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Gratteri: “I calabresi vogliono l’Expo per fornire una prova del loro potere”

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Intervista al procuratore aggiunto di Reggio Calabria. “Non puntano ai profitti, ma mirano a dimostrare il loro prestigio. Gli arresti degli ultimi anni non sono frutto di questo governo”

di DAVIDE CARLUCCI

“Le strategie delle ‘ndrine in Lombardia si decidono ancora in Calabria. E dopo le operazioni Crimine e Infinito che hanno messo in ginocchio i clan aspettiamoci una riorganizzazione. “Morto un papa, se ne fa un altro”: la ‘ndrangheta ragiona così”. Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, è uno dei massimi conoscitori dell’organizzazione criminale che, secondo l’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia, ha ormai “colonizzato”, in varie forme, la regione più ricca d’Italia.

“La ‘ndrangheta colonizza la Lombardia”

E ora? Dove vogliono arrivare le cosche?
“Vogliono di sicuro continuare a essere presenti dove c’è da gestire denaro e potere. E la Lombardia resta, da questo punto di vista, un luogo strategico. Lo era già negli anni Settanta, lo è ancora di più oggi”.

Anche lei lancia l’allarme sull’Expo?
“Sì, ma in un senso preciso. La ‘ndrangheta scommette su quella operazione, insieme con altre, non tanto perché direttamente interessata ai profitti che se ne potranno ricavare. Quel che più le fa gola è il potere, il carisma che potrà ricavare se riesce a inserirsi nell’affare. Se un boss è in grado di far lavorare cento o mille picciotti, se è in grado di procurare guadagni a imprenditori contigui, ecco se riuscirà a fare tutto questo potrà affermare il prestigio sociale su cui si fonda la sua potenza”.

Per questo le locali lombarde puntavano a rendersi autonome dalla Calabria? La relazione parla di un’idea “rivoluzionaria” di separatismo criminale. È un disegno che le cosche continuano a coltivare?
“Quel progetto è fallito nel 2008 con l’omicidio di Carmelo Novella. Tentava di sganciarsi ma è stato prima messo da parte e poi ucciso. Qualcuno che sogna di staccarsi c’è ancora ma la ‘ndrangheta non è più tale se prova a tagliare il cordone ombelicale con la sua terra madre. E oggi ogni assenso e ogni benedizione a tutte le azioni criminali condotte in Lombardia continuano a passare da San Luca“.

La Lega attribuisce all’emigrazione e ai soggiorni obbligati il dilagare delle presenze mafiose in Lombardia.
“È un’analisi superata, poteva esser vero trent’anni fa. Ora ci sono nuove generazioni di professionisti, avvocati e ingegneri che possono anche essere autoctoni, senza nessun rapporto con le regioni d’origine tipiche delle mafie, e aprire la porta alla ‘ndrangheta nell’economia e nella pubblica amministrazione.
Dimentichiamoci le valigie di cartone, così non cogliamo il fenomeno”.

Lei dice che Milano attira la ‘ndrangheta non solo per i soldi, ma anche perché qui c’è il potere.
“Le mafie votano e fanno votare a destra e a sinistra. Puntano sul cavallo vincente e cercano di capitalizzare il voto”.

Il governo rivendica il merito di aver contrastato più che mai la penetrazione dei clan, anche al Nord. Ma nella relazione della Direzione nazionale antimafia si rimarca anche l’esiguità degli organici dei magistrati impegnati in prima linea contro i clan.
“Con gli arresti degli ultimi anni non c’entra nessun ministro, nessun governo, né quello di oggi né quello precedente. Gli investigatori che ci sono oggi c’erano prima. E il quadro che descrive la relazione è identico in Lombardia e in Calabria”.

Ovvero?
“Non sono arrivati più soldi per gli straordinari di chi ha lavorato giorno e notte sui blitz. Non sono arrivati più uomini. Non si riesce a coprire nemmeno quelli che vanno in pensione. E invece noi possiamo pareggiare la partita contro quel sistema criminale solo investendo in giustizia e cultura, come scrivo nel mio ultimo libro, “La giustizia è una cosa seria””.

Quindi lei ritiene che la giustizia vada riformata anche per combattere meglio i clan?
“Sì, ma la strada non è certo quella del processo breve o della separazione delle carriere, se vogliamo riferirci alla riforma che il governo sta approvando in queste ore. Per contrastare il metodo mafioso serve più l’informatizzazione dell’attività giudiziaria, la depenalizzazione dei reati bagatellari, la riorganizzazione delle reti dei tribunali in un progetto di geografia giudiziaria”.

La società civile e le istituzioni lombarde sembrano essersi accorte con un po’ di ritardo della penetrazione delle mafie. Qual è la prima cosa che deve notare chi vuole capire quando, dietro l’apparenza di normalità, si nascondono i boss?
“Deve far caso soprattutto agli arricchimenti improvvisi. Quasi sempre dietro chi fa soldi dal nulla sta semplicemente riciclando i proventi della cocaina”.

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