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2/12 – Agguato di Lecco, il killer avrebbe reagito a un’estorsione

Fonte: http://www.omicronweb.it


Ucciso perché imponeva il pizzo. La squadra mobile di Lecco ritiene di aver risolto l’omicidio che ha scosso la città il 21 novembre. Francesco Poerio, imparentato con il clan Trovato, sarebbe stato assassinato dal piccolo imprenditore Michele Zito, anche lui di origine calabrese, esasperato dalle richieste di denaro. “Pensi di farmi paura?”, averebbe detto Poerio di fronte alla pistola spianata. “Sai già che se ti metti contro di me, ti metti contro i Coco Trovato”.
Pubblichiamo la cronaca del Corriere della Sera e l’intervento di Duccio Facchini di “Qui Lecco libera”, scritto prima di questi ultimi sviluppi ma indicativo del clima che si è creato in città.

da Il corrier della sera – di Marelli Paolo

Ha ucciso per ribellarsi al pizzo Risolto il giallo della palestra

«L’ ultimo tentativo di estorsione di Poerio: voleva 30 mila euro» Gli ha urlato: «Io non pago più. E se non mi lasci in pace ti ammazzo». Poi ha premuto il grilletto La cattura dell’ assassino di Poerio è soltanto questione di tempo. Lo stiamo cercando

LECCO – Pistola in pugno ha urlato: «T’ ammazzo se non mi lasci in pace. Io non pago più». Di lì a qualche istante, accecato dalla rabbia, Michele Zito si sarebbe trasformato in un assassino. «Metti via quel giocattolo… Pensi forse di farmi paura? Sai già che se ti metti contro di me, ti metti contro i Coco Trovato». Francesco Poerio era sicuro di spaventarlo ed era pronto a reagire, a malmenarlo come aveva già fatto un mese prima. «Non fate i cretini… Non siete dei bambini», si era intromesso l’ amico di entrambi. Ma l’ ennesima lite è degenerata: Zito, trentenne, incensurato, piccolo imprenditore taglieggiato da mesi, ha fatto fuoco. Cinque colpi, l’ ultimo dei quali ha ucciso Poerio, il suo aguzzino. Da vittima del pizzo a omicida, la parabola criminale di Michele Zito – secondo gli investigatori – si è compiuta venerdì 21 novembre nel garage della palestra «Emotion»: commesso il delitto Zito è salito sulla Fiat Bravo scura ed è fuggito da Lecco, mollando tutto. Ha fatto rotta verso Reggio Calabria, dove vivono i genitori e dove avrebbe chiesto aiuto a un amico che, grazie a rapporti con un capocosca di un clan della ‘ ndrangheta, gli avrebbe fatto avere un passaporto falso per cominciare la latitanza. La Squadra Mobile di Lecco ha risolto il giallo dell’ omicidio di Poerio e sta in queste ore tentando di sbarrare la strada all’ assassino. Oggi il procuratore di Lecco Tommaso Buonanno diffonderà la foto segnaletica del presunto assassino, ricercato in Italia e all’ estero. A suo carico, c’ è un’ odinanza di custodia cautelare in carcere. Gli uomini della polizia hanno ricostruito il giallo tassello dopo tassello individuando chi e perché ha ucciso Francesco Poerio, parente dei Coco Trovato, ancora oggi i referenti della ‘ ndrangheta calabrese a Milano e in mezza Lombardia, secondo la commissione parlamentare antimafia, nonostante i capi storici stiano scontando l’ ergastolo. Gli inquirenti si sono messi sulle tracce di Zito, dopo una serie di indagini fra Lecco e la Calabria, con perquisizioni, riscontri e infiltrandosi negli ambienti delle scommesse, frequentati da Poerio, pregiudicato con la passione per il pugilato. Di quei pugni – ha ricostruito la Mobile – ne aveva presi tanti il piccolo imprenditore che aveva cominciato come imbianchino e che è diventato un killer perché si è ribellato al racket, perché non voleva più pagare il pizzo. L’ ultima richiesta era stata di 30 mila euro: la caparra che Zito sarebbe stato costretto a versare a Poerio per la fittizia acquisizione della baita in Valsassina di proprietà della sua compagna. E poi c’ erano i guadagni di alcuni lavori fatti insieme e mai divisi in parti uguali. Poerio voleva tutto per sé. Altri elementi utili potranno arrivare dal terzo uomo presente sul luogo del delitto. Così come altri chiarimenti arriveranno dal computer e dalle carte che prima della fuga Zito ha consegnato a un vicino di casa, ora accusato di favoreggiamento. Paolo Marelli Il delitto Vendetta calibro 22 Francesco Poerio, 38 anni, viene ucciso davanti alla palestra «Emotion» di Lecco da un killer che impugna una pistola calibro 22. Gli inquirenti pensano subito a un delitto legato alle presunte attività illecite della vittima La pista Coco Trovato Le indagini partono dal fatto che Poerio era legato al clan della ‘ ndrangheta Coco Trovato: gli affiliati a questo gruppo, secondo la relazione della Commissione antimafia, sarebbero tornati a dettare legge a Lecco Un’ estorsione finita nel sangue Gli inquirenti hanno chiuso le indagini: Francesco Poerio è stato ucciso da un piccolo imprenditore che ha voluto ribellarsi a ricatti e richieste di denaro da parte della vittima. Poerio si vantava della sua appartenenza al clan Coco Trovato


di Duccio Facchini – http://www.quileccolibera.net/

Il Dovere di Reagire

Venerdì 21 novembre. Cinque (o forse quattro) colpi esplosi dopo una discussione accesa. Due proiettili a segno.
Un uomo che s’accascia esanime ed un rumore sordo per tutta la via. Due uomini che saltano su un’auto che s’allontana a folle velocità.
Catanzaro? Reggio Calabria? Crotone? San Luca? No: Lecco. La ricca ed opulenta Lecco. Nel suo centro. In una zona abitata e frequentata.

Il fatto che un commando composto di tre persone, probabilmente provenienti da fuori città, si sia permesso di portare a termine un’esecuzione di questo tipo è paradigmatico. Qualsiasi sia stata la matrice dell’accaduto, questi figuri si son ritenuti padroni del territorio. Intoccabili.

Nonostante il piccolo calibro utilizzato per freddare la vittima (calibro 22), tutto si può pensare fuorché l’avvertimento. Il “sta in guardia”.
Questo tipo di “lavoretto” (la minaccia) lo si lascia fare a qualche sgherro in cerca di “promozione” ed affermazione all’interno del clan. Magari in un luogo fuori mano. Da soli con l’interessato. A tu per tu. Non alla luce della mattina nel centro città. Con magari qualche telecamera intorno.
Gli individui che han sorpreso ed ucciso la vittima l’han fatto per ammazzare. Freddare. Avvisare sì, ma non lui.
Avvertire le forze dell’ordine ed i contendenti circostanti: “noi possiamo sparare il venerdì mattina in centro; questo è il minimo”.

Francesco Poerio era un uomo chiacchierato. Arrestato nel lontano ‘91 per estorsione. Poi più nulla. Nemmeno un lavoro riconosciuto ufficialmente.
E’ morto ammazzato con due colpi di pistola. Uno al polso sinistro e l’altro dritto al torace sin dentro al cuore. Il secondo è stato mortale.
Aveva 38 anni ed una famiglia. Ed un legame di parentela che non può esser ignorato, anzi. Deve esser analizzato. Sviscerato. Interpretato.
Era cugino della moglie (Simona) di Emiliano Trovato. Coco Trovato. Titolare (lei) del bar Plaza nel centro della cittadina nostrana.

La storia dei Coco Trovato nel lecchese merita un approfondimento tutto particolare.
In sintesi si potrebbero definire come la famiglia della ‘Ndrangheta più potente e operativa del nostro territorio.
Il capostipite, Franco, è stato beccato all’inizio degli anni novanta grazie all’inchiesta “Wall street” e condannato a 4 ergastoli. Gestiva locali in centro, appalti, traffico di droga e giri loschi di auto rubate. Aveva commissionato omicidi e sequestri di persona. Aveva piazzato bombe nei locali dei clan invisi e richiesto il pizzo ad alcuni commercianti.
Emiliano, il figlio di Franco, marito di Simona, la cugina di Poerio, è stato recentemente (2003) arrestato per importazione e spaccio di droga. Insieme ad altre 27 persone.
Nel 2006 è stata la volta dell’inchiesta “Soprano”. A Milano. Ancora i Coco Trovato di mezzo. La nuova reggenza. Si è scoperto che alcuni prestanome facevano i soldi riciclando frutti di traffici sporchi (anche di sangue a volte). Finirono sotto i riflettori – tra i locali “bene” – il Cafè Solaire, la discoteca Madison ed il ristorante Bio Solaire.
I Coco Trovato si conoscevano in città. Come i De Pasquale di Calolziocorte.
Nell’agosto del 2006, quattro dei sette fratelli della cosca sono usciti dal carcere grazie all’indulto.
Questo ha portato ad una decisa accelerata del potere criminale del clan di Peppino De Pasquale, compagno di spartizione territoriale insieme ai Coco.

Nel novembre del 2007, 19 persone legate alla cosca dei De Pasquale son state arrestate. Le accuse vanno dal compiere nel territorio lecchese molte attività illegali, fra le quali traffico d’armi e di droga, ricettazione di veicoli ed assegni, estorsione a danno di imprenditori, truffe alla falsificazione di documenti, recupero violento dei crediti, usura, corruzione, favoreggiamento di latitanti, induzione in errore di pubblici ufficiali, danneggiamento a seguito di incendio, violenza privata e minacce di morte.
L’operazione è stata chiamata “Ferrus Equi”. Durante quest’estate, 8 imputati hanno chiesto il rito abbreviato. Così si sono visti condannare prima ma con uno sconto di pena.
Uno tra questi, l’ex finanziere Pietro Sgroi, è stato condannato ad 8 mesi per favoreggiamento. Mentre sedeva negli uffici della Guardia di Finanza, Sgroi – secondo l’accusa – informava i De Pasquale di ogni passo o decisione delle forze dell’ordine.
I restanti 15 imputati, tra cui il capo Peppino, Ernesto e Salvatore De Pasquale hanno scelto di intraprendere il percorso del processo ordinario. Starà ai futuri avvenimenti certificarne la colpevolezza (o l’innocenza).

L’Ndrangheta c’è e se ne sentiva già da tempo l’asfissiante oppressione. In città però questo non fa molto scalpore.
E se a sparare fosse stato un romeno esagitato e non un commando di killer prezzolati? E se il movente fosse stato passionale e non dettato da logiche di spartizione del terreno d’affari? La reazione sarebbe stata eguale? Non credo proprio.

Lecco è piena zeppa d’Nrangheta. L’Ndrangheta che s’alimenta di estorsioni, appalti, droga, prostituzione, caporalato, sfruttamento del lavoro nero, pizzo e tanto altro ancora. Un’Ndrangheta che può far affidamento sull’indifferenza e la sottovalutazione del fenomeno da parte dell’opinione pubblica e dei giornali.

Ma ciò che la mafia preferisce è il silenzio. Il silenzio della politica, della stampa e della cittadinanza. Il silenzio permette di razzolare nel bel mezzo del buio.
Agevola l’oppressione e reprime il rivolgimento.

Francesco Poerio è stato ucciso dall’Ndrangheta? Secondo me sì. La dinamica è sin troppo chiara. Le finalità pure.
Mi auguro, nel mio piccolo, di sbagliare. Spero sinceramente che le indagini possano svelare ben altri scenari.
Tutto questo non deve e non può però impedire di parlare del fenomeno mafioso.
Personalmente preferisco di gran lunga sopravvalutare il problema che ridurlo a poca cosa. Sminuirlo o paragonarlo alla rapina finita in tragedia.

Parliamo dell’Ndrangheta. Denunciamone la presenza e l’infiltrazione. Invochiamo maggior trasparenza e rivendichiamo il sacrosanto principio della lealtà contro l’omertà. Del coraggio dell’onestà contro la vigliaccheria mafiosa. Della legalità contro la corruzione.

Scendiamo in piazza tutti insieme, al più presto. Con un corteo privo di bandiere o simboli partitici. Per dimostrare che Lecco non è indifferente e dimessa. Che Lecco ripudia e respinge al mittente l’Ndrangheta. Che Lecco sa ancora discernere il giusto dal disonesto. La luce dal buio. La bellezza dalla “montagna di merda”.

L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura. F. D. Roosvelt

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3 Risposte

  1. Avere la bocca… parlare senza neanche sapere quello che si dice… questo è segno di profonda ignoranza… Francesco non chiedeva il pizzo a nessuno… Simona non è assolutamente la titolare del bar Plaza da voi sopra indicato… ci tengo a precisare che i miei genitori hanno lavorato una vita intera (mio padre iniziò a 11 anni a fare il muratore sui cantieri) per comprarci il bar e tutt’ora lo stanno pagando… a voi piace rovinare la gente… tutte le cattiverie che stanno uscendo dalle vostre bocche vi torneranno indietro… mi auguro di non leggere più da nessuna parte schifezze sulla mia famiglia o falsità altrimenti passerò alle denunce… E’ vero in Italia c’è libertà di parola ma almeno mio caro Signor Duccio Facchini prima di aprire bocca accertati che quello che esca non sia falsità… ne hai dette tante di stronzate per far si che la gente ti desse ascolto… contento tu!!!! Per concludere… il “bravo ragazzo” Michele Zito assassino di Francesco ha ammazzato a sangue freddo premeditandolo da due mesi (con tanto di prove) mentre Francesco non hai mai ammazzato neanche una mosca….

  2. Credo che tutti siano bravi a scrivere, giudicare e parlare di ‘ndrangheta senza saperne nulla. Non voglio difendere nessuno, ma nessuno le da il diritto di sparare a zero su persone che sbagliano e pagano. Lei non sa quant’é umiliante dover spiegare alla propria sorellina dov’é papá, lei non sa quanto si soffre e non le auguro di provare. Lei dá fiato alla bocca e basta. Tutti sanno e non c’é bisogno che si cimenti lei a scrivere articoli di 5 chilometri buttando fango su gente che nemmeno conosce.

  3. Ti affrontato faccia a faccia,in una piazza,ti ho chiesto le prove delle accuse che mi hai mosso….prestanome dei Coco. intanto questi signori Coco di cui tu parli non so neppure chi siano,non è certo il cognome di mio marito ne dei miei figli….non hai prove,perché le tue sono solo calunnie,io non sono un personaggio mediatico,e non ho mai menzionato i beni appartenuti al signor Trovato Franco e che da molto tempo sono stati confiscati,ma sul giornale hai fatto scrivere nuovamente menzogne…..sei il pinocchio del ventunesimo secolo….che vuole giocare nel suo paese dei balocchi,datti una svegliata perché credo tu abbia visto troppi film e credo anche che uno psicologo non ti guasterebbe dal momento che visibilmente mostri di avere manie di protagonismo…la verità è che la morte esige rispetto,le sofferenze esigono rispetto,e tu hai dimostrato di avere un cuore e una coscienza di legno…..e il legno si sa….presto o tardi…marcisce….o peggio….. perché ne ho uno in cielo e uno in galera e di conseguenza poco tempo da sprecare per un burattino di legno,ma al prossimo passo falso che fai ti denuncio…

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