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	<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Mafia</title>
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		<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Mafia</title>
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		<title>La faccia di Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. <strong>E’ benestante Milano</strong>: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali sei passato mille volte e non ti sei mai fermato per la paura di chiedere anche solo un caffè in questi posti di lusso. <strong>E’ viva Milano</strong>: c’è sempre gente, ovunque. All’aperitivo le colonne di San Lorenzo sono piene di ragazzi che si incontrano per cacciare via i pensieri di una giornata intera fatta di preoccupazioni e troppe responsabilità. La sera i navigli uniscono e raccolgono la bella gente che vuole solo divertirsi e ridere in compagnia. <strong>E’</strong> proprio <strong>bella Milano</strong>: questa Milano!</p>
<p>Ma Milano è troppo per fermarsi solo a questo, e allora ecco che è capace anche di superare sé stessa e senza mostrarsi vivere un’altra esistenza. La gente è sempre tanta, però fa le code in pieno giorno a <strong>Quarto Oggiaro</strong> per comprarsi la dose quotidiana di cocaina. La <strong>‘Ndrangheta</strong> ha il monopolio assoluto e nel vecchio e malfamato quartiere del capoluogo ha soltanto le radici di un albero che si fa sempre più potente e maestoso e con i propri rami impone la propria ombra su tutta la provincia, ed oltre.<br />
La neve non è solo un problema meteorologico, è un problema sociale. Con oltre <strong>20mila cocainomani</strong> Milano rifornisce le casse della mafia fruttando milioni. Milioni che poi reinveste aggiudicandosi i migliori appalti e controllando completamente il mercato dell’edilizia. <strong>Barbaro-Papalia</strong> la cosca che controlla interi paesi come <strong>Corsico, Assago e Buccinasco</strong>. Ti sposti più a nord e la famiglia <strong>Condello</strong> si spartisce il territorio insieme ai <strong>Novella</strong> nel gestire le zone che vedranno ospite l’<strong>Expo2015</strong>. Non bastasse, i <strong>Coco-Trovato</strong> hanno consolidato la loro egemonia in nella nuova provincia di <strong>Monza e Brianza</strong>.</p>
<p><strong>Stupefacenti, prostituzione</strong> e <strong>racket</strong> portano soldi, a volte anche troppi. Ed ecco che la mafia è costretta a ripulire il denaro sporco. Le intimidazioni e le estorsioni ai danni di imprenditori sembrano quasi storia antica. Oggi, a Milano, sono gli imprenditori a sfruttare la mafia per fare ancora più soldi. Rimane solo da trovare qualche perito di Tribunale compiacente, un amministratore comunale che chiude un occhio, qualche addetto al rilascio pratiche edilizie ed ecco che il piano è servito: riciclaggio, arricchimento e controllo del territorio assicurati.</p>
<p>Almeno una cosa è certa: a Milano non ci si ammazza, si va d’accordo. Il business prima di tutto è la parola d’ordine fra i boss. E allora si organizzano grandi cene dove <strong>Cosa Nostra, Camorra ed ‘Ndrangheta stringono sempre più alleanze</strong> per non pestarsi i piedi a vicenda. Poi magari capita che nello stesso periodo ci siano le elezioni, ed allora a cena perché non invitare qualche politico? Magari capita che ad organizzarla sia <strong>Salvatore Morabito</strong>, e che questa sia in onore di <strong>Alessandro Colucci</strong>, e che lo stesso Colucci divenga Consigliere Regionale; oppure che <strong>Giovanni</strong> <strong>Cinque</strong>, esponente degli <strong>Arena</strong>, si trovi in qualche modo a contatto <strong>Vincenzo Giudice</strong>, che casualmente è sia Consigliere Comunale che Presidente di una società partecipata dal capoluogo lombardo.<br />
Ma a Milano, appunto, almeno non si ammazza. Non si ammazza finchè non riesci a ricollegare proprio quel corpo a quell’esatto avvenimento, risalendo a quella data causa per cui <strong>Giovanni Di Muro</strong>, ucciso in pieno centro in zona San Siro, muore ed era casualmente legato al <strong>boss Pepè Onorato</strong>.</p>
<p>Tutto questo, purtroppo, non è frutto di una doppia faccia. Milano di <strong>faccia</strong> ne ha una sola: quella<strong> buona che nasconde quella cattiva</strong>.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Massimo Brugnone</em></p>
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		<title>Mafia a Milano: è solo la conferma!</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 18:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[16.03.2009 
Ha decapitato la terza generazione di storiche famiglie della ‘ndrangheta calabrese attive in Lombardia l’operazione ‘Isola’, coordinata dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza e dalla Compagnia Carabinieri di Sesto San Giovanni, che, nella notte, ha portato a 20 arresti, di cui nove per associazione mafiosa. Le misure restrittive, disposte dal gip Caterina Interlandi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=139&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><strong>16.03.2009 </strong></em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Ha decapitato la terza generazione di storiche famiglie della ‘ndrangheta calabrese attive in Lombardia l’operazione ‘Isola’, coordinata dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza e dalla Compagnia Carabinieri di Sesto San Giovanni, che, nella notte, ha portato a </span><span style="font-size:small;"><strong>20 arresti</strong></span><span style="font-size:small;">, di cui nove per associazione mafiosa. Le misure restrittive, disposte dal gip Caterina Interlandi, su richiesta del pm della Direzione Distrettuale Antimafia Mario Venditti, sono state eseguite tra Milano, Taranto, Crotone e Catanzaro. I reati piu’ gravi contestati sono a</span><span style="font-size:small;"><strong>ssociazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto illegale di armi, tentato omicidio, estorsione</strong></span><span style="font-size:small;">. L’indagine era stata avviata oltre due anni fa nei confronti di una presunta associazione di tipo ‘ndranghetistico, secondo l’accusa, radicata a </span><span style="font-size:small;"><strong>Cologno Monzese</strong></span><span style="font-size:small;">. Le indagini hanno oggi portato al sequestro di armi (4 pistole ma da intercettazioni telefoniche e’ noto che l’organizzazione aveva a disposizione anche otto mitragliette leggere e un lanciarazzi) e denaro (100mila euro in banconote di grosso taglio). Ed e’ stato disposto il sequestro di beni mobili ed immobili e di attivita’ imprenditoriali per un valore di oltre </span><span style="font-size:small;"><strong>10 milioni di euro</strong></span><span style="font-size:small;">. Nel corso dell’operazione sono stati inoltre compiute 18 perquisizioni a carico di altri indagati a vario titolo coinvolti nell’indagine, in domicili e sedi di imprese in provincia di Milano, Como, La Spezia, Bergamo ed Alessandria. Secondo quanto riferito dal colonnello Giuseppe Spina, comandante del Gruppo Carabinieri di Monza, le indagini sono partite dopo che nella notte tra il </span><span style="font-size:small;"><strong>3 e il 4 ottobre scorso, colpi di arma da fuoco vennero esplosi a Cologno Monzese contro l’abitazione e la Mercedes di Marcello Paparo</strong></span><span style="font-size:small;">, imprenditore nato a Crotone 45 anni fa e </span><span style="font-size:small;"><strong>ritenuto il capo in Lombardia di un’organizzazione a cui facevano riferimento le ‘ndrine Barbaro, Nicoscia, Bubbo e Arena</strong></span><span style="font-size:small;">, che in Calabria, e soprattutto a Isola Capo Rizzuto, si sono contese il territorio con decine di omicidi. Nel monzese, ha sottolineato il pm Venditti, le cosche Nicoscia e Arena ”vanno invece a braccetto per realizzare affari: infiltrazione negli appalti e gestione di imprese”. La loro influenza si manifesta anche nei rapporti interni delle aziende che non si risolvono in contenziosi davanti al giudice del lavoro, ma con minacce. Due sono infatti gli episodi di tentato omicidio. Hanno riguardato il sindacalista Nicola Padulano, vittima di una spedizione punitiva il 15 settembre 2006 a Segrate, che gli procuro’ una frattura cranica, e l’impiegato di banca Roberto Rigola, ferito il 10 maggio 2007 a Melzo con un colpo di pistola al gomito solo perche’ scambiato con il suo vicino di casa e proprietario di un’auto simile, Giovanni Apollonio, vice presidente della cooperativa ‘Rad’, che era stata chiamata dall’Esselunga per lavori sul polo logistico di Viandrate. La sua colpa? Non aver ceduto a pressioni economiche di chi voleva acquisire la sua cooperativa indipendente. Paparo con il suo consorzio ‘Ytaka’, a cui si riconducono sei cooperative (P&amp;P, Quality Log, Immobiliare Caterina, Work in Progress, Innovazione, La Logistica) era attivo soprattutto nel settore della logistica (facchinaggio, pulizie, piccoli trasporti, etc), dove cercava anche con la violenza &#8211; cosi’ e’ stato detto &#8211; di acquisire altre cooperative. E nel movimento di terra, settore libero da vincoli antimafia quando i contratti d’appalto non superano il 2%, che veniva gestito centralmente e i servizi imposti alle aziende che potevano averne bisogno. E’ in questo ambito che la ‘P&amp;P’ ha cercato di inserirsi in modo illecito, nel subappalto della Locatelli nei lavori per la tratta della Tav tra Pioltello &#8211; Pozzuolo Martesana. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><br />
</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><em><strong>17.03.2009</strong></em><br />
<span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">La penetrazione delle organizzazioni mafiose a Milano e provincia diventa sempre piu’ pregnante, aumentando di anno in anno, perche’ ”</span><span style="font-size:small;"><strong>favorita</strong></span><span style="font-size:small;"> &#8211; secondo i magistrati della Dda &#8211; </span><span style="font-size:small;"><strong>da una maggiore predisposizione degli ambienti amministrativi, economici e finanziari ad avvalersi dei rapporti che si instaurano con l’ambiente criminale</strong></span><span style="font-size:small;">”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Dalle indagini antimafia coordinate dalla procura distrettuale di Milano, </span><span style="font-size:small;"><strong>l’infiltrazione di ‘ndrangheta e Cosa nostra emerge ‘’soprattutto nei settori delle opere pubbliche, dell’edilizia, dei mercati e della circolazione del denaro”</strong></span><span style="font-size:small;">. Per questo motivo i pm della Dda di Milano hanno accentuato il proprio impegno a contrastare anche questo tipo di fenomeni criminali, iniziando nuove indagini antimafia da cui emerge come la ‘ndrangheta, e in parte Cosa nostra di Palermo, controllano il narcotraffico e gli appalti pubblici e </span><span style="font-size:small;"><strong>sfruttano societa’ apparentemente legali per il riciclaggio</strong></span><span style="font-size:small;">.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">La </span><span style="font-size:small;"><strong>Lombardia</strong></span><span style="font-size:small;"> e’ una regione che, tradizionalmente, ha visto la presenza della ‘ndrangheta e di Cosa nostra in modo ampio e pregnante, </span><span style="font-size:small;"><strong>seconda solo al territorio calabrese e siciliano</strong></span><span style="font-size:small;">. E non e’ una presenza che risale a questi anni. Gia’ negli anni ‘70 e ‘80, la Lombardia e’ stata al centro dei sequestri di persona, cioe’ dell’attivita’ criminale piu’ odiosa e feroce messa in atto dalla ‘ndrangheta, al fine di realizzare quell’accumulo di capitale che le avrebbe consentito di entrare, negli anni Novanta, da protagonista nel mercato internazionale della droga. Per i magistrati antimafia l’affermazione che </span><span style="font-size:small;"><strong>Milano</strong></span><span style="font-size:small;"> sia la </span><span style="font-size:small;"><strong>capitale della ‘ndrangheta</strong></span><span style="font-size:small;">, quanto meno sotto il profilo economico finanziario, ”</span><span style="font-size:small;"><strong>non deve destare stupore, ne’ dare scandalo, quasi che si fosse con tale definizione, imbrattato un territorio immune da questo tipo di contaminazioni</strong></span><span style="font-size:small;">”. La Dda di Milano durante gli anni Novanta si e’ occupata quasi esclusivamente della ‘ndrangheta in Lombardia, grazie anche ad una lunga e qualificata serie di collaboratori di giustizia, che hanno consentito di scoprire ”i suoi organigrammi, gli insediamenti, le attivita’, gli interessi, la rete di copertura anche istituzionale di cui godeva”. I pm indagano nel milanese su formazioni di tipo ‘ndranghetistico, la cui esistenza per i magistrati ”pone in serio pericolo il tranquillo svolgersi della vita della collettivita’ interessata da tali presenze”. E dalle indagini si scopre che </span><span style="font-size:small;"><strong>i clan radicati in Lombardia sarebbero autonomi rispetto a quelli della ‘madrepatria’ Calabria.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong><br />
</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano tracciano una </span><span style="font-size:small;"><strong>mappa delle mafie</strong></span><span style="font-size:small;"> che hanno messo le mani sul capoluogo lombardo e nel suo hinterland. A Milano sono presenti </span><span style="font-size:small;"><strong>quasi tutte le cosche della ‘ndrangheta di Reggio Calabria</strong></span><span style="font-size:small;"> e provincia, ma anche </span><span style="font-size:small;"><strong>gruppi siciliani</strong></span><span style="font-size:small;"> </span><span style="font-size:small;"><strong>ricollegabili a Cosa nostra di Palermo</strong></span><span style="font-size:small;"> che in alcuni casi si interfacciano in operazioni criminali ai calabresi, in particolare nel settore degli </span><span style="font-size:small;"><strong>investimenti immobiliari</strong></span><span style="font-size:small;"> e della gestione di </span><span style="font-size:small;"><strong>attivita’ commerciali</strong></span><span style="font-size:small;"> (in particolare locali pubblici e mercato ortofrutticolo).</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Nella zona a </span><span style="font-size:small;"><strong>nord del capoluogo</strong></span><span style="font-size:small;">, corrispondente ai territori dei circondari che vanno fino a Monza, Como e Lecco, vi e’ la presenza di gruppi della ‘ndrangheta che fa riferimento al clan di </span><span style="font-size:small;"><strong>Coco Trovato</strong></span><span style="font-size:small;"> (Lecco), alla ‘ndrina </span><span style="font-size:small;"><strong>Mancuso di Limbadi</strong></span><span style="font-size:small;"> (Monza), quella di </span><span style="font-size:small;"><strong>Morabito</strong></span><span style="font-size:small;"> di Africo nel territorio di Como.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Nella zona a </span><span style="font-size:small;"><strong>sud di Milano</strong></span><span style="font-size:small;"> e cioe’ nei circondari e fino a Pavia e Lodi, non vi e’ alcuna presenza delle </span><span style="font-size:small;"><strong>organizzazioni criminali</strong></span><span style="font-size:small;"> italiane, ma vi sono quelle di gruppi </span><span style="font-size:small;"><strong>stranieri</strong></span><span style="font-size:small;">, composti in particolare da extracomunitari di origine slavo-albanese e romeni, che gestiscono </span><span style="font-size:small;"><strong>traffici di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione e furti</strong></span><span style="font-size:small;">.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Nella zona a </span><span style="font-size:small;"><strong>nord-ovest del capoluogo</strong></span><span style="font-size:small;">, corrispondente al territorio della provincia di Varese, vi e’ una significativa presenza di esponenti della ‘ndrangheta del crotonese, in particolare provenienti da Ciro’ Marina, riconducibili alla cosca ‘</span><span style="font-size:small;"><strong>Farao-Marincola</strong></span><span style="font-size:small;">‘.</span> </span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Capitale morale prima, capitale della moda e del fashion poi. Da tempo, pero’, Milano deve fare i conti con un nuovo, senz’altro meno nobile, primato: essere la principale base d’azione della ‘ndrangheta. Ora che la citta’ si appresta a diventare un cantiere a cielo aperto in vista di </span><span style="font-size:small;"><strong>Expo 2015</strong></span><span style="font-size:small;">, da piu’ parti si fa spazio l’idea di istituire controlli speciali per impedire infiltrazioni mafiose negli appalti. Gli arresti di ieri nel milanese ai danni di una </span><span style="font-size:small;"><strong>cosca calabrese che avrebbe tentato di aggiudicarsi i lavori per la Tav e l’allargamento della A4 in Lombardia</strong></span><span style="font-size:small;"> e la relazione della Direzione Nazionale Antimafia, che indica nell’esposizione universale il piu’ importante appetito della criminalita’ organizzata, non hanno fatto che confermare cio’ che indagini e atti giudiziari raccontano da tempo. ”Non c’e’ da stupirsi &#8211; ha osservato il vicesindaco Riccardo De Corato -. Fu proprio un magistrato di Milano, </span><span style="font-size:small;"><strong>Ilda Boccassini</strong></span><span style="font-size:small;">, a scoprire vent’anni fa la </span><span style="font-size:small;"><strong>Duomo Connection</strong></span><span style="font-size:small;">”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">De Corato, che siede nella giunta di Milano dal 1997, e’ certo che l’amministrazione ”abbia tutti gli anticorpi” per impedire infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. A convincerlo e’ l’azione del settore gare che in questi anni ha sventato numerosi tentativi di cartello tra imprese non trasparenti. Tuttavia, in vista delle grandi opere per l’Expo, anche il vicesindaco ha riconosciuto la necessita’ di un’attivita’ straordinaria di vigilanza. ”</span><span style="font-size:small;"><strong>Ho proposto al sindaco Moratti &#8211; ha aggiunto De Corato &#8211; di seguire per l’Expo il modello delle Olimpiadi di Londra, dove tutte le opere pubbliche sono sotto il diretto controllo del ministero dell’Interno. Questo sarebbe per noi di massima garanzia contro il rischio di infiltrazioni</strong></span><span style="font-size:small;">”. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Per il momento il governo non ha ancora deciso le azioni di contrasto alle infiltrazioni mafiose su Expo, ma dalle prime indiscrezioni potrebbe dar vita a un organismo di controllo analogo al Comitato di alta sorveglianza e garanzia, istituito per le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Del resto sono proprio i grandi appalti legati alle infrastrutture e le opere connesse all’edilizia, in particolare quelle per il movimento della terra, il terreno di conquista delle nuove mafie imprenditoriali del Nord.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">A ribadire un’analoga richiesta anche il centrosinistra, impegnato in questi giorni ad affermare la necessita’ di istituire una </span><span style="font-size:small;"><strong>commissione comunale d’inchiesta contro le mafie, nonostante un primo parere negativo del prefetto Gian Valerio Lombardi</strong></span><span style="font-size:small;">.</span></span></p>
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		<title>Dalla Calabria alla Lombardia, le radici dell’omicidio Novella.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 23:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Novella]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[San Vittore Olona]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: http://www.omicronweb.it
Il 14 luglio 2008 a San Vittore Olona, un paesino a pochi chilometri da Legnano, viene ucciso Carmelo Novella. L’uomo, 58 anni, viene colpito intorno alle 18.30 in un agguato in stile mafioso. Si trova in compagnia di alcuni amici all’interno di un bar. Alzatosi da tavola, è affrontato da due uomini a volto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=119&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>fonte: <a href="http://www.omicronweb.it" target="_blank">http://www.omicronweb.it</a></em></p>
<p>Il <strong>14 luglio 2008</strong> a <strong>San Vittore Olona</strong>, un paesino a pochi chilometri da Legnano, viene <strong>ucciso Carmelo Novella</strong>. L’uomo, 58 anni, viene colpito intorno alle 18.30 in un agguato in stile mafioso. Si trova in compagnia di alcuni amici all’interno di un bar. Alzatosi da tavola, è affrontato da due uomini a volto scoperto, con giubbotti da motociclisti, che gli sparano alcuni colpi al volto e al torace. I killer scappano poi dal locale, allontanandosi su un’automobile. Per comprendere questo omicidio commesso in Lombardia è necessario trasferirsi sulla costa ionica della Calabria.</p>
<p><strong>Guardavalle</strong> è un paesino di circa 6 mila abitanti posto al confine meridionale della <strong>provincia di Catanzaro</strong>. A Guardavalle sono nati Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, e <strong>Vincenzo Gallace</strong>, il capobastone, capi un’organizzazione criminale che negli anni ha sviluppato il proprio potere nella zona del Basso Jonio soveratese, allungando i tentacoli nel Lazio e in Lombardia.</p>
<p><strong>LE ATTIVITA’ </strong>- Nel settembre del 2004 il clan viene coinvolto nell’<strong>operazione “Mythos”</strong>, frutto di un’indagine durata tre anni, mirata a ricostruire nei dettagli le attività della criminalità organizzata nel Soveratese (in particolare Guardavalle, Badolato e Santa Caterina dello Jonio) e firmata dal sostituto procuratore della Repubblica Gerardo Dominijanni. L’operazione porta a <strong>81 ordinanze di custodia cautelare</strong>, emesse dall’allora Gip Antonio Baudi. Agli arrestati vengono contestati <strong>278 reati</strong>. Queste le accuse: <strong>associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, rapina, traffico internazionale d’armi e di sostanze stupefacenti, danneggiamento e violazione in materia di aggiudicazione ed esecuzione di appalti pubblici</strong>. Tutti reati commessi tra il 1998 e il 2004. Secondo gli inquirenti, gli esponenti del clan si sarebbero inseriti nelle amministrazione locali di Guardavalle (comune sciolto per mafia nel 2003) e di Santa Caterina dello Jonio. In questo modo riuscivano a gestire direttamente le concessioni degli appalti pubblici. Non solo. Il controllo era capillare e totalizzante: l’organizzazione si era inserita anche nei campionati dilettantistici di calcio, riuscendo a pilotare perfino le partite delle squadre locali. Una dimostrazione di forza esemplare. Ma la vera specializzazione degli uomini del clan era l’estorsione: il pizzo veniva chiesto agli imprenditori del basso ionio catanzarese e di alcuni centri della provincia di Reggio Calabria. Non mancavano poi le rapine, molte delle quali ai danni di anziani che spesso preferivano non denunciare l’accaduto. E il traffico di armi, acquistate quasi sempre in Svizzera. La droga – soprattutto cocaina e hashish – veniva invece importata direttamente dalla Siria e dalla Turchia.</p>
<p><strong>Al vertice dell’organizzazione c’era proprio Carmelo Novella, insieme a Vincenzo Gallace</strong>. Emessa l’ordinanza di custodia cautelare, il boss si dà alla macchia ma la sua latitanza dura solo cinque mesi: viene stanato in un appartamento di Verzino, nel Crotonese, dai carabinieri di Cirò Marina. Novella viene quindi rinviato a giudizio, ma il processo viene trasferito a Roma per volere del tribunale di Catanzaro, perché la maggior parte dei reati contestati agli indagati sono stati commessi nel Lazio.</p>
<p>Il Gip di Roma il 20 marzo 2006 emette 18 ordinanze di custodia cautelare, una di queste per Carmelo Novella. Dal 2006, per tre anni, il boss è sorvegliato speciale, con l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza.<span id="more-119"></span></p>
<p><strong>NON SOLO CALABRIA</strong> – Le mani del clan di Guardavalle erano giunte oltre i confini calabresi. Ad <strong>Anzio</strong> e <strong>Nettuno</strong>, sul litorale laziale, era stata creata una sezione separata, una cosiddetta “ndrina”: come in una normale rete di franchising, la cellula laziale gestiva autonomamente il traffico di cocaina. La droga veniva acquistata in Colombia e giungeva in Italia attraverso Germania, Spagna e Svizzera. E proprio <strong>nel Lazio</strong>, secondo gli inquirenti, <strong>si sarebbero rifugiati diversi latitanti calabresi </strong>per sfuggire alle manette. Tra questi Cosmo Leotta, 48 anni, e Domenico Origlia, 46, considerati gli esponenti di spicco della cosca sul litorale laziale. Leotta e Origlia, sfuggiti inizialmente all’arresto nell’ambito dell’operazione Mythos, sono stati catturati a Monasterace, centro del litorale jonico reggino, nel gennaio del 2005. <strong>Il comune di Nettuno verrà sciolto nel novembre del 2005 per infiltrazione mafiosa</strong>. <strong>Ma il clan di Guardavalle si era spinto anche più a nord, in Lombardia, mettendo radici tra Rho e Legnano. </strong>E proprio a<strong> San Vittore Olona</strong>, paese di circa 6 mila abitanti della provincia di Milano a pochi chilometri da Legnano, <strong>si era trasferito Carmelo Novella</strong>, dopo la scarcerazione che era seguita all’arresto avvenuto a Verzino. A San Vittore Olona aveva l’obbligo di dimora. <strong>Lì è stato ucciso, intorno alle 18.30 di lunedì 14 luglio 2008. Nella zona di Legnano Novella aveva stretto rapporti con il clan di Giuseppe Rispoli, residente a San Giorgio su Legnano. Ma è con Domenico Barbaro, detto l’Australiano, e il clan Papalia (quello dei sequestri Sgarella e Casella) che Novella aveva avviato i business più importanti: trasporto merci, droga ed edilizia</strong>. Qualche mese prima, precisamente il 23 aprile 2008, il clan dei Novella aveva subito un duro colpo: la sezione operativa della Dia di Catanzaro aveva sequestrato alla ‘ndrina beni mobili e immobili per un valore complessivo di 5 milioni di euro. L’ordine di sequestro, emesso dal Tribunale di Catanzaro, ha riguardato case, magazzini, terreni, conti correnti bancari, auto e moto aziendali e perfino una chiesa sconsacrata di epoca bizantina. Due le imprese sequestrate: la <strong>“Trans Ven srl”</strong> che svolge attività di autotrasporto merci in Italia e all’estero, e la <strong>“Roberta sas di Novella Edoardo &amp; C.” che gestisce il Ritual Bar di Legnano</strong>. Il provvedimento è stato eseguito in Calabria e Lombardia, con la collaborazione del Dia di Milano. Con la morte di Novella il clan di Guardavalle perde uno dei suoi due capi.L’altro, Vincenzo Gallace, arrestato il 22 settembre del 2004 nel corso dell’operazione Mythos, è attualmente sottoposto all’obbligo di dimora a Guardavalle.</p>
<p><strong>L’ULTIMO OMICIDIO</strong> – Chi ha ucciso Carmelo Novella? La risposta per ora non c’è. Ciò che è certo è che poco più di due mesi dopo l’omicidio del boss del clan di Guardavalle, il <strong>27 settembre</strong> di quest’anno, nella zona di Legnano è stato trovato <strong>morto un altro uomo. È Cataldo Aloisio, 34 anni, nato a Cirò Marina, un piccolo comune della provincia di Crotone. Il cadavere di Aloisio è stato trovato vicino all’ingresso del cimitero di San Giorgio su Legnano: il camposanto in cui è sepolto Carmelo Novella</strong>. Da qui l’ipotesi che i due omicidi possano essere collegati. Novella era infatti in affari con la famiglia Rispoli, residente a San Giorgio su Legnano. E pare che proprio i Rispoli abbiano insistito per seppellire nel camposanto di San Giorgio le sue spoglie. Caso vuole che la famiglia di Vincenzo Rispoli sia originaria di Cirò Marina, lo stesso paese da cui proviene Cataldo Aloisio, che ha sposato una delle figlie del presunto boss di Cirò, Giuseppe Farao, attualmente in carcere. L’omicidio di Aloiso e di Novella, a poca distanza l’uno dall’altro, hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e delle amministrazioni locali sui legami tra ‘ndrangheta e zona del Legnanese. Il Partito democratico locale ha presentato, pochi giorni dopo l’assassinio di Aloisio, un’interrogazione al consiglio comunale in cui chiedeva se la giunta fosse consapevole della situazione e quali azioni di contrasto alla criminalità avesse in programma. A tale proposito, il comitato provinciale per la sicurezza si era riunito proprio nei giorni dopo l’omicidio a Legnano. Presenti il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, il questore del capoluogo Vincenzo Indolfi, gli alti comandanti provinciali e locali di Guardia di frinanza e Carabinieri, i sindaci di dieci Comuni del Legnanese, fra cui naturalmente Lorenzo Vitali con l’intera giunta e vari rappresentanti delle polizie locali dei comuni interessati.</p>
<p><strong>I NOMI</strong> &#8211; Eccoli, uno per uno, gli 81 incriminati dell’operazione Mythos: Aloi Cosimo, 55 anni di Guardavalle, Aloi Francesco, 41, di Guardavalle; Andreacchio Andrea, 32, di Badolato; Andreacchio Raffaele, 36, di Guardavalle; Aouab Lyubov, 33, ucraina residente a Guardavalle; Barletta Raffaele, 52, di Guardavalle; Bonelli Luciano, 33, di Isca sullo Jonio; Campagna Giuseppe Antonio, 49, di Isca sullo Jonio; Carioti Salvatore, 32, di Guardavalle; Carioti Antonio, 31 di Guardavalle; Carioti Alfonso, 34, di Guardavalle; Chiefari Pietro, 51, di Torre Ruggiero; Cicino Francesco, 75, di Guardavalle; Cicino Francesco, 38, di Guardavalle; Codispoti Eliseo Andrea, 57, nato a S. Andrea Apostolo dello Jonio ma residente a Torino; Codispoti Roberto Salvatore, 41, di S. Andrea Apostolo dello Jonio; Colubriale Francesco Antonio, 70, di S. Caterina; Colubriale Rocco, 35, di S. Caterina Jonio; Colubriale Rosario, 28, di Badolato; Comito Domenico, 27 di Badolato; Coniglio Benito Giuseppe, 72, di Guardavalle; Costantino Enzo, 37, di Catanzaro; Emanuele Damiano, 31, di Guardavalle; Fazzalaro Domenico, 36, di S. Caterina; Fiorenza Adriano, 34, di a S. Caterina Jonio; Fiorenza Antonio, 31, di Santa Caterina; Fiorenza Pasquale, 60, di S. Caterina dello Jonio; Frustagli Giuseppe, 32 di S. Sostene Marina; Galati Francesco, 31, di Guardavalle; Gallace Agazio, 54, di Nettuno; Gallace Angelo, 42 di Anzio; Gallace Bruno, 36, di Guardavalle; Gallace Rocco, 24, di Guardavalle; Gallace Vincenzo, 61, di Guardavalle; Gallelli Maurizio, 34, di Badolato; Gallelli Pasquale, 52, di Badolato; Gallelli Patrizio, 25, di Badolato; Gallelli Vincenzo, 62, di Badolato; Giannini Antonio, 35, di Santa Caterina; Maria Wioletta Kovvalezuk, 30, polacca residente a S. Caterina; Latassa Fabrizio, 31, di S. Caterina Jonio; Lazzaro Francesco Antonio, 55, di S. Caterina Jonio; Leotta Cosimo, 48, di Monasterace; Leto Saverio, 23, di S. Caterina Jonio; Mauro Francesco, 37, di Catanzaro; Menna Vincenzo, 39, di Catanzaro; Mirante Giuseppe, 41, di Catanzaro; Origlia Agazio, 57, di Roma; Notaro Michele, 45, di Satriano; Novella Carmelo, 58, di Guardavalle; Novella Vincenzo Alessio, 31, di Guardavalle; Origlia Domenico, 47, di Guardavalle; Papaleo Salvatore, 37, di Monasterace; Paparo Angelo Domenico, 28, di Badolato; Paparo Luigi, 34 di Guardavalle; Perronace Nicola, 65, di Anzio; Procopio Saverio, 54 di Soverato; Pultrone Vittorio, 50, di Badolato; Purri Antonio, 54, di Guardavalle; Riitano Nicola, 46, di Guardavalle; Riitano Paolo, 32, di Anzio; Scarano Cosimo Andrea, 36 di Monasterace; Scicchitano Sergio, 29, di Davoli; Siciliano Antonio, 73, di Antonimina; Squillace Giuseppe, 31, di Isca sullo Jonio; Taverniti Francesco, 34, di Guardavalle; Tedesco Amedeo Giuseppe, 25, di Anzio; Tedesco Cosimo, 25, di S. Caterina; Tedesco Liberato, 66, di Guardavalle; Tedesco Raffaele, 28, di Anzio; Todaro Domenico, 47, di Soverato; Todaro Giuseppe, 27, di Montauro Scalo; Tolone Vito, 54, di Vallefiorita; Tripodi Maurizio, 49 di Soverato; Vallelunga Damiano, 51, di Serra San Bruno; Vitale Carmelo, 47, di Guardavalle; Vitale Giuseppe, 31, di Guardavalle; Vitale Nicola, 39, di Guardavalle; Zangari Domenico, 27, di Davoli Marina.</p>
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		<title>2/12 &#8211; Agguato di Lecco, il killer avrebbe reagito a un’estorsione</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 12:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Poerio]]></category>
		<category><![CDATA[Lecco]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Zito]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.omicronweb.it



Ucciso perché imponeva il pizzo. La squadra mobile di Lecco ritiene di aver risolto l’omicidio che ha scosso la città il 21 novembre. Francesco Poerio, imparentato con il clan Trovato, sarebbe stato assassinato dal piccolo imprenditore Michele Zito, anche lui di origine calabrese, esasperato dalle richieste di denaro. “Pensi di farmi paura?”, averebbe detto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=122&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="post-content"><em>Fonte: <a href="http://www.omicronweb.it" target="_blank">http://www.omicronweb.it</a></em></div>
<div class="post-content">
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<p>Ucciso perché imponeva il pizzo. La squadra mobile di Lecco ritiene di aver risolto l’omicidio che ha scosso la città il 21 novembre. Francesco Poerio, imparentato con il clan Trovato, sarebbe stato assassinato dal piccolo imprenditore Michele Zito, anche lui di origine calabrese, esasperato dalle richieste di denaro. “Pensi di farmi paura?”, averebbe detto Poerio di fronte alla pistola spianata. “Sai già che se ti metti contro di me, ti metti contro i Coco Trovato”.<br />
Pubblichiamo la cronaca del Corriere della Sera e l’intervento di Duccio Facchini di “Qui Lecco libera”, scritto prima di questi ultimi sviluppi ma indicativo del clima che si è creato in città.</p>
<p>da Il corrier della sera - di Marelli Paolo</p>
<h3>Ha ucciso per ribellarsi al pizzo Risolto il giallo della palestra</h3>
<h3>«L’ ultimo tentativo di estorsione di Poerio: voleva 30 mila euro» Gli ha urlato: «Io non pago più. E se non mi lasci in pace ti ammazzo». Poi ha premuto il grilletto La cattura dell’ assassino di Poerio è soltanto questione di tempo. Lo stiamo cercando</h3>
<p>LECCO &#8211; Pistola in pugno ha urlato: «T’ ammazzo se non mi lasci in pace. Io non pago più». Di lì a qualche istante, accecato dalla rabbia, Michele Zito si sarebbe trasformato in un assassino. «Metti via quel giocattolo… Pensi forse di farmi paura? Sai già che se ti metti contro di me, ti metti contro i Coco Trovato». Francesco Poerio era sicuro di spaventarlo ed era pronto a reagire, a malmenarlo come aveva già fatto un mese prima. «Non fate i cretini… Non siete dei bambini», si era intromesso l’ amico di entrambi. Ma l’ ennesima lite è degenerata: Zito, trentenne, incensurato, piccolo imprenditore taglieggiato da mesi, ha fatto fuoco. Cinque colpi, l’ ultimo dei quali ha ucciso Poerio, il suo aguzzino. Da vittima del pizzo a omicida, la parabola criminale di Michele Zito &#8211; secondo gli investigatori &#8211; si è compiuta venerdì 21 novembre nel garage della palestra «Emotion»: commesso il delitto Zito è salito sulla Fiat Bravo scura ed è fuggito da Lecco, mollando tutto. Ha fatto rotta verso Reggio Calabria, dove vivono i genitori e dove avrebbe chiesto aiuto a un amico che, grazie a rapporti con un capocosca di un clan della ‘ ndrangheta, gli avrebbe fatto avere un passaporto falso per cominciare la latitanza. La Squadra Mobile di Lecco ha risolto il giallo dell’ omicidio di Poerio e sta in queste ore tentando di sbarrare la strada all’ assassino. Oggi il procuratore di Lecco Tommaso Buonanno diffonderà la foto segnaletica del presunto assassino, ricercato in Italia e all’ estero. A suo carico, c’ è un’ odinanza di custodia cautelare in carcere. Gli uomini della polizia hanno ricostruito il giallo tassello dopo tassello individuando chi e perché ha ucciso Francesco Poerio, parente dei Coco Trovato, ancora oggi i referenti della ‘ ndrangheta calabrese a Milano e in mezza Lombardia, secondo la commissione parlamentare antimafia, nonostante i capi storici stiano scontando l’ ergastolo. Gli inquirenti si sono messi sulle tracce di Zito, dopo una serie di indagini fra Lecco e la Calabria, con perquisizioni, riscontri e infiltrandosi negli ambienti delle scommesse, frequentati da Poerio, pregiudicato con la passione per il pugilato. Di quei pugni &#8211; ha ricostruito la Mobile &#8211; ne aveva presi tanti il piccolo imprenditore che aveva cominciato come imbianchino e che è diventato un killer perché si è ribellato al racket, perché non voleva più pagare il pizzo. L’ ultima richiesta era stata di 30 mila euro: la caparra che Zito sarebbe stato costretto a versare a Poerio per la fittizia acquisizione della baita in Valsassina di proprietà della sua compagna. E poi c’ erano i guadagni di alcuni lavori fatti insieme e mai divisi in parti uguali. Poerio voleva tutto per sé. Altri elementi utili potranno arrivare dal terzo uomo presente sul luogo del delitto. Così come altri chiarimenti arriveranno dal computer e dalle carte che prima della fuga Zito ha consegnato a un vicino di casa, ora accusato di favoreggiamento. Paolo Marelli Il delitto Vendetta calibro 22 Francesco Poerio, 38 anni, viene ucciso davanti alla palestra «Emotion» di Lecco da un killer che impugna una pistola calibro 22. Gli inquirenti pensano subito a un delitto legato alle presunte attività illecite della vittima La pista Coco Trovato Le indagini partono dal fatto che Poerio era legato al clan della ‘ ndrangheta Coco Trovato: gli affiliati a questo gruppo, secondo la relazione della Commissione antimafia, sarebbero tornati a dettare legge a Lecco Un’ estorsione finita nel sangue Gli inquirenti hanno chiuso le indagini: Francesco Poerio è stato ucciso da un piccolo imprenditore che ha voluto ribellarsi a ricatti e richieste di denaro da parte della vittima. Poerio si vantava della sua appartenenza al clan Coco Trovato</p>
<p><span id="more-122"></span></p>
<h4>
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<h4>di Duccio Facchini - <a href="http://www.quileccolibera.net/">http://www.quileccolibera.net/</a></h4>
<h3>Il Dovere di Reagire</h3>
<p>Venerdì 21 novembre. Cinque (o forse quattro) colpi esplosi dopo una discussione accesa. Due proiettili a segno.<br />
Un uomo che s’accascia esanime ed un rumore sordo per tutta la via. Due uomini che saltano su un’auto che s’allontana a folle velocità.<br />
Catanzaro? Reggio Calabria? Crotone? San Luca? No: Lecco. La ricca ed opulenta Lecco. Nel suo centro. In una zona abitata e frequentata.</p>
<p>Il fatto che un commando composto di tre persone, probabilmente provenienti da fuori città, si sia permesso di portare a termine un’esecuzione di questo tipo è paradigmatico. Qualsiasi sia stata la matrice dell’accaduto, questi figuri si son ritenuti padroni del territorio. Intoccabili.</p>
<p>Nonostante il piccolo calibro utilizzato per freddare la vittima (calibro 22), tutto si può pensare fuorché l’avvertimento. Il “sta in guardia”.<br />
Questo tipo di “lavoretto” (la minaccia) lo si lascia fare a qualche sgherro in cerca di “promozione” ed affermazione all’interno del clan. Magari in un luogo fuori mano. Da soli con l’interessato. A tu per tu. Non alla luce della mattina nel centro città. Con magari qualche telecamera intorno.<br />
Gli individui che han sorpreso ed ucciso la vittima l’han fatto per ammazzare. Freddare. Avvisare sì, ma non lui.<br />
Avvertire le forze dell’ordine ed i contendenti circostanti: “noi possiamo sparare il venerdì mattina in centro; questo è il minimo”.</p>
<p>Francesco Poerio era un uomo chiacchierato. Arrestato nel lontano ‘91 per estorsione. Poi più nulla. Nemmeno un lavoro riconosciuto ufficialmente.<br />
E’ morto ammazzato con due colpi di pistola. Uno al polso sinistro e l’altro dritto al torace sin dentro al cuore. Il secondo è stato mortale.<br />
Aveva 38 anni ed una famiglia. Ed un legame di parentela che non può esser ignorato, anzi. Deve esser analizzato. Sviscerato. Interpretato.<br />
Era cugino della moglie (Simona) di Emiliano Trovato. Coco Trovato. Titolare (lei) del bar Plaza nel centro della cittadina nostrana.</p>
<p>La storia dei Coco Trovato nel lecchese merita un approfondimento tutto particolare.<br />
In sintesi si potrebbero definire come la famiglia della ‘Ndrangheta più potente e operativa del nostro territorio.<br />
Il capostipite, Franco, è stato beccato all’inizio degli anni novanta grazie all’inchiesta “Wall street” e condannato a 4 ergastoli. Gestiva locali in centro, appalti, traffico di droga e giri loschi di auto rubate. Aveva commissionato omicidi e sequestri di persona. Aveva piazzato bombe nei locali dei clan invisi e richiesto il pizzo ad alcuni commercianti.<br />
Emiliano, il figlio di Franco, marito di Simona, la cugina di Poerio, è stato recentemente (2003) arrestato per importazione e spaccio di droga. Insieme ad altre 27 persone.<br />
Nel 2006 è stata la volta dell’inchiesta “Soprano”. A Milano. Ancora i Coco Trovato di mezzo. La nuova reggenza. Si è scoperto che alcuni prestanome facevano i soldi riciclando frutti di traffici sporchi (anche di sangue a volte). Finirono sotto i riflettori &#8211; tra i locali “bene” &#8211; il Cafè Solaire, la discoteca Madison ed il ristorante Bio Solaire.<br />
I Coco Trovato si conoscevano in città. Come i De Pasquale di Calolziocorte.<br />
Nell’agosto del 2006, quattro dei sette fratelli della cosca sono usciti dal carcere grazie all’indulto.<br />
Questo ha portato ad una decisa accelerata del potere criminale del clan di Peppino De Pasquale, compagno di spartizione territoriale insieme ai Coco.</p>
<p>Nel novembre del 2007, 19 persone legate alla cosca dei De Pasquale son state arrestate. Le accuse vanno dal compiere nel territorio lecchese molte attività illegali, fra le quali traffico d’armi e di droga, ricettazione di veicoli ed assegni, estorsione a danno di imprenditori, truffe alla falsificazione di documenti, recupero violento dei crediti, usura, corruzione, favoreggiamento di latitanti, induzione in errore di pubblici ufficiali, danneggiamento a seguito di incendio, violenza privata e minacce di morte.<br />
L’operazione è stata chiamata “Ferrus Equi”. Durante quest’estate, 8 imputati hanno chiesto il rito abbreviato. Così si sono visti condannare prima ma con uno sconto di pena.<br />
Uno tra questi, l’ex finanziere Pietro Sgroi, è stato condannato ad 8 mesi per favoreggiamento. Mentre sedeva negli uffici della Guardia di Finanza, Sgroi – secondo l’accusa – informava i De Pasquale di ogni passo o decisione delle forze dell’ordine.<br />
I restanti 15 imputati, tra cui il capo Peppino, Ernesto e Salvatore De Pasquale hanno scelto di intraprendere il percorso del processo ordinario. Starà ai futuri avvenimenti certificarne la colpevolezza (o l’innocenza).</p>
<p>L’Ndrangheta c’è e se ne sentiva già da tempo l’asfissiante oppressione. In città però questo non fa molto scalpore.<br />
E se a sparare fosse stato un romeno esagitato e non un commando di killer prezzolati? E se il movente fosse stato passionale e non dettato da logiche di spartizione del terreno d’affari? La reazione sarebbe stata eguale? Non credo proprio.</p>
<p>Lecco è piena zeppa d’Nrangheta. L’Ndrangheta che s’alimenta di estorsioni, appalti, droga, prostituzione, caporalato, sfruttamento del lavoro nero, pizzo e tanto altro ancora. Un’Ndrangheta che può far affidamento sull’indifferenza e la sottovalutazione del fenomeno da parte dell’opinione pubblica e dei giornali.</p>
<p>Ma ciò che la mafia preferisce è il silenzio. Il silenzio della politica, della stampa e della cittadinanza. Il silenzio permette di razzolare nel bel mezzo del buio.<br />
Agevola l’oppressione e reprime il rivolgimento.</p>
<p>Francesco Poerio è stato ucciso dall’Ndrangheta? Secondo me sì. La dinamica è sin troppo chiara. Le finalità pure.<br />
Mi auguro, nel mio piccolo, di sbagliare. Spero sinceramente che le indagini possano svelare ben altri scenari.<br />
Tutto questo non deve e non può però impedire di parlare del fenomeno mafioso.<br />
Personalmente preferisco di gran lunga sopravvalutare il problema che ridurlo a poca cosa. Sminuirlo o paragonarlo alla rapina finita in tragedia.</p>
<p>Parliamo dell’Ndrangheta. Denunciamone la presenza e l’infiltrazione. Invochiamo maggior trasparenza e rivendichiamo il sacrosanto principio della lealtà contro l’omertà. Del coraggio dell’onestà contro la vigliaccheria mafiosa. Della legalità contro la corruzione.</p>
<p>Scendiamo in piazza tutti insieme, al più presto. Con un corteo privo di bandiere o simboli partitici. Per dimostrare che Lecco non è indifferente e dimessa. Che Lecco ripudia e respinge al mittente l’Ndrangheta. Che Lecco sa ancora discernere il giusto dal disonesto. La luce dal buio. La bellezza dalla “montagna di merda”.</p>
<p>L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura. F. D. Roosvelt</p></div>
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		<title>MAFIA: ARRESTATO A MALPENSA BOSS ANTONINO SPADARO</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 21:22:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Varese, 11 dic. &#8211; Era appena sbarcato all&#8217;aeroporto di Malpensa con un volo proveniente dal Brasile quando attorno ai suoi polsi si sono strette le manette. Ad arrestarlo i carabinieri della Compagnia di Gallarate (Gallarate). E&#8217; finita cosi&#8217; la latitanza di Antonino Spadaro, considerato un elemento di spicco della criminalita&#8217; organizzata e figlio di Tommaso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=112&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Varese, 11 dic</strong>. &#8211; Era appena sbarcato all&#8217;aeroporto di Malpensa con un volo proveniente dal Brasile quando attorno ai suoi polsi si sono strette le manette. Ad arrestarlo i carabinieri della Compagnia di Gallarate (Gallarate). E&#8217; finita cosi&#8217; la latitanza di <strong>Antonino Spadaro</strong>, considerato un elemento di spicco della criminalita&#8217; organizzata e <strong>figlio di Tommaso Spadaro, un vecchio boss della mafia palermitana condannato all&#8217;ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso</strong>. Negli <strong>Anni &#8216;70 e &#8216;80</strong> aveva in mano la diffusione e lo spaccio di droga a Palermo ed era il <strong>capo indiscusso del quartiere Kalsa</strong>: all&#8217;epoca si diceva che avesse a disposizione un esercito di oltre 2mila uomini per controllare il territorio. Antonino era latitante da mesi dopo essere sfuggito a un&#8217;operazione antidroga condotta dai carabinieri di Bagheria. Pluripregiudicato di 48 anni, alle sue spalle <strong>accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico e spaccio di stupefacenti</strong>. L&#8217;arresto, reso noto oggi, e&#8217; avvenuto ieri sera attorno alle 19.00. L&#8217;operazione, coordinata dai carabinieri di Bagheria, e&#8217; stata la conclusione di lunghi mesi d&#8217;indagine che hanno portato ad altri arresti in Sicilia. I militari l&#8217;hanno individuato con qualche difficolta&#8217;, dato che cambiava spesso voli per non farsi rintracciare. E&#8217; accusato di aver organizzato una rete di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, diretta presumibilmente in Sicilia.</p>
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		<title>NERVIANO Sei colpi di pistola sono stati sparati contro un negozio di via Ticino</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 18:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
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Proiettili di avvertimento?
I proprietari negano di aver subito minacce: in corso le indagini dell’Arma
NERVIANO (lue) Colpi di pistola nella notte e una vetrina di un negozio crivellata di colpi di pistola. Sei per l’esattezza. E’ successo nella notte tra domenica 30 e lunedì 1 dicembre, in via Ticino: vittima il negozio Punto Camino, aperto da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=109&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>Proiettili di avvertimento?<br />
</strong><em>I proprietari negano di aver subito minacce: in corso le indagini dell’Arma</em></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>NERVIANO (lue)</strong> Colpi di pistola nella notte e <strong>una vetrina di un negozio crivellata di colpi di pistola</strong>. Sei per l’esattezza. E’ successo <strong>nella notte tra domenica 30 e lunedì 1 dicembre, in via Ticino: vittima il negozio Punto Camino, aperto da 9 anni da una famiglia di origine calabrese da tempo attiva nel campo dell’edilizia</strong>, che vende pavimenti, caminetti, rivestimenti e barbecues. Ancora misteriosa la mano che ha esploso i proiettili, alcuni dei quali oltre a trapassare il vetro hanno anche danneggiato dei pannelli esposti all’interno del locale. Sull’accaduto è già stata avviata un’inchiesta della magistratura che dovrà cercare di far luce sui motivi e sui responsabili dell’accaduto. Intanto, i non stanno certo trascorrendo giornate felici: e si interrogano su chi, e perché, sia arrivato a un gesto del genere. Interpellati sull’accaduto hanno negato di aver mai ricevuto minacce né di aver mai fatto del male a nessuno né di averne ricevuto. Un vero fulmine a ciel sereno che ha di fatto sconvolto la vita dei proprietari del negozio. Ma torniamo ai fatti: quella notte alcuni nervianesi quei colpi li hanno sentiti, pare che li abbiano uditi fino al quartiere Gescal più lontano. Ma nessuno ha chiamato i carabinieri ed è stato solo col sorgere del sole che i proprietari del negozio si sono accorti di quanto successo: dall’interno del locale si sono avvicinati alla vetrata e quei sei fori nel vetro hanno gelato loro il sangue nelle vene. In via Ticino sono arrivati un gran numero di carabinieri, quelli di Parabiago e quelli di Legnano, che hanno setacciato la via raccogliendo testimonianze e quanto di utile per le indagini. Ovvio che <strong>un tale gesto rievoca alla mente scenari di criminalità organizzata</strong>: forse un avvertimento per i titolari? Non si può ancora dirlo. E al momento, come dichiarato dai carabinieri, pare che non ci siano collegamenti coi fatti successi recentemente sul territorio. Territorio che <strong>dal mese da questa estate ha visto casi di sangue legati alla malavita: il 14 luglio, a San Vittore Olona, è stato freddato con 2 colpi al viso, Carmelo Novella, 58 anni e boss della ‘Ndrangheta</strong> mentre il <strong>27 settembre è stato ritrovato il corpo di Cataldo Aloisio, 38 anni e genero del boss Giuseppe Farao della ‘Ndrangheta, ucciso con un colpo di pistola alla nuca</strong> e deposto all’esterno del cimitero di San Giorgio su Legnano, luogo proprio dove è stato sepolto novella. Parabiaghese e Legnanese alle prese con fatti dei quali finora si è parlato pochissimo e che si è sempre pensato accedessero solo al sud.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"> Settegiorni 5 dicembre 2008</p>
</div>
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		<title>CRIMINALITA’:VARESE;IMPRENDITORE DENUNCIA ESTORSIONI,ARRESTI</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 10:12:12 +0000</pubDate>
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Avrebbero costretto un imprenditore edile a realizzare alcuni lavori nelle loro proprieta’, minacciandolo ripetutamente fino ad aggredirlo fisicamente. I carabinieri del Comando Provinciale di Varese hanno arrestato tre pluripregiudicati ritenuti legati alla criminalita’ di origine gelese ma residenti da tempo a Busto Arsizio, in provincia di Varese. L’imprenditore, stanco delle intimidazioni subite, si e’ [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=107&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><em>fonte: </em><a href="http://www.ansa.it/opencms/export/legalita/notizie/regioni/lombardia/visualizza_new.html_820582680.html"><em>http://www.ansa.it/opencms/export/legalita/notizie/regioni/lombardia/visualizza_new.html_820582680.html</em></a></p>
<p>Avrebbero costretto un imprenditore edile a realizzare alcuni lavori nelle loro proprieta’, minacciandolo ripetutamente fino ad aggredirlo fisicamente. I carabinieri del Comando Provinciale di Varese hanno arrestato <strong>tre pluripregiudicati ritenuti legati alla criminalita’ di origine gelese</strong> <strong>ma residenti da tempo a Busto Arsizio</strong>, in provincia di Varese. L’imprenditore, stanco delle intimidazioni subite, si e’ ribellato e ha sporto denuncia. L’arresto e’ avvenuto su disposizione del Gip del tribunale di Busto Arsizio.</p>
<p> </p></div>
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		<title>Uomo assassinato con un colpo di pistola alla nuca</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 23:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
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		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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		<description><![CDATA[San Giorgio su Legnano (MI) - Si tratta del 35enne genero di un boss calabrese, ritrovato nella campagna di via Redipuglia. Solo due mesi fa un altro delitto a San Vittore Olona. Indagano i carabinieri di Legnano e Monza
Uomo assassinato con un colpo di pistola alla nuca
 
 
 
 
Sabato 27 Settembre 2008
O.M./SdA
redazione@varesenews.it
Il corpo senza vita di un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=88&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><span class="articolo_luogo">San Giorgio su Legnano (MI)</span> <span class="articolo_occhiello">- Si tratta del 35enne genero di un boss calabrese, ritrovato nella campagna di via Redipuglia. Solo due mesi fa un altro delitto a San Vittore Olona. Indagano i carabinieri di Legnano e Monza</span></em><br />
<span class="articolo_titolo"><strong>Uomo assassinato con un colpo di pistola alla nuca</strong></span></p>
<td width="100%"> </td>
<hr size="1" /> </p>
<td width="100%" align="left"> </td>
<p><span class="articolo_corpo"></span> </p>
<p class="articolo_firma" align="left">Sabato 27 Settembre 2008<br />
O.M./SdA<br />
<a class="articolo_email" href="mailto:redazione@varesenews.it">redazione@varesenews.it</a></p>
<p><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-weight:bold;">Il corpo senza vita</span> di un uomo è stato rinvenuto questa mattina, sabato 27 settembre alle 8,30, nella campagna di <span style="font-weight:bold;">San Giorgio sul Legnano, in via Redipuglia.</span> A ritrovarlo sono stati i Carabinieri di Legnano e di Monza che sono intervenuti sul posto, probabilmente dopo una segnalazione, e hanno ritrovato l&#8217;uomo, probabilmente morto a causa di ferite d&#8217;arma da fuoco. Dall&#8217;autopsia si avranno risposte precise, ma sembra si sia trattato di una vera esecuzione da professionisti, con un colpo alla nuca.</p>
<p>Dai documenti si è risaliti all&#8217;identità dell&#8217;uomo, si tratta di <span style="font-weight:bold;">Aloisio Cataldo del 1974</span>, di <span style="font-weight:bold;">Cirò Marina</span>, provincia di Crotone. Si tratta di un genero del boss <span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">della &#8216;ndrangheta Giuseppe Farao (<a href="http://www.calabrianotizie.it/2008/03/12/delitto-mirabile-ergastolo-ai-fratelli-farao/">recentemente condannato all&#8217;ergastolo con il fratello Silvio</a>), del potente clan Farao-Marincola che ha vasti interessi in terra lombarda. Uno zio del Cataldo, Vincenzo Pirillo, altro esponente di spicco della &#8217;ndrangheta, <a href="http://www2.melitoonline.it/index.php?p=2380">era stato assassinato a Cirò Marina nell&#8217;estate del 2007</a> da un gruppo di fuoco che ferì altre sei persone, fra cui una bambina.</span></span> Solo due mesi e mezzo fa, il <span style="font-weight:bold;">14 luglio</span>, a <span style="font-weight:bold;">San Vittore Olona</span> (paese a fianco) <span style="font-weight:bold;"><a href="http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=103530">venne ucciso Carmelo Novella</a></span>, uomo legato ai clan di Catanzaro, ucciso in pieno giorno in un bar da due sicari a volto scoperto. </span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">A conferma del potere e della spietatezza delle &#8216;ndrine ormai solidamente impiantate in Lombardia e particolarmente nell&#8217;Alto Milanese, <a href="http://www3.varesenews.it/gallarate_malpensa/articolo.php?id=44353">anche le tre persone uccise tra il 2005 e il 2006 a Lonate Pozzolo e Ferno</a> erano originarie della zona di Cirò.</span></p>
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		<title>Criminalita’: preso killer della mafia evaso a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 10:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[Salvatore D&#8217;Avanzo era evaso il 6 aprile 2008
(ANSA) &#8211; MILANO, 24 SET &#8211; Salvatore D&#8217;Avanzo, killer della famiglia mafiosa Vitale condannato all&#8217;ergastolo ed evaso a Milano il 6 aprile 2008 e&#8217; stato arrestato. Lo hanno rintracciato nel capoluogo lombardo, che non aveva mai lasciato, i Carabinieri. Nel 1988 Vitale si era reso responsabile dell&#8217;omicidio di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=86&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Salvatore D&#8217;Avanzo era evaso il 6 aprile 2008</em></p>
<p><strong>(ANSA) &#8211; MILANO, 24 SET</strong> &#8211; <strong>Salvatore D&#8217;Avanzo</strong>, killer della <strong>famiglia mafiosa Vitale</strong> condannato all&#8217;ergastolo ed <strong>evaso a Milano il 6 aprile 2008</strong> e&#8217; stato arrestato. Lo hanno rintracciato nel capoluogo lombardo, che non aveva mai lasciato, i Carabinieri. Nel 1988 Vitale si era reso responsabile dell&#8217;omicidio di Diego Bonura, il cui corpo era stato trovato solo 10 anni piu&#8217; tardi lungo il Naviglio pavese.</p>
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		<title>Notizie positive dalla Lombardia</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 09:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Buccinasco]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

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Le notizie sono di ieri, mi scuso per il ritardo e le pubblico qui di seguito, così come comparse su internet, con piacere:
‘Ndrangheta: Carabinieri arrestano boss Francesco Pelle
Ricercato per strage di Natale a S. Luca era in clinica a Pavia
(ANSA) &#8211; PAVIA, 18 SET &#8211; Francesco Pelle, considerato uno dei boss della ‘ndrangheta calabrese, e’ [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=84&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="snap_preview">
<p>Le notizie sono di ieri, mi scuso per il ritardo e le pubblico qui di seguito, così come comparse su internet, con piacere:</p>
<p><strong>‘Ndrangheta: Carabinieri arrestano boss Francesco Pelle</strong><br />
<em>Ricercato per strage di Natale a S. Luca era in clinica a Pavia</em><br />
<strong>(ANSA) &#8211; PAVIA, 18 SET &#8211; Francesco Pelle</strong>, considerato uno dei <strong>boss della ‘ndrangheta</strong> calabrese, e’ stato <strong>arrestato a Pavia</strong> dai carabinieri. Era ricoverato in una clinica della citta’ per sottoporsi a delle cure. Pelle, 32 anni, detto ‘Ciccio Pakistan’, <strong>era ricercato per la strage di Natale a San Luca</strong>. Nell’agguato rimase uccisa Maria Strangio, moglie del boss Giovanni Luca Nirta, delitto che sarebbe all’origine della strage di Duisburg.</p>
<p><em><strong>Buccinasco</strong> &#8211; Singolare iniziativa del Comune di Buccinasco: nel nome cultura della legalità e della lotta alle mafie destinerà due abitazioni sequestrate alla malavita a sei studenti di Calabria e Sicilia</em><br />
<strong>Case confiscate alla mafia ospiteranno i parenti delle vittime</strong></p>
<p><a href="http://www3.varesenews.it/immagini_articoli/200809/borsellinofalcone.jpg"><img class="alignleft" src="http://www3.varesenews.it/immagini_articoli/200809/borsellinofalcone.jpg" alt="" width="200" height="241" /></a>Famigliari delle vittime della mafia abiteranno negli appartamenti confiscati alle cosche. È l’iniziativa del <strong>Comune di Buccinasco</strong>, alla periferia di Milano, che ha deciso di destinare a <strong>sei studenti provenienti da Sicilia e Calabria</strong> due abitazioni confiscate alla criminalità organizzata. “Una nuova collaborazione con la Regione Calabria e la Regione Sicilia darà vita ad un progetto interessate a sostegno della <strong>cultura della Legalità e della lotta alle mafie</strong>“, si legge nella nota del comune dell’hinterland milanese.<br />
Saranno le stesse Regioni a decidere, con un bando, quali studenti ( tre siciliani e tre calabresi), iscritti negli atenei milaesi, potranno abitare in quelle case.</p>
<p>Il primo immobile, un appartamento con cantina, per un totale di circa 112 mq avrebbe dovuto, secondo un primo progetto, ospitare una guardia medica o altro presidio sanitario; il secondo, un appartamento di circa 112 mq,era stato indicato come sede di associazioni, enti o organizzazioni di volontariato. In questi mesi, però, nessun operatore, comunità, associazione, cooperativa sociale o di volontariato ha formalmente fatto richiesta ná per l’uno ná per l’altro.</p>
<p>(Fonte: www.varesenews.it)</p></div>
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