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Il sole della legalità batte la pioggia

NO ALLA MAFIA

Migliaia di studenti al corteo che unisce Sud e Nord in nome di una sincera voglia di cambiamento

Magliette contro la mafia (Blitz)

Magliette contro la mafia (Blitz)

Fonte: www.laprealpina.it – 24 aprile 2012

Busto Arsizio – Sono 2.500. Forse tremila. Saltellano, tutti insieme, sul prato del Parco del Muso del Tessile, al ritmo di “Chi non salta un mafioso è”. Gridano il loro “vaffa” alla mafia, danno voce a fischietti e vuvuzelas. Sono “il sole della legalità” in una giornata uggiosa. Sono la primavera che ridona speranza a chi lotta da anni e ora vede potenziato il no a logiche finora imperanti. Gli studenti delle scuole di Busto e dintorni sono i protagonisti di “Legalitalia in primavera”. Hanno ascoltato dibattiti in nove auditorium, hanno sfilato con adesivi stampati su fronti e guance e sono riuniti davanti al palco. “Vi aspettavamo in 5mila, ma sarete 10mila”, esagera Massimo Brugnone, di “Ammazzateci Tutti”, contando anche chi si è perso lungo il corteo. Quella marea di 16-18enni infonde entusiasmo. E lui la sollecita: “Combattere la mafia vuol dire combattere i comportamenti mafiosi!”. E via, la parola da Aldo Pecora, giornalista e presidente di “Ammazzateci Tutti”, forte di uno striscione che gli dà la carica: “Siamo tutti Aldo Pecora”. “Fatevi un applauso – dice ai giovani – perché ci avete messo la faccia. Vi siete esposti. Quando ho fondato il movimento, non pensavo di incontrare gente con dialetti diversi dal mio. Invece siamo qui”. L’invito è chiaro: «Non legatevi ai carrozzoni dei politici. Se sei pulito, vieni con noi. Se no, stai a casa. Noi siamo persone per bene. Non siamo antimafia, è la mafia che è contro di noi. Vogliamo dare speranza al Paese». Pecora ricorda che il 23 aprile di 4 anni fa scattarono le operazioni di Busto e Lonate. I Bad Boys aspettano l’appello. “Oggi siamo noi a ridere – continua – A voi ragazzi è stato impedito di seguire le udienze, ma era vostro diritto vederli in faccia”. Di fatto, non è così: dopo la prima udienza si passò al rito abbreviato, quindi senza pubblico in aula. Ma Pecora è lanciato e passa al piano personale: “Cercano di delegittimarmi, rubano dignità alla mia famiglia. Io so da che parte sto e la mia forza siete voi: non avranno mai tanto piombo e inchiostro per ammazzarci tutti”. Brugnone saluta i rappresentanti delle scuole superiori, che hanno lavorato a questo evento. L’onorevole Rosario Crocetta ricorda ancora chi negava la presenza della mafia al nord: “Con il vostro coraggio, in questa mobilitazione straordinaria, unite nord e sud. Vigilate su turbative d’asta e appalti. La Lega accusata di riciclaggio del denaro della ’ndrangheta è una vergogna! Ha detto per anni che la mafia stava al Sud e ora è accusata di affari sporchi…”. Dopo il mezzo minuto di silenzio chiesto dall’assessore Mario Crespi, il sindaco Gigi Farioli proclama il suo «no all’indifferenza». Poi tocca a Giulio Cavalli, consigliere regionale: “Dobbiamo farci una promessa, questa piazza non deve sciogliersi. Tutto questo nel 2005 era impensabile. I nostri padri hanno sbagliato a non accorgersi che la mafia era qui in Lombardia. Anche qui ci sono stati i morti, sono i ragazzi stroncati una generazione fa dalle overdose di droga”. Cavalli cita il pm Ilda Boccassini: “Dice che siamo in piena emergenza. E’ obbligatorio decidere da che parte stare!”. Rosanna Scopelliti, figlia del giudice ucciso nel 1991, commuove tutti: “Durante il corteo, sentivo mio padre in mezzo a voi. E’ nelle vostre idee, nel vostro coraggio di dire no. Non permettete mai che i prepotenti vi condizionino. Siamo persone oneste. Siamo la parte migliore di Lombardia. Nessuno venga mai a dirci di abbassare la testa. La ’ndrangheta se ne deve andare, questa terra è nostra!”. L’ovazione scatta da una platea sempre più ridotta da pioggia e freddo. L’assessore alla legalità della Provincia di Reggio Calabria, Eduardo Lamberti, invita Brugnone nelle scuole del sud. E annuncia la rivincita che parte dalla musica, con Riccardo Muti pronto a dirigere mille ragazzini di 8-9 anni. Il preside Giovanni Laruffa, del liceo Richici di Polistena cita il gemellaggio con il liceo Tosi. Chiude Sandro Chiaravalloti, per le forze dell’ordine. Ricorda che, a Roma, Pino Maniaci sta difendendo il futuro di “Telejato”. “Dove non arriva la mafia arrivano le leggi”. Un messaggio pesante. Tutto da ascoltare.

 Angela Grassi 
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