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Minacce al presidente di Ammazzateci Tutti

Fonte: www.varesenews.it

Il coordinatore lombardo del movimento Massimo Brugnone esprime vicinanza ad Aldo Pecora, fondatore del movimento antimafie ancora una volta minacciato di morte dalle cosche calabresi insieme ai magistrati Creazzo e Gratteri

Questa mattina il presidente dell’associazione antimafie Ammazzateci Tutti Aldo Pecora ha rinvenuto un biglietto contenente minacce di morte esplicite nei suoi confronti e nei concfronti dei magistrati Nicola Gratteri e Giuseppe Creazzo, entrambi impegnati sul fronte della lotta alla ‘ndrangheta in Calabria. Proprio oggi, giorno dell’intitolazione dell’aula bunker del tribunale di Palmi al giudice ucciso dalla mafia e dalla ‘ndrangheta Antonino Scopelliti, la ‘ndrangheta ha voluto minacciare queste persone di fare la stessa fine del povero giudice ucciso nel ’91, poco prima di concludere il primo maxi-processo alla mafia siciliana. Massimo Brugnone, bustocco e coordinatore lombardo del movimento nato nel 2004, ha voluto così esprimere vicinanza ad Aldo e ai due magistrati nominati nel biglietto di minacce. (nella foto da sin.: Massimo Brugnone, Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Antonino)

Dalla Lombardia non è solo semplice solidarietà che esprimiamo al Presidente di Ammazzateci Tutti Aldo Pecora, ma è piena preoccupazione. La linea di Ammazzateci Tutti è sempre stata quella di non diffondere le varie minacce, intimidazioni, fino anche aggressioni che sono state subite da Aldo Pecora e da altri ragazzi del movimento, in rispetto alle richieste delle forze dell’ordine di non rischiare di inficiare le indagini. Ma dato che ritrovo la notizia su uno dei più importanti quotidiani nazionali voglio oggi rompere un tabù: quella di oggi è solo l’ultima di un’escalation di minacce che il nostro Presidente si ritrova ad affrontare. La più grave probabilmente nei primi giorni di Marzo del 2008 quando pochissimi giornali riportarono dell’ “incidente” subito da Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti sulla Salerno-Reggio Calabria. Una macchina continuò a tagliare loro la strada finché non riuscì nell’intento di farli catapultare fuori strada. Indagini aperte e nulla di fatto: silenzio della stampa, come se mai fosse accaduto. Inutile parlare delle innumerevoli minacce telefoniche. Per un lungo periodo il giorno stesso che il nostro Presidente tornava in Calabria la scena era sempre la stessa: “Ti ammazziamo a Reggio Calabria”. Ed i passi di Aldo Pecora erano sempre gli stessi: denuncia e silenzio in rispetto delle indagini. Nulla di fatto.
Oggi mi ritrovo fortemente preoccupato della solitudine che si sta cercando di creare intorno a colui che, anche fosse solo mediaticamente, la ‘ndrangheta l’ha costretta ad uscire dalla Calabria accendendo su di essa i riflettori nazionali. Aldo Pecora avrà sempre il sostegno dei migliaia di ragazzi che sono onorati di averlo come guida, ma ancora di più è oggi necessario che ci sia una vicinanza maggiore da parte delle forze dell’ordine e delle Istituzioni, calabresi e non, che devono tutelare chi semplicemente, nella sua terra, ha deciso da che parte stare: quella della giustizia, dell’onestà, della perseveranza silenziosa e dell’umiltà.

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