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Mafia nei cantieri, cacciate 39 imprese

Fonte: http://www.milano.corriere.it

I CAMION DEI KILLER DI LEA GAROFALO SCOPERTI DAI CARABINIERI NEI TUNNEL DELLA M5

La Prefettura: in mano alla ‘ndrangheta il 40% delle società ispezionate dalla Dia

MILANO – All’imbocco dei tunnel che portano nel ventre di Milano c’erano i camion della ‘ndrangheta: i mezzi di Sergio e Giuseppe Cosco, gli uomini arrestati dieci giorni fa dai carabinieri del nucleo investigativo di Milano per l’omicidio dell’ex collaboratrice di giustizia Lea Garofalo. L’impresa dei boss di viale Montello ha lavorato nel grande cantiere della Metropolitana 5. Un progetto finanziato con fondi pubblici, un tavolo al quale – sfruttando subappalti e nolo mezzi con conducenti – hanno mangiato anche gli uomini delle cosche. Nelle prossime settimane gli investigatori dei carabinieri e della Dia cercheranno di approfondire e comprendere i meccanismi in base ai quali una piccola ditta come quella dei Cosco sia potuta arrivare a lavorare in quell’impresa. Ma non c’è solo il cantiere di viale Zara, perché nonostante gli allarmi e i 158 arresti del 13 luglio scorso, i clan calabresi continuano a infiltrarsi negli appalti milanesi.

I numeri dell’Ufficio antimafia della Prefettura sono la fotografia – ufficiale – di quanto sia ormai estesa la metastasi (e allo stesso tempo serrata l’azione di contrasto delle forze dell’ordine). Negli ultimi dodici mesi gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Milano hanno effettuato 99 «accessi» nei cantieri (24 in città e 75 in provincia). Dopo le ispezioni, sono state estromesse 39 aziende, il 40 per cento delle imprese controllate. Per gli uomini della Dia, quelle imprese erano legate a doppio filo agli interessi mafiosi. Non semplici contatti, ma «chiari ed evidenti» collegamenti con persone indagate, denunciate o arrestate per associazione mafiosa. A queste bisogna poi sommare altre 43 interdittive antimafia (stop alle aziende prima dell’inizio lavori). Atti che hanno visto coinvolte anche imprese «nate e cresciute a Milano». Come accaduto ormai due anni fa, sempre nei cantieri della M5, per il gruppo Lucchini Artoni, legato a 17 imprese di movimento terra calabresi in odore di mafia. Un caso che aveva rischiato di lasciare 200 persone senza lavoro e risolto solo quando la Lucchini ha dimostrato di aver «rescisso» ogni legame con le aziende dei clan.

Cesare Giuzzi
Gianni Santucci
27 ottobre 2010

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