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La Mafia al Nord: parla Massimo Brugnone di “Ammazzateci Tutti” Lombardia

Fonte: http://www.bresciadomani.net

Giovani coraggiosi impegnati nella lotta alla Mafia. Ieri sera a Ghedi, alla presentazione di “Primo sangue”, il libro di Aldo Pecora sull’omicidio del giudice Scopelliti, oltre all’autore c’erano anche Massimo Brugnone, responsabile diAmmazzateci tutti-Lombardia e Rosanna Scopelliti, la figlia del magistrato assassinato il 9 agosto 1991, mentre era in vacanza in Calabria a Piale, frazione di Villa San Giovanni.
Per il delitto Scopelliti furono celebrati al Tribunale di Reggio Calabria ben due processi, uno contro Totò Riina e tredici capi mafia e un secondo procedimento contro Bernardo Provenzano e altri nove boss della cosiddetta  Commissione regionale di Cosa Nostra, tra cui Nitto Santapaola e Filippo Graviano. Furono tutti condannati in primo grado nel 1996 e nel 1998 e successivamente assolti in Corte d’Appello nel 1998 e 2000, perché le accuse dei collaboratori di giustizia e del pentito Giovanni Brusca vennero giudicate discordanti.

Cerchiamo di capire perchè un giovane di 23 anni, Massimo Brugnone, che studia giurisprudenza e vive a Busto Arsizio, abbia deciso di intraprendere questa missione particolare: rendere consapevoli i suoi coetanei e la sua gente che anche nel Nord ricco e felice esiste la Mafia.
L’incontro decisivo avviene nel 2007, quando conosce Aldo Pecora, il ventiquattrenne fondatore di Ammazzateci Tutti, un’ associazione di giovani che lottano contro la ‘ndrangheta, che gli mostra un mondo di cui non era consapevole.

La prima reazione è stata di sgomento, come poteva esserci la Mafia in Lombardia?”: ricorda Massimo, che dopo quelle rivelazioni decide di aprire una sezione lombarda dell’associazione Ammazzateci Tutti.

“Da allora abbiamo cominciato a collegare fatti che prima passavano inosservati. Oggi viene incendiato un bar, domani sparano alla vetrina di un negozio… così abbiamo aggiunto una materia ai nostri studi. Leggiamo le carte delle indagini e le relazioni della procura antimafia, andiamo ai processi per mafia a Busto Arsizio e a Milano. Soprattutto cerchiamo di portare questi fatti alla conoscenza di tutti.”

Impossibile rifiutare la realtà di fronte ai dati concreti: a Paderno Dugnano la Cupola si riuniva nel circolo Falcone e Borsellino, a Desenzano viveva Francesco Scullino, boss della ‘ndrangheta. Di lui i vicini dicevano che era “un bell’uomo distinto”.

“Dobbiamo dimenticare l’immagine dei mafiosi con la coppola e la lupara, in Lombardia la criminalità organizzata va a braccetto con la politica, senza alcuna distinzione di partito”.

Massimo ci ricorda che a Desio nel novembre 2010 la giunta di destra è stata sciolta per infiltrazioni mafiose, mentre a Trezzano è stato arrestato il sindaco del Pd. L’operazione di carabinieri “Mafia sul lago” ha dimostrato che nel Nord coabitano pacificamente mafia, camorra e ‘ndrangheta.
Tra le nebbie della pianura padana avvengono estorsioni, ricatti, usura. Le infiltrazioni mafiose sono, tuttavia, soprattutto nel mondo degli affari e della finanza, perché i boss hanno capito che la gente del nord è brava a far girare i soldi. Esiste una vera e propria borghesia mafiosa, fatta di notai, avvocati e commercialisti che ripuliscono il denaro sporco, oltre a molti imprenditori la cui sottomissione alla mafia rasenta la collusione.

Ma perché nessuno denuncia?
“Molti hanno paura e vergogna, ma soprattutto temono di non essere creduti. Come possono raccontare al vicino di casa che qualcuno gli chiede il pizzo? O che hanno chiesto un prestito e ora vengono taglieggiati? Queste cose non succedono nel nord, la gente vede la mafia come qualcosa di astratto, un problema del sud che qui non esiste. Così le vittime si sentono isolate e non denunciano”.

Cosa si può fare per contrastare questa situazione?
“Bisogna creare consapevolezza, rendere reale il problema in modo da spingere le persone a parlare senza paura e senza vergogna. La nostra lotta principale è far capire alla gente che la mafia si combatte soprattutto portando i suoi traffici alla luce del sole”.

Oggi la sezione della Lombardia di Ammazzateci tutti conta oltre 150 iscritti che organizzano soprattutto serate d’informazione e eventi nelle scuole. Come reagiscono i giovanissimi quando parlate loro di criminalità organizzata?
Spesso sono sbalorditi quando gli parliamo della mafia in Lombardia, ma sono anche molto più aperti degli adulti e forse proprio attraverso loro potremo portare il problema all’attenzione delle famiglie”

Non c’è il rischio che alcuni vengano attratti dalla mafia?
“Purtroppo molti ragazzi, soprattutto nei contesti di disagio, vengono coinvolti nel traffico della droga. Sono soldi facili che sembrano guadagnati senza rischio, ma sono giri da cui è difficile uscire. Per questo quando parliamo nelle scuole puntiamo molto sul rispetto della legalità, anche nelle piccole cose. Quando un bullo non fa la fila, oltre a sbagliare lui sbagliano tutti quelli che glielo permettono senza dire nulla”.

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