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«Venite in aula a testimoniare il nostro no alla ’ndrangheta»

Fonte: www.laprealpina.it

24  agosto 2010

LONATE POZZOLO – Massimo Brugnone e Davide Borsani si sentono rappresentanti di «una generazione che rifiuta il puzzo del compromesso con la mafia». Entrambi giovanissimi, entrambi bustesi, sono i referenti dell’associazione Ammazzateci Tutti, realtà impegnata in un’azione forte di sostegno a chi combatte l’illegalità. Brugnone è il coordinatore regionale del movimento, Borsani un attivista della sezione locale, ora entrambi lanciano una richiesta ai loro coetanei (ma non solo), affinché si mobilitino nel monitorare il fenomeno. Così, tanto per essere chiari, hanno realizzato un dossier sulla ’ndrangheta della “locale” di Lonate Pozzolo e Legnano, i cui esponenti sono sotto giudizio in questi mesi, e fanno sapere: «Confermiamo il nostro impegno nel portare i giovani del territorio a seguire questo processo così importante nella lotta al fenomeno mafioso. Bisogna dimostrare in concreto la vicinanza a magistrati, forze dell’ordine e ai purtroppo pochi commercianti che hanno deciso di denunciare». Insomma, oltre alle parole, anche un gesto concreto, costituito da una presenza «che possa essere motivo di crescita culturale e sociale», proseguono Brugnone e Borsani, «per chi già da oggi è chiamato a spazzare via ogni possibile compromesso e a non piegarsi di fronte alle crudeli pretese di una parte di popolazione minoritaria che vuole – attraverso la violenza – tenere in scacco quella che invece è la gente onesta e coraggiosa, che ha il diritto di sentirsi libera». Il coordinatore lombardo di Ammazzateci Tutti, dal canto proprio, ha già presenziato alle prime udienze che si sono tenute al Tribunale di Busto Arsizio. Ha preso posto fra i parenti degli accusati, senza paura. Ma la prossima volta – per la precisione il 12 ottobre, quando si tornerà in via Volturno – vorrebbe vedere altre persone sedute attorno a lui che dimostrino la volontà di capire cosa stia succedendo in questo territorio e quale impegno di contrasto venga prodotto, comprendendo che l’illegalità si annida ormai potente pure in queste zone. In questo senso i due militanti del movimento antimafia non usano mezze misure: «Non vogliamo che le aule di giustizia siano riempite solo da chi quegli imputati vorrebbe vederli ancora liberi». Insomma, per vincere ogni forma di omertà e di timore, loro hanno deciso di metterci nome e faccia. E nel dossier pubblicato sul sito dell’associazione hanno citato tutti i passaggi e i personaggi (compresi quelli finiti assassinati) che compongono l’operazione Bad Boys, quella che dal giugno scorso ha cominciato il proprio iter giudiziario, in un’aula intitolata a Falcone e Borsellino nella quale la tensione era palpabile. Un’inchiesta rinvigorita nella propria portata alla metà di luglio, con una raffica di arresti (in tutto trecento) che hanno ribadito le diramazioni della malavita organizzata in tutta la Lombardia e, in particolare, nel Bustese. Un intreccio che, per i giovani antimafia, si può comprendere e demolire sedendosi in prima fila al processo.

Marco Linari

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