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Usura con i soldi delle cosche, in manette la banda di zu Pippu

BUSTO ARSIZIO
I carabinieri di Arona hanno arrestato a Busto Giuseppe Drago e altre quattro persone accusate di aver prestato soldi a tassi usurai a decine di imprenditori nella zona tra Novara, Varese e Busto Arsizio

fonte: VareseNews

Avevano trasformato un imprenditore di Angera prima in una vittima dell’usura, poi in una vittima di estorsioni e minacce e, infine, in un elemento funzionale al contatto con altri imprenditori in difficoltà. L’uomo, titolare di una grossa società che lavora in tutto il nord-Italia, era entrato in un momento di difficoltà finanziaria e per pagare lo stipendio ai propri dipendenti, una volta appurato che dalle banche non avrebbe potuto ottenere nulla, si è rivolto a Sebastiano Patti, 54enne nativo di Alcamo e residente a Cassano Magnago, il quale lo ha praticamente dato in mano al clan della ‘ndrangheta della famiglia Valle che ha erogato la somma di 150 mila euro ad un tasso di interesse del 10-15% mensile.Nel giro di un anno e mezzo l’imprenditore angerese si è trovato a sborsare qualcosa come 1,5 milioni di euro sotto la continua e costante minaccia di morte e, come se non bastasse, lo hanno spinto ad attirare nella trappola dell’usura anche altri imprenditori. Poi un giorno alcuni personaggi del clan lo ha portato in un bosco e gli hanno ordinato di scavarsi la fossa con le proprie mani perchè l’avrebbero ucciso. Solo a quel punto, dopo quasi due anni, si è deciso a denunciare quello che gli stava accadendo.

L’uomo che lo ha fatto entrare nel vortice dell’usura e delle estorsioni è stato arrestato ieri mattina,martedì, dai Carabinieri di Arona che hanno arrestato, con lui, anche il resto dei componenti della banda di procacciatori di imprenditori da strozzare e della quale fanno parte Giuseppe Drago, catanese di 63 anni residente a Busto Arsizio esoprannominato zu Pippu, una vecchia conoscenza delle procure a partire da quella di Varese che lo aveva arrestato nel settembre del 2010 e quella di Busto che lo aveva arrestato nel 2002 dopo essere stato scarcerato per una fotocopia mancante nell’ordinanza; il fidanzato della figlia di Pippo Drago, il gelese Emanuele Federico, già in carcere per gli stessi reati, anch’egli era residente a Busto Arsizio;Antonino Fazio, 69enne di Messina residente a Gozzano (No). I quattro erano, sostanzialmente, usurai a tempo pieno che per aumentare la loro disponibilità finanziaria avevano stretto alleanze con clan di tutte le organizzazioni mafiose presenti in Italia dalla mafia siciliana, alla ‘ndrangheta, fino a camorra e sacra corona unita. I dati sono stati forniti dal comandante della compagnia dei Carabinieri di AronaFrancesco Palazzo, dal tenente colonnello del reparto operativo di Novara Maurilio Liore e dal maresciallo Carmelo Munao, comandante del nucleo operativo radiomobile di Arona.

Una buona parte dei casi di usura ricostruiti in questa indagine, infatti, riguardano imprenditoridel novarese (circa una cinquantina quelli coinvolti)e il luogo di ritrovo della banda è stato individuato in Borgo Ticino, all’interno della concessionaria Muraca teatro di un’altra operazione (denominata Borgo pulito) che aveva già permesso di arrestare 18 persone legate allo stesso giro di strozzini. Era qui che personaggi di tutte le estrazioni criminali si ritrovavano per organizzare le usure con le relative minacce e punizioni.

Parte dell’indagine, comunque, ricade sotto la Procura di Busto Arsizio e in particolare del sostituto procuratore Raffaella Zappatini che, già quando era a Varese, si era occupata di Giuseppe Drago e della sua organizzazione: «Si tratta di un personaggio che gode di grande rispetto nell’ambito della criminalità – ha ricordato il magistrato – sono personalmente grata ai carabinieri di Arona perchè lo hanno riarestato dopo che era stato scarcerato per decorrenza dei termini a Varese». L’impressione che se n’è avuta, comunque, è che l’indagine, partita già nel 2009, non è ancora chiusa e potrebbe allargarsi fino agli ambienti delle organizzazioni malavitose che permettevano agli usurai di avere sempre montagne di denaro a disposizione da prestare subito, in contanti.


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