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‘Ndrangheta lonatese, prime schermaglie al processo

Fonta: http://www.varesenews.it

In un’aula gremita si è svolta la prima udienza agli accusati di associazione mafiosa. Le difese presentano le eccezioni ma il giudice si è riservato la decisione. In aula scambi di affettuosità tra imputati in gabbia e familiari

Difficilmente l’aula Falcone e Borsellino del tribunale di Busto Arsizio è mai stata così piena di persone. Gli imputati dietro le sbarre e quelli liberi (una quindicina in tutto), gli avvocati della difesa (almeno 20) e quelli della parte civile, le mogli, le fidanzate e i figli degli imputati che mandavano baci e affettuosità ai loro cari, , i curiosi, i giornalisti, il collegio giudicante con a capo Toni Adet Novik (foto a sin.) e il pm Mario Venditti a rappresentare l’accusa. In un clima piuttosto movimentato e a tratti teso si è svolta la prima udienza del processo per associazione mafiosa a carico dei presunti componenti della locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo, svoltasi questa mattina (martedì) e durata oltre due ore.

Evidente il fastidio da parte degli imputati per la massiccia presenza dei media e, in particolar modo, dei flash dei fotografi e delle telecamere più volte fatte oggetto di protesta da parte di coloro che stavano dietro le sbarre. In aula erano presenti anche gli imputati a piede libero, compreso colui che è sempre stato indicato dall’accusa come il capo della locale, Vincenzo Rispoli (foto in basso), apparso comunque sereno anche se non ha voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa: «Avete già scritto molto» – ha detto uscendo dall’aula, al termine dell’udienza, mentre alcuni parenti non hanno esitato a dire quello che pensavano della categoria: «Fate schifo» – urla una donna, mentre si allontana. Nessuno vuole parlare ma la convinzione generale è che il bello (o il brutto per qualcuno), deve ancora venire.

In questa prima udienza sono state esposte da parte delle difese tutta una serie di eccezioni riguardanti le intercettazioni eseguite in remoto, il deposito dei verbali degli interrogatori e l’impossibilità da parte della a processo i capi della ndrangheta varesottadifesa di poter accedere ad alcuni decreti di proroga delle intercettazioni effettuati da un gip di Busto Arsizio che, sempre secondo gli avvocati, non sarebbero stati trasmessi alle difese. La maggior parte delle eccezioni presentate erano già state rigettate dal giudice per l’udienza preliminare che aveva deciso per il rinvio a giudizio ma il giudice Toni Novik si è riservato la decisione alla prossima udienza. Stessa sorte anche per la richiesta del pubblico ministero Venditti di sospendere i termini di custodia cautelare per gli imputati ancora in carcere, richiesta alla quale si sono opposte le difese. Gli stessi imputati alla sbarra hanno protestato vivacemente in seguito alla richiesta. Il processo riprenderà, con una nuova udienza, il prossimo 22 giugno.

8/06/2010

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