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«Sopranos» di Busto Arsizio, si pente il boss Rosario Vizzini

Fonte: http://www.milano.corriere.it

L’uomo ha fatto ritrovare i resti di un «picciotto» ucciso nel 2008. Potrebbe svelare altri segreti di Cosa Nostra

MILANO – Si è pentito il capo dei Sopranos di Busto Arsizio: Rosario Vizzini, il boss che non esitava ad affittare una limousine bianca e un ristorante top gourmet per il battesimo della figlia, è diventato un collaboratore di giustizia e come prima prova dell’autenticità delle sue confessioni ha fatto ritrovare i resti di un «picciotto» di cui si erano perse le tracce nel 2008 e che era stato assassinato dal clan. Per la lotta alla criminalità organizzata in Lombardia si tratta di un passo decisivo, perché Vizzini è considerato il reggente al Nord della cosca dei Rinzivillo di Gela: un «capo», insomma, depositario di molti segreti sulle trame dell’economia illegale in Lombardia. La fredda cronaca dice che nei giorni scorsi la Squadra Mobile di Varese ha individuato in un campo di Vizzola Ticino, a pochi passi dall’aeroporto di Malpensa, la tomba di Rosario D’Aleo, un piccolo malavitoso locale legato alla famiglia dei gelesi. L’esame del dna ha consentito di stabilire con certezza l’identità di quei poveri resti.

Il fatto più importante è però che quel ritrovamento è stato possibile grazie al racconto di Rosario Vizzini, che si trova in carcere dal 2009 colpito da due ordinanze per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ma chi è Vizzini? Cinquantuno anni, ufficialmente titolare di alcune attività immobiliari, alle cronache è conosciuto per via di un’intercettazione ambientale effettuata due anni fa dalla Mobile: gli agenti filmarono in quell’occasione una limousine bianca mentre varca il cancello di un lussuoso ristorante sul lago d’Orta. Dall’auto ecco scendere Vizzini che tiene in braccio la figlioletta, appena reduce dalla cerimonia di battesimo. La ricchezza esibita, la pacchianeria della cerimonia aveva fatto guadagnare a Vizzini e ai suoi accoliti il nomignolo di «Sopranos di Busto Arsizio». Più prosaicamente Vizzini è ritenuto il fondatore di una filiale al Nord delle famiglie malavitose di Gela.

«E’ la prima volta che un appartenente a questo specifico clan decide di collaborare con la giustizia» così il capo della Mobile Sebastiamo Bartolotta sottolinea l’importanza dell’indagine. Secondo alcune indiscrezioni, Vizzini ha davanti a sé la prospettiva di rimanere in carcere per circa 20 anni e, anche per il legame stretto con la famiglia (quella di sangue, beninteso) avrebbe deciso di raccontare quello che sa per poter beneficiare di sconti di pena. Ovvio, dunque, che nei primi interrogatori non avrebbe parlato solo dell’omicidio D’Aleo. Il suo percorso collaborativo, viene sottolineato, è solo all’inizio e potrebbe svelare altri segreti sul radicamento di Cosa Nostra al Nord.

Claudio Del Frate
06 luglio 2011 16:45

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