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Gli affari d’oro dei Farao-Marincola. E i regali agli amici delle banche

Usura e racket per strappare negozi e imprese. Così si muovevano gli uomini della cosca. E con loro la complicità degli istituti di credito

Chi è?

Vincenzo Rispoli, 42 anni era il capo lombardo della ‘ndrina crotonese Farao-Marincola
Imprenditore attivo nel commercio ortofrutticolo è stato arrestato su mandato della Dda di Milano
I suoi uomini nelle intercettazioni vantavano contatti con alcuni funzionari di banca. E anche con agenti delle forze dell’ordine

Notizie bancarie riservate su privati risparmiatori per scegliere i più solvibili, quelli con i conti più corposi e altri che versano in condizioni economiche critiche. Obiettivo: da un lato estorcere quanto più denaro possibile e dall’altro iniziare una manovra di accerchiamento che attraverso l’usura permette di impadronirsi delle stesse attività commerciali. Agiva così la ‘Ndrangheta che da sempre comanda nel Varesotto tra Legnano e Lonate Pozzolo. E lo faceva grazie all’attiva complicità di funzionari di banca, quelli,

per intenderci, cui si va a chiedere il mutuo, o un prestito, insomma del denaro e che spesso ti chiudono le porte in faccia. Bene, gli stessi facevano affari con la mafia calabrese. Sta scritto nero su bianco nelle carte della procura di Milano.

L’inchiesta ha messo fine, per ora, al distaccamento lombardo della cosca crotonese Farao-Marincola che aveva nel 42enne Vincenzo Rispoli il capo supremo. Uno che qui al Nord “è una potenza” e quando “schiocca le dita si muovono duemila persone”: semplici picciotti, ma anche impiegati di istituti di credito e uomini delle forze dell’ordine, tutti a busta paga del boss, tanto da permettere al clan il controllo assoluto sulla zona carico-scarico dell’aeroporto intercontinentale di Malpensa. Parola, d’onore, di Fabio Zocchi, battezzato ”mafioso” da uno dei luogotenenti del capo.
Dopo gli arresti degli uomini della cosca, ora l’inchiesta della procura di Milano prosegue nell’accertare le reali responsabilità degli istituti di credito. Il sostituto procuratore Mario Venditti di Milano così segnala “un rapporto privilegiato con le banche”, descrivendo una vera e propria attività di insider trading mafioso. Cosa capita? Le notizie riservate vengono spifferate in cambio di banali regalie come cesti natalizi, orologi, vestiti. “Gli faccio vedere l’orologio, che glielo avevo promesso, che cazzo me ne frega, a me basta che mi fa i favori”, dice Zocchi a Nicodemo Filippelli, detto il cinese, braccio destro di Rispoli. Zocchi parla di un funzionario di banca. A questo punto l’impiegato di turno fornisce le informazioni. Dice Salvatore Pagliarulo, funzionario della Banca di Legnano: “E’ affidato gestore unico. Aspetta, vediamo… Tienitela per te l’informazione, ha ottantamila euro di fido di cassa e centomila euro di anticipo”.

Raccolta la notizia si procede nell’attività estorsiva. Sulla loro agendina, oltre alla Banca di Legnano, i luogotenenti di Rispoli annotano anche Banca Intesa-San Paolo filiale di Lonate Pozzolo e la Banca Popolare di Intra sempre a Lonate. In altri casi, poi, i funzionari di banca conniventi con il clan prendono informazioni su clienti che hanno conti correnti in altri istituti di credito. E’ il caso di Mario Fornaro, impiegato della Banca di Legnano che, scrive il pm, “riferisce a Zocchi quanto è riuscito ad apprendere dal collega dell’altra banca sul conto da lui richiesto”. Dice Fornaro: “Senti li ho sentiti mi hanno detto che attualmente se gli porti gli assegni lui li manda all’incasso”.
La ‘ndrangheta vanta anche conoscenze con alcuni direttori di filiale. Gli stessi che non si fanno scrupoli nell’elargire consigli ai mafiosi nella movimentazione dei conti correnti per evitare i controlli della magistratura. Ne parla Nicodemo Filippelli al telefono. Scrive il pm: “Filippelli dice che dei direttori di banca con i quali è in buoni rapporti, gli hanno detto che ogni due anni è meglio cambiare i conti correnti per evitare i controlli. E infatti lui sta facendo così e se non vanno con il controllo proprio sullo specifico, non troveranno nulla. Nicodemo afferma che lui sul vecchio conto ha passato 10.000.000 in assegni”. Grazie, poi, alla compiacenza di questi solerti funzionari, gli uomini della ‘ndrangheta sono in grado di riciclare il denaro “accendendo mutui o finanziamenti a favore di ditte o persone a loro riconducibili o che comunque gravitano nella loro sfera d’interesse”. Annotazioni precise quelle del pm Venditti.
C’è di più: in questi istituti di credito, i boss possono incassare gli assegni frutto di usura, nonostante non abbiano un conto personale. Come? Lo racconta lo stesso Zocchi: Le banche hanno i cosiddetti conti diversi e tu praticamente negozi l’assegno. Loro ti prendono i dati poi ti dicono di venire dopo dieci giorni per ritirare i contanti”. Dopodiché, fuori dalle banche, l’attività estorsiva segue i canali classici delle minacce. “Ti ammazzo come un cane, poi vado da tuo padre, lo prendo e lo cucino”. E ancora: “Te lo dico: non sono i soldi che mi cambiano la vita: 10.000 euro in più o in meno, però la soddisfazione di strapparti un braccio”. I nastri delle intercettazioni telefoniche sono pieni di queste telefonate, tutte annotate sotto la voce estorsione. Solo uno dei tanti “rami d’azienda” messi in piedi dal clan di don Vincenzo Rispoli. (dm)
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