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	<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; &#8216;Ndrangheta</title>
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		<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; &#8216;Ndrangheta</title>
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		<title>Il cadavere bruciato con la pallottola in testa. Natalino Rappocciolo, ammazzato (nel silenzio) il soldato di Pepè Onorato</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 14:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
L&#8217;uomo è stato ucciso e bruciato a Pioltello lo scorso giugno. Un omicidio dimenticato, tutti pensavano fosse un immigrato. Invece Rappocciolo, affiliato alle cosche, è il quinto assassinio di mafia in meno di due anni a Milano
Chi è?
Natale Rappocciolo, è nato a Melito Porto Salvo nel 1959. Subito si trasferisce a Milano e in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=382&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: http://www.milanomafia.com</p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>L&#8217;uomo è stato ucciso e bruciato a Pioltello lo scorso giugno. Un omicidio dimenticato, tutti pensavano fosse un immigrato. Invece Rappocciolo, affiliato alle cosche, è il quinto assassinio di mafia in meno di due anni a Milano</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Chi è?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Natale Rappocciolo</strong>, è nato a Melito Porto Salvo nel 1959. Subito si trasferisce a Milano e in particolare nella zona di <strong>corso Buenos Aires</strong>. Si lega al <strong>clan di Giuseppe Pepè Onorato<br />
</strong>Suo padre Antonio viene ucciso nel 1981 nel carcere di San Vittore dove è rinchiuso</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Nel <strong>2002</strong> Natalino Rappocciolo viene coinvolto in una vicenda di traffico di droga dalla quale esce dopo aver fatto alcune ammissioni in aula. Ma non chiede lo status di <strong>collaboratore di giustizia</strong>. Per lui una lieve condanna che lascia molti dubbi nella banda</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Nel pomeriggio di <strong>sabato 27 giugno 2009</strong> il suo <strong>corpo carbonizzato</strong> viene trovato nelle campagne di <strong>Pioltello</strong>. La vittima però viene identificata solo dopo diversi giorni. Durante l&#8217;autopsia viene scoperto un <strong>foro di pallottola alla nuca</strong>: è stata un&#8217;esecuzione</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Il quinto omicidio di mafia a Milano dal marzo del 2008 quando viene ucciso </em><em><strong>Rocco Cristello</strong></em><em> a Verano Brianza. Poi toccherà a </em><em><strong>Carmelo Novella, Cataldo Aloisio e Giovanni Di Muro</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Ci sono storie di cadaveri </strong>lasciati a marcire nei campi. Storie di corpi bruciati nel fuoco. Ci sono storie di agguati e omicidi di rabbia. Di morti ammazzati. Ci sono storie di mafia. Storie che mettono i brividi. E poi c’è la storia di Natale Rappocciolo, il quinto morto ammazzato di mafia a Milano in meno di due anni. Una storia maledetta, che nessuno vi ha ancora raccontato.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>E’ pomeriggio a Pioltello</strong></span><span style="color:#000000;">. Il pomeriggio di sabato </span><span style="color:#000000;"><strong>27 giugno 2009</strong></span><span style="color:#000000;">. Il quartiere artigianale a due passi dalla statale Rivoltana lo chiamano Seggiano, Seggiano di Pioltello, come quando in questi campi trasformati in terreni edificabili e fabbriche ci piantavano solo il grano, quando c’erano le cascine. Seggiano, frazione di Pioltello, dunque. La </span><span style="color:#000000;"><strong>via Piemonte</strong></span><span style="color:#000000;"> è una strada che cinge le fabbriche, che attraversa una grande rotonda, che porta a un campo di pallone, un campo con la pista d’atletica e l’erba ancora verde. Davanti al campo un parco con i giochi gonfiabili per i bambini, dall’altro un parcheggio e poi altri campi, incolti o coltivati controvoglia. A volte, spesse volte, qui ci finiscono le famiglie sudamericane, con i loro weekend chiassosi, con le loro birre, con la musica dalle autoradio. Magari gli stessi sudamericani del quartiere Satellite, l’enorme complesso popolare dove convivono solo stranieri.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Di sicuro, nel pomeriggio di sabato 27 giugno 2009</strong></span><span style="color:#000000;">, a Seggiano c’è un cadavere. Lo trovano lungo una stradina, tra gli alberi. Il cadavere è un ammasso raggrinzito e carbonizzato. Bruciato e ormai consumato anche dalla decomposizione che ha sbranato le ossa, e quel poco rimasto dei tessuti. Arrivano i carabinieri. Li chiama un contadino, il proprietario del terreno. E’ lui che ha scoperto il cadavere: c’è stata una grandinata venerdì, e lui il giorno dopo ha controllato i campi uno per uno, e tra due alberi ha visto il corpo bruciato. E lì vicino c’è anche una macchina, una </span><span style="color:#000000;"><strong>Volkswagen Polo</strong></span><span style="color:#000000;">. E’ ferma, nessuno sa cosa possa centrare con quel corpo carbonizzato, si aspetta sera ma la macchina resta lì. Il cadavere è irriconoscibile, non ci sono documenti, niente di niente. E se è per questo non c’è neppure una coltellata, non una bastonata, non una ferita. Che si tratti di omicidio lo dice solo il fatto che i corpi, da soli, non bruciano. I carabinieri non parlano. Sui giornali, solo su quelli locali, si dice che il morto di via Piemonte potrebbe essere uno di quei sudamericani che qui si ubriacano dal sabato alla domenica, magari ucciso per una donna o per una parola di troppo. Passano i giorni a Pioltello. E l’uomo carbonizzato sparisce dalla memoria.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Natale Rappocciolo è nato</strong></span><span style="color:#000000;"> a Melito Porto Salvo il 9 giugno del 1959. L’ultima residenza a </span><span style="color:#000000;"><strong>Segrate</strong></span><span style="color:#000000;">, a due passi da Milano 2. La moglie ne ha denunciato la scomparsa ai carabinieri il 10 di giugno. Era uscito di casa, non è rientrato. Il 9 giugno del 2009, avrebbe festeggiato il suo cinquantesimo compleanno. L’ultimo. Sono i primi di luglio quando viene eseguita l’autopsia sul cadavere di via Piemonte, si prendono le impronte, il dna. Il corpo è quello di Rappocciolo. In testa, sul retro, tra il collo e l’attaccatura dei capelli, nel centro della nuca il medico legale scova il foro di un proiettile: </span><span style="color:#000000;"><strong>Natale Rappocciolo è stato ammazzato</strong></span><span style="color:#000000;">. Intorno i segni quasi carbonizzati della polvere da sparo, segno di un colpo sparato da vicino: un’esecuzione. La storia si fa tremendamente complicata. Anche perché la storia di Natale Rappocciolo non è una storia qualunque. </span><span style="color:#000000;"><strong>Suo padre</strong></span><span style="color:#000000;"> Antonio nel primo pomeriggio del </span><span style="color:#000000;"><strong>19 giugno del 1981 viene accoltellato</strong></span><span style="color:#000000;"> nel sesto raggio del carcere di San Vittore. Muore la sera stessa al Policlinico. Negli anni Novanta invece di Rappocciolo, di Natale, di suo fratello Domenico e di sua sorella Caterina, parla il pentito </span><span style="color:#000000;"><strong>Saverio Morabito</strong></span><span style="color:#000000;">. Dice che loro, insieme, gestivano un giro di cocaina dice che </span><span style="color:#000000;"><strong>Natalino è un uomo di Pepé Onorato, temuto boss della ‘ndrangheta a Milano</strong></span><span style="color:#000000;">.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Da queste accuse</strong></span><span style="color:#000000;"> Rappocciolo viene prosciolto, ma solo anni più tardi. Quando invece viene provata un’altra storia, un traffico di droga curato in nome e per conto di Pepè, che lo porterà in carcere il 23 dicembre del 2002, quando i carabinieri di Verona in trasferta a Genova sequestrano </span><span style="color:#000000;"><strong>125 chili di cocaina</strong></span><span style="color:#000000;"> arrivata via mare. In galera finiscono 5 persone, tra loro c’è Rappocciolo, che vive nella zona di corso Buenos Aires e nel frattempo è diventato un nome molto noto negli ambienti della criminalità calabrese. Lui doveva piazzare la droga nel Nord Italia. Rappocciolo finisce in carcere, con lui anche un uomo legato ai </span><span style="color:#000000;"><strong>Trimboli</strong></span><span style="color:#000000;">. Poi Rappocciolo parla con il magistrato, fa alcune ammissioni e le sue parole (ma non solo) portano alle condanne del gruppo intero. Lui, che non chiede lo status di collaboratore di giustizia, nel 2006 ripete le stesse dichiarazioni in aula e da quell’inchiesta esce con pochi anni di carcere grazie al rito abbreviato. La decisione dei giudici non piace agli altri calabresi coinvolti nell’inchiesta e neppure al temuto don Pepè Onorato. Qualche mese di carcere, poi Natale Rappocciolo viene liberato. Fino al 9 giugno del 2009, quando sparisce di primo pomeriggio, per ricomparire da morto ammazzato. Quando tutti pensano che quel corpo bruciato e senza volto sia solo il resto della vita malandata di un immigrato qualunque. Invece Natale Rappocciolo è un soldato della ‘ndrangheta. Un uomo d’onore. Il quinto morto ammazzato di mafia in un anno e mezzo a Milano. (</span><span style="color:#000000;"><em>cg, dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
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		<title>La faccia di Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:04:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. E’ benestante Milano: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=360&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. <strong>E’ benestante Milano</strong>: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali sei passato mille volte e non ti sei mai fermato per la paura di chiedere anche solo un caffè in questi posti di lusso. <strong>E’ viva Milano</strong>: c’è sempre gente, ovunque. All’aperitivo le colonne di San Lorenzo sono piene di ragazzi che si incontrano per cacciare via i pensieri di una giornata intera fatta di preoccupazioni e troppe responsabilità. La sera i navigli uniscono e raccolgono la bella gente che vuole solo divertirsi e ridere in compagnia. <strong>E’</strong> proprio <strong>bella Milano</strong>: questa Milano!</p>
<p>Ma Milano è troppo per fermarsi solo a questo, e allora ecco che è capace anche di superare sé stessa e senza mostrarsi vivere un’altra esistenza. La gente è sempre tanta, però fa le code in pieno giorno a <strong>Quarto Oggiaro</strong> per comprarsi la dose quotidiana di cocaina. La <strong>‘Ndrangheta</strong> ha il monopolio assoluto e nel vecchio e malfamato quartiere del capoluogo ha soltanto le radici di un albero che si fa sempre più potente e maestoso e con i propri rami impone la propria ombra su tutta la provincia, ed oltre.<br />
La neve non è solo un problema meteorologico, è un problema sociale. Con oltre <strong>20mila cocainomani</strong> Milano rifornisce le casse della mafia fruttando milioni. Milioni che poi reinveste aggiudicandosi i migliori appalti e controllando completamente il mercato dell’edilizia. <strong>Barbaro-Papalia</strong> la cosca che controlla interi paesi come <strong>Corsico, Assago e Buccinasco</strong>. Ti sposti più a nord e la famiglia <strong>Condello</strong> si spartisce il territorio insieme ai <strong>Novella</strong> nel gestire le zone che vedranno ospite l’<strong>Expo2015</strong>. Non bastasse, i <strong>Coco-Trovato</strong> hanno consolidato la loro egemonia in nella nuova provincia di <strong>Monza e Brianza</strong>.</p>
<p><strong>Stupefacenti, prostituzione</strong> e <strong>racket</strong> portano soldi, a volte anche troppi. Ed ecco che la mafia è costretta a ripulire il denaro sporco. Le intimidazioni e le estorsioni ai danni di imprenditori sembrano quasi storia antica. Oggi, a Milano, sono gli imprenditori a sfruttare la mafia per fare ancora più soldi. Rimane solo da trovare qualche perito di Tribunale compiacente, un amministratore comunale che chiude un occhio, qualche addetto al rilascio pratiche edilizie ed ecco che il piano è servito: riciclaggio, arricchimento e controllo del territorio assicurati.</p>
<p>Almeno una cosa è certa: a Milano non ci si ammazza, si va d’accordo. Il business prima di tutto è la parola d’ordine fra i boss. E allora si organizzano grandi cene dove <strong>Cosa Nostra, Camorra ed ‘Ndrangheta stringono sempre più alleanze</strong> per non pestarsi i piedi a vicenda. Poi magari capita che nello stesso periodo ci siano le elezioni, ed allora a cena perché non invitare qualche politico? Magari capita che ad organizzarla sia <strong>Salvatore Morabito</strong>, e che questa sia in onore di <strong>Alessandro Colucci</strong>, e che lo stesso Colucci divenga Consigliere Regionale; oppure che <strong>Giovanni</strong> <strong>Cinque</strong>, esponente degli <strong>Arena</strong>, si trovi in qualche modo a contatto <strong>Vincenzo Giudice</strong>, che casualmente è sia Consigliere Comunale che Presidente di una società partecipata dal capoluogo lombardo.<br />
Ma a Milano, appunto, almeno non si ammazza. Non si ammazza finchè non riesci a ricollegare proprio quel corpo a quell’esatto avvenimento, risalendo a quella data causa per cui <strong>Giovanni Di Muro</strong>, ucciso in pieno centro in zona San Siro, muore ed era casualmente legato al <strong>boss Pepè Onorato</strong>.</p>
<p>Tutto questo, purtroppo, non è frutto di una doppia faccia. Milano di <strong>faccia</strong> ne ha una sola: quella<strong> buona che nasconde quella cattiva</strong>.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Massimo Brugnone</em></p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta: preso latitante, arresti in Lombardia e Romagna</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 11:59:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://ansa.it
Con Cosimo Filomeno in manette anche altre persone
(ANSA) &#8211; MONZA &#8211; 9 NOV &#8211; Si e&#8217; svolta fra la Brianza e la  Romagna un&#8217;operazione dei Cc che ha portato all&#8217;arresto di un  latitante della &#8216;Ndrangheta, Cosimo Filomeno. L&#8217;uomo stava  predisponendo basi operative in Lombardia. Sono state  arrestate anche altre persone, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=358&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: http://ansa.it</p>
<p><em>Con Cosimo Filomeno in manette anche altre persone</em></p>
<p>(ANSA) &#8211; <strong>MONZA &#8211; 9 NOV</strong> &#8211; Si e&#8217; svolta fra la Brianza e la  Romagna un&#8217;operazione dei Cc che ha portato all&#8217;arresto di un  latitante della &#8216;Ndrangheta, <strong>Cosimo Filomeno</strong>. L&#8217;uomo stava  predisponendo<strong> basi operative in Lombardia</strong>. Sono state  arrestate anche altre persone, per favoreggiamento e, in un  caso, per detenzione e spaccio di droga. Filomeno e&#8217; stato  arrestato sabato a Cesenatico; era stato condannato a  Catanzaro per <strong>associazione a delinquere di stampo mafioso</strong>.</p>
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		<title>Intimidazioni: spenta la telecamera davanti alla casa di Carbonera. Il sindaco Cereda: &#8220;Non è un luogo strategico per la sicurezza&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 21:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Buccinasco]]></category>
		<category><![CDATA[Loris Cereda]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Carbonera]]></category>
		<category><![CDATA[Rino Pruiti]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
La telecamera fu messa nel 2006 per aumentare la sicurezza dell&#8217;allora sindaco Maurizio Carbonera vittima di tre intimidazioni mafiose. Per l&#8217;attuale primo cittadino di Buccinasco invece, non serve più. Da agosto è spenta 
LA QUESTIONE
In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco la telecanera viene messa nel 2006 dopo l&#8217;ultimo attentato all&#8217;allora sindaco Maurizio Carbonera, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=350&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Fonte: <a href="http://www.milanomafia.com/">http://www.milanomafia.com</a></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>La telecamera fu messa nel 2006 per aumentare la sicurezza dell&#8217;allora sindaco Maurizio Carbonera vittima di tre intimidazioni mafiose. Per l&#8217;attuale primo cittadino di Buccinasco invece, non serve più. Da agosto è spenta<span style="color:#000000;font-family:Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;font-weight:normal;font-size:13px;"> </span></strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>LA QUESTIONE</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco la telecanera viene messa nel 2006 dopo l&#8217;ultimo attentato all&#8217;allora sindaco <strong>Maurizio Carbonera</strong>, sindaco del centrosinistra eletto nel 2002. Carica ricoperta fino al 2007</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>L&#8217;attuale sindaco </em><em><strong>Loris Cereda</strong></em><em> sostiene che la telecamera non può essere integrata nel nuovo sistema di videosorveglianza. Inoltre, ritiene che quella strada non sia strategica per la sicurezza e che anzi violi la privacy</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>7 novembre 2009 &#8211; </strong>In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco c’è una telecamera. Sta lì appesa a un palo piantato nel marciapiede. Dovrebbe filmare la casa di fronte e grazie alla sua tecnlogia inquadrare anche la scuola laggiù in fondo. Dovrebbe farlo e invece <strong>da agosto non funziona</strong>. Quella telecamera è spenta e così di questa strada nulla arriva alla sala controllo del Comune. Non i ragazzini che escono dalle classi e nemmeno il palazzo di fronte. Non un palazzo qualunque visto che qui ci abita Maurizio Carbonera, ex sindaco di questo paese e vittima, durante il suo mandato, di <strong>ben tre atti di intimidazione mafiosa</strong>. Eccoli in ordine cronologico: <strong>26 marzo 2003</strong> prima auto bruciata sotto casa, accanto i carabinieri trovano due bottiglie incendiarie, <strong>25 marzo 2005</strong> un proiettile in busta all’ingresso del Comune, <strong>11 novembre 2005</strong> seconda macchina bruciata. Per questa inizialmente si parlò di autocombustione, nonostante l’auto fosse ferma da quattro giorni e la notte dell’incendio piovesse. A sgomberare ogni dubbio ci hanno poi pensato i Ris di Parma: anche quello fu un rogo doloso.  <strong>Tutti e tre gli episodi</strong> hanno il sapore tipicamente mafioso. Non ebbe dubbi l’allora maggioranza, che il 21 dicembre 2005 promosse una turbolenta notte bianca contro la mafia, non sembra averne oggi la magistratura. E comunque sia nel 2006, l’allora assessore Rino Pruiti decise di far mettere quella telecamera che in fondo non alzava il livello della sicurezza personale di Carbonera, ma che, al di là di tutto, <strong>rappresentava un segnale di legalità contro la ‘ndrangheta</strong> che qui comanda da trent’anni. Oggi questo segnale non c’è più.   <strong>Per saperne il motivo,</strong> allora, bisogna sentire l’attuale sindaco Loris Cereda, eletto nel 2007 con una grande maggioranza. Vittoria inaspettata e messa a segno al primo turno elettorale. La telecamera dunque. “E’ una telecamera vecchia – dice Cereda – che non rientra nel nuovo circuito che abbiamo installato da un anno”. Quella in via Papa Giovanni è roba vetusta. “Non può funzionare – ripete Cereda – e comunque non dovete chiedere a me ma ai carabinieri”. Fatto, questo, piuttosto insolito, visto che i filmati di quelle telecamare arrivano in Comune. La telecamera, però, può essere vecchia, ma questo non toglierebbe, in teoria, strategicità al luogo dove è stata posizionata. “Ma – sottolinea Cereda – non ritengo quel luogo strategico per la sicurezza dei cittadini. Se così fosse dovrei mettere una telecamera anche sotto casa di altri ex sindaci come Lanati o Formenti”.   <strong>Il ragionamento non fa una piega.</strong> Solo un’obiezione: rispetto a Carbonera, né Lanati, né Formenti sono stati minacciati dalla mafia. Immediata la precisazione di Cereda. “Non abbiano le prove che quelle subite da Carbonera siano minacce mafiose. Se lui sa chi è stato lo dica. Possiamo supporlo, ma non certificarlo e poi mi pare che la seconda auto non sia stata bruciata”. Eppure c’è la perizia dei Ris, consegnata in aula al giudice dal pm Alessandra Dolci, durante l’ultima udienza del processo Cerberus contro <strong>Domenico, Rosario e Salvatore Barbaro</strong>. La stessa in cui l’attuale capo dell’ufficio tecnico di Buccinasco Gregoria Stano ha detto che quelle minacce “sono state create ad hoc e sfruttate da Carbonera e dalla sua maggioranza per fini politici”. Su questo Cereda non commenta, si limita a dire che “loro hanno sfruttato la mafia a fini politici, mentre lei cosa sa se io sono stato minacciato o meno, se così fosse non lo direi a un giornalista, ma solo alle forze dell’ordine, la mia linea è quella di lavorare nell’ombra”.   <strong>Pur criticabile, la posizione di Cereda resta legittima</strong>. Le cose, però, non cambiano la realtà: quella telecamera non funziona. Dice <strong>Pruiti</strong>: “Farla funzionare non è un costo, è uno spreco tenerla spenta, tanto più che ci vuole poco a integrarla nel nuovo sistema”. Sistema che a detta di Cereda rende Buccinasco una delle città più videosorvegliate d’Italia e sul quale Pruiti resta scettico. “Ad oggi restano programmi sulla carta”. Eppure, la faccenda di quell’occhio elettronico spento preoccupa lo stesso Cereda. Dieci minuti dopo aver parlato con lui, sentiamo alcuni addetti alle telecamere del comune di Bucicnasco. “Anche lei per quella telecamera – ci dicono &#8211; , ci hanno telefonato pochi mnuti fa non possiamo rilasciare dichiarazioni”. L’affare telecamere inizia a farsi ingombrante? (dm)</span></span></span></p>
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		<title>IL RITRATTO\ Giovanni Di Muro, l&#8217;amico dei boss che collaborò con i magistrati</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/11/05/il-ritratto-giovanni-di-muro-lamico-dei-boss-che-collaboro-con-i-magistrati/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 19:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni di Muro]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Ugo Martello]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
La vittima dell&#8217;agguato di via dei Rospigliosi era stato coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Metallica&#8221; della Direzione investigativa antimafia
Giuseppe Onorato è nato a Reggio Calabria il 9 aprile 1937. A Milano, fin dagli anni Settanta, ha vissuto tutte le stagioni di mafia sotto la Madonnina. Noto come riciclatore delle cosche, nel 2006 stringe contatti anche con Enrico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=343&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: http://www.milanomafia.com</em></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>La vittima dell&#8217;agguato di via dei Rospigliosi era stato coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Metallica&#8221; della Direzione investigativa antimafia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Giuseppe Onorato</strong> è nato a Reggio Calabria il 9 aprile 1937. <strong>A Milano, fin dagli anni Settanta</strong>, ha vissuto tutte le stagioni di mafia sotto la Madonnina. Noto come <strong>riciclatore delle cosche</strong>, nel 2006 stringe contatti anche con <strong>Enrico Di Grusa</strong>, palermitano, mafioso e <strong>genero di Vittorio Mangano</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Luigi Bonanno</strong> è nato a Palermo il 21 aprile 1943. Coinvolto nell’operazione Nord-Sud, viene scarcerato nel 2003. Da allora inizia a tessere i contatti con il <strong>clan Lo Piccolo</strong>, che lo assolda anche per uccidere il latitante Gianni Nicchi. Fin dagli anni Ottanta, Bonnano traffica droga con il gotha mafioso al nord: dai calabresi <strong>Papalia</strong> al siciliano <strong>Antonio Zacco</strong>, detto Nino il bello, che per anni gestì la raffineria di Alcamo in Sicilia</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Ugo Martello</strong></em><em> è nato a Ustica il 24 febbraio 1940. Più noto come Tanino per tutti gli anni Ottanta in </em><em><strong>via Larga 13</strong></em><em> ha gestito una serie di </em><em><strong>società dove transitava il denaro di Cosa nostra</strong></em><em>. Amico di Dell’Utrri e dei grandi boss palermitani, oggi vive da </em><em><strong>uomo libero in via Nino Bixio 37</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>5 novembre 2009 -</strong></em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em> Per </em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Giovanni Di Muro</strong></em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em> quell’ometto piccolo piccolo con lo sguardo da diavolo era lo zio. In realtà il suo nome è Giuseppe Onorato, rispettato boss della ‘ndrangheta milanese. Ma Di Muro era abituato a chiamarlo così quando i due si incontravano al </em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>bar Ebony</strong></em></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong> in via Porpora</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">. Ai tavolini di questo vecchio locale negli ultimi anni si è accomodata la peggio gioventù della malavita milanese: da Ugo Martello e </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Guglielmo Fidanzati</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">, ascoltati ambasciatori di Cosa nostra sotto la madonnina, a killer spietati come </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Luigi Cicalese</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">. Perché Giovanni Di Muro, </span></span><a href="http://www.milanomafia.com/home/dimuro"><span style="color:#054087;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">ucciso stamani in via dei Rospigliosi</span></span></span></a><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">, i contatti li aveva buoni o almeno così andava dicendo soprattutto a quegli imprenditori messi sotto scacco dal </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>clan di Onorato</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">. A loro Di Muro si presentava come mediatore. Insomma uno che aveva gli agganci giusti e sapeva trattare con i pezzi grossi. “Quelli – diceva – se li fai arrabbiare si mangiano i bambini”. E loro, gli industriali onesti, strabuzzavano gli occhi. “Di Muro – spiega </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Romano Patti, titolare di un’impresa di metalli</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"> – a un certo punto mi disse i nomi dei miei creditori. Si tratta di un tale Onorato, a detta di Di Muro, vecchio mafioso in disarmo che aveva poi passato i crediti della mia ditta a </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Luigi Bonanno</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">, che, mi chiarì, è un </span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>malavitoso che comanda adesso a Milano</strong></span></span><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">”. Per capirci: Bonanno, detto il palermitano, arrestato nel gennaio del 2008, da oltre trent’anni è il referente del traffico di droga per i clan sicliani e calabresi. Un tipo a posto, così lo definiva il boss Salvatore Lo Piccolo che con lui voleva organizzare un traffico di cocaina dall’Olanda.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Tutti questi nomi </strong></span><span style="color:#000000;">stanno nelle carte dell’</span><span style="color:#000000;"><strong>inchiesta Metallica</strong></span><span style="color:#000000;"> che nel 2008 portò in carcere una trentina di persone, tutte a vario titolo accusate di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, traffico di droga. Tra gli indagati, compare lo stesso Di Muro che però non finì in galera. Nelle oltre settecento pagine di richiesta firmate dal pm Celestina Gravina, Di Muro viene sentito spesso e in tutte le occasioni, attraverso le sue dichiarazioni, aiuta gli investigatori a disegnare la rete mafiosa che per oltre dieci anni ha comandato su buona parte di Milano. A questo punto, la sua collaborazione potrebbe spiegare la sua morte. Su questo, però, gli inquirenti non si sbilanciano.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Quello che, invece, appare cristallino </strong></span><span style="color:#000000;">sono quelle amicizie pericolose che Di Muro sfruttava anche per scopi personali. Nel caso della clamorosa e</span><span style="color:#000000;"><strong>storsione da oltre tre milioni di euro agli imprenditori Romano Patti e Carlo Ongis</strong></span><span style="color:#000000;">, quest’ultimo a capo della </span><span style="color:#000000;"><strong>holding Metal Group spa</strong></span><span style="color:#000000;">, il salernitano Di Muro si presenta alle vittime come mediatore. “Di Muro mi disse – spiega Ongis – che aveva sborsato 30.000 euro per pagare dei napoletani che facessero da guardaspalle a Patti e a me nei confronti delle possibili azioni di forza dei creditori calabresi”. Creditori che hanno nome cognome: </span><span style="color:#000000;"><strong>Michele Mastropasqua</strong></span><span style="color:#000000;"> e </span><span style="color:#000000;"><strong>Michel Di Chio</strong></span><span style="color:#000000;">, detto Penna bianca. Loro sono i registi di un’estorsione che dicono di portare avanti per conto di Pepè Onorato. In realtà, il boss è all&#8217;oscuro di tutto. Ci penserà proprio Di Muro a informare lo </span><span style="color:#000000;"><em>zio</em></span><span style="color:#000000;">. Ecco la sua deposizione davanti al pm. Parole, dette una prima volta nel giugno 2007 e ripetute in aula a dicembre 2008. Circostanza che forse ne ha segnato il destino per sempre. “In un incontro all’Ebony feci presente allo Zio che Patti aveva già pagato tre milioni di euro. Lui disse che non sapeva nulla e si arrabbiò moltissimo quando gli dissi che di mezzo c’erano Mastropasqua e Penna bianca”. L’arrabbiatura di don Pepè si traduce in un primo </span><span style="color:#000000;"><strong>regolamento di conti in un capannone di via Copenaghen a Verdellino</strong></span><span style="color:#000000;">. Qui vengono convocati “i due zanza”, Mastropasqua e Di Chio. Dovranno dare spiegazioni al boss e al suo direttivo. Oltre ad Onorato, infatti, si presentano i luogotenenti </span><span style="color:#000000;"><strong>Antonio Ausilio</strong></span><span style="color:#000000;"> e </span><span style="color:#000000;"><strong>Jimmy Pangallo</strong></span><span style="color:#000000;">. Da sottolineare che il capannone di Verdellino è di proprietà dello stesso Di Muro, il cui mestiere ufficiale è sempre stato quello dell’imprenditore edile. Campo che viene vagliato dagli investigatori per trovare un movente all’omicidio. A lui sono riferibile ben 10 società. Imprese che apre e chiude in pochi anni. Non si tratta di semplici attività individuali. Nella </span><span style="color:#000000;"><strong>Restauri edili srl</strong></span><span style="color:#000000;">, ad esempio, compare come amministratore unico. L’impresa ha una produzione annua da oltre 4 milioni di euro. Cifre non indifferenti per un signore la cui ultima residenza, fittizia, era in via Abbiati 7 nel quadrilatero popolare attorno a piazza Selinunte. Ma c’è di più: Di Muro, f</span><span style="color:#000000;"><strong>ino al 2008, è stato socio nella Giogold jewels</strong></span><span style="color:#000000;">. Una srl da 20 milioni di eruo di capitale, il cui attuale liquidatore è una brasiliana di 45 anni. (</span><span style="color:#000000;"><em>dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">_____________________________________________________________________</span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>San Siro, ucciso in strada Giovanni di Muro. Imprenditore legato al boss Pepé Onorato</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>L&#8217;uomo freddato dopo una lite in via dei Rospigliosi. I killer fuggiti a piedi lungo via Capecelatro. Numerosi i testimoni, la scena ripresa dalle telecamere. L&#8217;ultimo colpo sparato in faccia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Chi è?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Giovanni Di Muro</strong> è nato a Montecorvino Rovella in provincia di Salerno il 10 giugno del 1968. Aveva precedenti per reati contro il patrimonio</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>E&#8217; t<strong>itolare della società Restauri edili srl</strong> con sede a Verdellino in provincia di Bergamo in via Copenaghen 6/c. Con lui in società anche Sirene Ramos Puga, brasiliana di 45 anni residente a Seregno e già presente in altre società cessate sempre intestate a Di Muro.</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>La vittima risulta avere diversi domicili: a Seregno in via Gozzano, a Milano in via Pacini e in via Bottesini</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Due anni fa era stato coinvolto nell&#8217;operazione Metallica della Direzione investigativa antimafia sugli affari del </em><em><strong>clan di Pepé Onorato</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong><a href="http://1048403763480762907-a-1802744773732722657-s-sites.googlegroups.com/site/milanocronaca/home/dimuro/Giovanni%20di%20Muro%20omicidio.JPG?attachauth=ANoY7coMo7LWQefsXR47e_v_Nfzrg-64WQAFzdU9D9RqG_C04GfKrvtBjrqFukModhT38lJiOgL-c39Tx1FCT8K23-eVv_YQjMSmlc7OZ7OPNOIgMj2FBoy04PU7TOOjTGUDXYVQcr5ZQNY8P_yAwBHzw0R6mbkfqS_4SOTBo9cEEXIM6YZUHRX9rn1g3K2xPtI2RYr89v8N_B6Hbp8GtAH73yQYydLsFoN29lx2-NWlUdV5c5mwlg0%3D&amp;attredirects=0"><img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1257441814336/home/dimuro/Giovanni%20di%20Muro%20omicidio.JPG?height=150&amp;width=200" alt="" width="200" height="150" /></a>5 novembre 2009</strong> <strong>-</strong> Un colpo in piena faccia, tra il naso e il labbro superiore. Altri tre (o forse più) proiettili sparati al fianco e all&#8217;addome. E&#8217; stato ucciso così in mezzo alla strada proprio di fronte allo stadio di San Siro e all&#8217;ippodromo del trotto, Giovanni Di Muro, 41 anni, imprenditore edile <strong>originario di Salerno</strong>. L&#8217;omicidio è avvenuto alle 11,38 di stamani (ora della chiamata al 118) in <strong>via dei Rospigliosi all&#8217;angolo con via Capecelatro</strong>. La vittima stava discutendo con alcune persone (due o tre) sul marciapiede di via Capecelatro che costeggia le scuderie dell&#8217;ippodromo. Pochi secondi poi gli spari, almeno quattro i bossoli trovati dalla scientifica. Di Muro alla vista della pistola ha cercato di allontanarsi attraversando via dei Rospigliosi, ma dopo cinque o sei metri è stato raggiunto e freddato dagli assassini con un colpo al volto, sparato quasi certamente quando l&#8217;uomo era già a terra supino. Probabilmente la vittima stava cercando di raggiungere la sua auto, un fuoristrada Mercedes Ml nero intestato a una società di leasing, parcheggiato sul marciapiede di piazzale Axum di fronte al bar dello stadio. I killer, a volto scoperto, sono poi fuggiti a piedi lungo via Capecelatro.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Diversi testimoni</strong></span><span style="color:#000000;"> hanno assistito alla scena e sono già stati interrogati dalla squadra Mobile. Sul piazzale al momento del delitto erano presenti (ma dal lato opposto della carreggiata, peraltro separata dai binari del tram) anche alcuni venditori ambulanti di gadget sportivi: &#8220;Eravamo sul furgone, abbiamo sentito gli spari, sembravano petardi. Abbiamo pensato fossero dei bambini&#8221;.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">Giovanni Di Muro, nato a Montecorvino Rovella in provincia di Salerno il 10 giugno del 1968, è titolare della società Restauri edili srl con sede a Verdellino in provincia di Bergamo in via Copenaghen 6/c. Con lui in società anche Sirene Ramos Puga, brasiliana di 45 anni residente a Seregno e già presente in altre società cessate sempre intestate a Di Muro. La vittima risulta avere diversi domicili: a Seregno in via Gozzano, a Milano in via Pacini e in via Bottesini. In passato, fino a un paio di anni fa, Di Muro aveva anche preso residenza in via Filippo Abbiati a San Siro, presso un pregiudicato di sessant&#8217;anni poi coinvolto in una rapina. Ma a quanto risulta Di Muro non ha mai abitato nell&#8217;appartamento al quarto piano (ora vuoto perché abbandonato dall&#8217;assegnatario), e neppure ha mai ricevuto corrispondenza. La vittima aveva precedenti penali per reati patrimoniali (assegni post datati e in bianco) ma a suo carico, al momento, non risulterebbero protesti. </span><span style="color:#000000;"><strong>Due anni fa era stato coinvolto nell&#8217;operazione Metallica della Dia di Milano perché legato al gruppo guidato da Pepé Onorato, boss della &#8216;ndrangheta</strong></span><span style="color:#000000;">. (</span><span style="color:#000000;"><em>cg</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/343/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=343&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Milano, ucciso in strada colpi di pistola</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://milano.repubblica.it
Un pregiudicato legato alla criminalità siciliana e calabrese, Giovanni di Muro, 41 anni, originario di Salerno, è stato ucciso per strada a Milano in piazza Axum, zona San Siro. Secondo le prime informazioni, l&#8217;uomo sarebbe stato raggiunto da alcuni colpi di pistola al torace mentre si trovava in piazza Axum all&#8217;angolo con via dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=335&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: http://milano.repubblica.it</em></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#262626;">Un pregiudicato legato alla </span><span style="color:#262626;"><strong>criminalità siciliana e calabrese</strong></span><span style="color:#262626;">, </span><span style="color:#262626;"><strong>Giovanni di Muro</strong></span><span style="color:#262626;">, 41 anni, originario di Salerno, è stato ucciso per strada </span><span style="color:#262626;"><strong>a Milano in piazza Axum</strong></span><span style="color:#262626;">, zona San Siro. Secondo le prime informazioni, l&#8217;uomo sarebbe stato raggiunto da alcuni colpi di pistola al torace mentre si trovava in piazza Axum all&#8217;angolo con via dei Rospigliosi. Delle indagini si sta occupando la polizia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#262626;">(5 novembre 2009)</span></span></span></p>
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		<title>Azienda parte civile contro la &#8216;ndrangheta il pm: caso raro in Italia, a Milano è il primo</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/11/04/azienda-parte-civile-contro-la-ndrangheta%e2%80%a8il-pm-caso-raro-in-italia-a-milano-e-il-primo/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 11:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[fonte: http://milano.repubblica.it
E&#8217; raro, ha spiegato il pm, che i rappresentanti legali di una società, così come le vittime più in generale dei metodi mafiosi, si costituiscano parti civili in un procedimento per associazione mafiosa. L&#8217;azienda è la Sma di Segrate
Un&#8217;azienda milanese si è costituita parte civile nei confronti di un presunto boss della &#8216;ndrangheta, lamentando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=328&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;font-size:small;color:#022455;">fonte: http://milano.repubblica.it</span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>E&#8217; raro, ha spiegato il pm, che i rappresentanti legali di una società, così come le vittime più in generale dei metodi mafiosi, si costituiscano parti civili in un procedimento per associazione mafiosa. L&#8217;azienda è la Sma di Segrate</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Un&#8217;azienda milanese si è costituita parte civile nei confronti di un presunto boss della &#8216;ndrangheta, lamentando di aver subito un danno economico&#8221; in un procedimento per associazione mafiosa a carico di una trentina di persone accusate di far parte di una cosca legata ai Barbaro di Platì, che si era infiltrata nel sistema degli appalti, e anche in quelli dell&#8217;alta velocità ferroviaria, nella zona nord di Milano. Come ha fatto notare il pm della Dda milanese Mario Venditti, anche in sede di udienza preliminare, è la prima volta che accade a Milano. Ed è un fatto rarissimo a livello nazionale.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">E&#8217; raro, ha spiegato il pm, che i rappresentanti legali di una società, così come le vittime più in generale dei metodi mafiosi, si costituiscano parti civili in un procedimento per associazione mafiosa. In particolare, l&#8217;azienda di grande distribuzione Sma di Segrate (Milano), rappresentata dall&#8217;avvocato Daniele Ripamonti, si è costituita parte civile nei confronti del presunto boss della &#8216;ndrangheta Marcello Paparo davanti al gup Giuseppe Vanore.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Paparo, secondo l&#8217;accusa, gestiva di fatto nel 2006 le attività di facchinaggio di una cooperativa che lavorava per conto della Sma. L&#8217;azienda di Segrate, quando era venuta a conoscenza delle indagini a carico di Paparo, aveva deciso di rescindere il contratto che la legava alla cooperativa, contattando un&#8217;altra impresa che avrebbe dovuto cominciare i lavori. Paparo, però, per giorni, assieme ad alcuni dipendenti della cooperativa, aveva impedito all&#8217;azienda di lavorare bloccando l&#8217;ingresso ai magazzini.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#262626;">Nei capi di imputazione poi a Paparo viene contestato anche di essere il mandante di un pestaggio ai danni di un dipendente della Sma che portava avanti ragioni sindacali assieme ad altri lavoratori. La costituzione di parte civile, come ha spiegato l&#8217;avvocato Ripamonti, riguarda proprio &#8220;il blocco forzato dell&#8217;attività e i danni economici conseguiti&#8221;.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#262626;">(4 novembre 2009)</span></span></span></p>
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		<title>Milano, le mani dei boss su politica e affari indagati anche un perito e un cancelliere</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/11/03/milano-le-mani-dei-boss-su-politica-e-affari%e2%80%a8indagati-anche-un-perito-e-un-cancelliere/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 11:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://milano.repubblica.it
Fra i soggetti arrestati ci sono imprenditori edili e immobiliari che hanno accettato le logiche mafiose e un perito arrestato di corruzione dopo aver accettato una mazzetta per agevolare un operazione economica della cosca. Tra gli indagati anche personale di amministrazioni comunali, addetti al rilascio di pratiche edilizie e un cancelliere del tribunale
I volti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=330&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Fonte: http://milano.repubblica.it</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Fra i soggetti arrestati ci sono imprenditori edili e immobiliari che hanno accettato le logiche mafiose e un perito arrestato di corruzione dopo aver accettato una mazzetta per agevolare un operazione economica della cosca. Tra gli indagati anche personale di amministrazioni comunali, addetti al rilascio di pratiche edilizie e un cancelliere del tribunale</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">I volti puliti degli imprenditori lombardi con un fitto reticolo di società con sede anche in via Montenapoleone e i <strong>boss della &#8216;ndrangheta</strong> di Platì, le famiglie <strong>Barbaro e Papalia</strong> arrivate ormai alla terza generazione di affari criminali e di monopolio nel movimento terra. Con le <strong>17 ordinanze emesse dalla Dia</strong> e firmate dal gip Giuseppe Gennari &#8211; su richiesta dei pm Ilda Boccassini, Mario Venditti, Alessandra Dolci e Paolo Storari della Dda &#8211; viene disarticolato un gruppo criminale ramificato con agganci anche nella pubblica amministrazione: tra gli arrestati, anche un <strong>perito del Tribunale al servizio dei boss</strong>, mentre sono <strong>58 le persone perquisite, 48 indagate, e oltre 5 milioni di euro il valore dei beni sequestrati</strong> dal Gico della Guardia di finanza.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">L&#8217;organizzazione aveva il monopolio del movimento terra e dello smaltimento rifiuti, anche in cantieri come il raddoppio della <strong>Milano-Mortara e la Tav</strong>. &#8220;Tu sai meglio di me, nell’edilizia bisogna spesso rispettare degli equilibri&#8230; a volte devi dare la possibilità di fare delle demolizioni a qualcuno, altre volte la costruzione all’altro… è un discorso di reciproche soddisfazioni&#8230; — dice l’imprenditore <strong>Andrea Madaffari</strong>, in una intercettazione — La comunità calabrese è assolutamente ben radicata e quindi siamo circondati, a parte che siamo noi tutti calabresi.. quelli che fanno gli scavi è gente di Platì&#8221;. Madaffari e il socio <strong>Alfredo Iorio</strong>, quest’ultimo presidente del Cusago calcio, puntavano all’acquisto e alla <strong>ristrutturazione del castello di Cusago</strong>, dove riciclare milioni di euro.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;">Ed è così che sulla capitale del Nord torna l’ombra delle infiltrazioni mafiose negli appalti dell’<strong>Expo 2015</strong>. &#8220;Certamente c’è un interesse — dice il procuratore capo Manlio Minale — . L’e sclusione del movimento terra dai contratti rimane una porta aperta per le cosche&#8221;. Netto l’appello lanciato da Ilda Boccassini: &#8220;Gli imprenditori devono capire che devono stare con lo Stato o contro lo Stato&#8221;.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>(3 novembre 2009) </strong></span></span></span></p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, Ferrari e Aston Martin per il boss Lo Giudice. Sotto sequestro la concessionaria di lusso in via Muratori</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 15:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
Disposto dalla Dda di Reggio Calabria il sequestro di beni per 15 milioni di euro a Luciano Lo Giudice, legato ai Condello. Lui è finito in cella e ai domiciliari due suoi prestanome
Chi è?
Luciano Lo Giudice, 35 anni, è considerato uno dei nuovi boss del clan Condello. Suo padre, Giuseppe Lo Giudice è stato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=341&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Fonte: http://www.milanomafia.com</em></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Disposto dalla Dda di Reggio Calabria il sequestro di beni per 15 milioni di euro a Luciano Lo Giudice, legato ai Condello. Lui è finito in cella e ai domiciliari due suoi prestanome</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Chi è?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Luciano Lo Giudice</strong>, 35 anni, è considerato uno dei nuovi boss del <strong>clan Condello</strong>. Suo padre, Giuseppe Lo Giudice è stato ucciso da uomini dei De Stefano ad Acilia durante la guerra di ‘ndrangheta tra le famiglie De Stefano e gli Imerti Condello</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Il boss finora era riuscito a schivare diverse indagini. Da minorenne era stato accusato di associazione mafiosa, ma dopo una condanna in primo grado venne assolto in appello. Secondo la polizia risultava incensurato e nullatenente. In realtà a lui farebbe capo una rete di riciclaggio di almeno 15 milioni di euro</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Luciano Lo Giudice è stato arrestato lunedì sera a Reggio Calabria, insieme ai prestanome </em><em><strong>Spanò e Cricrì</strong></em><em> (entrambi ai domiciliari) su ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Reggio Calabria Kate Tassone, su richiesta del sostituto procuratore distrettuale Beatrice Ronchi. Sono accusati dell’articolo ex articolo 110 del codice Penale e 12 quinqies legge 306 del 1992, il trasferimento fraudolento di valori al fine di eludere le disposizione di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e l&#8217;impiego di denaro e beni di provenienza illecita</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>20 ottobre 2009 &#8211; </strong>“Smetti di cercare ai trovato la tua auto”. Il motto era questo, scritto così, senza l’acca. Un errore grammaticale che sul sito dell’<strong>Ambrosiana motori</strong>, la concessionaria di auto di lusso di <strong>via Ludovico Muratori, 28</strong>, nell’elegante quartiere di <strong>Porta Vittoria</strong>, oggi suona come un presagio sinistro. Sul sito internet tutto è ancora riportato così nella scheda di presentazione dell&#8217;azienda. Un’azienda in grado di importare e vendere centinaia di fuoriserie. Dalle Aston Martin alle Bentley, fino alle Porsche, alle nostrane Ferrari e Lamborghini. Auto di lusso per clientela di lusso. E il giro, dicono ora gli investigatori, era a sei zeri. Ora <strong>la concessionaria è sotto sequestro</strong>. Lo ha disposto la Dda di Reggio Calabria, lo hanno eseguito gli agenti della Mobile guidati da Renato Cortese, l’uomo della cattura di Provenzano. Secondo la polizia, l’Ambrosiana motori srl, non è una semplice macchina da soldi ma una cassaforte. Quella del boss Luciano Lo Giudice, 35 anni, <em>enfant prodige</em> della cosca Condello.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Gli agenti lo hanno arrestato </strong></span><span style="color:#000000;">lunedì sera a Reggio Calabria, mentre festeggiava l’apertura di una nuova pasticceria del centro. Insieme a lui </span><span style="color:#000000;"><strong>Giuseppe Cricrì</strong></span><span style="color:#000000;">, 53 anni, originario di Rivarolo Canavese in provincia di Torino, ma con</span><span style="color:#000000;"><strong> residenza a Milano, in via Paullo, 11/A</strong></span><span style="color:#000000;">. Proprio Cricrì, incensurato e “sconosciuto” alle forze dell’ordine, e </span><span style="color:#000000;"><strong>amministratore della società “Ambrosiana motori srl”</strong></span><span style="color:#000000;">, sarebbe il prestanome del boss Lo Giudice. Ora è finito ai domiciliari, così come </span><span style="color:#000000;"><strong>Antonino Spanò</strong></span><span style="color:#000000;">, 51 anni, altra testa di legno del clan. </span><span style="color:#000000;"><strong>Sotto sequestro</strong></span><span style="color:#000000;"> sono finite anche la </span><span style="color:#000000;"><strong>cornetteria, “Peccati di gola”, in via Missori a Reggio Calabria</strong></span><span style="color:#000000;"> e una società di rimessaggio imbarcazioni, la “</span><span style="color:#000000;"><strong>Nautica Spanò” di Pasquale Spanò &amp; c. snc</strong></span><span style="color:#000000;"> con sede in </span><span style="color:#000000;"><strong>via Calamizzi a Reggio Calabria</strong></span><span style="color:#000000;">. In totale beni per 15 milioni di euro.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Secondo gli inquirenti</strong></span><span style="color:#000000;"> la presenza a Milano degli affari del boss Lo Giudice sarebbe un’anomalia. Finora – spiegano gli investigatori – non erano mai state registrate attività particolari della cosca nell’area milanese. Così, coperta dalla tranquillità di un quartiere residenziale e dalla facciata pulita, la concessionaria del clan avrebbe riciclato denaro per svariati milioni. Le auto, tuttavia, sarebbero regolari, nel senso che si tratterebbe di vetture originali acquistate (almeno sembra) in maniera lecita sul mercato. </span><span style="color:#000000;"><strong>In società con Cricrì</strong></span><span style="color:#000000;">, anche </span><span style="color:#000000;"><strong>Angelo Turi, milanese</strong></span><span style="color:#000000;"> del &#8216;66 e </span><span style="color:#000000;"><strong>Filippo Gaggini, sempre di Milano</strong></span><span style="color:#000000;"> ma del &#8216;67, non coinvolti dall&#8217;inchiesta. Resta invece da capire come e per quale motivo il boss sia arrivato a Milano per riciclare i soldi delle estorsioni e dell&#8217;usura. </span><span style="color:#000000;"><em>(cg)</em></span></span></span></p>
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		<title>Mafia in Brianza. Il ritorno del giovane boss</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 01:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[fonte: http://www.milanocronaca.com
Torna libero Salvatore Mancuso. Il boss di Limbadi custodiva un arsenale: kalashnikov e bombe a mano
Chi è?
Salvatore Mancuso, 40 anni, nato a Limbadi in provincia di Vibo Valentia. Da anni trapiantato a Seregno.
Era stato arrestato nel 2006. In un box di Seregno i carabinieri trovarono mitra e bombe a mano. Armi, si disse, destinate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=313&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>fonte: http://www.milanocronaca.com</em></p>
<p>Torna libero Salvatore Mancuso. Il boss di Limbadi custodiva un arsenale: kalashnikov e bombe a mano</p>
<p><strong>Chi è?<br />
</strong><em>Salvatore Mancuso, 40 anni, nato a Limbadi in provincia di Vibo Valentia. Da anni trapiantato a Seregno.<br />
Era stato arrestato nel 2006. In un box di Seregno i carabinieri trovarono mitra e bombe a mano. Armi, si disse, destinate alle cosche brianzole<br />
Mancuso è un uomo libero. Ma la Brianza è terra di conquista. Qui due anni fa è stato ammazzato Rocco Cristello, boss emergente. Oggi la corsa al vertice dei clan</em></p>
<p><em><img src="http://www.milanocronaca.com/_/rsrc/1253041916272/home/ma/Salvatore%20Mancuso.jpg?height=200&amp;width=162" alt="" width="150" height="200" /><br />
</em></p>
<p><strong>Un boss della ‘ndrangheta </strong>tornato in libertà troppo in fretta e un’inchiesta che fotografa gli ultimissimi intrecci mafiosi in Brianza. Argomenti su cui oggi lavora la <strong>Dda di Milano</strong> in collaborazione con la <strong>procura di Monza</strong>. Tre anni fa in un box di <strong>Seregno</strong> i carabinieri di Monza trovarono un piccolo rimorchio carico di armi.</p>
<p>Sotto quel telo cerato c’era un po’ di tutto: dai <strong>kalashnikov</strong> a diverse <strong>bombe a mano</strong> d’assalto con un potenziale altissimo. Per questo <strong>Salvatore Mancuso</strong>, nato in Calabria a Limbadi in provincia di Vibo Valentia, classe 1969, fu a<strong>rrestato su ordine del pm di Monza Salvatore Bellomo</strong>. Da lì a pochi mesi, l’<strong>inchiesta Sunrise</strong> scoperchiò un verminaio mafioso che da anni dettava legge in Brianza. Capitolo chiuso, dunque.</p>
<p><strong>Affatto</strong>, perché da poche settimana Salvatore Mancuso, reggente lombardo dell’omonima cosca della ‘ndrangheta è tornato <strong>in libertà</strong>. Di scendere in Calabria non ci pensa proprio e così ha ripreso possesso della sua abitazione di <strong>Giussano</strong>. Durante il processo, il presunto boss ha patteggiato la pena e durante le udienze non ha mancato di lanciare esplicite <strong>minacce all’ ex procuratore di Monza Antonio Pizzi</strong> e al <strong>colonnello Giuseppe Spina</strong>. Il giovane padrino è tornato. I carabinieri che lo tengono sotto controllo raccontano di una persona che fa una vita normale. Niente eccessi per Mancuso. Evidentemente attende, studia la situazione per poi agire. E la situazione oggi in Brianza non è delle migliori.</p>
<p><strong>A testimoniarlo</strong> l’<strong>inchiesta Infinity</strong>, conclusa tre giorni fa dai carabinieri di Desio. Ecco i fatti: l’inchiesta ha portato in carcere undici persone, mentre altre dodici sono indagate. I carabinieri hanno sequestrato <strong>66 chili di droga</strong> tra cocaina e hashish, <strong>una raffineria a Paderno Dugnano</strong>, <strong>cinque pistole, munizioni, 40mila euro falsi</strong> e una vera <strong>zecca per stampare denaro falso</strong> ricavata in un appartamento di <strong>Besana</strong>. Ma soprattutto l’indagine ha fotografato uno scenario mafioso molto dinamico. Boss e picciotti si danno da fare. Perché con Mancuso ancora in panchina il territorio resta senza capi. In questo caso chi è più sfrontato comanda. Soprattutto dopo la <strong>morte</strong> di <strong>Rocco Cristello</strong>, presunto uomo d’onore, che nel 2006, dopo l’arresto di Salvatore, era diventato il collegamento con la cosca Mancuso.</p>
<p><strong>Cristello</strong> è stato freddato il <strong>23 marzo 2008 </strong>davanti alla sua villetta di <strong>Verano Brianza</strong>. Erano passate le 23, lui, a bordo di una Fiat 500 bianca, rientrava da una partita di calcetto, quando è stato affiancato da due killer che lo hanno crivellato di colpi. La conta dei morti, però, poteva essere più alta. Secondo i carabinieri, infatti, nel mirino del commando c’erano anche i familiari di Cristello che però quella stessa notte sono fuggiti nelle campagne vicine rifugiandosi in un casolare abbandonato. Durante i funerali di Cristello, la figlia del boss, spalleggiata da diversi capibastone saliti direttamente dalla Calabria, giurò pubblicamente vendetta.</p>
<p><strong>In attesa di altri fatti di sangue</strong>, l’inchiesta Infinity ha riannodato i legami tra uno degli arrestati e lo stesso Rocco Cristello. In carcere, infatti, è finito <strong>Saverio Lo Mastro</strong>, imprenditore originario di Vibo Valentia. I due furono coinvolti nel <strong>fallimento della Multisala di Muggiò</strong>, gestita dalla società <strong>Tornado Gest</strong>, una srl ritenuta dagli investigatori la lavanderia della ‘ndrangehta. Lo Mastro, dunque, avrebbe raccolto l’eredità di Cristello dandosi da fare soprattutto sul fronte delle <strong>estorsioni</strong>. Non a caso, l’indagine dei carabinieri di Desio è partita da un Tir bruciato a Muggiò. Secondo il <strong>pm Bellomo</strong> si tratterebbe di una ritorsione, ordinata da Lo Mastro, per il mancato pagamento del pizzo. Lo Mastro ordinava, mentre <strong>Pasquale Sorbara</strong> e <strong>Giosuè D’Ambrosio</strong> agivano. Il fronte della droga, invece, era tenuto in piedi da <strong>Bruno Romeo</strong>, originario della Locride.<br />
<strong>Ma è sugli intrecci societari</strong> riconducibili a Lo Mastro che ora si concentrano gli accertamenti. Lo Mastro, infatti, oltre a essere titolare della <strong>Tornado Gest</strong> risulta avere partecipazioni in altre società. Tra queste la <strong>Hippon Srl</strong> con sede a <strong>Cusano Milanino</strong> e oggetto sociale la fabbricazione di materie plastiche. Tra i soci compare anche un parente di Lo Mastro. Ancora più interessante la <strong>Residence Pusiano srl</strong> con sede a <strong>Bovisio Masciago</strong>, attualmente inattiva. Mentre tra i soci compare proprio il boss ucciso, Rocco Cristello. <em>(dm)</em></p>
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