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I 546 lombardi sconosciuti al Fisco niente scontrini in un negozio su 5

l bilancio 2011 della guardia di finanza: i redditi fantasma toccano quasi 26 miliardi di euro
Il comandante regionale Russo: “Il clima è cambiato e la gente ha cominciato a denunciare”

fonte: Repubblica.it del 8 febbraio 2012

di SANDRO DE RICCARDIS

I 546 lombardi sconosciuti al Fisco niente scontrini in un negozio su 5

Irregolarità sugli scontrini in un negozio su cinque, quasi nove miliardi di imponibile occultato da più di cinquecento cittadini lombardi completamente sconosciuti al fisco, redditi imponibili nascosti per quasi 26 miliardi in un solo anno. Nel bilancio 2011 del Comando regionale della guardia di finanza c’è la fotografia dell’economia della regione più ricca d’Italia, dove l’evasione minima, ma di massa, s’incrocia con quella dei grandi capitali che spariscono all’estero in società offshore, paradisi fiscali, società ‘esterovestite’ in cui solo dalla Lombardia nel 2011 sono confluiti 8,5 miliardi di euro.

Nei numeri della finanza, tuttavia, ci sono anche i primi indizi di una nuova rivolta, con i cittadini che sempre più spesso pretendono ricevute e fatture oppure chiamano  sono stati 3400  la centrale operativa del 117 per denunciare comportamenti scorretti. «Sta cambiando il clima  conferma Renato Russo, comandante generale della guardia di finanza della Lombardia  Finora il cittadino è stato distratto, come se non percepisse che l’evasione produce danni diretti alla sua qualità della vita. Ora il non pagare le tasse è visto come un problema serio e drammatico, e per questo sono in costante aumento le segnalazioni di persone indignate che denunciano irregolarità. Evadere significa sottrarre risorse ai più deboli».

Gli invisibili. Non hanno mai presentato una dichiarazione dei

redditi, non hanno mai avuto una partita Iva, anche se il valore della loro ricchezza soggetta a tassazione è stato lo scorso anno di circa 8,8 miliardi di euro. Sono i 546 evasori totali scovati in Lombardia dalla guardia di finanza. Piccoli imprenditori, artigiani, commercianti. Per l’amministrazione fiscale erano veri e propri fantasmi, alcuni in attività da molti anni. “Inesistenti” anche i dipendenti impiegati nella produzione e prestazione di servizi: su 2800 lavoratori irregolari sono 1104 quelli totalmente in nero, senza alcuna tutela contributiva, infortunistica e previdenziale. Una grossa fetta dell’intero sommerso italiano. E un danno per il fisco e per i cittadini italiani pari a quasi quattro miliardi di euro di Iva non pagata.

La massa. È l’evasione di massa. Quella che sembra innocua e che invece produce il maggiore danno sociale. Si realizza con le piccole violazioni quotidiani: scontrini non battuti, fatture non rilasciate, ricevute dimenticate. «Sono le cattive abitudini che prese singolarmente possono riguardare corrispettivi limitati — scrive la finanza nel rapporto — ma che nel loro insieme determinano una rilevantissima sottrazione di materia imponibile». I controlli su emissione di scontrini, ricevuti fiscali e persone che manifestavano nella loro vita quotidiana un tenore di vita sproporzionato al reddito sono stati 85mila. I controlli sui negozi poco più di 55mila, con 11mila irregolarità sull’emissione degli scontrini. Un dato che fa capire la capillarità delle piccole evasioni quotidiane. Con un negozio su cinque — tra bar, ristoranti e negozi — che occulta i suoi ricavi.

Le imprese. Ci sono quelle che si sono ‘vestite’ da organizzazioni con sede all’estero. Altre che hanno utilizzato ‘cartiere’ che emettevano fatture false per aumentare le passività. Le più sofisticate hanno organizzato triangolazioni con Paesi offshore. Risultato: quasi 8,5 miliardi di ‘materia imponibile’ occultata da parte di società spesso strutturate in cooperative. I controlli della finanza nel 2011 hanno portato anche 431 contribuenti a optare per  la ‘adesione al processo verbale di accertamento’: soggetti che hanno riconosciuto la veridicità delle contestazioni della finanza e hanno pagato le sanzioni dopo le ispezioni, senza fare ricorso. Uno strumento che ha permesso il sequestro, a carattere cautelativo, di beni e proprietà per un valore di 647 milioni.

I contributi. Un altro fronte di violazioni affrontato dai militari della guardia di finanza lombarda è quello delle esenzioni ottenute da soggetti che non ne avevano i requisiti. La verifica sul corretto utilizzo di fondi pubblici, sia nazionali che comunitari, ha portato alla scoperta di «indebite percezioni» per oltre 75 milioni di euro e alla denuncia all’autorità giudiziaria di 96 soggetti. Le indagini hanno portato a scoprire anche una grossa fetta di insospettabili che non avevano diritto a contributi ed esenzioni: famiglie di studenti che non pagavano le tasse universitarie, persone che avevano ottenuto sovvenzioni per l’affitto, pazienti che godevano dell’esenzione totale del ticket per ricoveri e medicinali. Un totale di 665 casi, con 400mila euro in contributi complessivamente ricevuti.

I falsi. Nel combattere la contraffazione la guardia di finanza si è mossa per la tutela di due valori distinti: la salute dei consumatori e la tutela della concorrenza. Produrre e commercializzare beni contraffatti può provocare infatti rischi per la salute e altera comunque le leggi del mercato. In più produce un’economia sommersa completamente sconosciuta al fisco. I finanzieri lombardi hanno sequestrato in un anno quasi quattro milioni di pezzi: vestiti, accessori, calzature, apparecchi elettronici, profumi, in gran parte di provenienza asiatica. Tra le operazioni, quella contro un traffico di cosmetici contraffatti e pericolosi per la salute che stavano per finire in negozi e bancarelle di tutta la Lombardia, condotta dalla Finanza di Legnano. Partita da un controllo in un mercato rionale, ha portato al sequestro di oltre un milione e 200mila confezioni di cosmetici non sicuri in un deposito a Cormano.

La criminalità. Ventisei milioni di euro e 22 aziende. È il ‘bottino’ della repressione della criminalità organizzata che s’infiltra sempre più nell’economia del Nord Italia. In un anno sono state accertate operazioni di riciclaggio per 72 milioni di euro, con dodici milioni recuperati attraverso sequestri. Sempre maggiore attenzione anche alle complicità nel mondo dei colletti bianchi, che permettono ai clan di investire e riciclare sfuggendo ai controlli fiscali. I reparti lombardi hanno «approfondito» anche 1800 segnalazioni per operazioni finanziarie sospette, provenienti dal mondo bancario e professionale, da cui sono partiti procedimenti penali e accertamenti fiscali. E altre indagini sono state svolte di recente proprio dalla Finanza milanese sul mondo delle discoteche, con il sequestro di 14 società e 15 milioni di euro riconducibili a clan palermitani radicati in città.

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