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«Prima negavano le infiltrazioni Poi Bad Boys ha aperto gli occhi»

Fonte: http://www.laprovinciadivarese.it

Tre anni dedicati a promuovere una solida “cultura della legalità”. A promuoverla al Nord alleviando la miopia generale che collocava il fenomeno mafioso nel Sud Italia. «L’8 ottobre 2007 tenemmo il primo incontro pubblico al teatro sociale di Busto – spiega Massimo Brugnone coordinatore in Lombardia dell’associazione contro tutte le mafie “Adesso ammazzateci tutti” – Leggemmo in quell’occasione l’ordinanza relativa all’operazione Tagli Pregiati». Operazione che stabiliva un collegamento tra le cosche mafiose gelesi e il basso Varesotto con 42 arresti eseguiti tra Sicilia e provincia di Varese. «Da quel momento siamo andati nelle scuole, abbiamo organizzato dibattiti e forum – spiega Brugnone – Il primo passo, per noi, è stato convincere cittadini e amministratori che la mafia, e la ‘ndrangheta, erano presenti al Nord. Nel Nord, in Lombardia e in provincia di Varese, rapporti Dia alla mano, le mafie facevano affari, chiedevano il pizzo, giocavano in borsa, si insinuavano negli appalti».
Lo scontro con l’incredulità «è stato una costante che, forse oggi, si è finalmente sgretolata. Oggi possiamo passare a un livello superiore. Nel 2007 dichiaravamo che le mafie erano presenti sul territorio in modo massiccio e capillare. Dichiaravamo che i clan, le locali lombarde stavano rendendosi indipendenti da quelle “madri”. Oggi, nel 2010, c’è la consapevolezza del problema e possiamo parlare di come affrontarlo». Due operazioni hanno messo tutti di fronte alla dura realtà: “bad boys”, nell’aprile 2009, portò all’esecuzione di 39 ordinanze di custodia cautelare tra Legnano, Lonate Pozzolo, Ferno, Gallarate, Busto Arsizio e Milano. Nell’ordinanza compaiono decine di episodi di estorsione ai danni di artigiani e imprenditori picchiati, strozzati, costretti a fare da prestanome o privati delle loro attività per “onorare” i debiti.
Nel luglio 2010 l’operazione “Infinito” chiude il cerchio: 300 arresti, tutti in Lombardia, con l’omicidio di Carmelo Novella, avvenuto 14 luglio 2008 a San Giorgio su Legnano, a provare una teoria: «La secessione della ‘ndrangheta lombarda dai clan calabresi (la locale Legnano-Lonate faceva riferimento al clan Farao-Marincola di Cirò Marina) era in atto – spiega Brugnone – E l’omicidio ordinato al Sud mirava a fermarla». «Quando Saviano parla di ‘ndrangheta al nord “cita le 791 pagine dell’ordinanza di Infinito – prosegue – Non ha aggiunto nulla. Esiste una verità giuridica e una verità che appartiene alla società civile. La mafia oggi è andata all’università e gioca in borsa, segue i soldi e i soldi sono qui. E questo scenario economico non possiamo svincolarlo da quello politico».

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