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Quarto Oggiaro, la mamma pentita che incastra i Tatone: “Ero in difficoltà economiche, mi diedero 1.500 euro per tenere la coca”

Fonte: http://www.milanomafia.com

Quindici arresti nel quartiere. In manette Lele Tatone, 22 anni, e guai anche per lo zio Nicola già in cella per l’operazione Pavone. A svelare la rete dello spaccio una collaboratrice di giustizia, madre di due bambine

Operazione Smart

Quindici ordinanze di custodia cautelare in carcere a Quarto Oggiaro per associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Ecco l’elenco degli arrestati

Nicola Tatone nato a Casaluce (Ce) il 16 febbraio 1968; Raffaele Tatone nato a Milano il 22 settembre 1987; Palmieri Alessandro nato a Milano il 5 giugno 1974; Thomas Pistillo nato a Milano il 4 ottobre 1986; Oliver Belotti nato a Milano il 16 dicembre 1987; Francesco Zaccaro nato a Milano il 6 febbraio 1976; Roberto Forgione nato a Milano l’8 novembre 1971; Jonathan Leonard Camassa nato a Milano il 19 settembre 1989; Andrea Bressi nato a Milano il 29 novembre 1987; Rosario Basso nato a Palermo il 14 giugno 1973; Massimo Sabatino nato a Pagani (Sa) il 6 novembre 1963; Ciro Turiello nato a Milano il 24 ottobre 1983; Girolamo Mustazzu nato a Napoli il 23 settembre 1976; Azzedine El Idrissi nato a Beni Amir Ovest (Marocco) il 28 luglio 1982

Milano, 18 dicembre 2009 – “Da qualche tempo, mi trovo in difficoltà economiche, in quanto ho due figlie di 9 e 12 anni e sono separata. Nel quartiere dove abito e precisamente in via Pascarella, tanta gente conosce la mia situazione familiare, cioè le mie difficoltà economiche, pertanto più volte mi sono stati proposti affari illeciti, da persone che conosco, ma ho sempre rifiutato. Ultimamente la mia situazione economica si è ulteriormente aggravata e nei primi mesi del 2007, ho accettato uno di questi incarichi illeciti”. Inizia così il racconto di Sonia, 38 anni, dipendente comunale, separata, madre di due bambine, la mamma pentita che con il suo racconto ha incastrato gli uomini del clan Tatone. Un racconto lucido e a tratti drammatico, nel quale la giovane mamma racconta delle minacce subite, delle intimidazioni e le giornate dei soldati del clan Tatone. I poliziotti del commissariato di Quarto Oggiaro la arrestano nel maggio del 2007 dopo una segnalazione anonima. In casa aveva due chili di cocaina. La donna di fronte alla possibilità di perdere l’affidamento delle figlie decide di collaborare. Ecco le sue parole riportate nell’ordinanza firmata dal gip Fabrizio D’Arcangelo.

Quando è stata contattata e per quale motivo?
Dopo le feste natalizie, e precisamente verso la metà del mese di gennaio 2007, sono stata contattata da uno dei fratelli Tatone, Emanuele ed in particolare Nicola, il quale venne a casa mia in compagnia di un ragazzo, nell’occasione, facendo leva sulle mie precarie condizioni economiche, mi propose di tenergli della roba e in cambio di denaro. Dopo le festività natalizie si è presentato presso il mio appartamento un uomo che conosco come Tatone Emanuele, non so altri dati di costui, ma posso dire che ha circa 45 anni ed abita nel quartiere Quarto Oggiaro, tutti lo consideriamo una persona pericolosa e dedita allo smercio di sostanze stupefacenti.

Da quando conosce Tatone Emanuele?
Conosco Tatone Emanuele da quando ero bambina, ho sempre saputo che lui ed i suoi fratelli sono considerati persone pericolose e spacciatori di droga. Ricordo che Tatone venne a trovarmi nel mio appartamento in via Pascarella, in quell’occasione mi ha proposto di tenergli a casa mia un grosso quantitativo di droga, in cambio mi ha promesso un compenso mensile di 1.500 euro. Mi disse che gli avrei dovuto custodire la droga e poi ci saremmo accordati meglio. Verso la fine del mese di gennaio sempre Tatone venne a casa mia con una borsa e mi disse ‘tieni questa borsa che all’interno c‘è la droga’. In quell ‘occasione ho ritirato la borsa e l’ho nascosta nella cameretta dei bambini”

Quali istruzioni le sono state impartite?
Quando mi ha consegnato la borsa, mi disse: ‘Da ora in poi, verranno i miei ragazzi a ritirare la droga’
Come e quando è stata ritirata quella partita di droga?
Quel chilogrammo è stato ritirato in più occasioni da ragazzi del quartiere che io conosco solo di vista. Ricordo che i ragazzi venivano a casa, entravano dentro la cameretta, si chiudevano all’interno per uscire dopo qualche minuto. Non so chi erano i ragazzi che venivano nel primo periodo, posso solo riferire che si presentavano alla porta e dopo aver suonato il campanello dicevano che dovevano ritirare dello stupefacente.

E’ mai stata ricontattata da Tatone?
Verso la fine del mese di gennaio, Tatone è venuto a casa e mi ha consegnato la somma di euro 1.500 come pattuito e cioè il compenso di tenere la droga. In quell’occasione mi disse “fra qualche giorno ti porto dell’altro stupefacente da tenere”.

Quando è avvenuta la successiva consegna?Dopo qualche giorno dall’avvenuta riconsegna della borsa effettivamente si è presentato con la stessa borsa di colore blue e me l’ha consegnata all‘ingresso di casa mia. Io ritiravo la borsa e la nascondevo sempre nell’armadio della cameretta dei bambini. In questa occasione, erano i primi giorni del mese di febbraio 2007 e la borsa poteva contenere circa due o tre chilogrammi di droga, dico questo in quanto dopo aver ritirato la borsa la aprivo e notavo che all’interno c‘erano delle confezioni da circa 50 e cento grammi confezionati con del cellophane.

Chi e come ha ritirato questa partita di stupefacente?
Per lo smercio di quella partita di droga, ci hanno pensato sempre gli stessi giovani erano in tre, r questi li conosco solo di vista, che in diverse occasioni si presentavano alla porta e mi dicevano ci venivano a nome di Emanuele, quindi li facevo entrare in cameretta, penso prelevassero per il fabbisogno e uscivano. Questa partita di droga ricordo che è durata circa venti giorni, dopodiché è passato qualche tempo ed alla fine del mese di febbraio, sempre Emanuele si è presentato e mi ha pagato la somma di 1.500 euro. (…)

Quando avvenne la successiva consegna?
Dopo qualche giorno, sempre lo stesso giovane trafficante mi ha portato un altro quantitativo sempre con lo stesso borsone. In questa occasioni dopo che il giovane mi ha consegnato la borsa ed è uscito, l’ho aperta ed ho notato che all’interno della borsa c’erano due panetti che presumo contenessero cocaina da un chilogrammo cadauno ed alcuni pacchetti in cellophane contenenti 50 o 100 g. Voglio ora riferire che qualche volta i giovani sono venuti a casa e si sono chiusi in cameretta ed hanno utilizzato un frullatore che gli stessi mi hanno chiesto, suppongo che in quelle occasioni hanno tagliato e confezionato lo stupefacente anche per il tempo che si sono trattenuti circa un’ora.
(…) Verso la metà di febbraio venne a casa mia Pasquale Tatone lo stesso venne da me all’incirca alle 18.00 del pomeriggio. Pasquale Tatone mi chiese se era tutto a posto ed alla mia risposta affermativa mi chiese dove stava lo stupefacente. Io gli indicai la cameretta dei bambini dove avevo occultato lo stupefacente e lo stesso vi si recò a controllare. Prima di uscire mi disse ‘mi raccomando di non dir niente a nessuno’ ricordo che me lo disse in tono minaccioso. Preciso che i fratelli Tatone venivano sempre all‘improvviso a casa mia per effettuare il loro controllo, non mi hanno mai anticipato la loro visita. Anche gli spacciatori che venivano a ritirare le singole dosi da spacciare sono sempre venuti senza anticipo, ero io che mi premuravo di avvisarli il giorno prima se il successivo avevo qualche ritardo e non potevo essere a casa alla solita ora. Quando mi si presentavano alla porta i fratelli Tatone io ero molto spaventata, loro si presentavano con atteggiamenti duri e spadroneggianti ed io so che nel quartiere hanno fama di essere persone potenti e cattive. Anche Nicola Tatone, il quarto fratello, è venuto una volta a casa mia a controllare lo stupefacente che io detenevo, era circa la fine di marzo, in quella occasione Nicola mi disse ‘ricordati che non ci hai mai visto’. Io ho sempre avuto paura dei fratelli Tatone e ne ho tutt‘ora, ma quando sono stata arrestata ho deciso di collaborare con la giustizia perché ho paura di perdere le mie figlie e non vederle per molti anni. (cg)

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