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Un piccolo uomo dai grandi ideali

Fonte: www.alboscuole.it

di Giulia D’Errico

Intervista a Davide Borsani, referente del comitato “Ammazzateci Tutti” di Busto Arsizio

Io sono la voce di un grande coro che vorrebbe migliorare questo mondo travagliato, partendo da un problema tanto evidente e pericoloso quanto delicato.”

Ho intervistato Davide Borsani, referente del comitato “Ammazzateci Tutti” di Busto Arsizio. Davide collabora con “Ammazzateci tutti”, un movimento anti-’ndrangheta sorto su iniziativa spontanea dei giovani a Locri (in provincia di Reggio Calabria) negli ultimi mesi del 2005, ossia all’indomani dell’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. Questo movimento, oltre a sostenere con ogni mezzo possibile i testimoni di giustizia come Pino Masciari, sta promuovendo in Parlamento numerose azioni di carattere legislativo in materia di lotta e contrasto alla criminalità organizzata, quali ad esempio l’accelerazione dei processi di mafia, costantemente a rischio prescrizione. Attualmente “Ammazzateci tutti” continua ad unire in un unico grido ed in un grande movimento su scala nazionale la meglio gioventù italiana nella lotta contro le mafie e per la legalità: dalla Sicilia alla Campania, alla Lombardia, al Lazio, alla Puglia, al Veneto. Oramai si sta diffondendo in tutto il Paese. Davide ha avuto il suo primo contatto con “Ammazzateci tutti” circa due anni fa, in occasione di un incontro organizzato dalla parrocchia di Sacconago con Massimo Brugnone (responsabile regionale) e Suor Carolina Iavazzo: si è subito sentito attratto dal ruolo che l’associazione ricopre nella lotta alle organizzazioni criminali e dalla forte campagna operata per la promozione della legalità.

Il percorso, che l’ha portato ad aderire a questo movimento, è stato un graduale appassionarsi a questa nuova realtà, un susseguirsi di incontri avvincenti, l’insieme di tante piccole esperienze: “La decisione è stata parzialmente indiretta – afferma Davide -, dovuta alla voglia di collaborare, di informarmi, di partecipare e di dare un piccolo aiuto nell’organizzazione di eventi, ma soprattutto dovuta alla forte convinzione di seguire un ideale pulito che dev’essere la base per la nostra formazione personale”. Un incentivo in più per andare avanti è arrivato dagli incontri con Aldo Pecora (il presidente del movimento) e Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino Scopelliti, vittima della ‘Ndrangheta.
Parlando con Davide ho capito che noi giovani siamo la vera arma vincente nella lotta all’illegalità, perché, come diceva Giovanni Falcone, “la mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”. Quindi, se i giovani cominciano ad opporsi alla mafia, essa andrà via via morendo come tutti i fenomeni umani: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo” (Paolo Borsellino). “I giovani – dice Davide – sono il futuro e dovrebbero essere tra i più sensibili verso questo problema, che se non viene bloccato, ci accompagnerà per tutta la vita. Tutti noi possiamo fare qualcosa di concreto per fermare l’illegalità: il primo passo è l’informazione; dobbiamo essere a conoscenza di ciò che accade, inoltre dobbiamo essere attenti ad ogni più banale forma di ingiustizia perché è la complicità nelle piccole cose che porta all’omertà e alla sottomissione.”
Quando ho chiesto a Davide se non fosse troppo giovane per esporsi così tanto e se non temesse qualche ritorsione, sono rimasta spiazzata dalla sua risposta, che a mio avviso denota un’incredibile maturità: “Sì, hai ragione. Forse sono piccolo, neanche maggiorenne. Però ci sono passioni che non possono essere accantonate, che non possono essere lasciate lì a marcire. È giusto coltivarle, portarle avanti, farle maturare prima che si perdano nei meandri delle futilità. Per quanto riguarda la paura, non mi sembra il caso di menzionarla. Io ho messo un mattone a favore della legalità. C’è chi è riuscito a costruire un palazzo. Forse ha più paura quest’ultimo perché ha costruito una cosa più visibile che magari ha creato fastidio alle associazioni criminali. Io non sono ancora nessuno”.
Credo che Davide possa essere un modello comportamentale di approccio alla vita e alla società che ci circonda. Come già è stato detto, non si combatte la criminalità solo con le manifestazioni, ma interessandosi ad un problema che ci riguarda: le organizzazioni criminali a stampo mafioso controllano noi e il nostro territorio. “Chi finge che il problema non esista – ci fa notare Davide -, in realtà vive una vita vincolata dall’illegalità e una felicità non autentica, ma rubata a quella degli altri.”

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