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	<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Quarto Oggiaro</title>
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		<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Quarto Oggiaro</title>
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		<title>Quarto Oggiaro, la mamma pentita che incastra i Tatone: &#8220;Ero in difficoltà economiche, mi diedero 1.500 euro per tenere la coca&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: www.milanomafia.com

Quindici arresti nel quartiere. In manette Lele Tatone, 22 anni, e guai anche per lo zio Nicola già in cella per l&#8217;operazione Pavone. A svelare la rete dello spaccio una collaboratrice di giustizia, madre di due bambine
Operazione Smart
Quindici ordinanze di custodia cautelare in carcere a Quarto Oggiaro per associazione per delinquere finalizzata al traffico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=399&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: www.milanomafia.com</p>
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<h4><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">Quindici arresti nel quartiere. In manette Lele Tatone, 22 anni, e guai anche per lo zio Nicola già in cella per l&#8217;operazione Pavone. A svelare la rete dello spaccio una collaboratrice di giustizia, madre di due bambine</span></span></h4>
<h3><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;">Operazione Smart</span></span></h3>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><em>Quindici ordinanze di custodia cautelare in carcere a Quarto Oggiaro per associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Ecco l&#8217;elenco degli arrestati</em></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><em><strong>Nicola Tatone</strong> nato a Casaluce (Ce) il 16 febbraio 1968; <strong>Raffaele Tatone</strong> nato a Milano il 22 settembre 1987; <strong>Palmieri Alessandro</strong> nato a Milano il 5 giugno 1974; <strong>Thomas Pistillo</strong> nato a Milano il 4 ottobre 1986; <strong>Oliver Belotti</strong> nato a Milano il 16 dicembre 1987; <strong>Francesco Zaccaro</strong> nato a Milano il 6 febbraio 1976; <strong>Roberto Forgione</strong> nato a Milano l&#8217;8 novembre 1971; <strong>Jonathan Leonard Camassa</strong> nato a Milano il 19 settembre 1989; <strong>Andrea Bressi</strong> nato a Milano il 29 novembre 1987; <strong>Rosario Basso</strong> nato a Palermo il 14 giugno 1973; <strong>Massimo Sabatino</strong> nato a Pagani (Sa) il 6 novembre 1963; <strong>Ciro Turiello</strong> nato a Milano il 24 ottobre 1983; <strong>Girolamo Mustazzu</strong> nato a Napoli il 23 settembre 1976; <strong>Azzedine El Idrissi</strong> nato a Beni Amir Ovest (Marocco) il 28 luglio 1982</em></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.milanomafia.com/_/rsrc/1261135196836/home/smart/arresti%20quarto.jpg?height=200&amp;width=138" alt="" width="138" height="200" />Milano, 18 dicembre 2009 -</strong> “Da qualche tempo, mi trovo in difficoltà economiche, in quanto ho due figlie di 9 e 12 anni e sono separata. Nel quartiere dove abito e precisamente in <strong>via Pascarella</strong>, tanta gente conosce la mia situazione familiare, cioè le mie difficoltà economiche, pertanto più volte mi sono stati proposti affari illeciti, da persone che conosco, ma ho sempre rifiutato. Ultimamente la mia situazione economica si è ulteriormente aggravata e nei primi mesi del 2007, ho accettato uno di questi incarichi illeciti”. Inizia così il racconto di <strong>Sonia, 38 anni</strong>, dipendente comunale, separata, madre di due bambine, la mamma pentita che con il suo racconto ha incastrato gli uomini del <strong>clan Tatone</strong>. Un racconto lucido e a tratti drammatico, nel quale la giovane mamma racconta delle minacce subite, delle intimidazioni e le giornate dei soldati del clan Tatone. I poliziotti del commissariato di Quarto Oggiaro la arrestano nel maggio del 2007 dopo una segnalazione anonima. In casa aveva due chili di cocaina. La donna di fronte alla possibilità di perdere l’affidamento delle figlie decide di collaborare. Ecco le sue parole riportate nell’ordinanza firmata dal gip <strong>Fabrizio D’Arcangelo</strong>.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Quando è stata contattata e per quale motivo?</strong><br />
Dopo le feste natalizie, e precisamente verso la metà del mese di gennaio 2007, sono stata contattata da uno dei <strong>fratelli Tatone</strong>, <strong>Emanuele</strong> ed in particolare <strong>Nicola</strong>, il quale venne a casa mia in compagnia di un ragazzo, nell’occasione, facendo leva sulle mie precarie condizioni economiche, mi propose di tenergli della roba e in cambio di denaro. Dopo le festività natalizie si è presentato presso il mio appartamento un uomo che conosco come Tatone Emanuele, non so altri dati di costui, ma posso dire che ha circa 45 anni ed abita nel quartiere Quarto Oggiaro, tutti lo consideriamo una persona pericolosa e dedita allo smercio di sostanze stupefacenti.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Da quando conosce Tatone Emanuele?</strong><br />
Conosco Tatone Emanuele da quando ero bambina, ho sempre saputo che lui ed i suoi fratelli sono considerati persone pericolose e spacciatori di droga. Ricordo che Tatone venne a trovarmi nel mio appartamento in via Pascarella, in quell’occasione mi ha proposto di tenergli a casa mia un grosso quantitativo di droga, in cambio mi ha promesso un compenso mensile di 1.500 euro. Mi disse che gli avrei dovuto custodire la droga e poi ci saremmo accordati meglio. Verso la fine del mese di gennaio sempre Tatone venne a casa mia con una borsa e mi disse ‘tieni questa borsa che all’interno c‘è la droga’. In quell ‘occasione ho ritirato la borsa e l’ho nascosta nella cameretta dei bambini”</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Quali istruzioni le sono state impartite?</strong><br />
Quando mi ha consegnato la borsa, mi disse: ‘Da ora in poi, verranno i miei ragazzi a ritirare la droga’<br />
<strong>Come e quando è stata ritirata quella partita di droga?</strong><br />
Quel chilogrammo è stato ritirato in più occasioni da ragazzi del quartiere che io conosco solo di vista. Ricordo che i ragazzi venivano a casa, entravano dentro la cameretta, si chiudevano all’interno per uscire dopo qualche minuto. Non so chi erano i ragazzi che venivano nel primo periodo, posso solo riferire che si presentavano alla porta e dopo aver suonato il campanello dicevano che dovevano ritirare dello stupefacente.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>E’ mai stata ricontattata da Tatone?</strong><br />
Verso la fine del mese di gennaio, Tatone è venuto a casa e mi ha consegnato la somma di euro 1.500 come pattuito e cioè il compenso di tenere la droga. In quell’occasione mi disse “fra qualche giorno ti porto dell’altro stupefacente da tenere”.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Quando è avvenuta la successiva consegna</strong>?</span><span style="font-size:small;">Dopo qualche giorno dall’avvenuta riconsegna della borsa effettivamente si è presentato con la stessa borsa di colore blue e me l’ha consegnata all‘ingresso di casa mia. Io ritiravo la borsa e la nascondevo sempre nell’armadio della cameretta dei bambini. In questa occasione, erano i primi giorni del mese di febbraio 2007 e la borsa poteva contenere circa due o tre chilogrammi di droga, dico questo in quanto dopo aver ritirato la borsa la aprivo e notavo che all’interno c‘erano delle confezioni da circa 50 e cento grammi confezionati con del cellophane.<br />
<strong></strong></span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Chi e come ha ritirato questa partita di stupefacente?</strong><br />
Per lo smercio di quella partita di droga, ci hanno pensato sempre gli stessi giovani erano in tre, r questi li conosco solo di vista, che in diverse occasioni si presentavano alla porta e mi dicevano ci venivano a nome di Emanuele, quindi li facevo entrare in cameretta, penso prelevassero per il fabbisogno e uscivano. Questa partita di droga ricordo che è durata circa venti giorni, dopodiché è passato qualche tempo ed alla fine del mese di febbraio, sempre Emanuele si è presentato e mi ha pagato la somma di 1.500 euro. (…)</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Quando avvenne la successiva consegna?</strong><br />
Dopo qualche giorno, sempre lo stesso giovane trafficante mi ha portato un altro quantitativo sempre con lo stesso borsone. In questa occasioni dopo che il giovane mi ha consegnato la borsa ed è uscito, l’ho aperta ed ho notato che all’interno della borsa c’erano due panetti che presumo contenessero cocaina da un chilogrammo cadauno ed alcuni pacchetti in cellophane contenenti 50 o 100 g. Voglio ora riferire che qualche volta i giovani sono venuti a casa e si sono chiusi in cameretta ed hanno utilizzato un frullatore che gli stessi mi hanno chiesto, suppongo che in quelle occasioni hanno tagliato e confezionato lo stupefacente anche per il tempo che si sono trattenuti circa un’ora.<br />
(&#8230;) Verso la metà di febbraio venne a casa mia Pasquale Tatone lo stesso venne da me all’incirca alle 18.00 del pomeriggio. Pasquale Tatone mi chiese se era tutto a posto ed alla mia risposta affermativa mi chiese dove stava lo stupefacente. Io gli indicai la cameretta dei bambini dove avevo occultato lo stupefacente e lo stesso vi si recò a controllare. Prima di uscire mi disse ‘mi raccomando di non dir niente a nessuno’ ricordo che me lo disse in tono minaccioso. Preciso che i fratelli Tatone venivano sempre all‘improvviso a casa mia per effettuare il loro controllo, non mi hanno mai anticipato la loro visita. Anche gli spacciatori che venivano a ritirare le singole dosi da spacciare sono sempre venuti senza anticipo, ero io che mi premuravo di avvisarli il giorno prima se il successivo avevo qualche ritardo e non potevo essere a casa alla solita ora. Quando mi si presentavano alla porta i fratelli Tatone io ero molto spaventata, loro si presentavano con atteggiamenti duri e spadroneggianti ed io so che nel quartiere hanno fama di essere persone potenti e cattive. Anche <strong>Nicola Tatone</strong>, il quarto fratello, è venuto una volta a casa mia a controllare lo stupefacente che io detenevo, era circa la fine di marzo, in quella occasione Nicola mi disse ‘ricordati che non ci hai mai visto’. Io ho sempre avuto paura dei fratelli Tatone e ne ho tutt‘ora, ma quando sono stata arrestata ho deciso di collaborare con la giustizia perché ho paura di perdere le mie figlie e non vederle per molti anni. (<em>cg</em>)</span></span></p>
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		<title>La faccia di Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. E’ benestante Milano: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=360&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. <strong>E’ benestante Milano</strong>: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali sei passato mille volte e non ti sei mai fermato per la paura di chiedere anche solo un caffè in questi posti di lusso. <strong>E’ viva Milano</strong>: c’è sempre gente, ovunque. All’aperitivo le colonne di San Lorenzo sono piene di ragazzi che si incontrano per cacciare via i pensieri di una giornata intera fatta di preoccupazioni e troppe responsabilità. La sera i navigli uniscono e raccolgono la bella gente che vuole solo divertirsi e ridere in compagnia. <strong>E’</strong> proprio <strong>bella Milano</strong>: questa Milano!</p>
<p>Ma Milano è troppo per fermarsi solo a questo, e allora ecco che è capace anche di superare sé stessa e senza mostrarsi vivere un’altra esistenza. La gente è sempre tanta, però fa le code in pieno giorno a <strong>Quarto Oggiaro</strong> per comprarsi la dose quotidiana di cocaina. La <strong>‘Ndrangheta</strong> ha il monopolio assoluto e nel vecchio e malfamato quartiere del capoluogo ha soltanto le radici di un albero che si fa sempre più potente e maestoso e con i propri rami impone la propria ombra su tutta la provincia, ed oltre.<br />
La neve non è solo un problema meteorologico, è un problema sociale. Con oltre <strong>20mila cocainomani</strong> Milano rifornisce le casse della mafia fruttando milioni. Milioni che poi reinveste aggiudicandosi i migliori appalti e controllando completamente il mercato dell’edilizia. <strong>Barbaro-Papalia</strong> la cosca che controlla interi paesi come <strong>Corsico, Assago e Buccinasco</strong>. Ti sposti più a nord e la famiglia <strong>Condello</strong> si spartisce il territorio insieme ai <strong>Novella</strong> nel gestire le zone che vedranno ospite l’<strong>Expo2015</strong>. Non bastasse, i <strong>Coco-Trovato</strong> hanno consolidato la loro egemonia in nella nuova provincia di <strong>Monza e Brianza</strong>.</p>
<p><strong>Stupefacenti, prostituzione</strong> e <strong>racket</strong> portano soldi, a volte anche troppi. Ed ecco che la mafia è costretta a ripulire il denaro sporco. Le intimidazioni e le estorsioni ai danni di imprenditori sembrano quasi storia antica. Oggi, a Milano, sono gli imprenditori a sfruttare la mafia per fare ancora più soldi. Rimane solo da trovare qualche perito di Tribunale compiacente, un amministratore comunale che chiude un occhio, qualche addetto al rilascio pratiche edilizie ed ecco che il piano è servito: riciclaggio, arricchimento e controllo del territorio assicurati.</p>
<p>Almeno una cosa è certa: a Milano non ci si ammazza, si va d’accordo. Il business prima di tutto è la parola d’ordine fra i boss. E allora si organizzano grandi cene dove <strong>Cosa Nostra, Camorra ed ‘Ndrangheta stringono sempre più alleanze</strong> per non pestarsi i piedi a vicenda. Poi magari capita che nello stesso periodo ci siano le elezioni, ed allora a cena perché non invitare qualche politico? Magari capita che ad organizzarla sia <strong>Salvatore Morabito</strong>, e che questa sia in onore di <strong>Alessandro Colucci</strong>, e che lo stesso Colucci divenga Consigliere Regionale; oppure che <strong>Giovanni</strong> <strong>Cinque</strong>, esponente degli <strong>Arena</strong>, si trovi in qualche modo a contatto <strong>Vincenzo Giudice</strong>, che casualmente è sia Consigliere Comunale che Presidente di una società partecipata dal capoluogo lombardo.<br />
Ma a Milano, appunto, almeno non si ammazza. Non si ammazza finchè non riesci a ricollegare proprio quel corpo a quell’esatto avvenimento, risalendo a quella data causa per cui <strong>Giovanni Di Muro</strong>, ucciso in pieno centro in zona San Siro, muore ed era casualmente legato al <strong>boss Pepè Onorato</strong>.</p>
<p>Tutto questo, purtroppo, non è frutto di una doppia faccia. Milano di <strong>faccia</strong> ne ha una sola: quella<strong> buona che nasconde quella cattiva</strong>.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Massimo Brugnone</em></p>
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		<title>I locali alla moda, le pizzerie per le famiglie, i palazzi in centro. La criminalità al Nord non investe in Borsa, ma in attività economiche che ci riguardano molto da vicino</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/04/04/i-locali-alla-moda-le-pizzerie-per-le-famiglie-i-palazzi-in-centro-la-criminalita-al-nord-non-investe-in-borsa-ma-in-attivita-economiche-che-ci-riguardano-molto-da-vicino/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 15:25:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lì in riva all’Idroscalo di Milano, la megadiscoteca Café Solaire crea quasi un effetto spiaggia, una goduria nelle notti afose dell’estate milanese. Musica house, ombrelloni e tavolini, birre ghiacciate e mojito, camicie aperte e piercing all’ombelico,. Per entrare a divertirsi, ragazze e ragazzi pagano dai 12 ai 18 euro. Non possono sapere che i loro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=220&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span>Lì in riva all’Idroscalo di Milano, la megadiscoteca <strong>Café Solaire</strong> crea quasi un effetto spiaggia, una goduria nelle notti afose dell’estate milanese. Musica house, ombrelloni e tavolini, birre ghiacciate e mojito, camicie aperte e piercing all’ombelico,. Per entrare a divertirsi, ragazze e ragazzi pagano dai 12 ai 18 euro. Non possono sapere che <strong>i loro soldi finiranno nelle tasche della ‘ndrangheta</strong>. Per l’esattezza, <strong>in quelle del clan di Franco Coco Trovato</strong>, uno dei più feroci boss del Nord Italia, <strong>legato ai De Stefano di Reggio Calabria</strong>, condannato all’ergastolo per omicidio, traffico di droga, associazione mafiosa. Nel dicembre 2006, il Café Solaire è finito sotto sequestro, insieme alla <strong>pizzeria biologica Bio Solaire</strong> e alla <strong>discoteca Madison</strong>, in un’operazione della <strong>Direzione distrettuale antimafia di Milano</strong>. Secondo l’accusa il gestore dei locali, <strong>Vincenzo Falzetta</strong> detto “banana”, era il referente imprenditoriale del clan, quello che aveva il compito di reinvestire nell’economia pulita gli enormi profitti illeciti derivati soprattutto dalla vendita di cocaina. “Si era così costituita una catena di locali pubblici, in cui fra l’altro lavoravano quasi solo parenti o persone legate alla ‘famiglia’”, si legge nella Relazione sulla ‘ndrangheta redatta dal presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione e approvata il 20 febbraio 2008, “che rispondevano a una pluralità di esigenze: riciclare la liquidità in eccesso, spacciare all’interno di essi o intorno a essi altra cocaina e usare i locali, al riparo da occhi indiscreti, per riunioni strategiche” (la relazione è disponibile sul nostro sito www.altreconomia.it). Ora il locale ha cambiato gestione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Leggenda vuole che la mafia salga al Nord soltanto per investire in Borsa e riciclare i soldi in complicate architetture finanziarie internazionali. La realtà è completamente diversa. <strong>In Lombardia, in Piemonte e in altre regioni “non tradizionali” non esistono soltanto colletti bianchi, ma padrini e picciotti che all’occorrenza sparano</strong>. E quando gli investigatori svelano il loro patrimoni, non trovano quote di fondi e conti correnti alle Bahamas, ma palazzi, appartamenti, box, negozi, bar, ristoranti, locali notturni, autorimesse, concessionarie, imprese edili, società commerciali, cooperative di servizi. I soldi della mafia non scappano lontano, al contrario restano sotto casa conquistano pezzi delle nostre città, quando addirittura non li costruiscono (vedi articolo a pagina 11). Se abitiamo al Nord, la mafia ci sembra una cosa lontana, invece può toccarci direttamente nei modi più impensabili<strong>. Il night club “For a King”</strong>, per esempio, stava <strong>in un edificio di proprietà della Sogemi</strong>, la <strong>società municipalizzata che gestisce l’Ortomercato di Milano</strong>, dunque pagava l’affitto alla collettività dei cittadini, almeno per l’unico mese in cui è rimasto aperto. <strong>Il 3 maggio 2007 è stato sigillato perché faceva capo a un personaggio legato a Salvatore Morabito, un narcotrafficante della ‘ndrangheta di Africo</strong>. Indagando su di lui, la Squadra mobile di Milano aveva bloccato in quei giorni l’importazione di un carico di 207 chili di cocaina pura all’81 per cento. L’Ortomercato, dove ogni mattina si riforniscono fruttivendoli e supermercati di tutto il Nord Italia, è da decenni un punto di incontro tra economia legale e illegale. <strong>Morabito entrava nella struttura in Ferrari, con un pass da facchino rilasciato dalla Sogemi.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Gran parte dei proventi della cocaina sono investiti in immobili residenziali, e ogni clan possiede patrimoni di tutto rispetto, naturalmente gestiti attraverso società pulite e presentabili. Quello di <strong>Costantino Mangeruca</strong>, legato alla <strong>cosca crotonese Farao-Marincola</strong>, ammontava a 30 milioni di euro. Nell’ottobre del 2007 i carabinieri di Crotone lo hanno messo sotto sequestro: comprendeva numerose proprietà in Calabria e nell’hinterland di Milano: <strong>sei edifici a Pregnana Milanese e 25 appartamenti a Cornaredo</strong>, dove l’anziano pregiudicato risiedeva. I clan della zona a Ovest del capolouogo lombardo sono attivi nell’edilizia, nei mobilifici e nella gestione di bar, rivela un recente rapporto dell’antimafia milanese. Cosche di ‘ndrangheta possiedono <strong>esercizi pubblici a Pioltello e negozi di abbigliamento tra Inveruno, Cuggiono, Castano Primo; a Legnano si dedicano all’ingrosso e al dettaglio di prodotti ortofrutticoli, alle sale giochi e agli immancabili bar</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>È facile diventare clienti o inquilini della mafia, anzi, a volte non c’è scelta. Nel quartiere periferico di <strong>Quarto Oggiaro a Milano</strong>, “<strong>settecento delle quattromila case popolari gestite dall’Aler sono occupate abusivamente e con l’accesso controllato direttamente dagli uomini della ‘ndrangheta</strong>”, afferma la citata relazione Forgione. La <strong>famiglia Carvelli</strong>, originaria di Petilia Policastro (Crotone), controlla militarmente lo spaccio di droga nel quartiere. La mafia si può “consumare” anche nel bar di tutti i giorni. <strong>Il cavallo di Troia sono i videopoker</strong>. In Liguria, nel settore della macchinette da gioco si danno da fare organizzazioni legate a importanti famiglie di Cosa nostra, come <strong>i Madonia di Caltanissetta e gli Emanuello di Gela</strong>. Negli anni Novanta, spiega la relazione della Commissione parlamentare antimafia approvata il 18 gennaio 2006, l’organizzazione ha imposto i propri apparecchi a numerosi esercizi pubblici “ricorrendo a metodi mafiosi e nessuno degli esercenti ha denunciato i soprusi subiti”. I profitti “sono stati in parte investiti nel settore immobiliare, per l’acquisto di lussuosi appartamenti situati in zone residenziali di Genova, in parte utilizzati per il mantenimento delle famiglie degli associati detenuti”. Il gioco è uno dei settori a maggiore rischio di infiltrazione, a partire dalle Sale bingo, attività che si svolge per concessione dei Monopoli di Stato e, dicono le inchieste più recenti, interessa sempre di più Cosa nostra. Se ne trova conferma nei “pizzini” del boss <strong>Salvatore Lo Piccolo</strong>, considerato l’erede di Bernardo Provenzano e arrestato il 5 novembre 2007. È difficile scappare dai soldi della mafia. Sono troppi, la cocaina è il carburante della vita notturna di centinaia di migliaia di persone in tutto il Nord, dal Piemonte al Veneto. Ci si può mettere in macchina o salire su un treno, ma non serve a molto. Nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2008, <strong>il Procuratore generale di Milano Manlio Minale ha svelato l’interessamento della ‘ndrangheta negli appalti per due grandi opere in corso di realizzazione tra Milano e Torino: l’Alta velocità ferroviaria e il raddoppio dell’autostrada A4. 12</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>I movimenti di Buccinasco<br />
</span></strong><span>Ci sono zone del Nord dove la mafia ha il completo monopolio dell’edilizia, in particolare del movimento terra. Lo dice senza giri di parole la Commissione parlamentare antimafia nella relazione sulla ‘ndrangheta approvata quest’anno, lo confermano le strutture investigative specializzate, ma l’allarme non trova un centesimo della risonanza riservata all’“emergenza” sicurezza. Eppure quello che ha scritto l’antimafia è stato approvato all’unanimità da tutti i partiti: “Persino le minacce estorsive non sono necessarie quando, come nella maggioranza dei casi, si verte in realtà in una situazione di completo monopolio ed in ampie<strong> zone della Brianza o del triangolo Buccinasco-Corsico-Trezzano</strong> non è nemmeno pensabile che qualcuno con proprie offerte o iniziative ‘porti via il lavoro’ alle cosche calabresi che hanno le loro imprese diffuse sull’intero territorio”. Come ha spiegato alla Commissione <strong>il capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Ferdinando Pomarici</strong>, “in settori come quello dell’edilizia non è nemmeno necessaria l’intimidazione diretta poiché è sufficiente l’intimidazione ‘percepita’, cioè quella non esercitata con minacce aperte ma con la semplice ‘parola giusta al momento giusto’”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Buccinasco</span></strong><span>, cittadina dell’hinterland Sudovest di Milano, è <strong>nota come Platì 2</strong>, per il gran numero di immigrati arrivati dal paese dell’Aspromonte a partire dagli anni Sessanta. Compreso <strong>Antonio Papalia</strong>, considerato fino agli anni Novanta <strong>il più importante rappresentante della ‘ndrangheta al Nord</strong>, poi condannato all’ergastolo con altri membri della famiglia. Con il traffico di eroina e cocaina, i Papalia hanno accumulato un patrimonio stimato in parecchie decine di miliardi di lire, tanto da essere indicati come <strong>la famiglia mafiosa più ricca d’Italia</strong> prima che la scure di numerose confische si abbattesse sui loro beni. La loro <strong>prima ditta di movimento terra, la Tmt</strong>, risale al 1987. Oggi gran parte dei lavori di movimento terra di Buccinasco e dei comuni vicini -Corsico, Cesano Boscone, Trezzano sul Naviglio, Gaggiano- sono svolti da ditte legate al gruppo <strong>Papalia-Barbaro</strong> (un’altra importante famiglia della ‘ndrangheta di Platì, imparentata con i primi). Buccinasco si candida a essere un rifugio residenziale per milanesi stufi della città: il piano regolatore recentemente approvato prevede la costruzione di 1.500 nuovi alloggi che ospiteranno coppie e famiglie desiderose di verde e di pace. Le ruspe e i camion dei Papalia-Barbaro sono già al lavoro, in modo perfettamente legale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Beni confiscati, in un anno 200 milioni di euro<br />
</span></strong><span>Nel 2007, le mafie italiane hanno subito sequestri di denaro e beni per circa 200 milioni di euro. Il dato si ottiene dalle relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia e dà un’idea della potenza economica raggiunta dai clan. La loro presenza “fisica” in ciascuna Regione è dimostrata dal numero di immobili confiscati.<br />
La Lombardia è al quinto posto -dopo Sicilia, Campania, Calabria e Puglia- con 570 immobili. Seguono il Piemonte con 105, il Veneto con 77, l’Emilia-Romagna con 56, la Liguria con 26, il Trentino-Alto Adige con 15, il Friuli-Venezia Giulia con 11. </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Il caso Uba Uba<br />
</span></strong><span>Qualcuno ricorderà di esserci entrato almeno una volta, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, in quei negozi di abbigliamento a buon mercato, frequentati soprattutto da ragazzi. Erano 23  in tutta Italia, soprattutto al Nord. La catena si chiamava Uba Uba e faceva una pubblicità martellante alla radio: “Uba uba non teme la concorrenza”; “Uba uba, un’esplosione di convenienza”. Il titolare si chiamava <strong>Ubaldo Nigro</strong>, un quarantenne pugliese trapiantato a Milano, con numerosi precedenti per emissione di assegni a vuoto. Quando la polizia lo fermò, il 10 giugno 1993, gli trovò in casa 219 milioni di lire in contanti, ma il giro d’affari delle sue società si aggirava intorno ai 200 miliardi. Nigro risultò <strong>coinvolto nella rete del boss Franco Coco Trovato</strong>. Oltre che di reati legati ad armi e droga, la Direzione distrettuale antimafia di Milano lo accusò di essere un terminale per il riciclaggio dei profitti del clan. Nigro morì in carcere dopo poche udienze del processo, il 18 aprile 1995.</span></p>
<p class="MsoNormal"><em><span>AltraEconomia<br />
Agosto 2008</span></em></p>
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		<title>Quarto Oggiaro: NO alle minacce alla polizia!</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 21:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
				<category><![CDATA[AT Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Ammazzatecitutti]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Quarto Oggiaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Una cartuccia calibro 12, marca Winchester, ed un foglio in cui vi era scritto soltanto “timer”: questo era il contenuto di una lettera fermata al deposito di Peschiera Borromeo ed indirizzata al Commissario di Quarto Oggiaro (MI) ed il suo Commissario Capo, Angelo De Simone.
Una pallottola per un fucile a canne mozze, di non facile [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=90&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;"><em><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;">Una </span></span></span></em><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;">cartuccia calibro 12, marca Winchester</span></span></span></strong><em><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;">, ed un foglio in cui vi era scritto soltanto </span></span></span></em><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;">“timer”</span></span></span></strong><em><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;">: questo era il contenuto di una lettera fermata al deposito di Peschiera Borromeo ed indirizzata al </span></span></span></em><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;">Commissario di Quarto Oggiaro (MI)</span></span></span></strong><em><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;"> ed il suo </span></span></span></em><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;">Commissario Capo, Angelo De Simone</span></span></span></strong><em><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;">.<br />
Una pallottola per un fucile a canne mozze, di non facile reperibilità sul mercato, secondo gli inquirenti, e quindi, probabilmente, legata alla criminalità organizzata, vista anche la recente attività dei due esponenti delle forze dell’ordine.</p>
<p></span></span></span></em><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">E’ del </span></span><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">26 giugno</span></span></strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"> </span><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">scorso l’operazione firmata dal Commissario Capo, insieme al commissariato, che ha portato all’arresto di quasi una trentina di persone per spaccio di cocaina. Spaccio che fruttava </span></span><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">800mila euro</span></span></strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"> </span><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">al mese. Soldi che finivano molto probabilmente nelle mani dell’ </span></span><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">Ndrangheta</span></span></strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">, visto l’esponente arrestato durante il blitz, il capo della banda: </span></span><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">Mario Carvelli</span></span></strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">, 43 anni.<br />
Quella mattina di giugno, all’alba, Quarto Oggiaro sembrava il set di un film di mafia di altri tempi. Trecento poliziotti, l’elicottero, i passamontagna ed i mitra. Invece era tutto reale. Reali i poliziotti, reali gli arrestati e reali i danni inflitti alla criminalità organizzata a causa di quegli arresti. Forse, proprio per questo è stata mandata questa lettera: una minaccia ed una richiesta di far cessare le indagini ancora in corso su ciò che è stato reperito quel 26 giugno.</p>
<p>Non si tratta di edilizia questa volta, non di riciclaggio del denaro sporco, e neanche di appalti per l’imminente arrivo dell’Expo. E’ puro e semplice </span></span><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">controllo del territorio</span></span></strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">. Uno scontro diretto fra chi difende i cittadini e chi li minaccia imponendo la propria presenza; ed è per questo che i cittadini devono far sentire la propria volontà nel rimanere accanto alle forze dell’ordine in questa lunga battaglia, ma non infinita, in cui dovrà essere vittoriosa la giustizia sull’ombra della mafia che ormai da anni si abbatte anche sul nord Italia.</p>
<p>In questa, altra, brutta occasione, il movimento </span></span><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">Ammazzatecitutti</span></span></strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"> </span><strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">esprime la propria vicinanza e solidarietà</span></span></strong><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"> </span><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">al Commissario Capo ed al suo Vice, sicuro di rappresentare la voce di molti dei cittadini di Quarto Oggiaro che stanno vedendo un miglioramento nell’intenso lavoro delle forze dell’ordine. Lavoro che non deve assolutamente diminuire e non deve essere scalfito da simili minacce, che altro non devono provocare se non una riflessione su quanto la mafia pensi di poter esercitare il suo potere su un territorio che i cittadini vogliono invece libero da ogni forma di costrizione; a Quarto Oggiaro, come in tutta Italia.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="right"><em><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size:small;">Massimo Brugnone</span></span></em></p>
<p></span></span></p>
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