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“Amico o fuori dal cerchio magico vi racconto il sistema di potere a Sesto”

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Parla Di Caterina, il principale accusatore di Penati: “Ora molti imprenditori solidarizzano con me, spero si decidano a parlare. Mi sono ribellato a un sistema. I magistrati hanno in mano tanta di quella roba che c’è soltanto da aspettare

di PAOLO BERIZZI

MILANO – “C’è solo Cotti, o ne sono venuti fuori altri…?”. Altri chi? “Imprenditori. Gente che, finalmente, si decide a parlare. Come ho fatto io. Perché questa storia, e lo vedrà, è solo all’inizio”. Piero Di Caterina ha il tono incalzante di chi ha rovesciato un macigno nello stagno (lui la chiama “palude”) e adesso attende che le acque travolgano definitivamente gli argini.

Ha letto le dichiarazioni di Diego Cotti sul “sistema Sesto”. “I magistrati hanno in mano tanta di quella roba che c’è solo da aspettare”, promette appuntandosi la medaglia di principale accusatore di Filippo Penati di cui è stato amico e al quale – secondo i pm di Monza – avrebbe pagato tangenti per 2,235 milioni in cambio di favori per la sua società di trasporti Caronte.

In che senso, scusi, c’è solo da aspettare?
“So di molti imprenditori che sono stati risucchiati dallo stesso sistema al quale dopo anni mi sono ribellato. Le mazzette della politica. O tiri fuori i soldi o non lavori. Questi imprenditori nei giorni scorsi mi hanno espresso la loro solidarietà. Spero che facciano un passo in più: andare dai magistrati a raccontare. Qualcuno, forse, l’ha già fatto”.

Può spiegare meglio?
“C’è gente che ha cambiato città, perché a Sesto, a Milano, insomma nella grande area metropolitana non riusciva più a lavorare. Professionisti, industriali.

Li hanno messi fuori gioco, fuori dal sistema”.

Come è costruito il sistema delle mazzette che lei ha pagato per anni? Che cosa accadeva nelle stanze di comando del Comune di Sesto?
“Ci sono due piani distinti. Due livelli di imprenditori. Quelli amici e quelli che stanno fuori dal cerchio. I primi sono quelli che possono pagare – 10mila, 100mila, 1 milione – . E’ a loro che vengono chiesti i soldi. Il politico se li fa dare da uno con cui è in confidenza, non da uno che non conosce o che conosce appena. E così: quelli che non possono pagare vengono sbattuti fuori. E’ il sistema che li seleziona. Non potendo mettere i soldi sul tavolo non hai accesso al binario e non lavori”.

La chiamano “mediazione”, come fosse una percentuale da versare su un contratto.
“”Mediazione”, “contributo alla politica”, “finanziamento”, “aiuto”… Per me si chiama tangente, e basta”.

Quali altri imprenditori conosce, oltre a Giuseppe Pasini e a Cotti, che come lei erano organici al sistema Sesto?
“Ne conosco, ma le cose che ho detto ai magistrati non posso dirle ai giornalisti”.

Erano anche compagni di viaggio suoi e di Penati nelle vacanze che avete fatto in giro per il mondo?
“Sì. Di imprenditori ce ne erano sempre. Quelli erano viaggi per metà di lavoro – diciamo istituzionali o comunque di affari – e per metà di piacere. Brasile, Usa, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia. Erano gli anni di Penati sindaco. Solo uomini, niente famiglie”.

Ci sono altri politici, oltre a Penati, ai quali lei avrebbe pagato tangenti?
“Ho lavorato con amministrazioni di Milano, Sesto, Segrate, Cinisello. Il sistema è diffuso e trasversale. Tante cose, ripeto, devono ancora venire fuori. Faccio un esempio: lei lo sapeva che Penati aveva questa fondazione Fare Metropoli? Io no. Scopro ora che c’era anche il mio nome tra gli iscritti. Mai stato”.

Si è anche detto che lei avrebbe messo a disposizione di Veltroni dei pullman per la campagna elettorale del 2008.
“Non è mai successo”.

Ha conosciuto altri big della politica oltre a Penati?
“Sì, ma alcuni li ho conosciuti anche per conto mio. Non tramite lui”.

Sono passate due settimane da quando è scoppiato lo scandalo tangenti nell’ex Stalingrado d’Italia. Penati dice che lei e Pasini siete imprenditori in difficoltà e con problemi giudiziari, e quindi non attendibili.
“Siamo in difficoltà perché il sistema delle tangenti ci ha ammazzato. Adesso inizio a sentire i brividi nella schiena, molti enti con cui lavoriamo cominciano a prendere le distanze, gente che non si fa più trovare, contratti che saltano, minacce. Perché, secondo lei?”.

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