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Le mani dei clan di Cosa Nostra su 4 locali delle notti di movida

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

A capo del gruppo mafioso che controllava discoteche, bar e ristoranti, il boss Guglielmo Fidanzati in carcere per traffico di droga. Decisive le rivelazioni della sua compagna

di EMILIO RANDACIO

Quattro locali notturni che animano le serate in città. Ma anche bar alla moda, ristoranti, tabaccherie e perfino la società che fornisce alcolici alle principali discoteche (Milano Beverages). Da ieri, sui locali della movida si allunga la pesante ombra della mafia siciliana. Con il clan dei palermitani Fidanzati, che da dietro le quinte controlla i ‘discepoli’, gli affiliati che fanno da prestanome. Personaggi solo ufficialmente proprietari di discoteche come il Luminal o il Caffè Solaire, che in realtà sono in mano del padrino Guglielmo Fidanzati.

Il business delle notti sarebbe stato controllato proprio da questo palermitano di 62 anni, figlio del più noto e temuto Gaetano, boss del quartiere Arenella e Acquasanta, la cui latitanza per traffico di droga è finita lo scorso anno in un’anonima baita della Bergamasca. Il discendente sembra aver seguito le sue orme. Oggi in carcere (sempre per droga), Guglielmo avrebbe retto le fila del business movida. A raccontarlo non sono solo le intercettazioni telefoniche disposte dalla Dda ed effettuate dal Nucleo regionale di polizia tributaria. Ci sono anche le parole di diversi ‘pentiti’.

La prima a dare un contributo all’inchiesta grazie al suo ruolo nell’organizzazione è stata la compagna del boss, P.T. Era lei, secondo l’accusa, «che si occupava degli aspetti contabili e fiscali delle società del gruppo, nonché di riferire alle persone di volta in volta interessate, le direttive impartite da Fidanzati in ordine alle attività da svolgere». La sintesi è che il boss «e i suoi sodali gestivano numerosi locali di ristorazione (Moscati e il barristorante Ricci) e di intrattenimento in città mediante il ricorso a numerosi prestanome». Era rispettato e temuto, Fidanzati. In un altro verbale P.T., ricorda come il compagno le abbia «spiegato che si avvaleva della collaborazione di Michele Cilla per tutte le operazioni finanziarie e per fare funzionare i locali notturni.

In cambio Cilla aveva chiesto la ‘protezione’ di Fidanzati per tacitare le pretese di un gruppo di calabresi che vivono a Torino ai quali aveva chiesto denaro in prestito». Criminali pesanti, visto che in questo racconto, «i calabresi volevano indietro i soldi e avevano minacciato Cilla. Si erano presentati a maggio 2010 al Cafè Solaire e lo avevano caricato in macchina. Fidanzati, avvisato, era intervenuto per salvarlo». E sempre per un prestito non onorato il boss palermitano sarebbe intervenuto per evitare che l’ex proprietario del locale Ricci continuasse a essere taglieggiato pesantemente da un criminale del calibro di Giancarlo Lombardi.

Non è la prima volta che un’inchiesta della magistratura svela come dietro al business del divertimento si nascondano i clan, e interessi elevati. Non più tardi di un mese fa gli ex soci delle stesse discoteche Luminal, Shocking, Borgo Karma e Cafè Solaire sono finiti in manette per truffa. Nell’estate del 2010, il carcere era toccato anche a funzionari pubblici accusati di aver agevolato le licenze dei locali notturni in cambio di mazzette e favori. L’inchiesta che ieri ha portato al sequestro delle quote societarie delle quattro discoteche fa presagire altri sviluppi. Lo si intuisce dal numero di omissis che accompagna il decreto di sequestro disposto dal gip Fabrizio D’Arcangelo, e dal fatto che tre inchieste si sono incrociate sullo stesso tema (anche polizia, Gico, e carabinieri hanno fornito corposi rapporti investigativi). Insieme a Fidanzati, accusato di associazione a delinquere finalizzata all’intestazione fittizia di beni, c’è lo stesso Michele Cilla, storico gestore del bar Bianco, coinvolto per corruzione anche nell’inchiesta sulle licenze facili del Comune.

La compagna di Fidanzati indica poi anche Rudy Citterio come socio occulto di una serie di società che gestivano i locali notturni. Citterio, arrestato proprio un anno fa, era il rappresentante del Sindacato delle sale da ballo all’interno della commissione comunale addetta alle licenze. L’elenco delle presunte infiltrazioni del clan è corposo. Si va dal ristorante Moscati, al «barristorante Ricci e il Ricci light». E  tra i bar l’Open Plaza, il Fox River e il Cristal.

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