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Monza-Brianza

Da “Il Giorno” – Cronaca della Brianza – 24 novembre 2008

«Brianza, terra fertile per le ’ndrine»

Enzo Ciconte, docente universitario, per 11 anni nella commissione antimafia
di DARIO CRIPPA
—MONZA—

DA UNA VITA studia le mafie, e in particolare la ’ndrangheta, cui ha dedicato otto libri. È stato per undici anni consulente della Commissione parlamentare antimafia. In questi giorni sta tenendo una corso  sulla Storia della criminalità organizzata all’Università di RomaTre. Perché lui, Enzo Ciconte, 61 anni, originario di Soriano Calabro, in provincia di Vibo Valentia, storico, politico (è stato deputato del Pci-Pds), docente universitario, è forse il maggior esperto in Italia di ’ndrangheta. «Studiarla e parlarne mi sembrava la cosa più importante per aiutare la mia terra – spiega -: ma adesso il rischio maggiore si corre al Nord». E proprio al Nord, e alle dinamiche che hanno portato la ’ndrangheta a infiltrasi nel suo tessuto, Ciconte ha da poco dedicato uno studio dal titolo molto significativo, «Estorsioni ed usura a Milano e in Lombardia», che aiuta a comprendere anche cosa sia accaduto e stia accdendo anche ora in Brianza.

«A MILANO E IN LOMBARDIA– spiega Ciconte – le varie organizzazioni mafiose sono arrivate al seguito dell’enorme flusso di lavoratori meridionali durante l’epoca del cosiddetto boom economico. Il particolare sviluppo urbanistico agevolò, in modo del tutto involontario, l’infiltrazione mafiosa. In quegli anni furono costruiti nelle periferie quartieri di edilizia economica e popolare dove i nuovi arrivati furono costretti o spinti ad abitare. Quartieri dormitorio, quartieri-ghetto dove ben presto si sarebbero saldate la vecchia criminalità locale e quella di recente importazione, e in cui era riprodotto lo stesso stile di vita dei paesi di provenienza. E così i mafiosi si muovevano in un ambiente a loro familiare, per nulla ostile». Non basta. «Altri meridionali arrivarono con il soggiorno obbligato, che si rivelò una formidabile occasione di penetrazione e di inserimento dei mafiosi in nuove realtà territoriali. Concepito come uno strumento per allontanare il mafioso dalle terre d’origine, il soggiorno obbligato ebbe l’effetto opposto di portare al Nord i primi semi di una pianta destinata a germogliare e a dare copiosi frutti».

COSÌ ACCADE ANCHE in Brianza. «Le ’ndrine hanno scelto, anche in Brianza, i piccoli centri, che riproducono meglio le abitudini della Calabria, dove non ci sono grandi città: hanno bisogno di controllare il territorio, hanno rapporti con la società civile, tentano di ricostruire la vita che avrebbero fatto nella loro terra d’origine. E scelgono il basso profilo, di norma non vogliono sparare, perché richiamerebbe l’attenzione. Al Nord la ’ndrangheta ha fatto il salto di qualità, e soprattutto ora che ci troveremo in una crisi economica potrebbero tentare di inserirsi maggiormente nel tessuto economico con l’acquisto di imprese e società in difficoltà». La ’ndrangheta impara a mimetizzarsi. «A differenza di Cosa nostra – continua il professore -, la ’ndrangheta ha una struttura che ha il suo asse portante nei rapporti familiari. Questa struttura familiare è stata in grado di attutire i colpi devastanti che i “pentiti” hanno dato a Cosa nostra, ha funzionato come un efficiente freno per chi avesse avuto anche solo qualche velleità di collaborare: un mafioso calabrese che dovesse decidere di collaborare dovrebbe, per prima cosa, parlare dei più stretti congiunti: il padre, il fratello, lo zio, il cugino. Il modello ‘ndranghetista si è rivelato sicuramente quello più impermeabile alle investigazioni.
La struttura familiare è stata importante anche per una ragione più profonda, cioè perché ha permesso un insediamento stabile, che dura ormai da molti decenni».

C’È DI CHE preoccuparsi, spiega Ciconte: «Dalle indagini giudiziarie emerge che la ‘ndrangheta è l’organizzazione più presente e più diffusa a Milano e in Lombardia, è l’organizzazione dominante. I mafiosi calabresi sono sicuramente in numero maggiore di quelli siciliani e vivono in Lombardia da molto più tempo. Si sono radicati, hanno generato figli, li hanno allevati e mandati a scuola, hanno rapporti sociali con diversi ambienti, sia politici che istituzionali». Anche la prefettura di Milano, ricorda Ciconte, nel 1996 assegnava alla ‘ndrangheta la prevalenza nella regione lombarda: «La ‘ndrangheta ha soppiantato Cosa nostra, un tempo egemone in Lombardia, ha duemila affiliati e una sessantina di cosche».

 

Quegli insospettabili colletti bianchi che servono a riciclare il denaro sporco

IN BRIANZA, come si legge nell’ultima relazione della Commissione parlamentare antimafia, la ’ndrangheta ha trovato terreno fertile e appoggi necessari. «Gli uomini cerniera – dice Ciconte – hanno una funzione centrale. Senza queste figure i mafiosi non sarebbero in grado di penetrare nel territorio, per loro vitale, dell’economia e della finanza. Direttori o funzionari di banca, commercialisti, broker, finanzieri, ragionieri, direttori di finanziarie, “colletti bianchi” di varia estrazione e provenienza. Spesso sono personaggi che fanno un lavoro normale e che non hanno precedenti penali». Grazie a loro, gli ’ndranghetisti «ripuliscono» il denaro sporco che arriva da imprese criminose. «Trasformare il denaro sporco in denaro pulito è diventata, in modo particolare nell’ultimo decennio, una delle attività principali di ogni organizzazione mafiosa – chiarisce Ciconte -. Il riciclaggio è un fenomeno complesso, per due fattori: il fatto che esso non avviene solo in Italia ma, in un’economia capitalistica sempre più globalizzata, si internazionalizza con una velocità superiore a quella del passato; il fatto che si mescola con fenomeni di riciclaggio commessi da soggetti non mafiosi che intendono nascondere l’origine del denaro che di provenienza illecita e illegale». Le forme sono diverse, «da quelle più elementari e più semplici a quelle più sofisticate che richiedono l’ausilio di persone specializzate in particolari transazioni economiche e in possesso di conoscenze adeguate dei meccanismi di funzionamento dei mercati finanziari». Diversi i settori interessati: «I mafiosi investono una parte più o meno rilevante del denaro accumulato illecitamente nell’acquisto di immobili, case, bar, ristoranti, pizzerie.

L’ACQUISTO di questi beni immobili da parte dei calabresi ha il potere di farci vedere, ancora una volta, la particolare struttura della ‘ndrangheta e della sua strategia di insediamento al Nord: nei bar, nelle pizzerie, nei ristoranti, nelle piccole società di movimento terra o edilizie in genere i mafiosi fanno arrivare i loro familiari e gli amici più intimi. La presenza fisica ha una sua logica legata alla necessità di controllare quella porzione di territorio». Tecniche di riciclaggio più raffinate sono quelle che portano a rilevare società in difficoltà offrendo un piano di risanamento economico. «La società in difficoltà viene contattata da professionisti del settore finanziario che propongono possibilità di riassetto dell’impresa attraverso la concessione immediata di liquidità o fidejussioni. A questo punto, la società decotta assume una posizione di dipendenza rispetto a chi ha permesso il risanamento economico; e così l’associazione criminale subentra di fatto all’originario imprenditore ricavandone il controllo. Gli strumenti finanziari utilizzati sono estremamente sofisticati anche perché si muovono nell’ambito di uno scenario transnazionale utilizzando le moderne tecniche della finanza che opera sui mercati internazionali».

Da.Cr.

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