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Area Falck, il pm duro su Penati “Gravissimi episodi di corruzione”

Fonte: www.milano.repubblica.it

In carcere l’ex assessore Di Leva e l’architetto Magni: entrambi sono indagati a vario titolo per reati di corruzione legati a interventi urbanistici in città. No all’arresto dell’esponente pd

A carico di Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, ci sono “gravi indizi di colpevolezza” ed è dimostrata “l’esistenza di numerosi e gravissimi fatti di corruzione” da lui “posti in essere”, ma poiché gli episodi contestati arrivano “fino al 2004” deve essere  dichiarata “l’intervenuta prescrizione del reato”. E’ questa, in sintesi, la motivazione con cui il gip monzese Anna Magelli ha bocciato la richiesta di arresto in carcere per l’esponente del Pd, che era stata formulata dai pm Franca Macchia e Walter Mapelli, nell’ambito dell’inchiesta su un giro di mazzette relative alle aree ex Falck e Marelli a Sesto San Giovanni. Respinta dal gip, per le stesse ragioni, anche la richiesta di misura cautelare in carcere per Giordano Vimercati, l’ex braccio destro di Penati.

E’ stata invece eseguita dalla guardia di finanza l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per un ex assessore all’Edilizia del Comune di Sesto San Giovanni, Pasqualino Di Leva, e per l’architetto Marco Magni, entrambi accusati di corruzione. Nel provvedimento del gip vengono ricostruiti i numerosi filoni in cui si snoda l’indagine che stanno portando avanti i pm di Monza, i quali lo scorso 20 luglio avevano disposto una serie di perquisizioni notificando l’informazione di garanzia a Penati, che si era poi dimesso dalla vicepresidenza del consiglio regionale lombardo e da tutte le cariche nel Pd. Era emerso il ‘sistema Sesto’ che il gip descrive come un “sistema di corruzioni che ha contraddistinto per lungo tempo” la città. Un sistema, si legge ancora, “nel quale il mercanteggiamento dei pubblici poteri e la pratica della tangente” sono una realtà “costante”.

Secondo il gip, l’assessore Di Leva era uno dei perni della macchina, lui che è stato in grado di incidere “fino al giugno 2011” sui “procedimenti amministrativi” relativi a una serie di “operazioni immobiliari da realizzarsi” a Sesto. Per il giudice, poi, il costruttore Giuseppe Pasini e l’imprenditore Piero Di Caterina, le due gole profonde dell’inchiesta, non sarebbero vittime dell’imposizione delle tangenti da parte dei politici (e dunque del reato di concussione), ma corrotti, perchè “coerentemente alla natura corrutiva dell’accordo preso con il politico” continuano a “muoversi nel quadro di un rapporto paritetico a prestazioni corrispettive”.

Penati ha così commentato: “Oggi si sgretola e va ulteriormente in pezzi la credibilità dei miei accusatori”.
Nei giorni scorsi, ha aggiunto, “dalle notizie di stampa erano già apparse evidenti le contraddizioni e l’infondatezza delle ricostruzioni dei fatti unilaterali e falsi dei due imprenditori inquisiti”. Nell’ordinanza il gip spiega però che “è circostanza che emerge da plurime dichiarazioni convergenti” che “Penati abbia chiesto a Pasini (…) il pagamento di una tangente di 20 miliardi di lire, con l’accordo di versarla in tranche da 4 miliardi di lire l’una, con il conseguente versamento da parte di Pasini della prima tranche”. Il tutto per far entrare l’ imprenditore edile nell’affare della “sistemazione urbanistica dell’area Falck”.

Un testimone, spiega ancora il gip, ha raccontato a verbale che “Vimercati, Penati e il partito erano determinati a convincere e indurre Falck a vendere l’area a soggetti di loro scelta e che Falck a sua volta avrebbe accettato il loro ‘campione’ perché a sua volta interessato ad entrare nella compagine di Aeroporti di Roma e bisognoso di un placet politico”. In più, sono provati, secondo il giudice, i “rapporti di dare/avere tra Di Caterina”, titolare dell’ azienda di trasporti Caronte, “e Penati”, il quale “si sente costantemente in debito con Di Caterina e ne teme le rivelazioni”

In una telefonata del 17 maggio del 2010, all’ imprenditore che chiede un suo “diretto intervento” su due sindaci, l’esponente del Pd risponde: “Fammi muovere capire chi c’è lì dove si può”. Il fatto, però, che Pasini e Di Caterina non siano ‘vittime’ ma corrotti, ha portato il gip a riqualificare il reato di concussione contestato dai pm in quello di corruzione. Perciò i reati sono prescritti perché “sei anni” è il termine, scaduto nel 2010. Infine, riguardo all’accusa di finanziamento illecito ai partiti contestata a Penati, il gip spiega che è “incentrata su un solo elemento obiettivo”, che riguarda il “pagamento della somma di 2 milioni di euro”: un elemento che “non è certo sufficiente a far ritenere che” quei soldi siano “effettivamente” confluiti “nelle casse del Partito democratico”.

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