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Usura e racket, scacco alla ‘ndrangheta Maroni: «Infiltrazioni intorno a Expo»

Fonte: http://milano.corriere.it

MAXI OPERAZIONE COORDINATA DALLA DDA DI MILANO. COINVOLTO ANCHE UN ASSESSORE DI PERO

Arrestati 15 membri del clan Valle. I pestaggi dei debitori nella tenuta-bunker «La Masseria» di Cisliano. Il pm Boccassini: nessuna denuncia, pericolo di connivenze

MILANO – I boss calabresi avevano messo radici molto profonde in Lombardia. Tenevano in pugno centinaia di piccoli imprenditori, strozzati dalla crisi e dai debiti, e negli anni avevano messo in piedi un grosso giro di usura e racket nel campo degli immobili. Con il potere del terrore e della violenza (i pestaggi avvenivano in una loro tenuta di Cisliano), ma anche con quello del denaro e delle amicizie influenti (coinvolto anche un assessore del Comune di Pero). E nessuno li denunciava, tanto che in parecchi casi «borderline» si fa fatica a distinguere tra le vittime e i conniventi con il racket. Un’indagine durata due anni, coordinata dal pm di Ilda Boccassini con il coinvolgimento di 16 questure in tutta Italia, ha portato giovedì mattina a un’operazione della Squadra mobile di Milano con l’arresto di 15 persone che fanno capo alla famiglia Valle, legata alla famigerata ‘ndrina dei De Stefano. Secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, si tratta della prima operazione mirata contro infiltrazioni nell’ambito dell’Expo. Il pm Boccassini ha sottolineato che, a differenza di quanto accade al Sud, a Milano l’indagine non è stata originata da alcuna denuncia, e ha annunciato linea dura contro le connivenze: «Sono tantissime le vittime, ma nessuno ha denunciato. Nel Sud c’è una speranza, nel Nord non c’è la disponibilità a usare lo strumento della denuncia».

IL CLAN – Il capo dell’organizzazione è stato individuato nel 72enne Francesco Valle che, insieme con i figli Angela (46) e Fortunato (47), si occupava di «erogare i prestiti in denaro alle vittime di usura, di concordare i tassi di interesse, di riscuotere gli interessi usurari attraverso attività di intimidazione, estorsive e violente; di effettuare gli investimenti in attività immobiliari, bar, ristoranti e di individuare i prestanome a cui intestare fittiziamente gli esercizi commerciali e le quote societarie». La famiglia Valle è riconducibile al clan De Stefano, un gruppo criminale che ha fatto la storia della ‘ndrangheta calabrese, attivo a Milano fin dagli anni Settanta. La guerra di mafia contro i Condello e gli Imerti negli anni ’80 ha provocato centinaia di morti. Il clan Valle si è trasferito in Lombardia negli anni Settanta, appunto in seguito alla faida a Reggio Calabria. Fino agli anni Novanta, hanno spiegato gli inquirenti, i Valle si erano radicati nel Pavese, per poi allargare il loro territorio fino all’hinterland Sud-Ovest di Milano. Nella morsa della famiglia calabrese sarebbero cadute, secondo gli investigatori, decine di imprenditori e artigiani anche se al momento sono state cinque le vittime accertate di usura e 17 i casi di prestito abusivo di denaro. Il tasso di interessi con cui venivano prestati i soldi a imprenditori e negozianti in difficoltà economiche era del 20% e le somme prestate variavano dai 20 mila ai 250 mila euro.

PICCHIATI DAVANTI AGLI ALTRI – Le intercettazioni telefoniche sono state fondamentali per incastrare gli appartenenti al clan, visto che nessuno degli imprenditori vittime di usura ha sporto denuncia. Il 22 dicembre 2008, per esempio, un imprenditore parlava al telefono con un amico dicendo: «Ho lasciato 250mila euro di debiti, pensa un po’ te. Domani ho un appuntamento con i peggiori che me li hanno prestati, dei calabresi, e verrà fuori l’ira di Dio». I metodi per gli imprenditori che non riuscivano a saldare il prestito erano durissimi: venivano convocati nella sede operativa del clan, ribattezzata «La Masseria», e minacciati, in alcuni casi anche percossi, davanti ad altri debitori. «Era – spiega Boccassini – il classico metodo per cui si colpisce uno per educare cento».

IL TESORO DEGLI USURAI – Secondo l’autorità giudiziaria la famiglia Valle, oggetto della maxi operazione, «usurava sistematicamente imprenditori» che si trovavano in difficoltà. Oltre ai 15 arresti l’operazione, che ha visto impegnati oltre 250 agenti, ha portato a oltre 70 perquisizioni e sequestri di 138 immobili, più conti correnti e quote di società, per un valore di circa 8 milioni di euro. Secondo le accuse questi beni, spesso intestati a prestanome, erano il provento dell’attività di usura che l’organizzazione criminale ha svolto negli ultimi anni. Le accuse contestate dalla Dda di Milano, che ha operato in collaborazione con il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’usura e intestazione fittizia di beni.

IL QUARTIER GENERALE – «La Masseria», chiamata così dal nome di un noto ristorante (con tanto di sito internet) che sorge nel complesso, comprende tra le 20 e le 25 unità abitative ed è situata a Cisliano (piccolo paese a sud-ovest di Milano), in . È considerata la base dell’organizzazione perché lì abitavano 6 esponenti legati al clan. La proprietà, dall’ingannevole aspetto ameno (giardino con piscina e chiosco bar, palme, ristorante con salone per ricevimenti…) era in realtà predisposta come bunker e munita di sofisticate apparecchiature di sicurezza come telecamere, sensori, impianti di allarme, per prevenire ogni intrusione. Undici delle 15 persone arrestate appartenevano alla famiglia del boss Francesco Valle: oltre ai figli Angela e Fortunato, tra gli arrestati figurano Carmine Valle, Maria Valle, Francesco Lampada, Antonio Domenico Spagnuolo, Alessandro Spagnuolo, Giuseppe Tino, Adolfo Mandelli, Riccardo Cosenza, Bruno Antonio Saraceno, Maria Teresa Ferreri, Santo Pellicano e Giuliano Roncon.

LE BASI A BAREGGIO E MILANO – Se «La Masseria» è considerata un vero e proprio bunker dagli inquirenti, altrettanto vale per la dimora di Francesco Valle. Il patriarca abitava a Bareggio in via Aosta, in una casa circondata da telecamere e protetta da rottweiler. La terza sede di importanza vitale per l’organizzazione, detta «la Cassaforte», era un appartamento in via Carlo Dolci a Milano, dove sono stati rinvenuti migliaia di euro in contanti derivati dalla gestione di videopoker. Numerose le città nelle quali sono stati sequestrati gli immobili: oltre a Milano, Bareggio e Cisliano, Rho, Settimo Milanese, Trezzano sul Naviglio, Como, Cesano Boscone, e altre ancora. Inoltre è stato nominato un custode giudiziario per un cantiere a Settimo Milanese con 38 unità abitative, «le famiglie saranno tutelate – ha sottolineato Boccassini – e i lavori andranno in porto con altri amministratori».

L’ASSESSORE DI PERO E IL CASINO’ – In uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare destinata a 15 persone, firmata dal gip Giuseppe Gennari, si legge: «La totale condivisione di interessi tra Adolfo Mandelli (imprenditore attivo nel campo immobiliare, anche lui arrestato,ndr) e i Valle emerge anche in data 23 gennaio 2009, quando Valle ha contattato Mandelli per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune di Pero le licenze per aprire un “mini casinò”, una discoteca ed anche attività di ristorazione, in quanto in quella zona il Comune, in virtù del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l’area. Tutto ciò è avvenuto anche grazie all’amicizia con Davide Valia (assessore al Comune di Pero, ndr)». Viene riportata anche un’intercettazione nella quale l’imprenditore Mandelli dice: «Minchia, meglio di Davide che è a Pero… cosa dobbiamo avere?». Dalle intercettazioni, si legge ancora nell’ordinanza, «è emerso inequivocabilmente che la licenza per il mini casinò è stata ottenuta anche grazie all’interessamento del politico, il quale si adopera pure per altri favori». In un’informativa del 25 febbraio scorso della Squadra Mobile di Milano si afferma che Valia «si prodigò per far ottenere» a Fortunato Valle «le autorizzazioni per l’avvio di esercizi pubblici e a metterlo in contatto con altri amministratori locali di altri Comuni da lui conosciuti per favorirlo nei suoi affari».

I TENTATIVI CON LA POLITICA – Un altro degli arrestati, l’imprenditore Riccardo Cusenza, si è presentato nel 2009 alle elezioni amministrative del Comune di Cormano, con il Pdl. In una telefonata intercettata del 20 marzo 2009, Cusenza chiede a Fortunato Valle «un aiuto per essere eletto alle prossime elezioni amministrative. Cusenza, si legge ancora nell’ordinanza, non risponde subito alla domanda su chi sia il suo «padrino politico». Circa un mese dopo, nel corso di un’altra telefonata, Cusenza spiega che «un paio di famiglie calabresi mi danno una mano, vediamo di fare un po’ di numeri che entriamo in un buon giro anche politico». In una conversazione del 27 aprile 2009, Cusenza vanta anche, spiega il gip, «di essere molto vicino all’attuale presidente della Provincia di Milano Podestà». Al telefono Cusenza dice: «Con Podestà, bravo! Siamo culo e camicia, adesso verrà all’aperitivo che organizziamo a Cormano». Una nota della Provincia dichiara che si tratta di «una vanteria, priva di alcun supporto nei fatti»: «A chi come Podestà ricopre da molti anni incarichi politici ed istituzionali di grande importanza per il territorio è impossibile impedire che soggetti terzi, col probabile scopo di accreditarsi, utilizzino in modo improprio il suo nome», precisa la nota. Il clan Valle cercò anche di infiltrarsi in maniera diretta nell’amministrazione del comune di Cologno Monzese, facendo candidare Leonardo Valle alla carica di consigliere comunale. Ma non fu eletto.

MARONI: AZIONE CONTRO INFILTRAZIONI IN EXPO – Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, definisce «un’azione straordinaria» quella effettuata a Milano dalle forze dell’ordine contro la ’ndrangheta. «Oggi è una giornata importante – ha detto il ministro a margine della presentazione dei patti per la sicurezza delle aree del Lago Maggiore e di Lugano – perché si è effettuata stamani una azione straordinaria contro la ’ndrangheta. È la prima azione mirata contro le infiltrazioni attorno all’Expo. Sono stati arrestati 15 membri del clan Valle, sequestrati 100 immobili e 28 società per un valore di diversi milioni di euro».

«COLPA DEL SOGGIORNO OBBLIGATO» – «Questo è proprio il loro metodo – ha continuato il capo del Viminale – cioè quello dell’usura, per poi prendere a poco intere attività e negozi infiltrandosi nel tessuto economico sano. Tutto è nato negli anni Settanta con il famigerato istituto del Soggiorno obbligato che la Lega per prima denunciò. Vedeva il rischio di infiltrazioni che poi ci sono state». Plaude all’operato dei magistrati e delle forze dell’ordine anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano. «È un ulteriore e chiaro segnale per le organizzazioni mafiose, perché sappiano che la squadra-Stato è determinata a portare a termine l’opera di sradicamento delle loro attività illecite che tentano di minare la nostra società e la sana competitività del nostro Paese».

BOCCASSINI: LOTTA ALLE CONNIVENZE – Il pm di Milano Ilda Boccassini ha sottolineato con forza che «nessuno ha mai fatto una denuncia» in tutti questi anni contro l’organizzazione, che gestiva 34 società: «Parte della cittadinanza milanese si comportava con questa organizzazione al pari di quello che succede a Locri, a Trapani o in Sicilia, nel senso che avevano il rispetto totale». «Imprenditori e artigiani – ha tuonato Boccassini – hanno una sola strada: denunciare. O si sta con lo Stato o si sta contro lo Stato. Nei casi borderline, dove non si capisce bene il ruolo delle vittime, la magistratura sarà molto rigida contro chi non intende avvalersi delle leggi di questo Stato». Nessuno sconto, dunque, per nessuno: «Quando c’è connivenza la linea della Procura sarà durissima. Non si possono avere alibi».

ATTENZIONE SU EXPO – Alla domanda se esistessero intercettazioni nelle quali si parla dell’Expo, Boccassini ha sottolineato: «Non ci sono», ma ha poi aggiunto: «È ovvio che dobbiamo avere mille sensori, perché non si può escludere che persone non corrette si avvantaggino (dei finanziamenti per l’Expo). Il pericolo c’è, il business interessa buoni e cattivi». Insomma «bisognerà individuare i buoni, i cattivi, ma soprattutto le zone grigie, che sono le più pericolose».

Redazione online

01 luglio 2010(ultima modifica: 02 luglio 2010)

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Una Risposta

  1. Intanto anche Adriano Celentano lancia un appello contro l’edificabilità del Parco Sud di Milano, scrivendo una lettera al Direttore di Repubblica, “Cemento al Parco Sud, milanesi svegliatevi”.
    Da leggere: http://www.malitalia.it/2010/07/cemento-al-parco-sud-milanesi-svegliatevi/

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