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“La mafia? La sconfiggerà un esercito di insegnanti e studenti”

LONATE POZZOLO

Il procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili ha spiegato ai ragazzi che solo la società può davvero sconfiggere. “Contro le mafie in Lombardia ci sono stati colpi duri, ma la vittoria finale non è vicina”

fonte: VareseNews

«La mafia la sconfiggerà un esercito, non di soldati, ma di insegnanti e studenti». Così Alberto Nobili, procuratore della Repubblica a Milano, ha concluso il suo incontro con i ragazzi di Lonate Pozzolo, organizzato nell’ambito del progetto promosso dal Gruppo di lavoro per la legalità, da Ammazzateci Tutti e dalle scuole medie. Nel paese dove aveva le sue radici la ‘ndrangheta del Basso Varesotto, Nobili ha raccontato la lotta alla mafia senza perdere di vista un punto fondamentale: «La mafia vince solo se c’è il silenzio e l’indifferenza da parte delle persone». Lo dimostra la stessa storia delle organizzazioni criminali in Lombardia, evocata davanti ai ragazzi con alcuni ricordi e numeri: «Nel 1977 a Milano e dintorni ci furono 33 sequestri. Si diceva che la mafia al Nord non c’era, eppure era già all’opera. Poi ci fu la stagione della droga, nel 1986 a Milano si registrarono 140 morti». Eppure fino ad allora si continuava a pensare che la mafia fosse «roba di terroni», che non toccasse il Nord. Non era così e solo molti anni dopo si iniziò a lavorare davvero sul fenomeno e ad assestare colpi. Ma nel frattempo la mafia ha anche cambiato strategia, scegliendo proprio quella del silenzio e del basso profilo, dopo la strategia terroristica del 1992, dopo gli anni degli omicidi di preti, educatori, magistrati, poliziotti, giornalisti. Anche sulla droga si è cambiata strategia, all’eroina che creava troppo allarme socialesi è sostituita la cocaina, le droghe sintetiche, perché «la cocaina non si vede, non si vedono i morti».A Lonate Pozzolo ci stanno provando, con un movimento e un percorso che sta lavorando molto sui ragazzi, sull’opinione pubblica, perché si parli e si faccia cultura della legalità: c’è un “gruppo di lavoro sulla legalità”, presto ci sarà una sede di “Ammazzateci tutti”, c’è l’impegno forte della scuola. «Bisogna rompere il silenzio che i mafiosi adorano. Sono spaventati da due cose: dal sequestro dei beni, che toglie il simbolo del loro potere, e dalla cultura», dice ancora Nobili. Ma nel procuratore antimafia non mancano gli accenni critici, quando parla della stagione degli anni Novanta, quando l’alleanza tra opinione pubblica, giudici e forze dell’ordine sembrò creare una svolta: «Vent’anni fa abbiamo vissuto l’illusione che le cose stessero cambiando. Ma le cose sono andate diversamente». Le ultime grandi operazioni – Bad Boys nel Varesotto, poi Infinito contro la ‘ndrangheta, quella più recente contro la camorra – hanno intaccato davvero il potere mafioso? «Sono stati dei bei colpi assestati alle organizzazioni, ma non arrestano il business criminale, la vittoria finale non è vicina».

14/03/2012

Roberto Morandiroberto.morandi@varesenews.it

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