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Busto Arsizio, finisce in manette il killer del gelese Salvatore D’Aleo

Fonte: http://www.siciliainformazioni.com

Gli uomini della squadra mobile di Varese, in collaborazione con gli agenti del commissariato di Busto Arsizio e con i colleghi di Caltanissetta, hanno arrestato il cinquantanovenne Emanuele Italiano: l’uomo è accusato di aver fatto parte del gruppo di fuoco che uccise, nell’ottobre del 2008, Salvatore D’Aleo.

Sia l’arrestato che la vittima, originari di Gela, si erano trasferiti, oramai da diversi anni, nella provincia di Varese.

Stando agli inquirenti, l’omicidio di Salvatore D’Aleo sarebbe da inserire all’interno di un conflitto esploso tra gli affiliati al gruppo di cosa nostra dei Rinzivillo, presente da decenni in Lombardia.
La vittima, infatti, scomparve proprio nell’ottobre di tre anni fa: anche la trasmissione “Chi l’ha visto”, sollecitata dai parenti, si è occupata per diverso tempo delle ricerche.
Solo il mese scorso, però, gli investigatori riuscirono a ritrovare alcuni resti umani all’interno dei boschi di Vizzola Ticino, in provincia di Varese: rafforzando l’ipotesi che fossero riconducibili a Salvatore D’Aleo.

Con l’arresto di Emanuele Italiano, pluripregiudicato e residente in via Boccaccio a Busto Arsizio, gli inquirenti sono sicuri di aver stretto il cerchio intorno al gruppo che decise di finire Salvatore D’Aleo. Anche la vittima, infatti, avrebbe fatto parte della cosca Rinzivillo, vicina alla famiglia Madonia, operante in Lombardia: la sua esecuzione, stando all’esito dell’indagine, sarebbe stata decisa dal leader del gruppo Rosario Vizzini, già in carcere dopo i blitz “Fire off” e “Tetragona”.

Salvatore D’Aleo sarebbe stato ucciso per contrasti legati alla gestione dei profitti generati dalle estorsioni e dal mercato della droga, Emanuele Italiano, invece, è stato bloccato proprio a Busto Arsizio mentre era in compagnia di una donna marocchina quarantaduenne Zouhaidi Khadija, priva del necessario permesso di soggiorno.

Il presunto killer è  stato trasferito all’interno del penitenziario della città. Come confermato dagli inquirenti, però, le indagini non si fermano: si cercherà di individuare gli altri componenti del gruppo che freddò Salvatore D’Aleo.

La svolta nelle indagini è giunta in concomitanza con l’avvio della collaborazione dell’ex leader di cosa nostra gelese al nord Rosario Vizzini.
Un uomo in grado di descrivere al meglio gli affari della mafia gelese in Lombardia.

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