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«Da qui partono i nuovi mille contro la mafia»

Fonte: “La Prealpina” di Martedì 12 Aprile 2011

Un fiume di studenti grida «Legalitàlia»: per una mattina Busto capitale culturale della lotta alla ciminalità

E’ semplice e dirompente il messaggio di uno dei tanti striscioni che gli studenti srotolano sotto il sole dell’ora di pranzo una volta arrivati nel giardino quadrato del Museo del Tessile. Soprattutto, riassume in cinque parole una mattina da grandi numeri (5 cortei, 6 istituti superiori, 9 auditorium, 10 moderatori, 30 relatori, 3.500 ragazzi tra i 14 e i 20 anni uniti dallo stesso scopo) che, per una volta, rendono davvero Busto Arsizio capitale, e cioè: «Anche il silenzio è mafia». Per questo dopo cinque intense ore di approfondimenti, incontri e sfilate per le strade cittadine nessuno sta zitto. E dal palco, durante gli interventi conclusivi, viene ribadita – in qualche caso gridata – la rivendicazione di «libertà», «legalità», «responsabilità», «scelta di parte». Quella giusta.

E’ tutto questo e parecchie altre emozioni ancora «Legalitàlia». La ricca mattinata di ieri contro ogni delinquenza organizzata – si chiami mafia, ‘ndrangheta, camorra o sacra corona unita – fortissimamente voluta dalle superiori bustocche. Gli artefici sono  i ragazzi del liceo artistico «Candiani», dell’Itc «Tosi», del liceo classico «Crespi» e del liceo scientifico «Tosi», tramite i loro rappresentanti, che con il sostegno di professori e presidi svuotano le aule per dare un massiccio corpo all’articolata iniziativa. A loro si aggiungono delegazioni dell’Ipc «Verri» e dell’Isis «Facchinetti». L’aiuto fondamentale nel coordinamento del programma arriva dal movimento «Ammazzateci Tutti», guidato in città da Massimo Brugnone. Mentre il patrocinio è della Provincia e dei comuni di Busto, Gorla Maggiore, Fagnano Olona e Olgiate Olona. Ma, al di là del notevole sforzo organizzativo, sono le parole a pesare. Nei vari appuntamenti a tema e nell’oretta conclusiva al Museo del Tessile tra musica, stand, panini, applausi, orgoglio giovanile e interventi dal palco. A cominciare da quello di Brugnone che, presentando i vari ospiti chiamati al microfono, trova il tempo per la sottolineatura capace di far esplodere il boato: «Alla faccia di chi dice che siamo dei bamboccioni».

No, questi studenti non lo sono. Come non lo è il giovane presidente nazionale di «Ammazzateci tutti», il calabrese Aldo Pecora, che dopo aver imitato alla perfezione il Cetto Laqualunque di antonio Albanese («Perché la mafia va presa per il culo») torna nella sua voce e arringa: «Tutti i giorni dobbiamo stare accanto agli amministratori pubblici che rischiano sulla loro pelle. Non sto a fare i conti di quanti siamo qui oggi, ma dico che siamo i nuovi Mille che da Busto cominciano il loro percorso per liberare tutte le regioni dalle mafie». E come non lo è la giovane Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino ucciso il 9 agosto 1991 da Cosa Nostra, che esorta: «Mio padre è stato un uomo, un magistrato, una persona libera sino all’ultimo minuto. Non abbiate mai paura di scegliere da che parte stare e di mandare a quel paese la mafia».

Poi c’è chi è sempre in prima linea. Il giornalista Pino Maniaci di Telejato (Partinico) urla dal palco: «I partiti ci parlano di legalità e poi portano in Parlamento corrotti, condannati e collusi con la mafia. Bisogna cominciare a minare questi partiti dalla base – e non faccio distinzioni tra destra e sinistra – affinché facciano pulizia al loro interno». Mentre il primo dirigente del Commissariato cittadino, Giovanni Broggini, ricorda a margine della mattinata: «Un’iniziativa organizzata in modo perfetto. L’ulteriore risposta alla recente operazione della polizia che è riuscita a dare un colpo pesante al giro d’affari dei malavitosi insediati a Busto. La prossima settimana parteciperò a una cena dell’insediamento gelese in città, del quale il 99 per cento è composto da gente onestissima».

Così, con l’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta che ricorda i risultati delle denunce della sua associazione antiraket (950 arresti in cinque anni) e il preside Andrea Monteduro che ringrazia i ragazzi («voi ci state guidando»), Gigi Farioli può ribadire una volta in più il suo leit motiv. «Oggi Busto è davvero capitale», scandisce il primo cittadino al microfono. «E’ il centro dell’Italia per libertà, dignità e onestà». Quindi, rivolto agli studenti: «Insieme con voi è stata scritta una pagina di cultura contro il pendolo che oscilla tra il negazionismo conigliesco e il professionismo dell’antimafia».

Angelo Perna

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