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Il comitato antimafia: “Il Comune non applica i protocolli per la legalità”

fonte: http://www.milanocronaca.com

Nato dalle ceneri della Commissione comunale antimafia, il Comitato (per ora composto solo da membri dell’opposizione) ha mosso i primi passi. E si scopre che in Procura sono arrivate le prime denunce

Cos’è?

Il Comitato di iniziativa e vigilanza sulla correttezza degli atti amministrativi e sui fenomeni di infiltrazione di stampo mafioso, è nato lo scorso luglio sulle ceneri della neonata e subito affondata commissione comunale antimafia
Il modello è la commissione del 1992 presieduta dall’allora consigliere Carlo Smuraglia. Oggi il comitato, aperto a tutti i consiglieri, è composto solo da membri d’opposizione alla giunta Moratti
Il programma dei lavori prevede anche audizioni con magistrati, giudici e forze dell’ordine. La Procura, seppure in via informale, avrebbe già offerto la propria disponibilità
In agenda anche la questione dei beni confiscati e lasciati in stato di abbandono dal Comune. L’elenco completo dei beni non è ancora stato fornito dall’assessore Mariolina Moioli ai membri della commissione. Il motivo? L’assessore non lo ha ancora spiegato
28 settembre – La questione è complicata. Perché questo non è il resoconto dei lavori della commissione antimafia di Palazzo Marino, ma solo quello del comitato antimafia sorto per volere dell’opposizione dopo che la Moratti e il prefetto avevano chiuso la porta al neonato gruppo di lavoro. Così i consiglieri comunali di

centrosinistra si sono trovati loro malgrado a far da soli, a muoversi insomma sulla falsa riga della famosa commissione antimafia del ’92 tra magistrati, poliziotti, carabinieri e funzionari pubblici. I lavori, iniziati a luglio, per la verità sono solo al primo passo. Un passo fatto nelle stanze del Comune insieme ai funzionari del settore urbanistica e appalti. Così, partendo da zero, i consiglieri comunali hanno iniziato a chiedere conto di gare d’appalto, forniture pubbliche, project financing. E senza neppure faticare si sono accorti che qualche problemino (se non altro con le applicazioni delle leggi in materia d’antimafia) c’è.

Il primo riguarda il patto sulla sicurezza e la regolarità dei rapporti di lavoro sottoscritto (in pompa magna) lo scorso dicembre dal sindaco Letizia Moratti, dal prefetto Gian Valerio Lombardi, dal mondo dell’imprenditoria e dai sindacati. Un patto che – per la prima volta – prevedeva controlli severi (paragonabili a quelli per gli appalti pubblici) anche per le aziende private che lavoravano in appalti “privati” ma per conto del Comune. Come avviene, ad esempio, nella giungla del project financing con il quale si costruiscono i parcheggi e le metropolitante. Con soldi pubblici e senza il controllo pubblico. Ecco, il nuovo accordo prevedeva che anche le imprese private dovessero pretendere certificazioni antimfia con libero accesso alle informative interdittive della Prefettura (su mandato della Dia) per le imprese subappaltatrici. Invece, come hanno denunciato i consiglieri d’opposizione, Palazzo Marino quel patto non lo ha mai applicato. ’Di fronte alla presenza imponente delle organizzazioni criminali nel nostro territorio – ha attaccato Pierfrancesco Majorino (Pd) – le istituzioni non mostrano un impegno altrettanto imponente nel contrastarla. E il sindaco Moratti preferisce voltare la testa dall’altra parte”.
Dopo due mesi di indagine negli uffici comunali i consiglieri guidati da David Gentili (Pd) hanno evidenziato diversi punti oscuri. Oltre alla mancata applicazione del patto per la legalità nei cantieri, il comitato antimafia ha denunciato che il casellario informatico cui le stazioni appaltanti inviano tutte le irregolarità riscontrate nell’esame delle autocertificazioni delle imprese non sarebbe collegato nè con il database della Camera di Commercio nè con quello della Prefettura. Inoltre mancherebbe un coordinamento tra le varie direzioni del Comune per una gestione unitaria dei controlli delle imprese.
Si è parlato però anche dell’attività quotidiana che tanti “bravi funzionari” comunali mettono in atto per evitare i numerosissimi tentativi d’infiltrazione mafiosa. Lo scorso anno sono state quasi una ventina le segnalazioni (denunce) partite dai funzionari di Palazzo Marino e arrivate in Procura per “evidenti irregolarità e reati” nella gestione degli appalti. Quest’anno la cifra ha già superato quota 13. Da notare che si tratta di passaggi che l’amministrazione mette in atto solo in presenza di irregolarità gravissime, una sorta di punta di un immenso iceberg del mondo appalti. Quali siano queste imprese “a forte rischio”, però i milanesi non lo hanno ancora saputo.
I dati non vengono forniti dall’Amministrazione Moratti. E neppure la Prefettura, che pure avrebbe buon gioco a dimostrare come è possibile estromettere gli imprenditori mafiosi, ha ancora fornito i dati delle aziende escluse Perchè in fondo, come ha ripetuto il sindaco Moratti in questi mesi, a Milano la mafia non esiste: “Milano non è quella cosa lì”. Tutti d’accordo, insomma. (cg)
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