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I Sopranos a Busto Arsizio

Fonte: http://www.milano.corriere.it

Nei filmati della polizia l’ostentazione di ricchezza del clan di Gela trapiantato in Lombardia. 63 arresti

Dal nostro inviato Claudio del Frate

VARESE — I Sopranos a Busto Arsizio. C’è il battesimo della figlia del boss? Non si badava a spese e si affittavano limousine bianca e ristoranti top gourmet. Bisogna fare la gita sul lago? Ecco pronto un motoscafo di 14 metri. Per tre anni gli agenti delle squadre mobili di Varese, Genova e Caltanissetta hanno seguito le mosse degli affiliati a un clan di Gela trapiantati al Nord; e a volte hanno avuto la netta sensazione di trovarsi nel bel mezzo di una fiction sulla mafia italo americana, tanto gli stereotipi, le manie di grandezza, la pacchianeria erano rispettati. Certo, la voglia di sorridere passa presto se si pensa che tanta ricchezza esibita era il più delle volte frutto del più classico meccanismo di riciclaggio di denaro sporco: si partiva dal traffico di droga proveniente da Santo Domingo, dalle estorsioni ai danni di imprese lombarde e si arrivava a investire i profitti in aziende edili, autosaloni, immobili.

ASSE MALAVITOSO – Mercoledì la polizia ha arrestato 63 persone, in gran parte in provincia di Varese e sequestrato beni per un valore complessivo di 10 milioni di euro; l’indagine, partita dalla procura di Caltanissetta e che ha visto anche la partecipazione dello Sco della polizia ha messo in luce un asse malavitoso tra Gela e il Nord Italia, in particolare con le province di Varese e Genova. «Fra la famiglia Emanuello, che operava in Liguria – ha detto il capo dello Sco Gilberto Caldarozzi – e i Rinzivillo attivi a Busto era avvenuta una spartizione del territorio». I flussi di denaro (di cui è impressa la memoria su alcune chiavette ubs riferite a conti on line) servivano al sostentamento della famiglia, compresi i parenti di coloro che finivano in carcere. Sotto sequestro sono finite società come la Si.ma., molto attiva nel campo dell’edilizia e riconducibile ai Rinzivillo ma anche una villa con piscina nel quartiere di Prima Porta a Roma e un’autosalone sempre riconducibile a componenti del clan; oltre al «gioiello» della collezione: uno yacht di 14 metri ormeggiato a Lisanza, sul lago Maggiore.

«LE VITTIME CI HANNO AIUTATO» – «Questa volta – ha sottolineato il questore di Varese Marcello Cardona – le vittime delle estorsioni hanno collaborato con noi: le loro denunce hanno dato un contributo importante all’indagine». Partendo da queste denunce la polizia ha iniziato un’attività di intercettazione telefonica e ambientale. Che ha portato a immortalare episodi come il battesimo della figlia di Rosario Vizzini, ritenuto il capo della filiale di Busto Arsizio della famiglia gelese. Nel filmato delle polizia si vede una lunghissima limousine bianca varcare il cancello di Villa Crespi, ristorante di Orta tra i più rinomati della zona (e totalmente estraneo all’indagine); dal macchinone scende Vizzini che ha in braccio la neonata e la solleva tra gli applausi degli invitati. Questi ultimi – circa 200 – erano arrivati al ristorante dalla vicina chiesa a bordo di un trenino addobbato e noleggiato per l’occasione. Dalla Sicilia il capo si era premurato di far arrivare anche il cantante con l’orchestra. Per quel ricevimento Vizzini avrebbe pagato secondo gli inquirenti 40 mila euro. Tutti rigorosamente in contanti.

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