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I manovali della cocaina e l’avanzata criminale

Fonte: www.varesenews.it

La storia di una generazione di trentenni, passati da lavori di fatica a gestire la vendita al dettaglio di droga. Dalla Sant’Antonino dei clan degli anni Ottanta il crimine è arrivato fino in centro paese, con la polvere bianca

Una generazione di spacciatori sotto casa, finiti a fare i criminali nel tempo, abbandonando la buona strada, per la mancanza di lavoro o per scelta: nel mercato della droga fiorentissimo e democratico (nel senso che riguarda tutte le fasce socali) a Lonate Pozzolo chi sta nelle strade – maneggia le dosi, dà gli appuntamenti, incassa i soldi – sono i giovani maghrebini. La polizia ha raccolto vari elementi d’accusa, mercoledì sono finiti in manette con un’ordinanza di custodia cautelare sei ragazzi marocchini, un tunisino è stato denunciato a piede libero. Tutti accusati dalla Polizia di spaccio: più o meno trenenni, erano i custodi di via Nazario Sauro (nella foto), la strada stretta a due passi dalla piazza del Paese, il take-away della droga dove i clienti si rifornivano di cocaina venendo da tutti i paesi e cittadine intorno a Malpensa. Tra loro ci sono i due fratelli Aarsa, Salah e Abdelrazaak, arrivati da pochi anni in Italia, arrestati già nella primavera 2011 dalla Polizia insieme ad un loro socio, rimasti in galera fino a dopo l’estate, più o meno da sempre “nullafacenti”. Come molti qui, vengono da un posto dal nome sconosciuto ai più: Khouribga, la città del deserto dove i bar hanno i nomi che celebrano Lonate Pozzolo.

Molti di loro – non tutti – hanno un passato fatto di lavori saltuari, da manovali di fatica per lo più, anche se qualcuno di loro nel suo Paese avrebbe  avuto anche occupazioni migliori prima di cercare l’Europa. Rachid Aarsa ha 31 anni: è arrivato bambino, ha fatto le scuole elementari e medie a Lonate. È un ragazzone forte, che appena ne ha avuto l’età si è dato da fare per aiutare la famiglia: ha lavorato come panettiere in un forno del centro del paese. Una professione imparata giorno per giorno, un lavoro fatto di notte, prima di tornare a casa con la sporta del pane per il resto della famiglia. Ma il percorso d’integrazione di Rachid a un certo punto va in pezzi: viene tirato dentro nel giro dai cugini Salah e Abdelrazaak, proprio quelli che finiranno arrestati già nella primavera del 2011. Così qualche anno fa finisce nella “compagnia del muretto” che presidia via Nazario Sauro, vicino al deposito che chiamano “al birraio” (estraneo ai fatti), il nome che – secondo la polizia – usano come riferimento quando devono dare appuntamento agli acquirenti che vengono ad acquistare la cocaina. Un posto constantemente presidiato da qualche ragazzo: era così anche ieri, giovedì, all’indomani dell’arresto dei sei presunti spacciatori. Ogni tanto qualche genitore marocchino– gente che deve lavorare duro per sbarcare il lunario – cercava aiuto anche nei conoscenti italiani: «Bevono, spacciano: i nostri figli si stanno rovinando». Si auguravano che venissero arrestati, per cercar di metterli in riga.

Via Nazario Sauro è una strada che sa di periferia silenziosa – le poche case lasciano il posto a diversi magazzini e capannoncini, tetti in Eternit – ma in realtà è davvero vicinissima al centro di Lonate Pozzolo. A due passi stanno i cortili di via Novara, dove vivevano alcuni degli arrestati, altri due passi e si è già in piazza Sant’Ambrogio, il cuore del paesone. L’economia criminale si è avvicinata al centro del paese: negli anni Ottanta e Novanta la principale piazza criminale era Sant’Antonino. Antonino Cuzzola, un ‘ndranghetista che ha collaborato con la giustizia, racconta nel 2008 all’Antimafia di Milano che in quegli anni passavano da qui – dentro nei bar – anche le trattative per le partite di eroina che venivano dalla Turchia: l’eroina era importata smerciata all’ingrosso dai clan calabresi di Cermenate-Cantù, che avevano rapporti con il Locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate, che proprio allora stava mettendo salde radici, tra affari nell’edilizia e spaccio di droga. Nel 1991 si sarebbe rischiata quasi una faida per alcuni disguidi nella compravendita dell’eroina: ma la vera lotta inizierà solo negli anni Duemila, con gli omicidi che arrivano fin dentro al paese, oltre che a Legnano (nella foto sotto, la notte dell’uccisione di Giuseppe Russo).

Impressiona anche questo: l’avanzata dell’economia criminale che sta col fiato addosso al paese, dalla zona periferica e dai boschi è arrivata a toccare il centro dell’abitato. Arrivano i clienti da fuori a rifornirsi di droga, gli stessi ragazzi accusati dello spaccio vivevano fino a qualche tempo fa anche nel vicino paese di Ferno, ma hanno trovato comodo “avvicinarsi” al centro degli affari, riposare la notte nelle case a pochi passi dal “birraio”, pronti a scendere in strada su chiamata dei clienti. La polizia da più di un anno sta cercando di smantellare la rete della droga, anche una parte della società civile di Lonate aveva lanciato l’allarme sull’avanzata della criminalità fin dentro al centro storico: gli episodi si ripetevano, dallo spaccio alle violenze, ai piccoli furti fatti in pieno giorno, ai furti con scasso fatti nei bar, di notte. Si organizzò un gazebo in piazza per chiedere di affrontare la questione della legalità, alcuni si defilarono, un po’ per differenze politiche, un po’ per paura di enfatizzare il problema (con il rischio di etichettare Lonate come posto malavitoso). Il giro della droga, però, non è proprio secondario, lo testimoniano le centinaia di cessioni di dosi documentate dalle indagini: cocaina, il grande business che interessa tutte le organizzazioni criminali.

29/06/2012

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