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Attentato di Reggio Calabria, trovato un bunker nelle campagne di Palmi. “Sicuramente è stato utilizzato dai numerosi latitanti della zona”

Fonte: http://www.milanomafia.com

La scoperta risale a poche ore fa. A darne notizia i carabinieri del Reparto operativo. Il luogo è stato definito strategico perché vicino al paese di Seminara e alla autostrada A3. Resta da chiarire da chi sia stato utilizzato

La bomba

Una bombola di gas esplode alle 4 e 50 del 3 gennaio 2010. La detenzione avviene davanti al palazzo della Procura generale di Reggio Calabria in via Cimino
Le telecamere filmano due uomini a bordo di uno scooter. Davanti al palazzo uno dei due scende e con un accendino dà fuoco alla miccia
Secondo le prime indagini la decisione di un tale attentato sarebbe stata voluta da più clan insieme. Il movente, ad ora, si individua nei sequestri dei beni ai clan (650 milioni di euro nell’ultimo anno) e nei processi d’Appello in corso

Milano, 6 gennaio 2010 – Dopo la bomba del 3 gennaio 2010 contro il palazzo della Procura generale di Reggio Calabria, le indagini proseguono serrate. Poche ore fa, infatti, i carabinieri del Reparto operativo guidati dal colonnello Angelosanto e dal tenente-colonnello Carlo Pieroni hanno individuato un bunker nei dintorni della città calabrese.

Si tratta di un covo perfettamente mimetizzato dalla vegetazione nelle campagne di Cola di Reggio a Palmi. Il nascondiglio è stato ricavato scavando una grossa buca ai piedi di una quercia. Si tratta di uno spazio unico di circa dodici metri quadrati. Vi si acceda attraverso degli scalini ricavati nel terreno. All’interno del bunker i militari hanno trovato un materasso e una lampadina attaccata a una batteria, mentre pareti e soffitto sono rivestite di tavole di legno e plastica. Il bunker si trova in un terreno demaniale.

Secondo fonti investigative, la zona è altamente strategica per il rifugio dei latitanti. Il covo, infatti, è nelle campagne di Palmi ma molto vicino al paese di Seminara che si trova in basso rispetto al nascondiglio, ed è facilmente raggiungibile. Quasi certamente, il bunker che risulta anche vicino alla A3 e alla statale 18. è servito da rifugio per i numerosi latitanti della zona. In questo senso, ha detto il colonello Pieroni, le indagini nei prosismi giorni saranno volte a capire chi lo abbia costruito e utilizzato. Intanto, sul fronte dell’inchiesta sulla bomba di via Cimino, i Ris sono al lavoro per identificare le impronte digitale. Sui mandanti di quello che è stato definito un vero attacco alle Istituzioni, prende sempre più corpo l’ipotesi di una decisione comune, condivisa da diversi clan. Da qui l’idea dell’esistenza in una sorta di commissione di cui fino ad ora non si ha mai avuto una prova giudiziaria. (dm)

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