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Ordinanza Fire Off: Capo 1

Iniziamo oggi una nuova rubrica, quella dedicata alle pagine di documenti giudiziari: ordinanze, sentenze, motivazioni.
Pensiamo che l’informazione passi non solo attraverso gli articoli di giornale, ma anche da quelle carte che la magistratura produce e su cui ci sono riscontri oggettivi. Carte pubbliche, ma che a causa del loro linguaggio complesso e della loro dimensione, quasi mai vengono riportate, se non a volte forse riprodotte in quelli che diventano “libri-inchiesta antimafia”.

Ed iniziamo dal territorio di Busto Arsizio (VA), dove nell’indagine “Fire Off” vennero arrestati gli affiliati ad un clan mafioso collegato alla cosca gelese dei Rinzivillo e nei confronti dei quali il 2 marzo 2012 è stata emessa dal Tribunale di Milano la sentenza di condanna di primo grado.

Nelle pagine dell’ordinanza che oggi iniziamo a pubblicare sono stati ridotti ad iniziali i nomi delle vittime per non mettere ancora più in pericolo chi già ha subito atti di intimidazione e di violenza. Pubblicheremo inoltre solo i capi di imputazione per cui effettivamente l’ordinanza ha portato all’arresto dell’indagato.

Massimo Brugnone

Informazioni utili:

Le misure cautelari (artt.272-325 c.p.p. Legge 8 agosto 1995 n. 332) sono misure di vario tipo e genere adottate dalla autorità giudiziaria, sia nel corso delle indagini preliminari che nella fase processuale che hanno effetti limitativi della libertà personale o della disponibilità di beni al fine di evitare che il tempo, più o meno lungo, necessario alla conclusione del processo comprometta l’esplicazione della attività giudiziaria penale, pregiudicandone lo svolgimento ed il risultato. (Fonte Wikipedia).

Art. 416 bis codice penale – Associazione di tipo mafioso (Fonte Altalex)
1- Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni.
2- Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da nove a quattordici anni.
3- L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.
4- Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da nove a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da dodici a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma.
5- L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.
6- Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.
7- Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.
8- Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla ‘ndrangheta e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

Il giorno 23.03.2011, il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Milano disponeva l’esecuzione dell’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere per le persone e i reati di seguito indicati:

BONVISSUTO Rosario, capi 1-7-7ter-8bis;

NAPOLITANO Emanuele, capi 1-7bis-11-12-12bis-12ter;

NICASTRO Fabio, capi 1, 3, 4, 6bis, 7, 7bis, 7ter, 8, 8bis, 11, 12, 12bis, 12 quater;

NICASTRO Dario, capi 1, 7, 7ter, 8bis;

VIZZINI Rosario, capi 1, 2, 3, 6, 8bis, 11. 

——————————————————————————————————————————–

n. 20666\10 R.G.N.R.
n. 1938\10 R.G. G.I.P.

 

IL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI 

ORDINANZA APPLICAZIONE DELLA MISURA COERCITIVA DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
-artt. 272 e seg. c.p.p.-

nel procedimento penale contro

BONVISSUTO Rosario, nato a Busto Arsizio (VA), residente in Samarate (VA);
NAPOLITANO Emanuele, nato a Gela, residente a Busto Arsizio (VA);
NICASTRO Fabio, nato a Gela, domiciliato a Busto Arsizio (VA), già agli arresti domiciliari;
NICASTRO Dario, nato a Gela, residente a Busto Arsizio (VA), già detenuto presso il carcere di Opera (MI);
VIZZINI Rosario, nato a Gela, residente a Busto Arsizio (VA), già agli arresti domiciliari. 

Sulla richiesta del P.M. d’applicazione della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere così come modificata e integrata, da ultimo in data 9.3.2011, in relazione ai seguenti reati:

Rosario BONVISSUTO, Fabio NICASTRO, Dario NICASTRO, Emanuele NAPOLITANO, Rosario VIZZINI
Capo 1)
del delitto p. e p. dall’art. 416 bis commi 1, 3, 4, 5 c.p. per aver fatto tutti parte unitamente a Salvatore D’ALEO (verosimilmente vittima di omicidio ed occultamento di cadavere) ed altri da identificare di una associazione per delinquere di stampo mafioso armata, diretta da Rosario VIZZINI e Fabio NICASTRO, finalizzata alla perpetrazione di una serie indeterminata di estorsioni, attentati incendiari ed azioni intimidatrici ai danni di imprenditori, anche di origini siciliana, operanti per lo più nel settore edile nella zona di Busto Arsizio e di tutta la provincia di Varese, nonché alla acquisizione e controllo anche indiretto di una serie di attività concernenti soprattutto il settore dell’edilizia;

in particolare, avvalendosi tutti della forza di intimidazione proveniente

a) dalla diffusa conoscenza, in particolare presso gli imprenditori di origine siciliana (che a loro volta ne rendevano edotti anche gli altri imprenditori) delle loro pregresse vicende giudiziarie e dei periodi di detenzione sofferti, nonché del collegamento (in particolare di Fabio NICASTRO e Rosario VIZZINI) a famiglie mafiose (quale quella dei RINZIVILLO) di origine gelese, nonché

b) della capacità di incutere timore anche attraverso il ricorso sistematico alle minacce, anche con armi ed agli attentati incendiari, e dalla conoscenza, presso gli ambienti imprenditoriali di Busto Arsizio e della provincia di Varese del ricorso sistematico alla violenza ed alla intimidazione posto in essere dagli indagati

c) dalla generale percezione presso la collettività o comunque presso il ceto imprenditoriale della zona di Busto Arsizio della loro efficienza nell’esercizio della coercizione sia come singoli che come gruppo criminale

costringevano tutti una serie di imprenditori (individuati e contattati in base alle direttive emanate da Fabio NICASTRO e Rosario VIZZINI):

a corrispondere loro periodicamente somme di denaro (anche sotto forma apparente di prestiti o anticipi di denaro, che non venivano mai restituiti, ovvero di compensi per prestazioni mai svolte dagli indagati), destinate ad aiutare le famiglie in difficoltà dei carcerati, a finanziare le loro attività imprenditoriali,
– nonché a mettere a loro disposizione autovetture, buoni pasto,
– ovvero acedere loro rami di azienda, merci ed attrezzature senza che questi ne corrispondessero in tutto o in parte il prezzo, così operandosi tutti per acquisire anche in modo indiretto il controllo di alcune attività economiche, riguardanti soprattutto il settore dell’edilizia. 

In Busto Arsizio ed altri comuni della provincia di Varese, a partire dal 2003, lungo tutto il 2010, con permanenza.

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