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Blitz anti ‘ndrangheta a Milano maxisequestro con 23 arrestati

IL CASO

L’operazione è stata estesa anche all’Emilia Romagna e ha colpito anche persone imparentate con un boss reggino. Sequestrati beni per un valore di cinque milioni

fonte: http://www.milano.repubblica.it

Blitz anti 'ndrangheta a Milano maxisequestro con 23 arrestati

Due gruppi dediti a diverse attività criminali. Uno al riciclaggio, all’usura, all’estorsione e altri reati. E l’altro alle rapine ai tir. Gruppi operativamente diversi, ma legati dalla stessa fratellanza alla ‘ndrangheta. In 23 hanno ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare (una ai domiciliari) eseguita dai militari della guardia di finanza di Milano, che hanno anche sequestrato beni mobili e immobili per oltre cinque milioni di euro al termine dell’operazione ‘Black Howks’. Agli arrestati, fra cui i cugini Giuseppe e Vincenzo Facchineri, ritenuti i capi dell’organizzazione, sono stati contestati vari reati tra cui riciclaggio, estorsione e corruzione, truffa, aggravati dal metodo mafioso. Ed è lo stesso pm Giuseppe D’Amico, nel capo d’imputazione, a rimarcare che gli indagati agivano con “metodi tipicamente mafiosi” nei confronti delle vittime dell’usura  e delle truffe.

In una di queste ultime è incappato anche Giulio Lolli, imprenditore bolognese nel settore della nautica che da latitante in Libia dopo il crac della sua azienda si sarebbe unito ai ribelli contro Gheddafi. Lolli, con un altro imprenditore, è stato vittima di un falso capitano della guardia di finanza, tale capitano Morabito, a cui erano stati dati oltre 200mila euro per evitare minacciate verifiche fiscali. Un carabinieri in servizio al nucleo radiomobile di Monza, Salvatore Russo, anch’egli arrestato, forniva al falso ufficiale le informazioni necessarie per contattare gli imprenditori e lo accreditava con loro. Gianluca Giovannini, broker del settore nautico, provvedeva a individuarli. Anche lui si trova in carcere.

Nessun imprenditore, truffato o vittima di estorsione ha denunciato i fatti: “Nessun imprenditore – hanno commentato i comandanti del nucleo di polizia tributaria, Vincenzo Tomei, e del Gico, Marco Menegazzo – ha fatto denuncia e gli arrestati, ed è forse l’aspetto peggiore, sono inseriti nel contesto sociale e non contemplano nemmeno l’idea di un’alternativa a questo modo di vivere”. Tanto che qualcuno è apparso anche sorpreso di essere arrestato. Eppure, spiega il pm nella richiesta di arresto, utilizzavano “nel perfezionamento delle operazioni di usura metodi tipicamente mafiosi, consistiti in particolare nell’avvalersi, per la riscossione dei crediti, della ‘fama criminale’ acquisita dai cugini Facchineri, appartenenti all’organizzazione criminale denominata ‘ndrangheta, e conseguentemente della forza intimidatrice promanante dalla medesima organizzazione criminale e dei vincoli di soggezione e omertà” da essa derivati.

(01 marzo 2012)

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