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Rosanna Scopelliti: non dimenticate mio padre

Fonte: http://www.bresciadomani.it

Durante la presentazione di “Primo sangue”, il libro di Aldo Pecora sull’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, abbiamo conosciuto Rosanna, la figlia del magistrato.
In pochi sapevano che il giudice Scopelliti si era sposato, ancora meno persone sapevano che avesse avuto una bambina.
La sua esistenza è stata a lungo tenuta segreta per ragioni di sicurezza, erano troppi, infatti, i nemici che il padre si era fatto nel corso degli anni.
Il giudice Scopelliti era uno dei più tenaci e implacabili sostituti procuratori presso la Corte di Cassazione, si occupò di molti processi contro la mafia ed i terroristi. Un uomo che non ha mai tentennato nemmeno davanti ai casi più difficili; rappresentò, infatti, la pubblica accusa nel primo Processo Moro, nel sequestro dell’Achille Lauro, nella Strage di Piazza Fontana e nella Strage del Rapido 904.
Nel 1991 stava lavorando al rigetto dei ricorsi in Cassazione avanzati dei mafiosi condannati nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra. La Cupola tentò più volte di corromperlo, arrivando anche ad offrirgli 5 miliardi di lire per favorirne l’assoluzione, ma di fronte all’integrità del magistrato il denaro non poteva nulla.
La Mafia non poteva toccarlo a Roma, dove lavorava, perché lì era sempre sotto scorta, l’omicidio doveva essere compiuto in Calabria. Lì Scopelliti non aveva nessuna protezione, credeva che tra la sua gente sarebbe stato al sicuro, non pensando che, pur di eliminarli, la Mafia sarebbe arrivata a stringere un’alleanza con la ‘ndrangheta.
Così il pomeriggio del 9 agosto ’91, una moto si affiancò all’auto del magistrato che tornava dal mare, in località Campo Calabro, colpendolo con un fucile a pallettoni e uccidendolo all’istante.
Nessun colpevole venne condannato per questo omicidio, il primo processo fu annullato il giorno prima della sentenza, mentre l’appello vide assolvere tutti gli imputati. Fu l’unico caso in cui non venne riconosciuta la validità del “teorema Buscetta”, secondo cui erano sempre i boss della Cupola i mandanti di ogni omicidio.
Rosanna, a soli 7 anni, scopre della morte del padre dalla televisione, un pensiero le attraversa la mente “non sempre i buoni vincono”. Va a Roma con la madre e da quel momento torna in Calabria solo lo stretto necessario, è troppo doloroso ritornare in quella terra, passare in treno vicino al luogo dell’attentato.
Quando per caso incontra Aldo Pecora, il fondatore di Ammazzateci Tutti, questi le chiede di raccontare e ripercorrere la storia del giudice.
“E’ cominciato così un viaggio alla scoperta della Calabria, ma anche un viaggio alla riscoperta di mio padre. Ho capito che per tanto tempo ho, forse inconsapevolmente, incolpato mio padre di avermi lasciata sola, di aver sacrificato se stesso per un Paese che lo ha dimenticato”.
Dopo la morte del padre, Rosanna e la madre hanno provato molta solitudine, poco si è parlato di quel cruento omicidio, ancora meno è stato fatto per ricordare il sacrificio del giudice.
“Nel tribunale di Reggio Calabria – ci dice Rosanna – non c’è una targa, non c’è un’aula dedicata al suo nome”.
La ragazza ha sempre saputo che il padre era in pericolo, i genitori avevano sempre cercato di rendere normale questa situazione, anche la valigia rossa in cui a volte doveva nascondersi durante gli spostamenti.
“Sapevo di vivere una situazione particolare, a scuola firmavo solo con l’iniziale del cognome e agli altri bambini dicevo che il mio papà era un medico”. Nonostante ciò Rosanna ricorda un padre attento e premuroso, che amava immensamente la famiglia.
Conoscere i ragazzi dell’associazione Ammazzateci Tutti ha permesso a Rosanna di vedere che accanto a quella Calabria che ancora oggi non parla ad alta voce di ‘ndrangheta, esistono persone che affrontano il nemico a viso scoperto.
Insieme con Aldo Pecora, Rosanna decide di raccontare la storia di suo padre nel libro Primo Sangue, che ripercorre le vicende umane e professionali del giudice Scopelliti. Un viaggio nel tempo che porta alla luce anche tutte le stranezze delle indagini: il corpo del magistrato venne sepolto in sole 24 ore, il luogo dell’attentato venne riaperto al traffico in poche ore, nessuno ammise mai di aver visto o sentito nulla.
Rosanna Scopelliti oggi ha solo 26 anni eppure ha deciso di impegnarsi con tutte le sue forze perché la memoria del padre non venga cancellata, nella speranza di ottenere giustizia per lui e per tutte le altre vittime della mafia.

Sara Trigiani

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