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Il giudice Scopelliti: la storia dimenticata del “Falcone calabrese”

Fonte: http://www.varesenotizie.it

Presentato ieri a Busto Primo Sangue. La figlia del giudice ucciso dalla ‘Ndrangheta: Siamo qui a parlare perché qualcosa sta cambiando

“La convergenza” tra Stato e Mafia

BUSTO ARSIZIO – “Sfido chiunque, boss compresi, a non commuoversi di fronte alle parole di Rosaria”.Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti erano ieri a Busto Arsizio per presentare “Primo Sangue”. Nel primo libro scritto dal fondatore di Ammazzateci Tutti la storia dimenticata del giudice Antonio Scopelliti, ucciso dalla mafia prima di Falcone e Borsellino perché non volle “accarezzare” il maxi processo.

IL PROCESSO MORO E PIAZZA FONTANA

C’è una storia non raccontata nella Storia del nostro paese. Mentre tutti sanno cos’è Cosa Nostra e hanno sentito parlare della trattativa tra Stato e Mafia pochi sono a conoscenza della guerra di mafia che si è combattuta in Calabria tra il 1986 e il 1991, e dei 1000 caduti in soli 5 anni. Nel 1991 Rosanna aveva sette anni e suo padre, pubblico ministero della Corte di Cassazione, la trasportava da un posto all’altro chiusa in una valigia rossa. Suo padre aveva fatto annullare il matrimonio con la madre e aveva tenuto celata la nascita della figlia a quasi tutti, per cercare di proteggere la propria famiglia da un’attentato mafioso. Il padre di Rosanna era Antonino Scopelliti, “Non un pm, ma Il Pm della Corte di Cassazione” spiega Aldo Pecora. Tra le sue mani passarono i mille misteri della Storia d’Italia: il primo Processo Moro, il sequestro dell’Achille Lauro, la Strage di Piazza Fontana e quella del Rapido 904. Oltre al Maxi processo ai boss mafiosi. 

LASCIATA SOLA

Antonino Scopelliti venne ucciso il 9 Agosto del 1991 perché non piegò la testa di fronte alle richieste della ‘Ndrangheta. “La mafia gli offrì 5 miliardi di lire per “accarezzare” il maxi processo, ma lui rifiutò, perché più di ogni altra cosa voleva giustizia”. A parlare è Rosanna, la figlia del giudice Scopelliti. Per 15 anni è rimasta silenziosa, incapace anche solo di dire chi fosse suo padre. “La sensazione era quella di essere sola. Il funerale è stato fatto dopo meno di 24 ore e la storia di mio padre è stata subito dimenticata. Forse perché non si è voluto andare a vedere cosa ci fosse dietro a quell’uccisione. Giustamente si parla di Falcone e Borsellino, ma il sangue di mio padre è stato il primo a scorrere e forse alla base della sua uccisione c’è il primo patto di sangue tra Mafia e Stato”.

CONVIVERE CON LA ‘NDRANGHETA

In “Primo Sangue” Aldo Pecora, che all’epoca dei fatti aveva solo 5 anni, ricostruisce la figura umana e professionale del giudice, raccontando quello che altri “più grandi e migliori di lui” avrebbero dovuto raccontare. Il libro è nato da una vera e propria “emergenza” un “conato di vomito che è lo stesso che ha fatto nascere Ammazzateci Tutti”. La sensazione che fosse normale morire ammazzati dalla mafia.“In Calabria non faceva differenza se una persona morisse in un incidente sulla Salerno Reggio Calabria o se fosse ucciso dalla mafia”. Ammazzateci Tutti nasce quindi come un grido in una terra, la Calabria, in cui era convinzione generale che “la ‘Ndrangheta non fosse un problema, ma una cosa con cui convivere”. Cinque anni fa l’incontro, casuale, tra Aldo e Rosanna e “da lì inizia un percorso di verità per ricordare quel giudice importantissimo che era stato letteralmente dimenticato”.

LA SPERANZA DEI GIOVANI

Aldo ha 25 anni, Rosanna 27 e la stanza dove si tiene la presentazione del libro, a Busto, è piena di ragazzi. “A indignarsi sono sempre troppe poche persone. Se però tanti giovani hanno il coraggio di indignarsi e prendersi a cuore una vittima di mafia, allora forse qualcosa sta cambiando”. A Busto Arsizio Aldo ormai si sente a casa, qui è nato il primo coordinamento extra Calabrese di Ammazzateci Tutti e qui “si lavora da anni per far presente che in Lombardia c’è un problema di infiltrazione mafiosa”. “Per un anno abbiamo raccolto firme per dedicare ad Antonino Scopelliti una via” ricorda amareggiato Massimo Brugnone, coordinatore lombardo dell’associazione. “La proposta è passata all’unanimità nella commissione Capi Gruppo, stiamo però aspettando da mesi”. Al giudice Calabrese dovrebbero essere dedicati dei giardinetti in via Castelfidardo. Il tempo dell’incontro è volato e Aldo e Rosanna sono attesi ad un altro appuntamento a Rho. Prima, però di scappare, però, una speranza. “Sfido chiunque – dice Aldo – boss compresi, a non commuoversi di fronte alle parole di Rosanna. Compiano l’ultimo atto di dignità e decidano di pentirsi”. Per tutti gli altri l’obbligo, ora, di far uscire dall’oblio il giudice Antonino Scopelliti.

tiziano.scolari@yahoo.it

LUNEDÌ 24 GENNAIO 2011 09:40 TIZIANO SCOLARI


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