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Appalti, in un anno 17 ispezioni della Prefettura nei cantieri. Allontanate 24 imprese mafiose

Fonte: http://www.milanomafia.com

Più di un’azienda a rischio per ogni cantiere setacciato dagli uomini della Direzione investigativa antimafia. Così dal movimento terra al cemento la ndrangheta fa affari d’oro

I controlli

Quest’anno secondo i numeri forniti dall’ufficio antimafia della Prefettura di Milano sono state 24 le imprese mafiose allontanate dai cantieri delle opere pubbliche a MilanoIn totale le ispezioni degli uomini della Direzione investigativa antimafia, della polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza, dell’ispettorato del lavoro e dell’Asl sono state 17

Milano, 16 dicembre 2009 – Ad ogni ispezione, ad ogni controllo nei cantieri delle opere pubbliche milanesi gli uomini della Direzione investigativa antimafia hanno riscontrato irregolarità. Per la precisione su 17 interventi in cantiere nel 2009 sono state allontanate su ordine della Prefettura ben 24 imprese, quasi tutte calabresi. Il motivo? Chiare, decisive, comprovate attinenze con il mondo mafioso. In particolare, secondo i dati forniti dalla Prefettura di Milano, le aziende finite nel mirino sono state soprattutto società che si occupano di movimento terra e di bonifica.

“Non se ne capisce il motivo, e anzi a pensarci bene la cosa è assolutamente folle, ma in Lombardia il movimento terra è per il 90 per cento legato ai calabresi. Chissà perché gli imprenditori milanesi non vogliono fare il trasporto della terra?”. Questa domanda, sarcastica e allo stesso tempo inquietante, l’ha posta alla platea del convegno su Mafia ed Expo organizzato dalla Cgil e da Libera, oggi alla Camera del lavoro di Milano, la responsabile dell’ufficio antimafia della Prefettura, Anna Pavone. E’ stata lei a rendere nota l’attività degli ispettori antimafia nei cantieri. Ma se è vero che il numero delle ispezioni è stato limitato (meno di 2 al mese) è anche vero che ad ogni ispezione sono state riscontrate irregolarità, in particolare per subappalti e noli a freddo. “La normativa sul certificato antimafia è facilmente aggirabile – ha spiegato la dottoressa Pavone -. Basta che un imprenditore mafioso sostituisca i membri del consiglio d’amministrazione della società per eludere le normative”. (cg)

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