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	<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Sergi</title>
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		<title>Movimento Antimafie Ammazzateci TUTTI - Coordinamento Lombardia &#187; Sergi</title>
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		<title>Totò &#8216;u cainu e Domenico Papalia. I rampolli della &#8216;ndrangheta ancora latitanti. &#8220;Sono a Milano, qui controllano il territorio meglio che in Calabria&#8221;</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/11/11/toto-u-cainu-e-domenico-papalia-i-rampolli-della-ndrangheta-ancora-latitanti-sono-a-milano-qui-controllano-il-territorio-meglio-che-in-calabria/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimobrugnone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: http://www.milanomafia.com
Domenico Papalia e Antonio Perre sfuggiti alla cattura nell&#8217;operazione Parco sud. Il figlio del boss Antonio Papalia è ritenuto il nuovo referente delle cosche per il nord Italia
Chi sono?
Domenico Papalia è nato a Locri il 23 settembre 1983. Attualmente risiede in via Vivaldi a Buccinasco. Nell&#8217;aprile scorso si è sposato con una ragazza legata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=364&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fonte: http://www.milanomafia.com</p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Domenico Papalia e Antonio Perre sfuggiti alla cattura nell&#8217;operazione Parco sud. Il figlio del boss Antonio Papalia è ritenuto il nuovo referente delle cosche per il nord Italia</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Chi sono?</strong></em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Domenico Papalia </strong>è nato a Locri il 23 settembre 1983. Attualmente risiede in <strong>via Vivaldi a Buccinasco</strong>. Nell&#8217;aprile scorso si è sposato con una ragazza legata ai potenti clan di San Luca.<br />
</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Suo fratello <strong>Pasquale</strong>, oggi in <strong>carcare con una condanna a cinque anni per mafia</strong>, è sposato con la figlia del defunto padrino Antonio Pelle, detto gambazza.</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em>Domenico Papalia è <strong>figlio di Antonio Papalia, oggi al 41 bis</strong>, ma per tutti gli anni Ottanta refernte della &#8216;ndrangheta al nord. Secondo gli investigatori oggi lo scettro del comando è passato a Domenico</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Antonio Perre,</strong></em><em> detto totò &#8216;u cainu è nato a Locri il 13 settembre 1984. Anche lui è imparentato con la famiglia Papalia. Per anni è stato il braccio destro di </em><em><strong>Salvatore Barbaro</strong></em><em>. Dopo l&#8217;arresto di quest&#8217;ultimo, avvenuto nel luglio 2008 durante l&#8217;operazione Cerberus, Perre è diventato il reggente della cosca intestandosi anche le quote della </em><em><strong>Edilcompany</strong></em><em>, impresa di movimento terra della famiglia Barbaro</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><em><strong>11 novembre 2009 -</strong></em><em> </em>Quella cinquecento pare comparsa dal nulla. Sbucata dal nero della notte di <strong>Buccinasco</strong>, paese a sud di Milano, terra di imprese e di ‘ndrangheta. Un salotto di ville e giardini dove comanda il clan<strong> Barbaro-Papalia</strong>. E quella macchina? Resta attaccata alla nostra. All’improvviso sbuca una smart con un faro rotto. Supera e ci chiude davanti. Per terza ecco una bmw che si mette di lato, completando il sandwich. Si prosegue così per cento metri poi le macchine si allontanano. E noi con loro, via veloci verso Milano consapevoli di aver rischiato grosso, ma anche di aver documentato in presa diretta cosa significa, qui al nord, il controllo del territorio da parte della mafia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>La scena si svolge in via Vivaldi</strong></span><span style="color:#000000;">, stradone silenzioso puntellato da palazzoni rossastri. Un luogo anonimo se non fosse per un particolare: qui vive </span><span style="color:#000000;"><strong>Domenico Papalia</strong></span><span style="color:#000000;">, classe ’83, figlio di </span><span style="color:#000000;"><strong>Antonio Papalia, oggi al 41 bis</strong></span><span style="color:#000000;">, negli anni Ottanta referente della ‘ndrangheta per il nord Italia. Ora lo scettro del comando è passato nelle mani del giovane Mico. Un ruolo di rispetto che, come si è visto, comporta una buona rete di fiancheggiatori. “Papalia è un tipo tosto – racconta il pm </span><span style="color:#000000;"><strong>Alessandra Dolci</strong></span><span style="color:#000000;"> – , non dorme più di tre giorni nello stesso posto, non usa cellulari”. Lui la puzza di sbirri ha imparato ad annusarla fin da piccolo. Durante i due anni dell’indagine Parco sud, conclusasi il 3 novembre scorso con 15 arresti, il “ragazzino” ha scoperto tre microspie.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Nelle carte dell’inchiesta</strong></span><span style="color:#000000;"> compare anche il suo nome, eppure quando gli uomini della Dia sono andati a bussargli a casa non c’era. Da dieci giorni il giovane rampollo della ‘ndrangheta è latitante. E come lui è sfuggito al blitz un altro piccolo principe del clan. Quell’</span><span style="color:#000000;"><strong>Antonio Perre</strong></span><span style="color:#000000;">, classe ’84, soprannominato </span><span style="color:#000000;"><em>Toto &#8216;u cainu</em></span><span style="color:#000000;">. Fino a tre giorni fa, aveva svolto il ruolo di referente per conto del 35enne </span><span style="color:#000000;"><strong>Salvatore Barbaro</strong></span><span style="color:#000000;">, in carcere dal luglio 2008, ma per anni regista degli interessi mafiosi nell’edilizia milanese.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>Papalia, Perre, Barbaro.</strong></span><span style="color:#000000;"> Eccoli, i volti nuovi della ‘ndrangheta a Milano. Volti da bravi ragazzi, cresciuti all’ombra della Madoninna e, a differenza dei padri, perfettamente a loro agio tra i tavolini dei locali più noti di Milano. Domenico Papalia, ad esempio, è solito frequentare il </span><span style="color:#000000;"><strong>Toqueville </strong></span><span style="color:#000000;">non lontano da corso Como. Qui, una sera incontra un giovane imprenditore immobiliare. “Sapevo chi era Papalia”, dirà. Per questo lo trova “simpatico” e gli presta, a fondo perduto, 40.000 euro. “Non sento Domenico da tre mesi, ma sono sicuro che mi restituirà i soldi”. Ovviamente non si tratta di prestito, ma di una vera regalia, perché il potere per il giovane Mico è un diritto di sangue. Ecco, infatti, come lo descrive </span><span style="color:#000000;"><strong>Andrea Madaffari, vicepresidente della Kreiamo spa</strong></span><span style="color:#000000;"> con sede in via Montenapoleone, secondo il gip cassaforte occulta del denaro mafioso. “Quel ragazzino non è un piripicchio qualunque sai chi è suo padre?”. E il nome di Antonio Papalia, ritorna in altre intercettazioni del figlio, invitato proprio nella sede della Kreiamo a fare da garante in una disputa con il </span><span style="color:#000000;"><strong>clan Sergi</strong></span><span style="color:#000000;">. “Speriamo &#8211; dice &#8211; che qua tutta questa situazione la risolviate sennò a me ve lo giuro mi dispiace. L’ho detto anche ad Antonio”. Bastano queste parole per dare tono e sostanza al ruolo di Papalia, giovanissimo, eppure ascoltato da tutte le “famiglie”, come i potenti </span><span style="color:#000000;"><strong>Muià-Facchineri</strong></span><span style="color:#000000;">, interessate alla golosa torta degli appalti.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;">“<span style="font-family:'Times New Roman', serif;"><span style="font-size:small;"><strong>Mo sto tornando con l’assegno”</strong></span><span style="color:#000000;">, dice invece il giovane Perre a Salvatore Barbaro. Poco prima &#8216;</span><span style="color:#000000;"><em>u Cainu</em></span><span style="color:#000000;"> era a colloquio con un imprenditore. “Allora Angelino &#8211; aveva detto Perre &#8211; , lo sai che Salvatore aspetta i soldi, che facciamo con quest’assegno?”. A quel punto l’imprenditore era sbottato. “Ah, Totò, ve lo sto dicendo, tagliatemi la testa, ma io l’assegno non lo posso fare”. Invece lo farà. In questa intercettazione sta la figura di Antonio Perre, prima factotum di Barbaro e poi esecutore degli ordini impartiti dal carcere. Tra i tanti quelli di imporre i camion della ‘ndrangheta nei cantieri di Milano. Questi sono i calabresi di Buccinasco. “Gentaglia di merda!”, come dice un imprenditore. Gentaglia che comanda grazie a un potere mafioso ai vertici della ‘ndrangheta. Il fratello di Domenico, Pasquale Papalia, è sposato con la figlia di Antonio Pelle, detto &#8216;</span><span style="color:#000000;"><em>ntoni gambazza</em></span><span style="color:#000000;">, principe nero di San Luca, arrestato la scorsa estate dopo 9 anni di latitanza, e morto il 3 novembre d’infarto. Un lutto lungo oltre mille chilometri: dall’Aspromonte al Duomo. (</span><span style="color:#000000;"><em>cg, dm</em></span><span style="color:#000000;">)</span></span></span></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Nella relazione della DNA per il 2008, il magistrato Vincenzo Macrì fa il punto sull’espansione della ‘ndrangheta al Nord. Riflettore puntato anche su Buccinasco, Brescia e Torino.</title>
		<link>http://ammazzatecituttilombardia.wordpress.com/2009/04/09/nella-relazione-della-dna-per-il-2008-il-magistrato-vincenzo-macri-fa-il-punto-sull%e2%80%99espansione-della-%e2%80%98ndrangheta-al-nord-riflettore-puntato-anche-su-buccinasco-brescia-e-torino/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 13:18:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ammazzatecituttilombardia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[qui la relazione integrale: relazione-annuale-dna. 2008
Pubblichiamo integralmente il brano della relazione dedicato alla ‘ndrangheta al Nord.
A differenza di altre organizzazioni mafiose (Cosa Nostra, ad esempio, è sicuramente Palermo-centrica), la ‘ndrangheta è policentrica, nel senso che non ha una sola capitale, ma una serie di capitali, in Italia e all’estero, collocate laddove la sua presenza assume [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=227&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h4 style="margin-top:0;margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">qui la relazione integrale: <a href="http://www.omicronweb.it/wp-content/uploads/2009/03/relazione-annuale-dia.%202008">relazione-annuale-dna. 2008</a></span></h4>
<h4 style="margin-top:0;margin-bottom:0;"><em><span style="font-size:small;">Pubblichiamo integralmente il brano della relazione dedicato alla ‘ndrangheta al Nord.</span></em></h4>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">A differenza di altre organizzazioni mafiose (Cosa Nostra, ad esempio, è sicuramente Palermo-centrica), la ‘ndrangheta è policentrica, nel senso che non ha una sola capitale, ma una serie di capitali, in Italia e all’estero, collocate laddove la sua presenza assume aspetti più estesi per numero<br />
di affiliati, per numero di cosche operanti, per rilevanza degli interessi economici in esse presenti. E’ il caso di <strong>Milano</strong>, capitale della <strong>Lombardia</strong>, regione che, tradizionalmente, ha visto la presenza della ‘ndrangheta in misura ampia e pervasiva, seconda solo al territorio calabrese. E non è una presenza che risale a questi anni. Si dimentica che <strong>negli anni ’70 e ’80, la Lombardia è stata al centro dei sequestri di persona</strong>, cioè dell’attività criminale più odiosa e feroce messa in atto della ‘ndrangheta, al fine di realizzare quella accumulazione di capitale che le avrebbe consentito di entrare, negli anni ’90, da protagonista nel mercato internazionale della droga. L’elevatissimo numero dei sequestri consumati dalla ‘ndrangheta in Lombardia è la dimostrazione di come la sua operatività su quel territorio fosse elevatissima sin da allora, non potendosi compiere altrimenti quel genere di reati senza una conoscenza approfondita del territorio, delle risorse in esso presenti, delle occasioni di profitto offerte. L’affermazione dunque che Milano sia la capitale della ‘ndrangheta, quanto meno sotto il profilo economico finanziario, non deve destare stupore, né dare scandalo, quasi che si fosse con tale definizione, imbrattato un territorio immune da questo tipo di contaminazioni. Non è così, come sa bene la DDA di Milano, che, nel corso di tutti gli anni ’90, si è occupata quasi esclusivamente del fenomeno ‘ndrangheta in Lombardia, grazie anche ad una lunga e qualificata serie di collaboratori, che hanno consentito di disvelare i suoi organigrammi, gli insediamenti, le attività, gli interessi, la rete di copertura anche istituzionale di cui essa godeva. Accanto alle indagini giudiziarie, vi è poi l’attività, preziosa, delle Commissioni parlamentari d’inchiesta, che hanno dedicato alle infiltrazioni delle mafie nel Nord un’attenzione particolare, le cui relazioni andrebbero forse rilette per cogliere i dati di una realtà criminale, a lungo sottovalutata.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;"><br />
Ancora, nella relazione per l’anno in corso sulla DDA di Milano, vengono segnalate non solo le consuete attività di traffico internazionale di droga, con al centro le altrettanto consuete cosche ioniche operative nel settore, ma anche fenomeni di tipo diverso, come ad esempio, quelle di cui al proc. pen. n. 30500/04 R.G.N.R., della ordinanza di custodia cautelare in carcere del GIP di Milano per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., in data 10.07.2008. Nell’ordinanza di misura cautelare, ai principali indagati appartenenti alla articolazione lombarda delle <strong>famiglie BARBARO-PAPALIA</strong> di <strong>Platì</strong> (tra loro legate anche da vincoli parentali), si addebita che, sotto l’egida di <strong>BARBARO Salvatore</strong> (genero del noto <strong>PAPALIA Rocco</strong>, in atto detenuto), e strettamente collaborato da <strong>PAPALIA Pasquale</strong> (figlio di <strong>PAPALIA Antonio</strong>, fratello di Rocco ed anch’egli detenuto), avrebbero acquisito “il <strong>controllo della attività di movimento terra nell’ambito territoriale della<br />
zona sud ovest dell’interland milanese</strong>”, in particolare “nel territorio del <strong>Comune di Buccinasco</strong>”, imponendo “agli operatori economici la loro necessaria presenza negli interventi immobiliari”. Il tutto <strong>attraverso intimidazioni</strong> consistite in “danneggiamenti e incendi sui cantieri, esplosioni di colpi d’arma da fuoco contro beni di altri imprenditori, incendi di vetture in uso a concorrenti o a pubblici amministratori, minacce a mano armata, imposizione di un sovrapprezzo nei lavoratori di scavo”. Una attività del genere lascia intendere, a coloro che conoscono il tipico modo di procedere delle cosche calabresi, che è in atto una vera e propria conquista del territorio, al fine di sfruttarne tutte le potenzialità economiche (assai maggiori, si converrà, rispetto a quelle offerte nei territori di origine), attraverso i tipici metodi di intimidazione, dissuasione violenta, nei confronti degli operatori economici locali, che, è prevedibile, nel giro di alcuni anni, si vedranno<br />
soppiantati ed estromessi, almeno per quanto attiene il settore dell’edilizia pubblica e privata. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">La circostanza che l’area di Milano ospiterà l’Expo 2015, con il giro di opere pubbliche e dei conseguenti interventi finanziari ed investimenti immobiliari che ruotano intorno all’evento, dimostra a sufficienza quali siano gli interessi in gioco, maggiori persino ipotizzabili dalla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, e quali gli appetiti mafiosi che si scateneranno, con il corollario di violenza verso i concorrenti esterni, regolamenti interni, e quant’altro accompagna di solito tali realizzazioni.<br />
Gli esperti sanno bene che prospettive di tale portata comportano anche un riassetto, un riposizionamento organizzativo delle cosche sul territorio, in modo da adattare le strutture ai nuovi impegni imprenditoriali. Come ricorda la relazione sulla DDA di Milano, una delle più significative indagini svolte dalla DDA di Milano in tema di associazione per delinquere di tipo mafioso, quella recante il n. 43733/06 R.G.N.R., “ha proprio per oggetto la <strong>individuazione e neutralizzazione di aggregazioni in territorio lombardo di formazioni di tipo ‘ndranghetistico, costituenti veri e propri “locali” , la cui esistenza pone in serio pericolo il tranquillo svolgersi della vita della collettività interessata da tali presenze</strong>, che non sono puramente formali, ma incidono sostanzialmente sul tessuto sociale anche attraverso la esecuzione di gravi azioni delittuose che quella collettività turbano notevolmente. E grave sarebbe se in essa si determinasse una sorta di assuefazione che sarebbe l’anticamera della predisposizione alla convivenza col fenomeno mafioso, in termini di sua accettazione e, peggio ancora, sfruttamento a scopi utilitaristici, come si è già notato in alcuni settori e puntualmente segnalato con la precedente relazione.<br />
L’aspetto di tale importantissima indagine che desta maggiore preoccupazione è quello, illustrato nella citata relazione, secondo il quale “L’indagine in questione, altresì, consente di confermare una realtà che da un po’ di tempo si constata in territorio lombardo, e cioè quella del <strong>progressivo affrancamento delle formazioni criminali mafiose di matrice calabrese dalla “madrepatria” calabra, in termini di sostanziale autonomia delle associazioni per delinquere di tipo mafioso<br />
che si sono costituite</strong>, o vanno costituendosi, resa anche evidente dal fatto che le aggregazioni lombarde non ripetono la rigida ripartizione territoriale di quelle calabresi.”…E ancora “In altri termini, il fenomeno che in passato si era constatato, dell’occasionale coagularsi nel territorio in questione di gruppi di ‘ndrangheta di matrice diversa ed anche contrapposta in Calabria in alcuni momenti storici, oggi appare “istituzionalizzarsi” in forma stabile ed organica, pur <strong>permanendo sempre i rapporti con le zone d’origine, non in termini di dipendenza funzionale, bensì di interscambio operativo</strong> all’occorrenza e di riconoscimento da parte delle strutture lombarde della “primogenitura” di quelle calabresi”.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">Par di capire, insomma, che si è alla vigilia di una vera e propria rivoluzione copernicana. Non vi sono più tanti satelliti che ruotano ad un unico sole (la ‘ndrangheta di San Luca), ma una <strong>struttura federata, disposta a dialogare con la vecchia casa-madre</strong>, ma non più a dipendere da essa, sia quanto alla nomina dei responsabili della periferia dell’impero, sia quanto all’adozione delle<br />
nuove strategie e alla condivisione dei profitti. La ‘ndrangheta avrà, in tal modo, completato il suo lungo percorso di occupazione della più ricca e produttiva regione del paese. Non più un’occupazione precaria, ma definitiva, con strutture permanenti di direzione, con il territorio rigidamente suddiviso. “In pratica- secondo la relazione della DDA &#8211; corpi separati ma provenienti dal medesimo ceppo, e viventi nell’ambito di quella che può definirsi una “coesistenza autonoma<br />
ma interattiva”. Quando l’indagine sarà conclusa sarà possibile trarre ulteriori elementi di conoscenza, ma se il quadro prospettato dai magistrati di questo Ufficio dovesse essere confermato, non sarà difficile comprendere, a chiunque, che nel giro di pochi anni, i rapporti di forza potrebbero rovesciarsi e, davvero, i centri decisionali potrebbero spostarsi dalla Calabria alla Lombardia.<br />
Non è un caso, se esponenti della ‘ndrangheta calabrese, quali <strong>SERGI Paolo</strong> e <strong>PIROMALLI Antonio</strong>, siano stati <strong>catturati</strong> proprio <strong>a Milano</strong>, da dove dirigevano il primo traffici di droga transnazionali, il secondo lucrosi affari e collegamenti con esponenti della politica e delle istituzioni.<br />
Non dissimile appare la situazione nel <strong>territorio di Brescia</strong>, stando alla relazione sulla DDA di quel distretto, stante la segnalata presenza di <strong>organizzazioni facenti capo a ‘ndrangheta e camorra nell’area del basso lago di Garda</strong> che “condizionava e condiziona tuttora il tessuto sociale e le iniziative di intrapresa finanziaria”. D’altra parte – prosegue la relazione – “è ben nota la massiccia presenza, da decenni, della ‘ndrangheta calabrese, nell’area lombarda.<br />
L’intensa operatività e pericolosità di sodalizi di matrice ‘ndranghetista si è delineata concretamente a più riprese sul territorio bresciano, alla luce delle tante investigazioni sviluppate e condotte a termine”. Tra le cosche di cui viene segnalata la presenza vi sono quelle <strong>BELLOCCO</strong>, nell’ambito dell’<strong>operazione Narcos</strong>, quelle originarie di <strong>Fabrizia</strong> di cui all’<strong>operazione Cometa</strong>, oltre ai risultati dell’<strong>operazione Esodo</strong>. Degna di segnalazione è la sinergia che si sarebbe realizzata tra ‘ndrangheta e mafie estere, e alla luce di una indagine dalla quale “è emerso l’interesse di facoltosi soggetti russi, che intendono “investire” in Italia &#8211; sia tramite l’acquisto di beni immobili sia tramite l’acquisizione di complessi aziendali &#8211; capitali plurimilionari, che sono risultati pervenire da società off shore, operanti in paesi noti come paradisi fiscali. Nell’ambito di tale procedimento è altresì emersa l’esistenza di contatti fra gli investitori esteri e soggetti di origine calabrese, in parte già oggetto d’indagine della DDA bresciana ed in parte di interesse investigativo per la DDA di Reggio Calabria, con la quale è stata avviata collaborazione investigativa al riguardo: in particolare, <strong>i calabresi appaiono svolgere il ruolo di “procacciatori di affari” per i soggetti stranieri</strong> ed in siffatto contesto si è rilevato l’interessamento per l’acquisizione di una raffineria”.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">La ‘ndrangheta è presente anche in <strong>Piemonte,</strong> tradizionale territorio di insediamento di numerose cosche calabresi, e talmente aggressive da potere ideare e realizzare, in passato, l’<strong>omicidio del Procuratore della Repubblica di Torino, Bruno Caccia</strong>. Fatta eccezione per la mafia catanese, è la ‘ndrangheta la protagonista della scena criminale piemontese, tanto sul versante del traffico di<br />
droga, quanto su quello più propriamente definibile di controllo del territorio, quest’ultimo in fase di sicuro rafforzamento. Secondo la relazione sulla DDA di Torino la ‘ndrangheta calabrese, che in Piemonte ha una sua tradizionale e consolidata roccaforte, seconda, fuori dalla Calabria, solo a quella realizzata in Lombardia. “Essa è presente in tutto il Piemonte, è dedita ancora al traffico di<br />
sostanze stupefacenti, sia pure limitato alla fase organizzativa, i contrasti interni sono ridotti e solo raramente risolti con la violenza, le estorsioni sono realizzate attraverso il condizionamento e l’intimidazione ambientale, più che con l’esercizio di pratiche di violenza esplicita, mentre la ripartizione delle zone e dei settori di influenza tra cosche è regolata da rigorosi criteri di suddivisione territoriale.<br />
Le attività di interesse continuano ad essere quelle del traffico di droga, anche se l’uccisione di <strong>MARANDO Pasquale</strong>, l’arresto del fratello <strong>Domenico</strong>, e la sostanziale perdita di influenza della famiglia omonima, ha sicuramente determinato l’ascesa di nuovi gruppi dirigenti in tale genere di attività. Permangono le attività di controllo del territorio nella sua accezione più vasta, che va dalle<br />
estorsioni, al controllo, se non totale, di appalti e subappalti di lavori pubblici e privati, al riciclaggio, alle attività illegali secondarie, quali il controllo delle bische clandestine. Anche la ‘ndrangheta, seguendo in qualche modo un processo che interessa l’intero territorio nazionale, ha in corso, in Piemonte, un processo di trasformazione, di riorganizzazione, di redistribuzione di incarichi e ruoli all’interno dei “locali”. Tale processo può trovare spiegazione nella circostanza<br />
che si stanno allentando, per varie ragioni che non è qui il caso di analizzare, i legami con i territori di origine, essendo maturate, nel corso degli anni, nuove esperienze, nuove esigenze, nuove forme di presenza, non necessariamente legate ai vecchi moduli del passato.<br />
Occorre ancora tenere presente che negli ultimi due anni sono avvenute le scarcerazioni per espiazione pena di alcuni elementi di vertice della ‘ndrangheta calabrese, che, o hanno ripreso il loro ruolo di direzione, ovvero stanno tentando di farlo, riannodando vecchie alleanze e reinserendosi in alcune delle attività più lucrose”.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;"><em><strong>Consigliere Vincenzo Macrì</strong><br />
Dalla relazione annuale della Direzione nazionale antimafia<br />
1° luglio 2007 – 30 giugno 2008</em></span></p>
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		<title>Minacciato con la pistola e sequestrato per il suo impegno contro l&#8217;usura</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 20:17:45 +0000</pubDate>
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Vittima Guido Gallo Stampino che alla fine degli anni &#8216;90 contribuì a far condannare 4 persone della &#8216;ndrangheta
CERRO MAGGIORE 28/02/2009 - Guido Gallo Stampino, vicepresidente dell&#8217;associazione Sos Italia Libera, ha subito ieri sera l&#8217;annesimo atto intimidatorio collegato al suo impegno contro l&#8217;usura. È rimasto legato e imbavagliato con del nastro adesivo fino a quando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ammazzatecituttilombardia.wordpress.com&blog=3694281&post=128&subd=ammazzatecituttilombardia&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3><em>fonte: <a href="http://milano.cronacaqui.it/news-minacciato-con-la-pistola-e-sequestrato-per-il-suo-impegno-contro-lusura_19581.html">http://milano.cronacaqui.it/news-minacciato-con-la-pistola-e-sequestrato-per-il-suo-impegno-contro-lusura_19581.html</a></em></h3>
<h3><em>Vittima Guido Gallo Stampino che alla fine degli anni &#8216;90 contribuì a far condannare 4 persone della &#8216;ndrangheta</em></h3>
<p><strong><img class="alignleft" title="http://milano.cronacaqui.it/images_db/376/0037502.jpg" src="http://milano.cronacaqui.it/images_db/376/0037502.jpg" alt="" width="257" height="193" />CERRO MAGGIORE 28/02/2009 -</strong> Guido Gallo Stampino, vicepresidente dell&#8217;associazione Sos Italia Libera, ha subito ieri sera l&#8217;annesimo atto intimidatorio collegato al suo impegno contro l&#8217;usura. È rimasto legato e imbavagliato con del nastro adesivo fino a quando una pattuglia dei Carabinieri non ha notato la sua macchina con le quattro frecce azionate sul lato di una strada a Uboldo in provincia di Varese.</p>
<p> L&#8217;imprenditore lombardo, 70 anni, ha chiuso il suo negozio di abbigliamento a Cantalupo, frazione di Cerro Maggiore, e stava rientrando a casa quando una macchina con il lampeggiante lo ha affiancato. Gallo Stampino ha quindi accostato ed è stato subito minacciato con una pistola da un uomo che lo ha poi legato e imbavagliato al sedile, minacciandolo ripetutamente per la sua attività contro l&#8217;usura. È stato liberato attorno alle 20.30 da una pattuglia dei Carabinieri ed è stato poi portato in ospedale per un controllo.</p>
<p>Guido Gallo Stampini, tra il 1997 ed il 1998, con le sue denunce contribuì a far condannare quattro persone della &#8216;ndrangheta appartenenti alla <strong>famiglia Sergi Zavattieri</strong> che agivano tra <strong>Legnano e Busto Arsizio</strong>. Per questo, è considerato vittima di mafia ed è sottoposto a un programma di vigilanza generica da parte delle forze dell&#8217;ordine. &#8220;Questo gravissimo episodio di intimidazione mafiosa è molto preoccupante &#8211; ha detto Frediano Manzi, presidente di Sos Racket e usura &#8211; e ci auguriamo che lo Stato tuteli in maniera adeguata il nostro amico Guido che ha settant&#8217;anni ed ha subito due infarti a causa delle sue vicende processuali&#8221;.</p>
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