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Arrestato l’ex sindaco di Cassano d’Adda

Fonte: http://www.milano.corriere.it

In manette Edoardo Sala e altri due politici: mazzette per modificare il piano urbanistico

MILANO - Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano hanno arrestato l‘ex sindaco di Cassano d’Adda Edoardo Sala, il consigliere comunale Paolo Casati e Alessandro Casati, all’epoca assessore pro-tempore ai Lavori pubblici. I tre sono stati portati in carcere, mentre ai domiciliari sono finiti il commercialista Pierluigi Amati, cugino del sindaco Sala, e l’architetto Michele Ugliola. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, riguarda un presunto giro di mazzette per ottenere alcune modifiche al piano urbanistico del Comune dell’hinterland di Milano. Nel dicembre scorso i finanzieri, per la stessa vicenda, avevano messo a segno una ventina di perquisizioni nella sede del Comune, nelle abitazioni di alcuni amministratori locali e nelle sedi di alcune società. Edoardo Sala, sindaco di una lista civica di centrodestra, dopo le perquisizioni dello scorso dicembre e la sua iscrizione nel registro degli indagati, alla fine dell’anno scorso aveva dato le dimissioni. Nelle indagini, che hanno provocato un vero e proprio terremoto nel Comune del milanese, sono ipotizzati in particolare i reati di concussione e corruzione.

LE PREQUISIZIONI – I militari della Guardia di Finanza di Milano, oltre a eseguire i cinque arresti, hanno effettuato dodici perquisizioni nei confronti di società e persone coinvolte nell’inchiesta, per la quale complessivamente sono indagate una decina di persone. Le ordinanze di custodia cautelare chieste dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo sono state firmate dal gip Gaetano Brusa. L’attività investigativa riguarda la ricostruzione di alcune procedure amministrative relative a interventi di carattere urbanistico. Secondo l’ipotesi sarebbero state corrisposte, o promesse, somme di denaro per pilotare specifiche varianti al piano regolatore generale tuttora vigente o per impostare, secondo determinati criteri, il piano del governo del territorio ancora in via di elaborazione che avrebbe dovuto sostituire il piano regolatore generale della cittadina alle porte di Milano.

TRE MILIONI DI EURO - L’ammontare delle mazzette già versate o promesse supera i tre milioni di euro. Il calcolo si evince dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Gaetano Brusa. Le mazzette versate secondo l’accusa ammontano a un milione di euro di cui 500mila euro versati in più tranches e in contanti; inoltre bisogna considerare anche la promessa di una dazione di 2 milioni di euro pari al 3% sul prezzo di vendita di ogni casa che sarebbe stata realizzata sull’area dell’ex linificio.

L’INTERCETTAZIONE – «Qui si vogliono sistemare per tre generazioni», dice in un’intercettazione ambientale Fausto Crippa, un imprenditore che stava per riqualificare un’area dismessa. Crippa stava parlando con la moglie e con il commercialista, da oggi ai domiciliari, Pierluigi Amati. In questa conversazione, secondo il gip, è «palese che Amati ha avuto in precedenza un incontro con i referenti politici di Cassano e che si è recato dai coniugi Crippa per riferire l’esito dell’incontro. Infatti – scrive sempre il giudice – Amati riferisce l’ammontare del denaro richiesto per l’approvazione del piano generale del territorio e le modalità di consegna». A questo punto Crippa afferma di non voler pagare in nero ma di essere disposto a chiedere alcune quote di una sua società e commenta: «Qui si vogliono sistemare per tre generazioni». Sempre nel corso di questa intercettazione ambientale il commercialista Amati afferma che «dappertutto un imprenditore è costretto a dover riconoscere un quid in più alla politica».

Redazione online
25 maggio 2011

Nascondeva la droga nel cestino della spazzatura, arrestato

Fonte: http://www.varesenews.it

I carabinieri di Legnano hanno messo le manette a un 40enne che si stava incontrando con un 30enne di Busto Arsizio

I militari della Stazione di Busto Garolfo hanno arrestato, nella serata di ieri, un marocchino 40enne per spaccio di sostanze stupefacenti. I carabinieri, in via Tagliamento a Busto Garolfo, hanno notato un uomo che si avvicinava con fare sospetto ad un cestino della spazzatura alla fermata dell’autobus, hanno atteso e appurato che l’uomo stava prelevando un involucro di cellophane. Intervenuti subito, l’involucro risultava essere un pezzo di hashish di circa 25 gr. di peso. Il marocchino ammetteva che avrebbe dovuto cedere la sostanza ad un uomo con cui aveva appuntamento. Il malvivente è stato quindi arrestato, mentre il potenziale acquirente, un 30enne di Busto Arsizio, nel frattempo arrivato sul posto credendo di poter acquistare la sostanza, è stato segnalato alla Prefettura come assuntore abituale.
L’arrestato sarà sottoposto al rito direttissimo in giornata presso la Procura di Milano.
I servizi di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti stanno quindi proseguendo senza sosta.

Omertà in Lombardia, Boccassini: “Nessuno denuncia le minacce della ‘ndrangheta”

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

di Mario Portanova

La coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano parla di criminalità organizzata al nord all’Università statale: “Betoniere in fiamme, capannoni distrutti, colpi di pistola. Ma i danneggiati non vanno dalla polizia”

“In certi paesi vicino a Milano ci sono le vedette della ‘ndrangheta che vanno in allarme all’arrivo di ogni estraneo. E ci sono famiglie il cui solo nome incute timore reverenziale negli abitanti, senza neppure il bisogno di chiedere o minacciare. Certo che non è come a Locri, ma comunque è impressionante”. Ilda Boccassini, coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano, torna sul tema più urticante, l’omertà in salsa lombarda, un muro contro cui si scontrano spesso i suoi investigatori a caccia di boss e picciotti.

Lo fa in un’aula gremita da circa 400 persone, studenti ma non solo, alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università statale, in uno dei seminari sulla mafia al Nord organizzato da tutti gli atenei milanesi insieme a Libera. Qualche settimana fa aveva preso la parola un altro personaggio autorevole e generalmente schivo, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.

Prima di cominciare, Boccassini fa sgomberare le telecamere di televisioni e siti web, perché quello deve restare “un momento di riflessione con gli studenti”. Una riflessione che spesso scivola sui temi caldi dell’attualità, a cominciare dalla difesa appassionata dell’articolo 109 della Costituzione, che mette la polizia giudiziaria all’esclusiva dipendenza dei pm ed è nel mirino delle “riforme” del centrodestra. Ma ce n’è anche per i colleghi magistrati “che devono stare lontano dai riflettori e non andare alle manifestazioni”, o per la gestione della collaborazione di Massimo Ciancimino, “a cui io non avrei dato credito”.

Il magistrato – impegnato anche nel delicatissimo caso Ruby-Berlusconi – ricorda l’inizio dell’inchiesta Crimine-Infinito, che nel luglio dell’anno scorso ha portato in carcere circa 160 presunti ‘ndranghetisti lombardi: “Per un anno e mezzo ho chiesto di essere informata giorno per giorno su incendi e danneggiamenti. Betoniere che andavano a fuoco, capannoni distrutti, colpi di pistola contro assessori o messi comunali, episodi concentrati in zone ben precise. Nessuno dei danneggiati ha mai fornito alle forze dell’ordine il minimo indizio, nessuno ha mai ammesso di avere ricevuto minacce”.

Lo stesso vale per le vittime di usura – una delle principali attività della ‘ndrangheta in Lombardia, con risvolti tragici sulla vita di molte famiglie – alcune delle quali hanno sperimentato la linea dura della Dda finendo in carcere dopo testimonianze reticenti. “Ricordo la morte di Libero Grassi, non è facile dire no a Palermo e non è facile dire no neppure a Milano. Però a volte la comprensione per le vittime fa sì che non si faccia pulizia all’interno delle associazioni imprenditoriali. Invece ben vengano i codici etici e le espulsioni, come ha fatto Confindustria a Palermo e come stanno facendo i costruttori milanesi di Assimpredil. Piccoli passi, ma è un inizio”.

L’omertà è figlia della paura, ma non solo. Perché quando un imprenditore nordico doc fa smaltire rifiuti pericolosi a un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato, sa benissimo che andranno a finire in un buco a bordo strada o, peggio, nelle viscere di qualche cantiere modello. “E’ come comprare una borsa di Gucci a 200 euro: è ovvio che o è falsa o c’è qualcosa sotto”, sintetizza Boccassini.

Così diversi colletti bianchi nati e cresciuti a Milano o in Brianza sono finiti in carcere con l’accusa di associazione mafiosa, tanto quanto i calabresi dell’Aspromonte o del crotonese con cui facevano affari. Ai futuri magistrati e avvocati che riempiono l’aula, la coordinatrice della Dda spiega che ormai anche in Lombardia ricorrono a pieno titolo certi commi dell’articolo 416 bis, “inventato” per la Sicilia di Cosa nostra nel 1982. “Se i mafiosi possono condizionare il voto o mettere fuori mercato le imprese che rispettano le regole, allora minacciano la tenuta della democrazia”.

Un amaro risveglio, dopo anni di torpore in cui la mafia al nord non esisteva, era una favola, una speculazione politica. Come è accaduto? Ilda Boccassini non trattiene le critiche: “Certo, nel 1992-1993 ci sono state grandi indagini a Milano e in Lombardia, anche grazie ai collaboratori di giustizia, ma è mancata una visione unitaria e completa”. Furono smantellati i clan più potenti, come i Sergi-Papalia a Buccinasco e i Coco Trovato a Lecco, “ma non si colse il radicamento che già c’era, anche nelle istituzioni, anche nel movimento terra, tutte cose di cui discutiamo oggi ma che erano sotto gli occhi di tutti già allora. C’è stato un buco investigativo, invece si sarebbe dovuto applicare il metodo Falcone, aggredire l’organizzazione nel suo complesso”.

Ed ecco allora la fotografia aggiornata del nemico: non, come tanti ancora pensano, un insieme di ‘ndrine separate, ma un’entità unica, divisa in locali e radicata al nord. “Sul fronte delle indagini, oggi le Procure di Reggio Calabria non possono fare a meno l’una dell’altra”. L’esempio eclatante è proprio l’operazione Crimine-Infinito dell’anno scorso, quando la Boccassini si sentì precipitata “in un film d’altri tempi” ascoltando in diretta l’ormai celebre summit al circolo Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano. I giuramenti, le formule antiche, applicate a territori e business modernissimi.

Giovanni Falcone è un protagonista della lezione ai ragazzi di giurisprudenza. A lui si deve la legislazione antimafia che tutto il mondo ci invidia e ci copia, afferma Boccassini. Che ricorda un episodio. “Un giorno Falcone mi disse: ‘vediamo se hai capito che cos’è la mafia’. Mi portò a Monreale, vicino a Palermo, alla commemorazione del capitano Emanuele Basile, ucciso da Cosa nostra. Capii subito che cosa voleva dire. Fummo accolti da un silenzio colmo di disprezzo, non ci urlavano ‘bastardi’ o ‘toghe rosse’, solo un silenzio bestiale. Era un disprezzo ragionato delle istituzioni, era la rivendicazione di un altro credo, non quello dello Stato ma quello dell’onore”.

Importavano marijuana dall’Olanda, arrestati nel milanese

Fonte: http://www.ansa.it

I corrieri avevano 20 kg di droga nascosti in borsoni su auto

(ANSA) – MILANO, 5 MAG – Importavano marijuana dall’Olanda nascondendola tra i vestiti e fingendosi turisti, due corrieri arrestati nel milanese.

I Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria del Comando Provinciale di Milano, hanno anche sequestrato 20 chili di stupefacente. Le indagini, iniziate nel maggio 2010, hanno portato alla ricostruzione del percorso della marijuana, proveniente dall’Olanda e destinata al mercato locale milanese.

La droga entrava nel nostro paese passando dal Belgio e dalla Francia. I corrieri la trasportavano sulle loro auto, nascosta in borsoni da viaggio.

Video-poker e proiettili in busta A Lecco la ‘ndrangheta rialza la testa

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

di Fabio Abati

Un sindaco della Lega oggetto di minacce: prima una molotov poi un bososlo. Un consigliere d’opposizione sotto scacco. Da Oggiono a Calolziocorte, gli affari del potente clan di Franco Coco Trovato corrono tra sale giochi e macchinette

Il gioco ai lecchesi può far male. Tra minacce ad amministratori pubblici e vecchi fantasmi legati alla criminalità organizzata, continuano i problemi della comunità lariana con macchinette video-poker e slot machine. In riva a “quel del ramo del lago di Como” le ultime statistiche dicono che sono 150 mila i giocatori abituali, dei quali almeno 4 mila “compulsivi”. Questi ultimi affrontano un’abitudine del genere in maniera patologica, dedicandovi un tempo al di là del lecito ma soprattutto sperperando veri e propri patrimoni. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che in provincia di Lecco il numero delle sale giochi aumenta di anno in anno, è facile intuire di che giro d’affari milionario stiamo parlando e quindi degli appetiti che può stimolare.

Nel 2009 un’operazione della Polizia di Lecco, ribattezzata “Oversize”, mise in luce nel settore pure gli interessi della ‘ndrangheta. Emiliano Trovato, figlio trentenne del boss di Marcedusa (Catanzaro) Franco Coco – che in zona spadroneggiò almeno sino agli inizi degli anni novanta – aveva finito per investire i proventi del suo traffico proprio nel mondo delle sale giochi. Secondo i giudici, che in primo grado gli hanno comminato una condanna a più di vent’anni, per traffico di droga, armi, riciclaggio, usura ed estorsione, il suo gruppo ben articolato era arrivato a esercitare un vero e proprio monopolio nel mondo delle slot e dei videopoker, non risparmiandosi neppure dell’utilizzare, scrivono i magistrati: “Strumenti d’intimidazione per ottenere il benestare all’installazione di macchinette”.

Ma dopo gli arresti è tornata serenità nel settore? Non si direbbe, visto le minacce che continua a subire chiunque si metta di traverso al cammino di questa gallina dalle uova d’oro. Neppure un sindaco può considerarsi pienamente al sicuro. Roberto Ferrari, 36 anni, è il primo cittadino di Oggiono. È un militante della Lega Nord e ci tiene a sottolinearlo, ma se qualcuno della sua stessa area politica stenta a credere che una certa criminalità organizzata abbia preso piede nella ricca e “celtica” Lombardia, la sua esperienza è lì a smentirlo.

Il 14 marzo di quest’anno l’amministrazione di Oggiono approva un regolamento che introduce forti limitazioni alla nascita di sale gioco nel territorio comunale. La notte dell’8 aprile una molotov esplode fuori dalla porta di casa del sindaco Ferrari. Il mattino successivo viene rinvenuta, sempre nella cassetta delle lettere del primo cittadino, una busta con l’intestazione scritta a mano “al sindaco” e con all’interno un proiettile. Un altro bossolo viene rinvenuto nelle vicinanze del palazzo comunale la sera del 13 aprile, mentre è in corso un consiglio al quale stava assistendo pure il sottosegretario Roberto Castelli, che portava la sua solidarietà al sindaco per le minacce ricevute.

Per il momento le indagini sono affidate alla magistratura ordinaria di Lecco, che sta raccogliendo nuovi elementi e che valuterà poi se trasferire il tutto all’antimafia di Milano. Ferrari, però, sembra aver pochi dubbi sulla matrice dei fatti che lo hanno riguardato. Del resto un invito a non sottovalutarli gli è arrivato dallo stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni, che in una visita in zona non ha mancato di passare da Oggiono a portare la sua personale solidarietà.

“L’attività di installazione delle macchinette videopoker ha rappresentato un settore dell’economia in cui l’associazione si è inserita con evidenti mire egemoniche, perseguite anche con il ricorso alla forza dell’intimidazione”, scrivono i giudici del Tribunale di Lecco nella sentenza di appello che conferma le condanne di primo grado per il gruppo di Trovato. Stiamo parlando quindi di un settore dove la criminalità ha sempre sguazzato.

Rappresentano quindi un pericolo per l’economia dei clan, tutti questi regolamenti restrittivi che molte amministrazioni comunali vorrebbero approvare. Regolamenti che in realtà possono ben poco. Prima di tutto non è loro facoltà bloccare tout-court l’apertura di una nuova sala; possono solo limitarne le caratteristiche e l’operatività. Inserendo, per esempio, obblighi sulla proprietà e i soci: che devono essere liberi da ogni pendenza giudiziaria; oppure sulle caratteristiche costruttive, stabilendo una distanza minima da scuole, oratori, chiese o biblioteche.

Ma la battaglia delle amministrazioni lecchesi e le conseguenti minacce, sono bi-partisan. A Calolziocorte la vittima non è il sindaco o un rappresentante della maggioranza – sempre Lega Nord – ma un consigliere di opposizione: Corrado Conti, in quota Pd. Inoltre, in questo caso la vicenda è complicata da una sala giochi che in paese sta per sorgere proprio in questi giorni. Conti è il primo a dire che quanto è successo a lui non è necessariamente da legare a questa nuova apertura; fatto sta che dopo le proteste che ha sollevato in consiglio comunale a inizio gennaio, il 17 dello stesso mese s’è trovato nella cassetta della posta una lettera minatoria con scritto: “infame …sala giochi ….basta, lavatene le mani… lascia stare…basta infamie!”

A coadiuvare l’azione di Conti c’è Duccio Fiacchini, l’animatore di un blog antimafia e molto attivo sul terriotiro: quileccolibera. Lui ha il dubbio, senza generalizzare, che certi collegamenti siano duri a morire. Il socio di una nuova sala che sta per aprire, ha firmato con nome e cognome un messaggio postato sul blog di Fiacchini, dal tono inequivocabile: “merdosi ipocriti, siete e sarete sempre una città di merda con la mentalità contadina […] Franco è e sarà sempre il mio migliore amico!” Il riferimento è a Franco Poerio, un calabrese ucciso a Lecco nel 2008 e che aveva sposato la cugina di Emiliano Trovato. Un fantasma al carcere duro, ma che se si parla di macchinette, in un modo o nell’altro, ritorna.

‘Ndrangheta: arrestato a Sondrio latitante Francesco Crivaro

Fonte: http://www.ansa.it

Estate scorsa era sfuggito a maxi operazione in Lombardia

(ANSA) – SONDRIO, 30 APR – Il latitante calabrese Francesco Crivaro, originario del Crotonese, e’ stato arrestato dalla Polizia in provincia di Sondrio. Sfuggito all’arresto la scorsa estate nell’ambito della maxioperazione ‘Crimine’ contro la ‘ndrangheta (con oltre 300 arresti in Lombardia e in altre regioni del Nord) e’ stato catturato in Valtellina dai poliziotti della Squadra mobile di Sondrio e della Mobile di Milano.

Francesco Crivaro, da anni residente a Erba (Como), e’ stato fermato in una localita’ fra Morbegno e Sondrio. (ANSA).

Case popolari, tangenti sugli appalti Indagati Osnato e il direttore dell’Aler

Fonte: http://www.milano.corriere.it

Sotto inchiesta il coordinatore del Pdl e candidato alle elezioni comunali

MILANO – Sono almeno sei gli indagati in una inchiesta della Procura di Milano sugli appalti per i lavori di pulizie e gestione del verde in seno al patrimonio immobiliare dell’Aler, l’«Azienda lombarda di edilizia residenziale» che possiede oltre centomila delle 170.000 case popolari lombarde.
Turbativa d’asta e corruzione sono le fattispecie che, in base a quanto emerge dalle proroghe delle indagini allo scadere dei primi sei mesi, ora si scopre siano ipotizzate a carico del direttore generale dell’Aler, Domenico Ippolito; del direttore dell’area gestionale dell’Aler, Marco Osnato, il genero di Romano La Russa (cioè del consigliere regionale fratello del ministro della Difesa, Ignazio) che nel Pdl è consigliere comunale uscente, candidato nella lista Moratti alle prossime elezioni del 15-16 maggio, e coordinatore vicario del partito cittadino; dell’avvocato che guida l’ufficio legale e appalti dell’ente, Irene Comizzoli; della responsabile dell’ufficio di segreteria del presidente Loris Zaffra nonché componente del gruppo tutela patrimonio dell’ente in chiave anti-abusivismo, Anna Bubbico; e di due amministratori di centinaia di alloggi Aler, Antonio De Luca (marito della Bubbico) e Luca Bellisomo.

Alcuni di questi nomi erano già stati evocati nell’esposto che il 19 marzo dell’anno scorso l’associazione «Sos Racket e usura» di Frediano Manzi aveva presentato in Procura, allegando anche la registrazione di una conversazione con «un ingegnere che ha lavorato per anni partecipando a bandi e gare d’appalto per l’Aler» e che accreditava l’esistenza di un prassi tangentizia in seno all’ente. All’epoca l’Aler aveva reagito con un comunicato in cui «diffidava il signor Manzi a rilasciare dichiarazioni lesive degli interessi di Aler, riservandosi di denunciare davanti alle autorità competenti questi episodi».

La proroga delle indagini, al di là delle ipotesi di reato e dei riferimenti degli indagati, non fornisce alcuna indicazione ulteriore sullo stato e sullo spessore degli accertamenti. Si capisce soltanto che i pm Antonio Sangermano e Maurizio Romanelli stiano valutando la delibera dell’Aler con la quale, in accoglimento di un input della Regione, si intendeva sperimentare nella provincia milanese una sorta di autogestione degli amministratori di condominio (sebbene affiancati da alcuni individuati funzionari Aler) nella scelta dei modi e delle aziende con i quali assicurare i servizi di pulizie e di gestione del verde. Ma il dubbio degli inquirenti pare essere che dietro questo meccanismo vi sia stata la volontà di evitare gare d’appalto attraverso il frazionamento dei lavori in piccoli lotti, in modo da consentire a taluni amministratori degli stabili, ritenuti politicamente più “vicini” ad alcuni dirigenti Aler, di poterli assegnare a trattativa privata ad aziende di fiducia, con qualche genere di “ritorno” economico che traspare dalla contestazione di corruzione.

La materia appare però molto complessa dal punto di vista tecnico, e controversa anche nelle dinamiche della ricostruzione: basti pensare che proprio l’esposto di «Sos Racket» additava ad esempio l’affidamento sospetto di un certo appalto «nonostante ci fosse parere negativo da parte del capo ufficio appalti Comizzoli», cioè di una delle persone che per ora risultano indagate.
E’ la terza inchiesta che in queste settimane coinvolge esponenti del Pdl, dopo quelle sulle firme false del «listino Formigoni» (per la quale sono indagati tra gli altri il capogruppo pdl in Provincia Massimo Turci e la viceresponsabile dell’ufficio elettorale Clotilde Strada), sia sui nei manifesti «Via le Br dalle Procure», per i quali sono indagati il capo della segreteria del sottosegretario alle Infrastrutture/coordinatore regionale del Pdl, Giacomo Di Capua, sia il candidato pdl Roberto Lassini nella lista Moratti.

Luigi Ferrarella
28 aprile 2011

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