuto il capo in Lombardia di un’organizzazione a cui facevano riferimento le ‘ndrine Barbaro, Nicoscia, Bubbo e Arena</strong></span><span style="font-size:small;">, che in Calabria, e soprattutto a Isola Capo Rizzuto, si sono contese il territorio con decine di omicidi. Nel monzese, ha sottolineato il pm Venditti, le cosche Nicoscia e Arena ”vanno invece a braccetto per realizzare affari: infiltrazione negli appalti e gestione di imprese”. La loro influenza si manifesta anche nei rapporti interni delle aziende che non si risolvono in contenziosi davanti al giudice del lavoro, ma con minacce. Due sono infatti gli episodi di tentato omicidio. Hanno riguardato il sindacalista Nicola Padulano, vittima di una spedizione punitiva il 15 settembre 2006 a Segrate, che gli procuro’ una frattura cranica, e l’impiegato di banca Roberto Rigola, ferito il 10 maggio 2007 a Melzo con un colpo di pistola al gomito solo perche’ scambiato con il suo vicino di casa e proprietario di un’auto simile, Giovanni Apollonio, vice presidente della cooperativa ‘Rad’, che era stata chiamata dall’Esselunga per lavori sul polo logistico di Viandrate. La sua colpa? Non aver ceduto a pressioni economiche di chi voleva acquisire la sua cooperativa indipendente. Paparo con il suo consorzio ‘Ytaka’, a cui si riconducono sei cooperative (P&amp;P, Quality Log, Immobiliare Caterina, Work in Progress, Innovazione, La Logistica) era attivo soprattutto nel settore della logistica (facchinaggio, pulizie, piccoli trasporti, etc), dove cercava anche con la violenza &#8211; cosi’ e’ stato detto &#8211; di acquisire altre cooperative. E nel movimento di terra, settore libero da vincoli antimafia quando i contratti d’appalto non superano il 2%, che veniva gestito centralmente e i servizi imposti alle aziende che potevano averne bisogno. E’ in questo ambito che la ‘P&amp;P’ ha cercato di inserirsi in modo illecito, nel subappalto della Locatelli nei lavori per la tratta della Tav tra Pioltello &#8211; Pozzuolo Martesana. </span></span></p>
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<p style="margin-bottom:0;"><em><strong>17.03.2009</strong></em><br />
<span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">La penetrazione delle organizzazioni mafiose a Milano e provincia diventa sempre piu’ pregnante, aumentando di anno in anno, perche’ ”</span><span style="font-size:small;"><strong>favorita</strong></span><span style="font-size:small;"> &#8211; secondo i magistrati della Dda &#8211; </span><span style="font-size:small;"><strong>da una maggiore predisposizione degli ambienti amministrativi, economici e finanziari ad avvalersi dei rapporti che si instaurano con l’ambiente criminale</strong></span><span style="font-size:small;">”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Dalle indagini antimafia coordinate dalla procura distrettuale di Milano, </span><span style="font-size:small;"><strong>l’infiltrazione di ‘ndrangheta e Cosa nostra emerge ‘’soprattutto nei settori delle opere pubbliche, dell’edilizia, dei mercati e della circolazione del denaro”</strong></span><span style="font-size:small;">. Per questo motivo i pm della Dda di Milano hanno accentuato il proprio impegno a contrastare anche questo tipo di fenomeni criminali, iniziando nuove indagini antimafia da cui emerge come la ‘ndrangheta, e in parte Cosa nostra di Palermo, controllano il narcotraffico e gli appalti pubblici e </span><span style="font-size:small;"><strong>sfruttano societa’ apparentemente legali per il riciclaggio</strong></span><span style="font-size:small;">.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">La </span><span style="font-size:small;"><strong>Lombardia</strong></span><span style="font-size:small;"> e’ una regione che, tradizionalmente, ha visto la presenza della ‘ndrangheta e di Cosa nostra in modo ampio e pregnante, </span><span style="font-size:small;"><strong>seconda solo al territorio calabrese e siciliano</strong></span><span style="font-size:small;">. E non e’ una presenza che risale a questi anni. Gia’ negli anni ‘70 e ‘80, la Lombardia e’ stata al centro dei sequestri di persona, cioe’ dell’attivita’ criminale piu’ odiosa e feroce messa in atto dalla ‘ndrangheta, al fine di realizzare quell’accumulo di capitale che le avrebbe consentito di entrare, negli anni Novanta, da protagonista nel mercato internazionale della droga. Per i magistrati antimafia l’affermazione che </span><span style="font-size:small;"><strong>Milano</strong></span><span style="font-size:small;"> sia la </span><span style="font-size:small;"><strong>capitale della ‘ndrangheta</strong></span><span style="font-size:small;">, quanto meno sotto il profilo economico finanziario, ”</span><span style="font-size:small;"><strong>non deve destare stupore, ne’ dare scandalo, quasi che si fosse con tale definizione, imbrattato un territorio immune da questo tipo di contaminazioni</strong></span><span style="font-size:small;">”. La Dda di Milano durante gli anni Novanta si e’ occupata quasi esclusivamente della ‘ndrangheta in Lombardia, grazie anche ad una lunga e qualificata serie di collaboratori di giustizia, che hanno consentito di scoprire ”i suoi organigrammi, gli insediamenti, le attivita’, gli interessi, la rete di copertura anche istituzionale di cui godeva”. I pm indagano nel milanese su formazioni di tipo ‘ndranghetistico, la cui esistenza per i magistrati ”pone in serio pericolo il tranquillo svolgersi della vita della collettivita’ interessata da tali presenze”. E dalle indagini si scopre che </span><span style="font-size:small;"><strong>i clan radicati in Lombardia sarebbero autonomi rispetto a quelli della ‘madrepatria’ Calabria.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong><br />
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<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano tracciano una </span><span style="font-size:small;"><strong>mappa delle mafie</strong></span><span style="font-size:small;"> che hanno messo le mani sul capoluogo lombardo e nel suo hinterland. A Milano sono presenti </span><span style="font-size:small;"><strong>quasi tutte le cosche della ‘ndrangheta di Reggio Calabria</strong></span><span style="font-size:small;"> e provincia, ma anche </span><span style="font-size:small;"><strong>gruppi siciliani</strong></span><span style="font-size:small;"> </span><span style="font-size:small;"><strong>ricollegabili a Cosa nostra di Palermo</strong></span><span style="font-size:small;"> che in alcuni casi si interfacciano in operazioni criminali ai calabresi, in particolare nel settore degli </span><span style="font-size:small;"><strong>investimenti immobiliari</strong></span><span style="font-size:small;"> e della gestione di </span><span style="font-size:small;"><strong>attivita’ commerciali</strong></span><span style="font-size:small;"> (in particolare locali pubblici e mercato ortofrutticolo).</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Nella zona a </span><span style="font-size:small;"><strong>nord del capoluogo</strong></span><span style="font-size:small;">, corrispondente ai territori dei circondari che vanno fino a Monza, Como e Lecco, vi e’ la presenza di gruppi della ‘ndrangheta che fa riferimento al clan di </span><span style="font-size:small;"><strong>Coco Trovato</strong></span><span style="font-size:small;"> (Lecco), alla ‘ndrina </span><span style="font-size:small;"><strong>Mancuso di Limbadi</strong></span><span style="font-size:small;"> (Monza), quella di </span><span style="font-size:small;"><strong>Morabito</strong></span><span style="font-size:small;"> di Africo nel territorio di Como.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Nella zona a </span><span style="font-size:small;"><strong>sud di Milano</strong></span><span style="font-size:small;"> e cioe’ nei circondari e fino a Pavia e Lodi, non vi e’ alcuna presenza delle </span><span style="font-size:small;"><strong>organizzazioni criminali</strong></span><span style="font-size:small;"> italiane, ma vi sono quelle di gruppi </span><span style="font-size:small;"><strong>stranieri</strong></span><span style="font-size:small;">, composti in particolare da extracomunitari di origine slavo-albanese e romeni, che gestiscono </span><span style="font-size:small;"><strong>traffici di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione e furti</strong></span><span style="font-size:small;">.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Nella zona a </span><span style="font-size:small;"><strong>nord-ovest del capoluogo</strong></span><span style="font-size:small;">, corrispondente al territorio della provincia di Varese, vi e’ una significativa presenza di esponenti della ‘ndrangheta del crotonese, in particolare provenienti da Ciro’ Marina, riconducibili alla cosca ‘</span><span style="font-size:small;"><strong>Farao-Marincola</strong></span><span style="font-size:small;">‘.</span> </span></p>
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<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Capitale morale prima, capitale della moda e del fashion poi. Da tempo, pero’, Milano deve fare i conti con un nuovo, senz’altro meno nobile, primato: essere la principale base d’azione della ‘ndrangheta. Ora che la citta’ si appresta a diventare un cantiere a cielo aperto in vista di </span><span style="font-size:small;"><strong>Expo 2015</strong></span><span style="font-size:small;">, da piu’ parti si fa spazio l’idea di istituire controlli speciali per impedire infiltrazioni mafiose negli appalti. Gli arresti di ieri nel milanese ai danni di una </span><span style="font-size:small;"><strong>cosca calabrese che avrebbe tentato di aggiudicarsi i lavori per la Tav e l’allargamento della A4 in Lombardia</strong></span><span style="font-size:small;"> e la relazione della Direzione Nazionale Antimafia, che indica nell’esposizione universale il piu’ importante appetito della criminalita’ organizzata, non hanno fatto che confermare cio’ che indagini e atti giudiziari raccontano da tempo. ”Non c’e’ da stupirsi &#8211; ha osservato il vicesindaco Riccardo De Corato -. Fu proprio un magistrato di Milano, </span><span style="font-size:small;"><strong>Ilda Boccassini</strong></span><span style="font-size:small;">, a scoprire vent’anni fa la </span><span style="font-size:small;"><strong>Duomo Connection</strong></span><span style="font-size:small;">”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">De Corato, che siede nella giunta di Milano dal 1997, e’ certo che l’amministrazione ”abbia tutti gli anticorpi” per impedire infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. A convincerlo e’ l’azione del settore gare che in questi anni ha sventato numerosi tentativi di cartello tra imprese non trasparenti. Tuttavia, in vista delle grandi opere per l’Expo, anche il vicesindaco ha riconosciuto la necessita’ di un’attivita’ straordinaria di vigilanza. ”</span><span style="font-size:small;"><strong>Ho proposto al sindaco Moratti &#8211; ha aggiunto De Corato &#8211; di seguire per l’Expo il modello delle Olimpiadi di Londra, dove tutte le opere pubbliche sono sotto il diretto controllo del ministero dell’Interno. Questo sarebbe per noi di massima garanzia contro il rischio di infiltrazioni</strong></span><span style="font-size:small;">”. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Per il momento il governo non ha ancora deciso le azioni di contrasto alle infiltrazioni mafiose su Expo, ma dalle prime indiscrezioni potrebbe dar vita a un organismo di controllo analogo al Comitato di alta sorveglianza e garanzia, istituito per le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Del resto sono proprio i grandi appalti legati alle infrastrutture e le opere connesse all’edilizia, in particolare quelle per il movimento della terra, il terreno di conquista delle nuove mafie imprenditoriali del Nord.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">A ribadire un’analoga richiesta anche il centrosinistra, impegnato in questi giorni ad affermare la necessita’ di istituire una </span><span style="font-size:small;"><strong>commissione comunale d’inchiesta contro le mafie, nonostante un primo parere negativo del prefetto Gian Valerio Lombardi</strong></span><span style="font-size:small;">.</span></span></p>
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