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La convergenza

Che parola. Venerdì sera l’ho aggiunta al mio vocabolario. Il suo significato? “Due o più soggetti che tendono ad andare verso lo stesso punto muovendo da direzioni diverse”.
L’occasione è stata la presentazione a Busto Arsizio dell’ultimo libro di Nando Dalla Chiesa che parla proprio di questo: la convergenza associata alla mafia. Anzi oserei dire che la convergenza è la parola adatta per definire la mafia.

Chi è il mafioso?

Il nostro paese, invaso ormai da decenni da questa realtà criminale, è profondamente segnato. L’italiano oggi immagina il mafioso come un signore, che parla inglese, veste in doppio petto e usa il computer. Ma il mafioso non è costui. Il mafioso è un signore, che parla solo in dialetto, che ha terminato gli studi in seconda elementare e che non sa nemmeno come si accende il computer. Due esempi su tutti, Totò Riina e Bernando Provenzano.
Ma la mafia non è solo questo. Radicatasi nella politica o in amministrazioni pubbliche, colpisce anche le persone “colte”, perché hanno i titoli di studio, che sono a capo di uffici di enorme responsabilità: i cretini. Così come li definisce Dalla Chiesa, così come penso che siano. Persone che non sanno quelle che fanno, disposte a farlo gratuitamente, ma che creano scompiglio all’interno delle vita pubblica pilotati dai mafiosi. Loro non sono complici o incoscienti, il punto è che non se ne rendono proprio conto. Sono un appiglio che la mafia ha all’interno degli uffici pubblici e su cui essa punta, dato che sono facilmente influenzabili. Sono la chiave per aprire la porta dell’amministrazione delle città. Ed ecco che persone culturalmente insignificanti riescono a ricoprire ruoli di potere in ambiti dove, questo stesso potere, è istituzionale e non solo una mera soddisfazione del proprio ego.

La convergenza d’interessi riguarda tutti in prima persona. Subentrano in gioco due soggetti. Un è il “mafioso criminale”, l’altro il “mafioso civile”. Tra di essi nasce un compromesso per il quale una determinata situazione possa portare dei vantaggi sia all’uno che all’altro. Ma forse il “mafioso civile”, cittadino comune, è il vero colpevole, perché avendo ristretto il suo raggio visivo ai soli interessi personali, favorisce il “mafioso criminale”, spianandogli la strada verso il soddisfacimento dei suoi di interessi.

La mafia è invisibile. Non si vede, ma certamente non si può negare la sua imminente presenza anche nel nostro Nord d’Italia. Finalmente, proprio in questi ultimi due anni, abbiamo avuto due prove lampanti che hanno risuonato un campanello dall’allarme nella società che non sapeva, o meglio, non voleva realizzare la presenza criminale in Lombardia, nella regione più Europea d’Italia. L’operazione “Bad Boys” che portò 39 arresti al “locale di Legnano – Lonate Pozzolo”; e l’altra, nel luglio 2010, con i 300 arresti in tutta Italia seguiti all’operazione “Infinito”. È grazie all’incessante lavoro, silente, della magistratura e delle forze dell’ordine che molti hanno dovuto smontare il luogo comune secondo cui “la mafia al Nord non esiste” sostituendolo con la più ben cruda realtà: “è al Nord e sta costituendo la sua testa di serie”.

In attesa delle elezioni comunali di Maggio.

L’elettore vota il partito, il mafioso vota la persona che gli viene indicata per ricoprire quel ruolo. Non importa se è di sinistra, destra o centro, l’importante è lui, il candidato della cosca. Quella persona che, ricevendo quei voti, possa entrare a far parte dei consigli comunali e, nel caso riuscisse a ricevere il maggior numero di preferenze, gli spetterebbe anche un assessorato. È per questo che doppiamo sostenere l’appello di Nando dalla Chiesa: “votate indicando la preferenza. Ogni scheda bianca, è una possibilità in più alla mafia di avere un ruolo nei posti di comando delle amministrazioni locali”.


Davide Borsani
Ammazzateci Tutti Busto Arsizio

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