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In “Infinito” il ne bis inidem: un’assoluzione che vale una condanna

di Massimo Brugnone
Coordinatore regione Lombardia
Movimento antimafie “Ammazzateci Tutti”

Ieri, 19 novembre, la sentenza per i 119 imputati nella formula direttissima del processo “Infinito”. 110 condannati, 8 assoluzioni (un imputato nel frattempo è morto).
Fra gli assolti dal GUP di Milano anche Vincenzo Rispoli, Emanuele De Castro, Luigi Mancuso, Nicodemo Filippelli e Giorgio La Face: gli ‘ndranghetisti del locale di Legnano-Lonate Pozzolo, già condannati nel processo “Bad Boys” dal Tribunale di Busto Arsizio.

Con buona pace di chi, a poco più di un’ora dalla sentenza, ci ha contattati esultando per l’assoluzione di quegli ‘ndranghetisti di cui abbiamo seguito ogni udienza fino alla condanna, dobbiamo dare spiegazione di come in questo caso la parola assoluzione equivalga a condanna.

Il diritto e le leggi sono materia fin troppo ostica in Italia e troppo spesso non se ne apprende a pieno il significato, ma i sopracitati assolti vengono graziati nell’aula bunker del Tribunale di Milano semplicemente per la regola del ne bis inidem, non due volte per la stessa cosa.
Non si può essere condannati due volte per lo stesso reato: questa la motivazione per cui gli appartenenti al locale di Legnano-Lonate Pozzolo sono stati assolti, ma che in realtà continuano a scontare le loro pene. Lo spiega bene Nando Mastrillo (di grazia, unico giornalista ad aver sottolineato la notizia) nel suo articolo su VareseNews: l’impianto accusatorio confermato dalla sentenza di Milano porterà probabilmente a sentenza ancor più grave nel processo di appello alla sentenza “Bad Boys”.

A dirla in breve, i giudici di Busto Arsizio sono semplicemente arrivati prima nel condannare la ‘ndrangheta locale rispetto ai giudici di Milano che ne hanno anche disegnato una struttura regionale e nazionale. La sentenza di condanna resta dunque quella emessa il 4 luglio scorso.

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LOCALE LEGNANO-LONATE POZZOLO DOSSIER

Per spiegare il collegamento fra il locale di Legnano-Lonate Pozzolo e la struttura regionale della ‘ndrangheta è utile riportare quanto scritto dai magistrati nelle ordinanze di custodia cautelare e nelle motivazioni della sentenza di condanna.

Chi è Vincenzo Rispoli?

Da ordinanza Infinito è “nato a Cirò Marina (KR) il 15.12.1962 e residente a San Giorgio sul Legnano (MI). Già pregiudicato per reati concernenti l’illegale detenzione di armi e la violazione della disciplina sugli stupefacenti, viene arrestato il 23.04.2009 e scarcerato il 04.11.09 con ordinanza della Corte di Cassazione. Arrestato di nuovo nel corso dell’operazione “Infinito” con ordinanza del Tribunale di Milano il 13.7.2011.

Risultano cointeressenze in una serie di esercizi commerciali che fanno capo a società le cui quote sociali sono intestate alla moglie Michela Geraci, ovvero a prestanome quali Marco D’Eliso; ci si riferisce in particolare ai locali pubblici “Stomp”, sito in Legnano e “Biliard Cafè di Busto Arsizio, che sulla base di conversazioni telefoniche intercorse tra Marco D’Eliso e Rispoli, possono essere ricondotti ai beni di famiglia. Ufficialmente risulta essere commerciante di frutta e verdura.”

Così scrivono i giudici di Busto Arsizio: “promotore e organizzatore del sodalizio denominato “Locale di Legnano-Lonate Pozzolo” in forza dei rapporti diretti e dei legami anche familiari con il vertice della cosca FARAO-MARINCOLA dominante il “Locale di Cirò”; partecipava alle riunioni funzionali agli scopi del sodalizio con soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta; in occasione di una di tali riunioni, avvenuta in data 03.05.2008 presso il crossodromo di Cardano al Campo, si occupava dell’accoglienza e dell’ospitalità dei latitanti Farao Silvio (condannato a 10 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso dalla Corte d’Assise d’appello Catanzaro) e Marincola Cataldo, (colpito da ordine di esecuzione emesso dalla Procura Generale di Milano in data 07.02.2007, dovendo espiare la pena di anni uno mesi, cinque e giorni dieci di reclusione per omicidio, associazione di tipo mafioso e altro), capi dell’associazione a delinquere denominata “locale di Cirò”, salutandoli familiarmente e presentandoli a diversi altri esponenti della ‘ndrangheta convenuti nella località e partecipando egli stesso all’incontro, al fine di agevolare l’attività dell’associazione a delinquere di stampo mafioso sopra citata.

Le dichiarazioni dei collaboratori che lo hanno indicato come il capo indiscusso del Locale di Legnano–Lonate Pozzolo trovano ampia conferma nelle acquisizioni del processo. Dalle conversazioni intercettate si evince che tutte le attività legate alle estorsioni, alle fatture false e all’usura, sono concordate e approvate da Rispoli, che gli associati incontrano a Legnano presso il bar “GAIA CAFE’” di Legnano, di cui è titolare la moglie, o presso altri locali destinati agli incontri di gruppo.
Inoltre Rispoli cura i rapporti con i gelesi che vogliono insediarsi a Legnano ed interviene autorevolmente per sedare contrasti, aiutare compaesani o punire appartenenti che non rispettano le regole.
Per inquadrare poi l’importanza del locale di Legnano-Lonate Pozzolo nell’ambito regionale, bisogna spiegare i rapporti creati fra Vincenzo Rispoli e Carmelo Novella, il “secessionista” ucciso dalla ‘ndrangheta perché voleva staccarsi dalla casa madre calabrese.

I rapporti RISPOLI-NOVELLA erano documentati dalla costituzione negli anni ‘80 di una società tra Giuseppe Rispoli (deceduto) e Carmelo Novella per la costruzione di alcune unità immobiliari in Legnano. Legami che venivano rafforzati tramite Raffaele Giorgio Rispoli, fratello minore di Vincenzo, che andava a convivere con Grazia Novella, sorella di Carmelo Novella, rimasta vedova a seguito della scomparsa, verosimilmente per “lupara bianca”, del marito Salvatore Cimino.
A questo nucleo famigliare faceva riferimento lo zio di Vincenzo Rispoli, Giuseppe Farao, capo dell’omonima cosca, quando dal 6.7.2004 al 26.8.2004 beneficiava degli arresti domiciliari presso l’abitazione della sorella Grazia Farao, madre di Vincenzo Rispoli, e attualmente detenuto. Nei comuni di Lonate Pozzolo e Ferno si erano intanto stabilite le famiglie, sempre cirotane, dei FILIPPELLI, CASOPPERO, CILIDONIO, MURANO, DE NOVARA e RUSSO, ed a Busto Arsizio i MANCUSO.

L’appartenenza di Vincenzo Rispoli alla ‘ndrangheta risulta anche da alcuni accertamenti evidenziati nella informativa conclusiva della indagine Bad Boys” dove si riferiva l’esito di un controllo effettuato in data 30.4.1999 presso la pensione “Scacciapensieri” di Nettuno. In quell’occasione Rispoli era in compagnia dei principali esponenti della ‘ndrangheta in Lombardia, tra cui BARRANCA Cosimo, GALLACE Giuseppe, BARBARO Domenico, detto “l’AUSTRALIANO”, NOVELLA Carmelo, padre di Alessio, MOLLUSO Giosafatto, MINASI Saverio , MANDALARI Vincenzo, PANETTA Pietro Francesco, MANDALARI Nunziato, LAVORATA Vincenzo, BELCASTRO Pierino e PANETTA Salvatore.

Come accennato nell’ambito dell’indagine Infinito ha trovato conferma il ruolo di Rispoli quale capo del locale di Legano-Lonate Pozzolo ed è emerso il suo coinvolgimento in una struttura di ‘ndrangheta sovraordinata ai locali e denominata “Lombardia”.

Già si è parlato dei rapporti di parentela con la cosca Farao di Cirò Marina e con la famiglia Novella. Rispoli è inoltre cugino di Nicodemo Filippelli e di Luigi Mancuso.

Aggiungono i giudici che “nel contesto ‘ndranghetistico la parentela di fatto tra Rispoli e Novella è universalmente riconosciuta, tant’è che in molte conversazioni si fa riferimento a Alessio Novella, come il nipote di “ compare ENZO”. Che quello tra Rispoli e novella non sia un semplice legame di parentela è reso evidente dalla loro comune presenza a quelli che possono essere definiti summit di ‘ndrangheta risalenti ad oltre 10 anni fa, a partire summit del 30 maggio 1998 agli “orti” di Novate Milanese. In ragione del forte legame che li univa, Rispoli è da annoverare tra i principali alleati di Novella.

Vincenzo Rispoli è in possesso di una dote elevata e ciò emerge dalla conversazione nel corso della della quale PANETTA Pietro Francesco e MANDALARI Vincenzo fanno un esplicito riferimento ad una “carica di ‘ndrangheta che balla”, ossia che è rimasta vacante dopo la morte di BARBARO Pasquale. In ragione di ciò, MUSCATELLO Salvatore, RISPOLI Vincenzo e BRUNO Longo, viste le loro elevate “doti” e la loro “anzianità” come capi nei rispettivi locali, vengono indicati come i naturali successori del defunto BARBARO Pasquale.

Rispoli è tra i presenti al summit presso il ristorante “Il Borgo Antico” di Legnano del 15.02.2008 e vi ha preso parte unitamente al fidato DE CASTRO Emanuele. Tra i partecipanti troviamo oltre a NOVELLA Carmelo, MINASI Saverio, MANNO Alessandro, PISCIONERI Giuseppe, MAIOLO Cosimo, PORTARO Marcello Ilario, FICARA Giovanni, SANFILIPPO Stefano e ROSSI Cesare. La cena è stata organizzata da NOVELLA Carmelo per definire gli equilibri all’interno dei locali di Bresso e Cormano.

Il 22.02.2008 viene documentato un importante incontro di Vincenzo Rispoli con i rappresentanti dei locali di Desio, di Erba e di Pioltello. Nella mattinata del 22 febbraio veniva predisposto un servizio di o.c.p. che consentiva di documentare l’incontro presso il piazzale di un supermercato sito all’uscita 10 della Milano – Meda tra PISCIONERI, che giungeva in auto con RISPOLI Vincenzo, PIO Domenico e MINNITI Nicola, del locale di Desio, MANNO Alessandro e MAIOLO Cosimo del locale di Pioltello. Dopo pochi minuti PISCIONERI Giuseppe e RISPOLI Vincenzo si dirigono al maneggio di ERBA di VARCA Pasquale.

Tali incontri sono espressione della comunanza di interessi delle famiglie calabresi e di quell’attività di ausilio reciproco che consente di ricondurre tutte le locali nell’unica struttura nonché centro di interessi rappresentato dalla Lombardia.

Sempre in tale ottica va vista la partecipazione di Vincenzo Rispoli alla cena organizzata il 26.02.2008 presso il ristorante “Il Palio” di Legnano.

Il 23.04.2008 Rispoli partecipa alla cena presso il ristorante “Il Borgo Antico” di Legnano. Da una conversazione tra MEDICI Giuseppe e MINASI Saverio registrata immediatamente dopo la fine della riunione si apprende che motivo del summit era quello di discutere della posizione di PANETTA Pietro Francesco che non intendeva allinearsi alle direttive di NOVELLA sull’assetto organizzativo della Lombardia .

Rispoli, in qualità di capo del locale di Legnano viene altresì invitato a presenziare alla cena presso il ristorante “Antica Fornace” di Solaro del 26 aprile 2008 per festeggiare la “dote” della “Crociata” concessa a FICARA Giovanni, ma non partecipa per impegni familiari.

Il 3 maggio del 2008 si registra un importantissimo summit della LOMBARDIA per conferire la dote della “CROCIATA” a MANNO Alessandro ed a MALGERI Roberto. Al summit prende parte ovviamente RISPOLI.

Non può non sottolinearsi la presenza dei due latitanti della cosca di Cirò Marina, uno dei quali, FARAO Silvio, cugino di RISPOLI. A ciò si aggiunga che i due hanno raggiunto il crossodromo accompagnati da BENEVENTO Antonio e MANCUSO Luigi, due uomini di RISPOLI.

Il matrimonio tra ELIA Francesco e MURANO Anna, organizzato dallo zio della sposa, RISPOLI Vincenzo si è celebrato il 7 giugno 2008 in provincia di Novara. Le conversazioni telefoniche e l’analisi delle celle radio base permettono di provare la presenza di numerosi personaggi in rappresentanza delle locali lombarde. Una conversazione di PISCIONERI e MANNO Alessandro sulla via del ritorno dà atto che durante il pranzo si sono trattati argomenti di ‘ndrangheta.

RISPOLI, in ragione dello stretto legame, è uno dei soggetti più colpiti dall’omicidio NOVELLA ed è anche l’unico sostegno di NOVELLA Alessio.

Dopo l’evento del 14 luglio 2008 si apre la lunga fase della successione che ha inizio con una serie di incontri preliminari che coinvolgono soprattutto gli affiliati “anziani”.

MANDALARI in numerose conversazioni con PANETTA afferma che per prendere il posto di NOVELLA ha assolutamente bisogno dell’appoggio di LAVORATA Vincenzo, comunque si è rivolto anche a RISPOLI. In questo periodo comunque RISPOLI viene messo un po’ in disparte, non solo in ragione del suo legame con la famiglia NOVELLA ed in particolare con il figlio della vittima, ma anche perché cominciano a circolare voci sul fatto che il gruppo di Legano sia oggetto di investigazioni.

Gli uomini della “Lombardia” si riuniscono il 20 gennaio 2009 al Crossodromo di Cardano al Campo per discutere il da farsi. Si tratta di una riunione molto importante cui prendono parte anche RISPOLI Vincenzo con i suoi uomini DE CASTRO Emanuele e BENEVENTO Antonio. I presenti fanno importantissimi discorsi sull’assetto della “Lombardia” e di nuovo emergono “i distinguo” rispetto a come deve essere interpretato il legame con la Calabria. La registrazione del summit offre il resoconto della riunione e dall’ascolto emerge che RISPOLI Vincenzo è uno dei principali protagonisti della discussione, segno questo evidente della sua autorevolezza nel contesto ‘ndranghetistico lombardo.

Nel contesto del discorso si fanno chiari e testuali riferimenti a termini e a strutture organizzative proprie della ndrangheta, come “locali”, “copiata”, “doti”, “Piana”, “Ionica”, “andare sopra alla montagna”.

Emerge, innanzitutto, che si tratta di una riunione di personaggi di vertice dell’organizzazione, depositari del potere di conferimento di gradi (“doti”) agli associati, che intervengono su quello che era il tema di attualità ancora a diversi mesi di distanza dalla morte di NOVELLA Carmelo e cioè il rapporto dei “locali” della “Lombardia” con la casa madre calabrese.

Sembra anche che vi sia discordanza se delegare una o più persone a rappresentare in Calabria i “locali” della “Lombardia”. Il punto che sembra controverso è a chi o cosa debba rapportarsi la “Lombardia”, se alla “Ionica”, come è sempre avvenuto per tradizione ed origine, ovvero alla “Piana” o a “Reggio”. Si presuppone ovviamente l’esistenza della “Lombardia”, come associazione sovraordinata a singoli “locali”, tra i quali quello di “Legnano-Lonate Pozzolo”. Dal resoconto della riunione è possibile trarre un altro dato e cioè che non tutti intervengono nella discussione, ma parlano solo i “capi”. Gli altri, i meri partecipi, come DE CASTRO Emanuele e BENEVENTO Antonio, si limitano ad assistere senza prendere la parola. Anche se la loro presenza ad una importante riunione al massimo livello è comunque indice non solo della partecipazione al sodalizio, ma soprattutto del ruolo fiduciario di cui sono investiti dal loro capo RISPOLI Vincenzo. RISPOLI Vincenzo parla del suo rapporto con il “locale di Cirò”, con il quale vi è comunque sempre il rischio di scontrarsi “giù” oppure “qua”. Ma è soprattutto significativo il richiamo di RISPOLI Vincenzo alla ragione, al buon senso e il riferimento ai partecipanti alla discussione come “i responsabili”, confermando con ciò il suo ruolo di vertice dell’organizzazione, insieme con gli altri interlocutori:

Il ruolo e l’importanza di RISPOLI Vincenzo sono confermati dalla intercettazione del 08/03/2009, a bordo del veicolo di MANDALARI, nella quale gli viene riconosciuto il potere di conferimento delle “doti” agli affiliati. Nella conversazione infatti si evidenzia come gli OPPEDISANO di Rosarno abbiano inviato in Lombardia alcune doti attraverso ASCONE Rocco o RISPOLI Vincenzo, da distribuire ad alcuni degli esponenti della locale di Bollate, tra i quali MANDALARI Vincenzo. Nel corso della loro conversazione MANDALARI e PANETTA concordano sul fatto che questa sia stata una autonoma iniziativa degli OPPEDISANO e che tali doti abbiano una valenza limitata.

Come si è detto Vincenzo Rispoli, viene poi arrestato il 23 aprile 2009 e ritorna in libertà il 4 novembre 2009. Ovviamente è “impedito” a partecipare al summit del 31 ottobre, ma PANETTA e MANDALARI ne fanno menzione quando discutono della possibile partecipazione di NOVELLA Alessio e ciò a conferma del saldo legame che ancora unisce RISPOLI all’erede di NOVELLA Carmelo.

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Chi è Emanuele De Castro?

Da ordinanza Infinito è “originario di Palermo, abita da molti anni a Lonate Pozzolo.
Il 23.04.2009 DE CASTRO Emanuele veniva tratto in arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. poiché ritenuto essere partecipe di una struttura di ‘ndrangheta denominata locale di Legnano – Lonate Pozzolo.
Ufficialmente non risulta svolgere alcuna attività lavorativa, in realtà è emerso che si avvale di GANCI Vincenzo come compiacente prestanome in qualità di titolare della MAVISA s.r.l., società operante nel campo delle costruzioni immobiliari.”

Scrivono i giudici di Busto Arsizio:egli gestisce il denaro diretto al sostentamento degli associati (la bacinella) e partecipa direttamente alle operazioni illecite e alle riunioni conviviali. Di particolare importanza, a riprova del ruolo assunto, è la partecipazione alla riunione al crossodromo di Cardano al Campo. De Castro ha continui contatti con Rispoli e con tutti gli altri associati. Come tutti gli altri si reca trovarlo quando Rispoli è ricoverato a Piancavallo e lo accompagna anche la funerale di Barbaro Pasquale a Platì. Per la sua posizione, inoltre, De Castro è a conoscenza di tutte le attività poste in essere e questoanche se non ha portato a condanna per le singole imputazioni- dimostra il suo inserimento nell’associazione.

Nell’ordinanza di Infinito si sottolinea come “DE CASTRO si è avvalso di prestanome, la ABBRANCATI s.n.c. di ABBRANCATI Antonio, anche nell’acquisto di un distributore di benzina ERG sito in Lonate Pozzolo, località Sant’Antonino. Presso questo distributore risultava dipendente il cognato SPATARO Francesco, tratto in arresto unitamente a DE CASTRO Maria l’11.5.2009 perché custodivano presso la loro abitazione due pistole, di cui una con matricola abrasa. La documentazione acquisita attesta la titolarità di fatto in capo all’indagato di numerosi conti correnti intestati alla moglie ed ai cognati D’AGOSTINO Vincenzo e Giuseppe, titolari tra l’ altro di alcune attività commerciali. Anche le auto di grossa cilindrata in uso all’indagato sono intestate a prestanome, in particolare a CILIDONIO Giovanni, soggetto nella cui abitazione vennero trovati gli identikit degli esecutori dell’omicidio NOVELLA redatti dai militari operanti.

DE CASTRO è stato coinvolto in affari con PISCIONERI Giuseppe del locale di Pioltello, con cui anni addietro ha rilevato un ristorante e con il quale ha acquistato un mezzo per il soccorso stradale. In realtà i comuni interessi tra i due sembrano afferire più che altro a traffici di droga.

Il ruolo di DE CASTRO è quello di “luogotenente” di RISPOLI Vincenzo, ciò spiega la sua presenza accanto al “capo” in occasione dei principali eventi che hanno caratterizzato la vita della “Lombardia” nel periodo 2007/2009, a cominciare dal funerale di BARBARO Pasquale.

DE CASTRO Emanuele è tra i presenti al summit presso il ristorante “Il Borgo Antico” di Legnano del 15.02.2008 e vi ha preso parte unitamente al RISPOLI.

Anche la cena organizzata il 26.02.2008 presso il ristorante “Il Palio” di Legnano vede la partecipazione di RISPOLI e DE CASTRO.

Il 23.04.2008 DE CASTRO, sempre in compagnia di RISPOLI, partecipa alla cena presso il ristorante “Il Borgo Antico” di Legnano.

Il 3 maggio 2008 si registra un importantissimo summit della “ Lombardia” per conferire la dote della “ CROCIATA” a MANNO Alessandro ed a MALGERI Roberto. Al summit prendono parte, tra gli altri, RISPOLI Vincenzo e DE CASTRO Emanuele.

Il 31.05.2008, SANFILIPPO Stefano, avendo a disposizione il magazzino ubicato in Nerviano, di proprietà di ROSSI Cesare, organizzava un pranzo al quale presenziano, nuovamente, DE CASTRO Emanuele e RISPOLI Vincenzo. Si festeggiavano le doti concesse la domenica precedente ad ASCONE ed a LAMARMORE.

È tra gli invitati al matrimonio tra ELIA Francesco e MURANO Anna, organizzato dallo zio della sposa, RISPOLI Vincenzo.

Dopo la morte di NOVELLA si apre la fase della successione che vede come principali candidati MANDALARI Vincenzo e BARRANCA Cosimo. I due cercano di procurarsi il sostegno degli altri affiliati. Il 2 settembre viene documentato presso l’ospedale di Mariano Comense l’incontro tra MUSCATELLO Salvatore, RISPOLI Vincenzo, accompagnato dal fedele DE CASTRO Emanuele e da BENEVENTO Antonio, ASCONE Rocco, CHIARELLA Leonardo, MANDALARI Vincenzo, PANETTA Pietro Francesco LAMARMORE Antonino, in sostanza i rappresentati delle locali di Legnano, Cormano, Milano, Bollate e Limbiate.

Nell’autunno 2008 il tema “successione” è in evoluzione e si documenta l’infittirsi degli incontri tra i principali affiliati alla “Lombardia”, ma la è la madrepatria calabrese a decidere di creare una “camera di controllo”, che gestisca la fase di transizione.

Gli uomini della “Lombardia” si riuniscono il 20 gennaio 2009 al Crossodromo di Cardano al Campo per discutere il da farsi. Si tratta di una riunione molto importante cui prendono parte RISPOLI Vincenzo con i suoi uomini DE CASTRO Emanuele e BENEVENTO Antonio. I presenti fanno importantissimi discorsi sull’assetto della “Lombardia” e di nuovo emergono “i distinguo” rispetto a come deve essere interpretato il legame con la Calabria.

Il 4 aprile 2009 gli operanti documentano l’incontro presso il ristorante il “Buon Gesù” di Castellanza tra FILIPPELLI Nicodemo, DE CASTRO Emanuele, OPPEDISANO Michele, VARCA Pasquale, OPPEDISANO Michele e GATTUSO Nicola.

DE CASTRO Emanuele è un importante punto di riferimento anche degli affiliati “ minori”, ad esempio ha uno stretto rapporto con PISCIONERI del locale di Pioltello. PISCIONERI a sua volta si accompagna a SPINELLI Antonio, soggetto che spesso è coinvolto in battibecchi con gli altri affiliati della sua locale. PISCIONERI relaziona queste vicende a DE CASTRO, sottolineando che SPINELLI Antonio deve essere educato alle regole di ‘ndrangheta.

Così la sentenza: “In conclusione, è indubbia la partecipazione di DE CASTRO al sodalizio investigato.”

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Chi è Mancuso Luigi?

Da ordinanza Infinito,nato a Cirò Marina è di fatto domiciliato in Busto Arsizio e la sua presenza in Lombardia risale agli inizi del 2000.

Il 23.04.2009 veniva tratto in arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare poiché ritenuto partecipe del locale di Legnano–Lonate Pozzolo.”

Scrivono i giudici di Busto Arsizio: “Mancuso, cugino di Rispoli, opera attivamente nel Locale di Legnano – Lonate Pozzolo, ma mantiene saldi legami anche con quello di Cirò. Ha un forte legame con Marincola Cataldo, la cui moglie, Sestito Felicia, ha assunto fittiziamente nell’autosalone Meli auto (con sede a Busto Arsizio in via Amalfi n° 6 n.d.r.), e ne è diventato successivamente socio nella gestione dell’autosalone. È il tramite di Marincola per i contatti con la moglie durante la latitanza.
La posizione di Mancuso all’interno del Locale è forte, in ragione dei suoi collegamenti con i capi di Cirò. È lui che si occupa, su richiesta di Rispoli, di ospitare appartenenti all’associazione nell’albergo S. Anna di Solbiate Olona, evitandone la registrazione, e partecipa agli incontri riservati nel bar Gaia con altri esponenti mafiosi che vede riuniti uomini legati alle famiglie Rispoli, Mancuso e Novella.
Mancuso infine partecipa ai reati posti in essere dall’associazione e al summit presso il crossodromo.

Dall’ordinza Infinitol’indagato vanta parentele eccellenti poiché è nipote di FARAO Giuseppe, capo storico della cosca FARAO-MARICOLA e cugino di RISPOLI Vincenzo, capo del “Locale”.
MANCUSO Luigi, in stretto contatto con FILIPPELLI Nicodemo, effettua un intensa attività di riciclaggio attraverso un reticolo di attività economiche e di società, al quale erano addette in qualità di prestanome, persone di sua fiducia, come il cognato CHIARELLI Francesco e LANDONI Marco (gestore per conto del gruppo dell’attività commerciale denominata negozio d’abbigliamento DESIRE), D’ELISO Marco (intestatario dei locali STOMP e BILIARD CAFE’ riconducibili a RISPOLI e MANCUSO). La stessa opera di riciclaggio viene effettuata da MANCUSO utilizzando l’attività “MELI AUTO” autosalone, di cui era formalmente intestataria la moglie. Tutte le operazioni di riciclaggio vengono effettuate grazie anche ai vari appoggi di compiacenti funzionari di istituti di credito.

La figura di MANCUSO Luigi è emersa in occasione della partecipazione al summit di motocross di Cardano al Campo del 3 maggio 2008, ove NOVELLA Carmelo ha investito della “CROCIATA” MANNO Alessandro e MALGERI Roberto, alla presenza anche dei due latitanti della cosca di Cirò Marina, uno dei quali, FARAO Silvio, cugino di RISPOLI, mentre l’altro in stretti rapporti con MANCUSO Luigi. È proprio dalla BMW condotta da MANCUSO Luigi che scende un uomo, solo in un secondo momento individuato nel latitante FARAO Silvio.

Vengono in considerazione le dichiarazioni rese dal Maggiore DI SANTO il 11.12.2008 circa il contenuto di un suo colloquio con ALOISIO Cataldo, ucciso nei pressi di Legnano il 27 settembre 2008, che raccontava tra l’altro all’ufficiale dei due latitanti FARAO eMARINCOLA che si nascondevano in un piccolo paese ai confini con la Francia e che per la loro latitanza si appoggiavano a uomini di RISPOLI quali i fratelli BENEVENTO e MANCUSO Luigi. I due latitanti, a suo dire, periodicamente si recavano a Legnano e proprio in quei giorni erano probabilmente presenti in Lombardia.

Merita rilievo anche la presenza di MANCUSO Luigi alla riunione del 28.01.2009, presso il bar STOMP di Legnano, alla quale partecipano, tra gli altri, RISPOLI, BENEVENTO Antonio e FILIPPELLI Nicodemo, che è importante perché dalla intercettazione della conversazione preparatoria dell’evento risultava che tale riunione veniva contrapposta a quella del giorno 20 e cioè di coloro che MANCUSO Luigi definisce come “lombardi”. La precisazione è importante perché ci fa capire che MANCUSO luigi sa che la sera precedente si è riunita la “Lombardia”, circostanza che può essere nota solo a chi è affiliato.
È significativo che alla riunione presso il bar STOMP abbia partecipato anche CASTELLANO Vito detto Ciccio, esponente del Locale di Cirò.
La sua partecipazione alla riunione del 28.01.2009 era preceduta dalla telefonata il 27.01.2009 di MANCUSO Luigi a tale MAGARACI Alessandro, detto“ALE”, al quale impartiva l’ordine di andare a prendere in serata Castellano Vito, detto Ciccio, che si stava recando in Lombardia. Si deve sottolineare in proposito che MANCUSO Luigi aggiungeva nelle istruzioni ad “ALE” che doveva accompagnare CASTELLANO Vito dal fruttivendolo di Legnano e cioè intendendo da RISPOLI Vincenzo. Presumibilmente Castellano Vito era latore di informazioni o direttive (le c.d. novità) per RISPOLI Vincenzo.

Dall’attività di intercettazioni risulta che il bar STOMP, come pure il BILIARD CAFFE’, sono gestiti anche per conto di RISPOLI da MANCUSO Luigi per il tramite di D’ELISO Marco, ai quali entrambi erano formalmente intestati.

Dalla intercettazione del 26.11.2008 emerge l’interesse per il bar STOMP da parte di MANCUSO Luigi, che viene richiesto dal D’ELISO Marco di intervenire nei confronti di avventori che arrecavano disturbo. Segno evidente non solo dell’effettiva titolarità del locale in capo al MANCUSO, ma anche della sua capacità di incutere timore:

Le successive conversazioni documentano come MANCUSO Luigi si occupasse di gestire per conto del sodalizio il BILIARD CAFE’.
Nella conversazione del 14/10/2008 ore 01:11, MANCUSO Luigi verifica se e quali dipendenti (Sonia, Ale, Elisa, oltre Franco) fossero al lavoro presso il BILIARD CAFFE’.
Nella conversazione del 14/10/2008 ore 22:54, MANCUSO Luigi esprime a ZOCCHI Fabio la sua preoccupazione per un controllo presso il BILIARD CAFFE’, dal quale in quel momento non gli risponde nessuno.
Tra l’ altro risulta che i due locali sono luogo di ritrovo abituale per il gruppo RISPOLI.

Nelle indagini dei CC di Varese era emerso come MANCUSO Luigi fosse dedito all’attività di usura insieme a FILIPPELLI Nicodemo in danno di diversi soggetti.

In epoca successiva alla data del 25 agosto 2008, analizzando le dichiarazioni delle vittime e quel che emerge dal contenuto delle conversazioni intercettate è che i vari usurai, NOVELLA, MANCUSO, DE CASTRO, ZOCCHI, agiscono solo in apparenza singolarmente, ma in realtà di concerto.

E’ pacifica per quanto precede la partecipazione del MANCUSO al delitto associativo.

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Chi è Nicodemo Filippelli?

Da ordinanza Infinito,è emigrato da Cirò Marina per Lonate Pozzolo (VA) nel 1993. Risulta essere formalmente imprenditore e infatti risulta socio e presidente del consiglio di amministrazione delle società DNC COSTRUZIONI SRL e KRIMISA s.r.l., aventi come oggetto sociale la costruzione, il restauro e la manutenzione di immobili civili, industriali e commerciali, in proprio e per conto terzi, nonché l’acquisto e la vendita di beni immobili.
In realtà l’attività principale praticata da FILIPPELLI Nicodemo è il prestito ad usura ai danni di imprenditori.
Il 23.04.2009 veniva tratto in arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare poiché ritenuto essere partecipe di una struttura di ‘ndrangheta denominata locale di Legnano–Lonate Pozzolo.

Scrivono i giudici di Busto Arsizio: “Il suo inserimento nell’associazione in posizione di vertice lo porta a conoscenza delle dinamiche che hanno portato agli omicidi di Lonate Pozzolo e a quelli avvenuti a Cirò. È addetto ai “recuperi (estorsioni e usura), i cui proventi confluiscono nell’associazione.

Filippelli è personaggio in ascesa, benvoluto da colui che chiama numero uno, cioè Marincola Cataldo, e, a dimostrazione, partecipa al summit di Cardano al Campo. Qui, davanti a tutti, Marincola significativamente lo abbraccia. Comportamento questo che va collegato con quanto si è appreso dalla conversazione del 14/4/2007 quando Filippelli accenna a qualcuno (“bastardo”) che aveva parlato male di lui a Marincola e questi gli aveva detto che, quando sarebbero scesi “rimani con me…stai con me?…ti vengo a prendere tutti i giorni …e più gente ti vede”. Questa conversazione prova che effettivamente, insieme a Rispoli e Mancuso, il giorno prima, il 13/4/2007, si sono recati a trovare Marincola nel luogo della latitanza.

Spiega l’ordinanza Infinito che “FILIPPELLI, pur essendo uomo molto vicino a RISPOLI, non partecipa ai vari summit che si sono succeduti nella prima parte del 2008, tranne che a quello più importante.
Il 3 maggio del 2008 è infatti presente al summit della “ Lombardia” in cui NOVELLA conferisce la dote della “ CROCIATA” a MANNO Alessandro ed a MALGERI Roberto, presenti anche i due latitanti della cosca di Cirò Marina, uno dei quali, FARAO Silvio, cugino di RISPOLI. È assolutamente evidente che solo gli affiliati possono essere stati ammessi a tale evento.

In un’altra circostanza si è registrata la presenza di FILIPPELLI in occasione di un incontro con personaggi “eccellenti”. Il 4 aprile 2009 gli operanti documentano l’incontro presso il ristorante il “Buon Gesù” di Castellanza tra FILIPPELLI Nicodemo, DE CASTRO Emanuele, OPPEDISANO Michele, VARCA Pasquale, OPPEDISANO Michele e GATTUSO Nicola.

A ciò si aggiunga la partecipazione alla riunione il 28.01.2009 presso il bar STOMP di Legnano insieme, tra gli altri a MANCUSO Luigi, BENEVENTO Antonio, BENEVENTO Mario ed altri soggetti facenti capo alla Locale di Legnano–Lonate Pozzolo. La riunione è stata preceduta da una telefonata intercorsa proprio tra FILIPPELLI Nicodemo e MANCUSO Luigi dalla quale risultava che i dueinterlocutori erano a conoscenza della riunione dei “lombardi” avvenuta la precedente presso il crossdromo di Cardano al Campo.

La intraneità di FILIPPELLI al contesto ‘ndranghetistico lombardo emerge anche da un paio di conversazioni registrate a bordo dell’auto di PISCIONERI Giuseppe.
Nella prima del 31 maggio 2008 sono in auto oltre a PISCIONERI, SPINELLI Antonio e MINNITI Nicola del locale di Desio. I primi due raccontano a MINNITI che compiono furti di automezzi con la copertura di un carabiniere, BERLINGERI Michele, il quale “prende la sua parte”. Nella circostanza i tre affrontano temi di ‘ndrangheta, riferendosi in particolare alla recente apertura della locale di Erba con a capo VARCA Pasquale. PISCIONERI, ad un certo punto, riferendosi ad un soggetto che aveva avuto rapporti con tale “ Piero” dice: <stamattina se quell’altro non si comportava bene gli mettevo la pistola sul collo e gli sparo te lo dico io…>, facendo intendere che all’occorrenza egli era armato. PISCIONERI parla poi di un incontro con tale soggetto, cui ha preso parte con FILIPPELLI, DE CASTRO e RSPOLI e dove i tre hanno preso conto di “certi discorsi”. PISCIONERI afferma che costui negli ultimi due anni frequentava CORTESE Salvatore che, a suo dire, già collaborava con la giustizia e ciò aveva mandato i tre “fuori di testa”.

Anche nella conversazione del 17.10.2008 si coglie un riferimento a FILIPPELLI. Qui sono PISCIONERI Giuseppe e GENTILE Fiore che parlano di soggetti minacciati e percossi e di qualcuno che deva essere portato al crossodromo e picchiato. Costui non potrà difendersi dicendo che è parente di FILIPPELLI perché “ NICODEMO “ è arrabbiato ( “è nero”).

Uno degli aspetti che caratterizza gli appartenenti alla ‘ndrangheta è il farsi carico delle “spese” dei detenuti e delle loro famiglie. In quest’ottica va vista la conversazione de 17 settembre 2009: ESPOSITO Angelo chiama FILIPPELLI Nicodemo per dirgli che sta andando (dal napoletano ndr.). Nicodemo gli ricorda che i soldi (2600 euro) di Tonino deve darli ai carcerati e di ricordargli che glielo manda a dire gli amici di Cirò.

In conclusione non può dubitarsi dell’affiliazione del FILIPPELLI.

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La Face Giorgio

Scrivono i giudici di Busto Arsizio nelle motivazioni della sentenza: “La posizione di La Face appare significativamente diversa. Nonostante i suoi collegamenti con Filippelli Mario e gli altri associati, la disamina degli atti non consente di ritenerlo partecipe dell’associazione.

Il P.M. Narbone ha depositato memoria in cui si legge testualmente:“Risulta dunque senz’altro configurabile una struttura associativa sufficientemente stabile e preordinata al compimento di una serie indefinita di reati contro il patrimonio e quant’altro si renda necessario per imporre la forza nei confronti dei commercianti e dei locali notturni della zona. Struttura associativa, di cui fanno sicuramente parte FILIPPELLI Francesco (che coadiuvava il fratello Mario nelle estorsioni), CIANCIO Nicola (che operava agli ordini di FILIPPELLI Mario)ela FACE Giorgio (che forniva supporto all’interno dei locali pubblici anche per la sua posizione di addetto alla sicurezza)”.

Tuttavia l’esame dei reati fine contestati a La Face ha portato a concludere la sua responsabilità per uno solo di essi, di tal ché non è possibile rinvenire l’elemento dell’affectio che in defettibilmente connota il reato associativo. Né in proposito sono sufficienti i semplici contatti con Filippelli e gli altri associati, spiegabili con la frequentazione degli stessi ambienti in cui La Face lavorava.

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6 Risposte

  1. caro brugnone guardati meno film

  2. Buon Giorno a tutti volevo esprimme lo sannoere un mio parere anche io su questa pagina , disprezzo che l italia ormai sia in mano ai media mio papà Vincenzo Rispoli non è stato ancora condannato in 3° Grado e in teoria non si potrebbe neanche parlare di lui però fa niente non ci faccio neanche caso perchè sò io come sanno le mie sorelle e mia mamma i sacrifici che ha fatto per cercare di non farci mancare niente lavorando sempre ! e sinceramente la figura che hanno creato su di mio papà non mi và giù perchè è un padre di famiglia e un gran lavoratore!Penso che reati non nè abbia commessi non pensiate che lo dico perchè sono suo figlio ma leggendo i fascicoli ho notato che la figura di Boss sia stata creata da altre persone coinvolte per farsi affari loro ! Vabbè ho solo voluto esprimere un mio parere perchè all inizio mi sentivo tirato in causa visto che ti ho mandato un messaggio su facebook ( massimo brugnone) poi se è colpevole o no non dipenderà da nessuno ma soltanto dalla legge ! comunque la condanna della bad boys mio papà è stato condannato a 9 anni di reclusione per il capo 32 e a 3 anni e 2 mesi per il capo uno non sto a elencare gli altri reati però ti faccio una domanda diretta massimo perchè non mi è chiara il capo di un “associazione mafiosa” vieno e condannato a 3 anni e 2 mesi ?? io non sono quà per discutere siamo persone e il metodo migliore di comunicare è parlare civilmente ! comunque mi farebbe piacere se mi richiedi l amicizia su facebook o mi lasceresti la e mail per parlare in privato non mi và più di tanto che le persone si facciano i fatti miei un saluto!

    • Se permette preferisco risponderle qui e non in privato.

      Per quanto riguarda la condanna i giudici hanno semplicemente applicato la legge. Se vuole spiegazioni, per qualsiasi dubbio, può rivolgersi direttamente a loro.

      Per tutto il resto, credo che le poche righe riportate da me in quest’articolo possano bastare per farsi una propria opinione, al di là di ogni tipo di processo o sentenza.

      Massimo Brugnone

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