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N’drangheta nel Varesotto, decapitata una cosca calabrese

fonte: http://www.varesenews.it

N’drangheta tra Legnano e Lonate Pozzolo

Le immagini fornite dai carabinieri mostrano le sequenze dell’agguato costato la vita a Giuseppe Russo nel novembre del 2005. Un uomo con casco in testa entra e spara causando il panico generale. L’uomo che cade a terra è Giuseppe Russo, morirà poco dopo. Nella seconda parte un video che riprende una riunione tra boss della cosca all’esterno di un locale

Operazione dei carabinieri all’alba. Trentanove arresti per diversi reati che vanno da estorsione, usura, incendi, tentato omicidio e traffico di armi e esplosivi

Gli allarmi lanciati ad ogni inaugurazione dell’anno giudiziario dal Procuratore Generale della Repubblica di Busto Arsizio Francesco Dettori hanno trovato finalmente uno sbocco. La n’drangheta ha stretto nella sua morsa una importante fetta del territorio provinciale e l’operazione che ha portato all’arresto di  39 persone, in una maxi operazione condotta contro i presunti appartenenti a un’associazione mafiosa affiliata alla cosca crotonese Farao-Marincola, ne è la prova.  La cosca poneva la propria base in Lombardia, tra il Milanese e il Varesotto, nella zona tra Busto Arsizio, Lonate Pozzolo, Legnano e Gallarate. L’organizzazione criminale aveva radici profonde nel tessuto produttivo del Nord estorcendo denaro a diverse decine di imprese commerciali, edili e immobiliari. La banda aveva creato un vero e proprio “locale”, che nel gergo criminale delle ‘ndrine equivale ad una vera e propria base operativa così come ne esistono molte in Calabria. Quella del Varesotto è stata denominata «Locale di Legnano – Lonate Pozzolo».
Le indagini sono iniziate nel 2005, all’associazione sarebbero riconducibili un tentato omicidio (a Busto Arsizio), estorsioni contro numerose imprese tra Varese e Legnano, rapine, incendi, e diversi episodi di usura e di riciclaggio. L’operazione dei carabinieri ha interessato in particolare le città di Lonate Pozzolo, Busto Arsizio, Gallarate, Malpensa e Legnano, ma alcuni arresti sono stati eseguiti anche nel Novarese, nella provincia di Forlì-Cesena, a Roma, nel Casertano, nel Potentino e nel Crotonese. L’operazione è stata diretta dal comando provinciale di Varese, in concerto con il Terzo battaglione Lombardia e il nucleo elicotteri di Orio al Serio.
Capo dell’organizzazione è stato individuato Vincenzo Rispoli, nato nel 1962 a Cirò Marina e residente a Legnano, nipote di Giuseppe Farao-Marincola, capo della cosca della n’drangheta di Cirò Marina. Il secondo livello dell’organizzazione era invece gestito da Mario Filippelli, classe ’73, residente a Lonate Pozzolo, che aveva il compito di organizzare e coordinare usure e rapine (ben 11 a banche e Poste nel 2007 nel territorio tra Legnano e Lonate). Undici le ordinanze di custodia cautelare in carcere per l’articolo 416 bis del codice penale (associazione mafiosa), 28 per associazione a delinquere, estorsione, usura, incendio, riciclaggio, rapina, sfruttamento della prostituzione ed altro. Dell’organizzazione mafiosa facevano parte personaggi già noti alle cronache locali e non: oltre a Vincenzo Rispoli e Mario Filippelli sono stati arrestati Emanuele De Castro, classe ’68, Nicodemo Filippelli di 38 anni, Antonio Esposito, accusato di aver gambizzato Barbara Viadana nel 2007, Antonio Benevento del ’67, Santino Longobuco, Luigi Mancuso, Pasquale Rienzi, Ernestino Rocca e Fabio Zocchi.

L’indagine ha evidenziato l’evoluzione della compagine criminale denominata “Locale di Legnano – Lonate Pozzolo” a partire dall’anno 2000, riconducendo a conflittualità sorte all’interno dell’organizzazione delinquenziale anche gli omicidi di affiliati perpetrati a colpi d’arma da fuoco ai danni di Cataldo Murano, trovato carbonizzato nella sua auto in zona boschiva di Lonate Pozzolo il 6 gennaio 2005; Giuseppe Russo, avvenuto il 27 novembre 2005 all’interno di un bar di Lonate Pozzolo e Alfonso Murano, avvenuto a Ferno il 27 febbraio 2006. Per questi omicidi, però, non sono ancora stati individuati mandanti ed esecutori.

Tra Lonate e Legnano un sistema potente e ramificato

Tutti pagavano e nessuno denunciava. Questo il quadro allarmante che sta dietro l’operazione di carabinieri e Procura di Milano. La cosca ordinava e il gruppo di fuoco seminava il terrore

«A Lonate Pozzolo in molti pagavano il pizzo e nessuno ha denunciato, la cosca aveva instauratoun vero e proprio regime di paura». Parole di Manlio Minale (al centro nella foto), Procuratore generale della Repubblica di Milano. Incendi, estorsioni, usura, metodi della vecchia n’drangheta che fanno tornare al passato anche gli investigatori, abituati a dare la caccia ai malavitosi in colletto bianco della terza generazione, quelli nati negli anni ’80. Comincia così la conferenza stampa che apre uno squarcio sulle infiltrazioni (e anche qualcosa di più) della n’drangheta in provincia di Varese. Due i tipi di reati che venivano commessi e due le organizzazioni che mettevano in atto i piani criminali: la “Locale”, formata dagli uomini legati alle cosche di Cirò Marina e capeggiata da Vincenzo Rispoli, e il braccio operativo, capeggiato da Mario Filippelli e incaricato di fare il lavoro sporco: omicidi, estorsioni, rapine, usura, sfruttamento della prostituzione.

La “Locale Legnano-Lonate Pozzolo” era direttamente collegata a Giuseppe Farao, zio di Vincenzo Rispoli e boss di spicco del Crotonese. L’organizzazione era strutturata esattamente come una ‘ndrina calabrese con la “bacinella” che raccoglieva i soldi per mantenere le famiglie degli affiliati in carcere e tutti i rituali annessi e connessi ad un’organizzazione di questo tipo. La cosca decideva come e dove colpire mentre il braccio operativo eseguiva gli ordini tramite Mario Filippelli, uomo della cosca a capo del gruppo di fuoco. Tale gruppo godeva di completa autonomia da parte del capobastone Farao il quale aveva delegato al nipote un vero e proprio mandato di fiducia. Proprio per creare uno schermo protettivo la “Locale” aveva creato un gruppo di fuoco al quale commissionare le azioni più spregiudicate delle quali solitamente non si incaricano uomini della “famiglia” ma banditi semplici, arruolati in varie zone della Lombardia (Alto Milanese) e del resto d’Italia (Campania, Basilicata).

Il gruppo di fuoco era ben nutrito di componenti ed è accusato di aver commesso almeno 11 rapine ad uffici postali e banche solo nel 2007 ma si sospetta che gli episodi siano molti di più. Le rapine, metodo usato per raccogliere soldi in fretta, non erano l’unica fonte di reddito dell’organizzazione. Anche lo sfruttamento della prostituzione rientra nei capi d’accusa: i componenti entravano nei night come v eri e propri padroni, non pagavano le consumazioni e avevano diritto di prelazione sulle donne, pretendevano di essere definiti i padroni. Altra attività era l’usura: molti imprenditori, strozzati da tassi d’interesse che toccavano il 300%, erano costretti a cedere per intero le attività ai malavitosi. Attività principale era l’usura: decine e decine gli esercizi commerciali e le imprese taglieggiate dagli uomini del gruppo. Chi non pagava subiva atti intimidatori come incendi di macchinari o degli ingressi delle attività. In alcuni casi la banda introduceva di forza un proprio uomo nelle attività costringendo l’impresa ad assumerlo e a mostrargli regolarmente i conti in modo da ottimizzare l’estorsione. nessuna delle vittime, però, ha mai denunciato il racket. Importanti da questo punto di vista le parole pronunciate dal Procuratore della Repubblica di Varese Maurizio Grigio, insieme al comandante provinciale dei carabinieri di varese Delli Santi: «Con questa operazione vogliamo convincere chi non ha denunciato a farlo – hanno detto a margine della conferenza stampa – lo Stato c’è ed è pronto ad aiutare chi, fino ad oggi, ha dovuto subire il giogo criminale». Di questa seconda organizzazione facevano parte 28 dei 39 arrestati. Tra di loro figurano anche agenti immobiliari, imprenditori e muratori.

Tutti gli arrestati dell’operazione
Soggetti tratti in arresto per violazione art. 416bis c.p. (Associazione per delinquere di stampo mafioso):
1. Rispoli Vincenzo, classe 1962, ristoratore, arrestato in Legnano
2. De Castro Emanuele, classe 1968, muratore, arrestato a Lonate Pozzolo
3. Filippelli Nicodemo, classe 1971, imprenditore edile, arrestato a Lonate Pozzolo
4. Filippelli Mario, classe 1973, nullafacente, arrestato a Lonate Pozzolo
5. Esposito Antonio, classe 1967, nullafacente, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio
6. Benevento Antonio, classe 1974, muratore, arrestato a Legnano
7. Longobucco Santino, classe 1970, imprenditore edile, arrestato a Legnano
8. Mancuso Luigi, classe 1977, commerciante, arrestato a Saint Vincent
9. Rienzi Pasquale, classe 1968, immobiliarista, arrestato a Legnano
10. Rocca Ernestino, classe 1974, muratore, arrestato a Dairago
11. Zocchi Fabio, classe 1962, residente a Gallarate, immobiliarista, arrestato a Saint Vincent
Soggetti tratti in arresto a vario titolo per i reati di associazione per delinquere, rapina, estorsione, usura, riciclaggio, ricettazione, incendio, detenzione e porto abusivo di armi ed altro:
12. Avallone Carlo, classe 1955, immobiliarista, arrestato a Gerenzano
13. Baracchi Giulio, classe 1966, commercialista, arrestato a Gallarate
14. Bonvissuto Rosario, classe 1973, muratore, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio
15. Casoppero Cataldo, classe 1951, imprenditore edile, arrestato a Lonate Pozzolo
16. Castellotti Mauro, classe 1966, esercente, arrestato a Legnano
17. Ciancio Nicola, classe 1967, operaio, arrestato a Senise
18. Cusinati Fabrizio, classe 1947, imprenditore edile, arrestato a Samarate
19. Dati Agostino, classe 1967, muratore, arrestato a Novara
20. D’Apote Daniele, classe 1962, immobiliarista, arrestato a Bertonico
21. De Masi Savina, classe 1968, esercente, arrestata a Legnano
22. Di Giulio Moris, classe 1980, nullafacente, arrestato a Forlì
23. Donato Orazio, classe 1973, nullafacente, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Roma Rebibbia
24. Filippelli Domenico, classe 1977, imprenditore edile, arrestato a Lonate Pozzolo
25. Filippelli Pietro, classe 1962, nullafacente, arrestato a Oleggio
26. Giordano Stefano, classe 1967, operatore del 118, arrestato a Busto Arsizio
27. Lento Michele, classe 1983, nullafacente, arrestato a Lonate Pozzolo
28. Leto Russo Antonella, classe 1977, commerciante, arrestata a Cirò Marina
29. Lettieri Olindo, classe 1969, operaio, arrestato a Lonate Pozzolo
30. Lomuscio Roberto, classe 1968, autista, arrestato a Corbetta
31. Malena Michele, classe 1980, operaio, arrestato a Cirò Marina
32. Marino Carmine, classe 1943, muratore, arrestato a Frignano
33. Martines Angelo, classe 1976, operaio, arrestato a Ferno
34. Molfese Giovanni, classe 1975, muratore, arrestato a Lonate Pozzolo
35. Nardo Giovanni Battista, classe 1973, operaio, arrestato a Cassano Magnano
36. Palamara Rocco, classe 1958, imprenditore edile, arrestato a Nova Milanese
37. Pecora Mario, classe 1938, imprenditore edile, arrestato a Solbiate Olona
38. Silvestre Giuseppe, classe 1986, nullafacente, arrestato a Cirò Marina
39. Sozzo Giuseppe, classe 1975, nullafacente, arrestato a Cirò Marina
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19 Risposte

  1. L’ infiltrazioni delle mafie al Nord è un tema ormai ricorrente.
    Ma leggere questa lista di arrestati per ‘ndrangheta con accanto nomi di paesi a me così familiari (a un passo da casa mia) mi fa lo stesso molta impressione.
    Grazie per l’impegno che mettete nel diffondere queste informazioni.

  2. Vergognatevi, mettere i nomi degli arrestati, pubblicarli così. SENZA SAPERE SE SONO VERAMENTE COLPEVOLI DI QUALCOSA!
    Pagavano il pizzo e non denunciavano? Ma daai, lo sanno TUTTI, non fate i finti tonti. Nello stesso momento in cui tu denunci uno di loro, c’è già qualcuno dai tuoi figli, dalla tua famiglia. PRONTI A COLPIRE CIO’ CHE TI E’ PIU’ CARO. Senza scrupoli.

    E così siete voi, pronti a colpire ciò che è più caro a una famiglia, senza scrupoli.

    • Giorgia, ti invito a firmarti interamente con nome e cognome.
      Per quanto riguarda la pubblicazione dei nomi, sono atti e dati pubblici, e comunque sia pubblicheremo ogni notizia futura a riguardo che riusciremo a recuperare, quindi se sono innocenti, la prova della loro innocenza; al contrario, se sono colpevoli, la prova della loro colpevolezza.

      Massimo Brugnone

    • I nomi ed i cognomi VANNO FATTI.
      La vera informazione e’ questa.
      La libera informazione e’ questa.
      Elena Bartoli

  3. messaggio cancellato dal moderatore del blog per il tipo di linguaggio usato

  4. messaggio cancellato dal moderatore del blog per il tipo di linguaggio usato

  5. uno ancora ne manca all appello secondo me’

  6. io non capisco una sola cosa la gente che parla per sentito dire cosa parla a fare io sono del parere che se qualcuno esprime u parere su una persona la deve conoscere e dopo si ke la può giudicare … comunque io sono del parere che quanto riguarda mio papà è una cosa proprio vergognosa visto ke x l’informazione pubblica x andarlo a trovare dobbiamo fare 500 km da milano visto ke è ad ancona e x legge fino quando una persona non è definitiva non può essere spostata più di 250 km dal tribunale da cui è partito l’arresto…poi c’è dentro anke il danno morale visto ke noi siamo 4 figli e c’è mia sorella ke ha 8 anni che è ignara di quello che sta succedendo tante sere torno a casa dal calcio e trovo mia mamma che piange su qualche lettera di mio papà cosa che non o mai visto e ora che lo visto capisco cosa vuol dire e preferirei una pugnalata!!!!!!!!!!ciao e prima di dire le cose informatevi sui fatti reali

    • Alfonso, i dati riportati sono stati recuperati da un giornale che riporta fatti di cronaca reale.
      I nomi e i cognomi ed i fatti a loro imputati sono stati resi pubblici dalla procura alla chiusura delle indagini.
      I processi confermeranno o smentiranno a livello giuridico quanto è loro imputato.
      Non credo sia questa la sede per discutere delle ripercussioni personali sulla famiglia di chi viene indagato e processato per tali crimini. Non è di certo dell’opinione pubblica la colpa di ciò che accade.

      Massimo Brugnone

      • e allora dice giusto lei massimo perchè allora la gente in generale non deve dare per scontato che sono colpevoli . se verranno condannati allora gli darò ragione m se vengono assolti dopo cosa dicono ? che la legge fa schifo… però guardi che se anke sono fatti che hanno scritto i giornali sono fatti di parole e basta non credo ce solo le parole fanno colpevoli le persone e in più per definire le persone colpevoli ci dovranno essere anche le prove materiali !!!! comunque quello che fa comodo è dell ‘ opinione pubblica quello che non lo fa no !! allora visto che si dice che sono prese dai fascicoli sapete che 4 fascicoli non sono stati consegnati ?perchè dicono che non servono alle indagini . e che ne sai se ci sono cose che servono alla difesa ? mah che schifo vabbè ciao a tutti

  7. Alfonso,
    per mettere in galera una persona, oltre le 48 ore di custodia cautelare, il pm deve fare richiesta al G.I.P., il quale conferma o meno la richiesta su precise prove indiziali.
    Se è stata presa questa decisione, può essere sì che l’imputato risulti essere non colpevole, ma di certo è perchè ci sono delle prove a carico dell’imputato che hanno portato il giudice a prendere questa decisione.

    Non tutto finisce in mano all’opinione pubblica alla chiusura delle indagini e lo stesso contenuto che viene consegnato alla difesa è quello che può utilizzare il pubblico ministero come accusa durante il processo. Se sono stati scartati quattro fascicoli è perchè probabilmente non contenevano prove nei confronti dell’imputato e comunque non potranno essere utilizzate durante il processo. E comunque tutto quello che serve alla difesa, se l’imputato non è colpevole come lei sostiene, è la verità dei fatti fornita dall’imputato stesso. Il pubblico ministero non ha nessun interesse a montare un caso che non esiste su una persona che non ha commesso il fatto.

    Massimo Brugnone

  8. ciao..alfonfo
    tu non miconosci e io nemmeno pero’ conosco bene
    tuo papa’ zio vincenzo……
    secondo me’ non e’ importante quanto si dice e quanto scrivono….ma e’importante sapere come sta lui e sopratutto per quanto tempo ne avra’ ancora
    tu cosane pensi?

  9. esigo spiegazione concreta
    grazie..

  10. comunque potrei anche mettere un nome inventato??

  11. veda lei cosa vuole fare ok?

  12. Sig. Anonimo,
    spiegazione concreta è che politica di questo blog è assumersi la responsabilità delle proprie frasi ed idee firmandosi con nome e cognome e diventando così riconoscibili.
    Come Lei ben sottolinea potrebbe benissimo firmarsi con un nome inventato, nel qual caso io non potrò esserne a conoscenza. Lo sarà però l’ufficiale di pubblica sicurezza nel momento in cui un soggetto firmatosi con un nome falso dovesse commettere qualche tipo di reato con i suoi scritti e quindi dovesse esser perseguito dalla legge.

    Grazie

    Massimo

  13. messaggio cancellato dal moderatore del blog per il tipo di linguaggio usato

  14. […] ha aperto la conferenza “Come si riconosce un mafioso”, tenutasi il 23 novembre a Lonate Pozzolo, vicino a Varese. Comune emblematico di una “provincia lombarda”, appellativo usato […]

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