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Matranga arrestato al Corvetto da latitante. Con Luigi Bonanno aveva organizzato l’importanza di due tonnellate di cocaina dalla Colombia

Fonte: http://www.milanomafia.com

Gioacchino Matranga, detto il Gianni, è stato arrestato la sera di San Silvestro in piazzale Ferrara al Corvetto. Addosso aveva documenti falsi. Con lui in macchina, un uomo di origini colombiane.

Il fratello

Pietro Matranga, fratello di Gioacchino, è latitante da ottobre. Pure lui, evaso dagli arresti domiciliari
Attualmente, Pietro Matranga, starebbe passando la latitanza in Spagna. Su di lui una condanna per
traffico internazionale di droga
Nel 2000 viene arrestato dai carabinieri di Ventimiglia ad
Assago. In macchina ha sei chili di cocaina.
Nel 2005 viene coinvolto in un inchiesta della Dia sul riciclaggio. Il suo nome compare assieme a quello del calabrese
Stefano Polito, boss della ‘ndrangheta legato al clan Mancuso-Pesce. Nel 1991 viene arrestato a Miami, pochi giorni prima di inviare in Italia un carico di 400 chili di cocaina

Milano, 1 gennaio 2010 – Una volta, anni fa, comparve nel corridoio del Tribunale di Milano in giacca verde, capelli biondo ossigenati e scarpe di pelle a punta. Il suo arrivo creò scompiglio, tanto che un altro processo venne sospeso. Lui, imputato per traffico internazionale di droga, ebbe la precedenza. Perché in quel campo Gioacchino Matranga (nella foto), per tutti il Gianni, un maestro lo è da sempre.

Originiario di Piana degli Albanesi, sessantacinque anni da compiere il prossimo 23 settembre, Matranga è stato arrestato la sera dell’ultimo dell’anno in piazzale Ferrara al Corvetto. Era a bordo di una Panda con lui, alla guida, un uomo di origini colombiane. Il Gianni è stato bloccato da latitante, dopo che il 26 ottobre aveva lasciato gli arresti domiciliari della sua casa di via Repubblica 17/B a San Giuliano Milanese. Ancora uccel di bosco, invece, suo fratello Pietro, scomaparso anche lui, alla fine dello scorso ottobre.

La vicenda di Matranga porta di nuovo al centro dell’attenzione il quartiere del Corvetto, luogo d’elezione per Cosa nostra. Da sempre regno dell’ex superlatitante Gaetano Fidanzati (arrestato il 5 dicembre 2009), in passato ospitò la latitanza di un corleonese doc come Giuseppe Piddu Madonia. Qui era di casa lo stesso Gianni. Quando ci arrivava da San Giuliano Milanese, aveva sempre un indirizzo fisso, il bar La rosa blu di via San Dionigi, a due passi da piazzale Ferrara. Il locale è di proprietà del palermitano Pietro D’Amico, arrestato l’aprile scorso in un’inchiesta di droga coordinata dall’allora pm Ilda Boccassini. Da sempre questo locale viene ritenuto dagli investigatori “il centro operativo del gruppo delinquenziale e punto di riferimento del gruppo malavitoso dei fratelli Matranga”. Non a caso, con Matranga costretto ai domiciliari, a quell’indirizzio si è fatta vedere quasi quotidianamente la moglie.

Gioacchno Matranga arriva a Milano sul finire degli anni Settanta. Quasi subito viene coinvolto in diversi processi. Non è solo ma in compagnia del gotha mafiosa da Michele Greco, detto il Papa, fino a Tommaso Buscetta. Sarà proprio don Masino a fare il suo nome durante il maxiprocesso. In una vecchia nota della Squadra mobile si legge: “Gioacchino Matranga personaggio di elevato spessore criminale, inserito sin dagli anni ’80 negli ambienti mafiosi di cosa nostra”. Gioacchino Matranga, qui a Milano, è molto legato a Giuseppe Porto, detto il cinese, personaggio palermitano di cui Milanomafia.com ha già ampiamente parlato soprattutto per i suoi legami con le figlie di Vittorio Mangano. Secondo un pentito “Matranga è il padrino di Pino Porto”. Gli ultimi incontri risalgono al 2006. Porto assieme a Luigi Bonanno va a trovarlo nella sua casa di San Giuliano Milanese. In quell’ocasione, i tre parlano di un carico di 2000 chili di cocaina da importare dalla Colombia attraverso un container di 12 metri.

Nel 1999 viene arrestato dai carabinieri per aver importato in Italia 400 chili di cocaina. In carcere assieme al Gianni finisce anche l’avvocato Natale Montanari. Poi, nel 2005 il Tribunale di Sorveglianza di Milano gli concede i domiciliari nella sua casa di San Giuliano Milanese. Poi nel 2006, l’ordinanza del Tribunale lo riporta in carcere. Prima a Lodi e poi a Opera. Un ulteriore aggravamento della sua situazione di saluta gli ridà i domiciliari. Da oggi, però, il Gianni ritorna in prigione. Per lui il fine pena è 2027. (dm)

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