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Intimidazioni: spenta la telecamera davanti alla casa di Carbonera. Il sindaco Cereda: “Non è un luogo strategico per la sicurezza”

Fonte: http://www.milanomafia.com

La telecamera fu messa nel 2006 per aumentare la sicurezza dell’allora sindaco Maurizio Carbonera vittima di tre intimidazioni mafiose. Per l’attuale primo cittadino di Buccinasco invece, non serve più. Da agosto è spenta

LA QUESTIONE

In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco la telecanera viene messa nel 2006 dopo l’ultimo attentato all’allora sindaco Maurizio Carbonera, sindaco del centrosinistra eletto nel 2002. Carica ricoperta fino al 2007

L’attuale sindaco Loris Cereda sostiene che la telecamera non può essere integrata nel nuovo sistema di videosorveglianza. Inoltre, ritiene che quella strada non sia strategica per la sicurezza e che anzi violi la privacy

7 novembre 2009 – In via Papa Giovanni XXIII a Buccinasco c’è una telecamera. Sta lì appesa a un palo piantato nel marciapiede. Dovrebbe filmare la casa di fronte e grazie alla sua tecnlogia inquadrare anche la scuola laggiù in fondo. Dovrebbe farlo e invece da agosto non funziona. Quella telecamera è spenta e così di questa strada nulla arriva alla sala controllo del Comune. Non i ragazzini che escono dalle classi e nemmeno il palazzo di fronte. Non un palazzo qualunque visto che qui ci abita Maurizio Carbonera, ex sindaco di questo paese e vittima, durante il suo mandato, di ben tre atti di intimidazione mafiosa. Eccoli in ordine cronologico: 26 marzo 2003 prima auto bruciata sotto casa, accanto i carabinieri trovano due bottiglie incendiarie, 25 marzo 2005 un proiettile in busta all’ingresso del Comune, 11 novembre 2005 seconda macchina bruciata. Per questa inizialmente si parlò di autocombustione, nonostante l’auto fosse ferma da quattro giorni e la notte dell’incendio piovesse. A sgomberare ogni dubbio ci hanno poi pensato i Ris di Parma: anche quello fu un rogo doloso.

Tutti e tre gli episodi hanno il sapore tipicamente mafioso. Non ebbe dubbi l’allora maggioranza, che il 21 dicembre 2005 promosse una turbolenta notte bianca contro la mafia, non sembra averne oggi la magistratura. E comunque sia nel 2006, l’allora assessore Rino Pruiti decise di far mettere quella telecamera che in fondo non alzava il livello della sicurezza personale di Carbonera, ma che, al di là di tutto, rappresentava un segnale di legalità contro la ‘ndrangheta che qui comanda da trent’anni. Oggi questo segnale non c’è più. 

Per saperne il motivo, allora, bisogna sentire l’attuale sindaco Loris Cereda, eletto nel 2007 con una grande maggioranza. Vittoria inaspettata e messa a segno al primo turno elettorale. La telecamera dunque. “E’ una telecamera vecchia – dice Cereda – che non rientra nel nuovo circuito che abbiamo installato da un anno”. Quella in via Papa Giovanni è roba vetusta. “Non può funzionare – ripete Cereda – e comunque non dovete chiedere a me ma ai carabinieri”. Fatto, questo, piuttosto insolito, visto che i filmati di quelle telecamare arrivano in Comune. La telecamera, però, può essere vecchia, ma questo non toglierebbe, in teoria, strategicità al luogo dove è stata posizionata. “Ma – sottolinea Cereda – non ritengo quel luogo strategico per la sicurezza dei cittadini. Se così fosse dovrei mettere una telecamera anche sotto casa di altri ex sindaci come Lanati o Formenti”. 

Il ragionamento non fa una piega. Solo un’obiezione: rispetto a Carbonera, né Lanati, né Formenti sono stati minacciati dalla mafia. Immediata la precisazione di Cereda. “Non abbiano le prove che quelle subite da Carbonera siano minacce mafiose. Se lui sa chi è stato lo dica. Possiamo supporlo, ma non certificarlo e poi mi pare che la seconda auto non sia stata bruciata”. Eppure c’è la perizia dei Ris, consegnata in aula al giudice dal pm Alessandra Dolci, durante l’ultima udienza del processo Cerberus contro Domenico, Rosario e Salvatore Barbaro. La stessa in cui l’attuale capo dell’ufficio tecnico di Buccinasco Gregoria Stano ha detto che quelle minacce “sono state create ad hoc e sfruttate da Carbonera e dalla sua maggioranza per fini politici”. Su questo Cereda non commenta, si limita a dire che “loro hanno sfruttato la mafia a fini politici, mentre lei cosa sa se io sono stato minacciato o meno, se così fosse non lo direi a un giornalista, ma solo alle forze dell’ordine, la mia linea è quella di lavorare nell’ombra”. 

Pur criticabile, la posizione di Cereda resta legittima. Le cose, però, non cambiano la realtà: quella telecamera non funziona. Dice Pruiti: “Farla funzionare non è un costo, è uno spreco tenerla spenta, tanto più che ci vuole poco a integrarla nel nuovo sistema”. Sistema che a detta di Cereda rende Buccinasco una delle città più videosorvegliate d’Italia e sul quale Pruiti resta scettico. “Ad oggi restano programmi sulla carta”. Eppure, la faccenda di quell’occhio elettronico spento preoccupa lo stesso Cereda. Dieci minuti dopo aver parlato con lui, sentiamo alcuni addetti alle telecamere del comune di Bucicnasco. “Anche lei per quella telecamera – ci dicono – , ci hanno telefonato pochi mnuti fa non possiamo rilasciare dichiarazioni”. L’affare telecamere inizia a farsi ingombrante? (dm)

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