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Ortomercato, il Tar salva i padrini del racket. E per la Sogemi la strada del commissariamento

Fonte: www.milanomafia.com

Mercati generali nel caos. Il Tribunale amministrativo rinvia a primavera la riforma degli appalti di facchinaggio. E tra i banchi la festa delle cooperative sospette

Le minacce

Nel luglio 2007 Josef Dioli si ritrova la porta di casa incendiata. Sono passati tre anni e ancora le indagini non hanno portato a nulla. Alla base di quell’attentato mafioso c’era il primo storico sciopero dei lavoratori dell’Ortomercato organizzato e voluto proprio da Dioli.
Nel luglio scorso, poi, all’interno degli stand un gruppo di persone, tra cui alcuni grossisti, lo hanno selvaggiamente picchiato nella totale indifferenza dei presenti.
L’ultimo episodio la scorsa notte, quando ignoti sono entrati nel palazzo accanto a quello della Sogemi e sulla porta del suo ufficio hanno disegnato una croce

Milano, 3 febbraio 2010 – Un anno di duro lavoro per stilare il documento che ha portato alla stesura del bando per chiudere l’accesso indiscriminato all’Ortomercato di via Lombroso e limitare a 3 il numero delle cooperative che potevano operare sui 450mila metri quadrati del più grande mercato ortofrutticolo italiano, non è servito a niente. Almeno per ora, visto che il Tar ha rinviato ad aprile la decisione sul piano conto il lavoro nero. Una decisione accolta tra gli stand dei mercati generali con festeggiamenti, volantini di vittoria e caroselli di auto di lusso. Il piano prevedeva un bando aperto solo a cooperative che rispettassero tutti i regolamenti antimafia e contro il lavoro nero. L’accordo tra il sindacato (con in prima fila Josef Dioli, 5 volte minacciato per le sue richieste di legalità) e l’attuale dirigenza di Sogemi, sembra ormai sfumato. L’accordo aveva, per la prima volta nella storia di Sogemi, portato a un risultato vero, tangibile, di cui i dipendenti erano molto soddisfatti: una gara basata sul bando scritto congiuntamente, e vinta appunto da 3 cooperative al di sopra di ogni sospetto. Un sodalizio per cui Josef Dioli si è beccato l’ultima (la quinta) sonora minaccia di morte (nella foto). Una croce in rosso, il colore del sangue, fuori dal suo ufficio. Una scritta eloquente, “Bastardo”, che da sola dovrebbe fargli passare la voglia di cercare in tutti i modi di portare la legalità dentro l’Ortomercato, di escludere le cooperative che lavorano senza rispettare le regolamentazioni.

Eppure, due sono le cattive notizie per quanto riguarda il futuro di Ortomercato, che non permettono di pensare positivamente a una definitiva risoluzione delle illegalità che paiono a questo punto connaturate alla struttura. La prima: l’attuale presidente, Predolin, che nei suoi anni di attività ha sempre dichiarato di impegnarsi per cercare di azzerare (o quanto meno limitare) il fenomeno del lavoro nero e del lavoro grigio (la cui chirurgica attuazione prevede in tutti i casi le classiche 40 ore in busta paga per 250 lavorate), ha già annunciato, nel risiko delle nuove nomine per le municipalizzate, che lascerà la Sogemi per andare a Milano Ristorazione: “A Milano Ristorazione c’è una fase di rilancio. Sono gratificato che abbiano pensato a me.” Prima di lasciare, poi, non si tira indietro dal rilanciare l’idea che – stando alle opinioni di molti dei lavoratori di Sogemi e di Ortomercato – sarebbe la vera motivazione del suo allontanamento da via Lombroso: “Bisogna istituire una Commissione di inchiesta sulle illegalità dell’Ortomercato. Noi abbiamo fatto un grande lavoro di controllo e verifica del territorio”. A marzo ci saranno le elezioni regionali, e bisognerà attendere per vedere a chi verrà affidata la direzione dell’azienda con il 99 percento del controllo a Palazzo Marino.

La seconda ragione, e ben più grave, è conseguenza del ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale che le cooperative (tra cui, per esempio la Liberty di Claudio Donnolo, gli uffici negli stessi uffici di Sogemi, rinata dalle ceneri della Ncm, sciolta per lavoro nero) che hanno perso la gara basata sul bando hanno portato. “Niente può far pensare che il Tar accetti il ricorso”, ci aveva detto un dipendente di Ortomercato qualche giorno fa. Il Tar, infatti, avrebbe dovuto pronunciarsi entro la fine di gennaio 2010, in modo da rendere operativo il bando già da questo mese. Eppure, l’organo di giurisdizione amministrativa si è pronunciato per una sospensione della richiesta di ricorso fino al 15 aprile 2010. Data che di poco segue l’entrata in vigore delle nuove nomine a seguito delle elezioni regionali di marzo in Lombardia. “È la fine dell’Ortomercato”, dice amareggiato un dipendente. “Questo è il segnale evidente che niente deve cambiare, qui dentro. Che non c’è la volontà di intervenire sull’illegalità divagante che regola il lavoro. Anche la ‘rimozione’, perché così io la leggo, di Predolin, è molto preoccupante.”

In Tribunale si attende la conclusione del processo alle menti finanziarie del boss Salvatore Morabito (già condannato a 13 anni con rito abbreviato per spaccio internazionale di cocaina) e alla rete di cooperative legate all’imprenditore calabrese Antonio Paolo. Lo stesso Predolin lo ammette: “Che ci siano infiltrazioni non posso metterci la mano sul fuoco. Ci sarà sicuramente una presenza malavitosa, ma stiamo facendo di tutto per tenerla sotto controllo”.
E anche Josef Dioli è certo che il responso del Tar sia “una definitiva mazzata alla questione”. Certo è che la notte della pronuncia del Tribunale Amministativo Regionale, all’interno della struttura di via Lombroso non era difficile vedere e sentire un’auto di grossa cilindrata che andava in giro a festeggiare quella che a ben veder appare come un’amnistia. (G.Cat)

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