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Paura all’Ortomercato, ennesima minaccia a sindacalista che combatte mafia e illegalità. Due anni fa gli incediarono la porta di casa

Fonte: http://www.milanomafia.com

Il fatto è avvenuto ieri notte. Ignoti hanno lasciato scritte di morte sulla porta dell’ufficio di Josef Dioli, sindacalista che da anni si batte contro l’illegalità e il lavoro nero all’interno dell’Ortomercato

Le minacce

Nel luglio 2007 Josef Dioli si ritrova la porta di casa incendiata. Sono passati tre anni e ancora le indagini non hanno portato a nulla. Alla base di quell’attentato mafioso c’era il primo storico sciopero dei lavoratori dell’Ortomercato organizzato e voluto proprio da Dioli.

Nel luglio scorso, poi, all’interno degli stand un gruppo di persone, tra cui alcuni grossisti, lo hanno selvaggiamente picchiato nella totale indifferenza dei presenti.

L’ultimo episodio la scorsa notte, quando ignoti sono entrati nel palazzo accanto a quello della e sulla porta del suo ufficio hanno disegnato una croce

Milano, 26 gennaio 2010 – Una croce accompagnata da parole di morte. Il tutto scritto sulla porta del suo piccolo ufficio. Per Josef Dioli, sindacalista da sempre in lotta contro il clima di illegalità che si respira all’Ortomercato (foto), si tratta della quinta minaccia di stampo mafioso in poco più di due anni. La prima e la più grave fu nel luglio 2007 quando ignoti incendiarono la porta della sua casa a Casaletto Vaprio nel Cremasco. L’estate scorsa poi c’è stata un’aggressione. All’interno degli stand sono volati calci e pugni. Risultato: Dioli si è ritrovato i denti rotti.

E ora queste scritte infami che danno tono e sostanza al clima di assedio criminale che oggi si vive all’interno dell’Ortomercato. Già, perché in molti sanno nomi e cognomi di chi, tramite strane cooperative, porta avanti affari poco puliti, ma nessuno parla. L’unico, spesso, è stato proprio Dioli, e dunque per tutto quello che capita la colpa ricade sul sindacalista. Come avvenuto poche settimane fa, quando gli ispettori del lavoro hanno bussato agli uffici di alcune cooperative. Subito la voce si è sparsa: “E’ stato Dioli a mandarceli”. Ovviamente non era vero. Anzi, si tratta di ispezioni volute da un tavolo istituzionale per la sicurezza e che nulla hanno a che vedere con l’attività del sindacalista della Cgil.

La situazione resta critica. E questo, dopo il clamore suscitato dalle infiltrazioni della ‘ndrangheta scoperte nell’estate del 2007. Qui all’Ortomercato si respira un clima di paura. Soprattutto ora che qualcosa sembra poter cambiare sul fronte della legalità e del controllo contro il lavoro nero, decennale piaga di questa struttura, tra le più grandi e importanti d’Europa. Nel novembre scorso, infatti, Roberto Predolin, presidente di Sogemi, la società a partecipazione comunale che controlla l’Ortomercato, ha indetto un bando di gara per assegnare gli appalti del facchinaggio a tre imprese. Un metodo per gestire e regolamentare i contratti di lavoro, eliminando lo sfruttamento di mano d’opera. Gli appalti così sono stati assegnati a tre cooperative. E a metà febbraio era previsto l’avvio del piano. Eppure sul nuovo corso c’è un grande punto interrogativo: il ricorso al Tar presentato da due cooperative rimaste escluse. Mentre altre ancora lo minacciano. I primi verdetti del Tribunale amministrativo regionale sono attesi per la fine di questa settimana. La speranza della società è che i giudici rigettino i fascicoli. L’opera di Predolin, nominato in quota centrodestra, resta comunque meritoria. E forse anche per questo, ad oggi la sua poltrona resta traballante. L’ipotesi più concreta è che si vada verso un commissariamento di Sogemi. Le voci di corridoio, invece, parlano di un malcontento diffuso tra una fetta delle imprese milanesi e non, legata a frange dell’attuale maggioranza in Comune, che non vedono di buon occhio questa epocale riforma. Il motivo è molto semplice: con una situazione di illegalità (lavoro nero e caporalato) gli imprenditori hanno sempre potuto contare su prezzi di manodopera molto bassi. Tanto che i consiglieri comunali del Partito democratico, Pierfrancesco Majorino e David Gentili, hanno chiesto (senza risposta) accertamenti immediati da parte del Comune sul caso Ortomercato.

Particolare che non dispiace certo alla ‘ndrangheta, la cui presenza si registra ancora oggi. Va detto, infatti, che il famoso night For a king, acquistato nel 2006 da Antonio Paolo, imprenditore accusato di essere il braccio finanziario del clan Morabito, e passato, dopo i sequestri, nelle mani di un gruppo di egiziani, di recente è stato chiuso dalla polizia. Troppe risse e il peso di un omicidio consumato all’ingresso del locale. Anche in questo caso, fonti anonime, riferiscono che i titolari stranieri di questo locale per tutto il periodo della loro gestione siano stati taglieggiati da un gruppo di calabresi probabilmente legati ai vecchi proprietari. (dm)

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