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La mafia non va in vacanza

20 maggio: questa la data di quando Alessio Rudoni, segretario comunale della Lega Nord a Busto Arsizio, dichiarava inutile, dannosa e finanche pericolosa una commissione antimafia.

Per alcuni giorni, in quei giorni, le pagine dei quotidiani locali si sono riempite di commenti, suggerimenti, scontri, dibattiti. La creazione o meno di una commissione, o consulta, o di un qualcosa di comunale che portasse il nome di “antimafia” sembrava davvero al centro dell’attenzione. E come ogni volta, quando qualcosa è davvero al centro dell’attenzione, ecco che si scalpita, ci si preoccupa, si hanno le palpitazioni: sia mai che questa faccenda diventi seria.

Al di là di quelle che furono le polemiche di quel maggio più rovente del Caligola in arrivo e che videro il leghista Adriano Unfer, presidente della Commissione sicurezza, probabilmente anticipare i malesseri del caldo e riuscire ad affermare l’inesistenza del fenomeno del pizzo a Busto Arsizio per giustificare l’inutilità di una commissione antimafia, il problema oggi è uno solo: la mafia non va in vacanza. La mafia non va in vacanza e a Busto Arsizio invece si sta tentanto il più che conosciuto giochetto del non parlare per dimenticare.

In commissione sicurezza, lo scorso 11 maggio, si decise di convocare le così dette “realtà rappresentative” che si occupano del fenomeno mafia per poter approfondire l’argomento. Fu convocato il Procuratore della Repubblica Francesco Dettori che, non esprimendosi sulla volontà o meno di creare una Commissione antimafia – faccenda politica e non giuridica – si limitò a dire che se dovesse essercene una, dovrà essere composta da persone che sanno come evitare o fronteggiare le organizzazioni mafiose e preparate per dare consigli all’amministrazione comunale sul come comportarsi.
Non se la aspettava, forse, il presidente Unfer, che il capo della Procura di Busto Arsizio affermasse la necessaria umiltà da parte di un’amministrazione comunale che non si è mai occupata di mafia e che dovrebbe, invece, almeno iniziare a tentare di farlo, magari con l’aiuto di esterni. Ed allora: silenzio.

Il prossimo ottobre è previsto l’arrivo a Busto Arsizio della Commissione parlamentare europea antimafia dopo che il vicepresidente Rosario Crocetta, ex Sindaco di Gela, ha fatto tappa per due volte nella nostra città nelle edizioni di Legalitàlia in Primavera. Così, probabilmente, accadrà che mentre a Milano il Comitato scientifico antimafia guidato da Nando Dalla Chiesa e composto, tra l’altro, dal Procuratore di Varese, Maurizio Grigo, ha già stilato la sua prima relazione semestrale, a Busto Arsizio ci ritroveremo, ospitando l’equivalente organo più alto in grado a livello europeo, a dover ammettere che a qualcuno sembri dare fastidio l’istituzionalizzazione dell’antimafia.

E mentre tutti sono in ferie, la città è deserta, la mente di chi è rimasto volta al mare o a cercar riposo al lago nei week end estivi, la mafia non va in vacanza.
Nemmeno noi. Rialziamo la voce e chiediamo di nuovo al Sindaco di non dimenticarsi e occuparsi della vicenda.

Massimo Brugnone

Consulta antimafia si riapre lo scontro

Fonte:  La Prealpina del 20 maggio 2012

La Lega: “Meglio un coordinamento giovanile”

BUSTO ARSIZIO – La consulta antimafia serve oppure no? Nelle ultime settimane a Busto si è acceso il dibattito sull’argomento, testimonianza di come pure nel profondo nord certi argomenti  raccolgono attenzione, specie dopo i processi e le condanne che hanno portato alla luce le infiltrazioni della criminalità organizzata nel Basso Varesotto. Ma la richiesta dei partiti di centrosinistra – di creare un organismo comunale  di controllo su procedure e appalti, ha fatto esplodere il contrasto politico.

“La consulta è apprezzabile sono nello spirito, ma non serve a nulla, anzi può risultare dannosa e finanche pericolosa per chi opera nel contrasto alle organizzazioni criminalità”, ha affermato un paio di settimane fa il presidente della commissione sicurezza, il leghista Adriano Unfer, che ha parlato anche in base all’esperienza di ex-polizziotto. da quel momento, il contrasto è esploso, coinvolgendo l’associazione Ammazzateci Tutti ( che a inizio maggio ha raccolto cinquemila ragazzi in piazza sull’argomento), con le prese di posizione sia del suo rappresentante territoriale Massimo Brugnone che del coordinatore nazionale Aldo Pecora. Mentre da Brindisi giungono notizie tragiche, la Lega Nord lancia un’altra proposta. Ad avanzarla è il segretario cittadino, Alessio Rudoni: “Il tema dell’antimafia è importante,come è innegabile che le infiltrazioni ci siano anche in questo territorio, seppure in forme diverse rispetto al sud. A questo punto, invece della consulta, propongo di creare un coordinamento giovanile. In città sta facendo passi in avanti la Fondazione Blini e potrebbe catalizzare l’attività svolta in tal senso da molti gruppi giovanili”. Insomma, non solo Ammazzateci Tutti (“che merita rispetto, ma non è depositaria esclusiva della battaglia”) ma tante realtà attive nel territorio: “Penso Stoà, associazione 26×1, Comunità Giovanile, ArditoBorgo e altri, a partire dalle scuole. In questo modo si farebbe sensibilizzazione, non si starebbe in silenzio verso certi segnali preoccupanti, m alo stesso tempo non si  andrebbe a intralciare il lavoro di forze dell’ordine e magistratura”. Il Carroccio almeno su una cosa è concorde: “la possibilità  migliore  è lasciare che siano le nuove generazioni, con ogni componente, a organizzarsi”.

Marco Linari

Pecora bacchetta Unfer

Fonte: La Prealpina – 19 maggio 2012

Il leader di Ammazzateci Tutti non digerisce le accuse a Brugnone

«Il problema mafia va riconosciuto e non certo affrontato in silenzio». Aldo Pecora, responsabile nazionale dell’associazione Ammazzateci Tutti, usa volutamente parole simili a quelle pronunciate anni fa da Paolo Borsellino per spiegare l’utilità di quella consulta anti-mafia che a Busto sembra faticare a trovar spazio.
Ma il suo intervento vuole essere soprattutto una dura reprimenda nei confronti di Adriano Unfer, il leghista presidente della commissione sicurezza che non solo ha bocciato l’ipotesi, ma ha pure definito il referente territoriale del gruppo anti-mafia Massimo Brugnone «un non esperto della materia, al punto dal rischiare di intralciare le indagini, seppur in buona fede». E allora Pecora si è messo a fare ricerche sul consigliere leghista e parte: «Mi risulta che Unfer sia una di quelli che facevano le ronde abusive, invece ci sono poliziotti  – attuali o ex come lui – che vengono alle nostre manifestazione spontaneamente, comprendendone il valore. Comunque sono certo che non rappresenti tutta la Lega, anzi è l’emblema di una minima parte, da quel che so neanche particolarmente apprezzata dagli elettori. A proposito di leghisti, io sono sempre stato il primo a dire che Roberto Maroni è stato il miglior ministro dell’Interno negli  ultimi vent’anni, ma purtroppo nel Carroccio ci sono anche quelli come Unfer, inadatti a ricoprire ruoli strategici».

E allora il leader nazionale di Ammazzateci Tutti incalza: «A questo punto rivolgo un appello al sindaco Gigi Farioli – che ci conosce e di cui mi fido – affinché porti la questione della consulta direttamente al voto del consiglio, sicuri che a quel punto certi assurdi ostruzionismi cadranno». Rispetto poi agli attacchi subiti, aggiunge: «Non vogliamo essere maestrini ma utili alla causa. Qualche conoscenza sull’argomento in più di Unfer, la possediamo senz’altro. Brugnone si sta laureando e non ha la terza media. Mentre da anni guida un movimento monotematico molto attivo, presenziando ai processi, parlando con chi segue la materia, producendosi in azioni di approfondimento e sensibilizzazione, nel rispetto del proprio compito.

Ma perché invece di sparare parole a caso, non si vanno a sentire dirigenti, capitani, questori, prefetti e magistrati ? Loro sanno che cosa facciamo e sanno che non cerchiamo né vetrine né candidature».
Pecora è un fiume in piena: «E’ ora di finirla con gli attacchi gratuiti, altrimenti ci tuteleremo nelle opportune sedi. E a Unfer dico anche di non temere i giovani che manifestano, perché in quei momenti non stanno parlando male della loro terra ma stanno solo dicendo la verità. Nel caso di Busto, stanno dicendo che deve essere capofila di una sfida coraggiosa».

Marco Linari

Antimafia, Unfer sbotta. «Specialisti improvvisati»

Fonte: La Prealpina – 17 Maggio 2012

Arrabbiato? «Di più, imbufalito». Adriano Unfer, consigliere comunale della Lega e presidente della commissione sicurezza, perde la pazienda dopo aver letto alcune recenti dichiarazioni. E se finora il dibattito sulla nascita della consulta antimafia lo ha appassionato – pur avendo espresso la propria contrarietà a più riprese – adesso le uscite di Massimo Brugnone (coordinatore regionale di Ammazzateci Tutti) gli hanno perdere la pazienza.

Quindi attacca: «Basta, mi sono stufato di vedere individui che pontificano e si inventano esperti di un argomento di cui al massimo hanno letto qualcosa sui libri. Io ho fatto il poliziotto, so cosa significa operare in quel settore e quanto sia pericoloso, quindi chiedo a chi non ha titolo per parlare di astenersi dal farlo».

Unfer sa di andare incontro a una dura battaglia, ma non si ferma: «Processi e condanne per mafia ci sono già a Busto, quindi le forze dell’ordine stanno lavorando bene, non c’è bisogno di chi s’improvvisa portavoce di non si sa che cosa. Adesso qualcuno mi spieghi perché questo ragazzo, di cui apprezzo sicuramente lo spirito, sarebbe uno specialista di malavita e di contrasto ad essa. Siamo tutti capaci di intestarci un’associazione e poi spiegare sulla carta cosa bisogna fare».

Da lui, allora, un no secco alla consulta, ancora più forte di prima: «Non servono maestrini che arrivano con la penna rossa a dare le direttive, magari mettendo per inesperienza in pericolo chi lavora sulla questione ogni giorno e chi decide di denunciare. La polizia sa già che cosa fare, gli altri se vogliono creino iniziative di sensibilizzazione senza esagerare e non mettano le mani in una materia così delicata. Chi vuol essere utile, faccia silenzio. Poi è chiaro che in assemblea il mio voto varrà uno, ma almeno che si sappia come la penso».

Marco Linari

“Dieci motivi per i quali serve una consulta antimafia”

Fonte: www.varesenews.it

Il coordinatore lombardo di Ammazzateci Tutti risponde con un decalogo alle parole del presidente della commissione sicurezza del consiglio comunale di Busto Arsizio Unfer che l’ha definita “un intralcio inutile”

Massimo Brugnone, coordinatore lombardo dell’associazione Ammazzateci Tutti, ci ha inviato un elenco di dieci motivi per i quali una consulta antimafia potrebbe essere utile nella città di Busto Arsizio. La lista qui riportata è la replica che Brugnone ha voluto fare alle parole del presidente della commissione sicurezza del consiglio comunale bustocco Adriano Unfer della Lega Nord, il quale aveva dichiarato, nella seduta di commissione di venerdì, che quest’organo sarebbe inutile a Busto e potrebbe essere un intralcio al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine.

Dieci motivi perché servirebbe una Consulta antimafia a Busto Arsizio:

Segnale importante
Di per sé, dovesse anche avere pochi poteri e funzioni, il semplice fatto che il Comune di Busto Arsizio crei un organo che porti il nome “antimafia” è un segnale importante, per tutta la cittadinanza, di una presa di coscienza e soprattutto di posizione nei confronti di un problema che non si può ignorare essere esistente in città.

Supporto alla politica
E’ evidente che non si devono svilire le funzioni dei rappresentanti eletti dai cittadini, ma è altrettanto evidente che in temi così specifici come la mafia e la lotta alla mafia sarebbe meglio potersi dotare di un organo che non si sostituisca, ma supporti, con il proprio lavoro, quei rappresentanti a cui poi sono ovviamente delegate le decisioni politiche.

Personalità di garanzia
Mafia è criminalità organizzata che sfrutta non solo l’intimidazione, ma anche la corruzione come mezzo per perseguire i propri obiettivi. Una Consulta antimafia deve e può essere composta da personalità di garanzia, che racchiudano in sé i valori dell’onestà, dell’intransigenza, della non ricattabilità e dell’incorruttibilità.

Fiducia nei cittadini
Un organo che sia intermedio tra politica, forze dell’ordine, magistratura e Istituzioni in genere, formato inoltre da rappresentanti della società civile, può per sua stessa costituzione ispirare più fiducia nei confronti di quei cittadini che non hanno, ad oggi, il coraggio anche solo di riferire fatti riguardanti la mafia da essi non direttamente vissuti, ma comunque conosciuti.

Aiuto ai cittadini
E’ una piccola percentuale, ma le carte giudiziarie dimostrano come alcuni imprenditori bustocchi sono stati vittime di richieste estorsive e minacce reiterate nel tempo. Un organo come una Consulta antimafia può e deve proporsi come strumento che possa anche fare ulteriori proposte nell’aiutare quei cittadini vessati dalla mafia.

Informazione
Un punto di raccolta di tutte le informazioni riguardanti il tema permetterebbe di evitare quel pericolo di cui tanto si è parlato di allarme sociale. Un oggettivo riscontro dei fatti, supportato da dati statistici su quali siano i reati realmente legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso può essere di maggior aiuto sia per conoscere, e quindi riconoscere, il fenomeno mafioso, sia per confermare il fatto che ancora ad oggi, a Busto Arsizio, si può e si deve intervenire per prevenire e non solo per reprimere.

Attività di controllo
Le indagini sono attività preminente di magistratura e forze dell’ordine, ma da sempre gli stessi corpi investigativi hanno sottolineato quanto sia importante la collaborazione della società civile. Ed allora una Consulta che possa tenere maggiormente sotto controllo l’alta attività imprenditoriale presente a Busto Arsizio, soprattutto nel campo dell’edilizia, può essere espressione di quel supporto e quella collaborazione dovuta.

Educazione alla legalità
Promozione della cultura della legalità è sicuramente una delle attività a cui nello specifico la Consulta può dare spazio collaborando con quelle realtà presenti sul territorio che già se ne occupano. Ricordiamo che il giudice Borsellino diceva che “per combattere la mafia ci vuole un esercito di insegnanti”.

Punto di raccordo per le associazioni
Un organismo comunale ed ufficiale che si occupi non solo di mafia, ma soprattutto di antimafia può essere centro non solo promozionale, ma anche di riferimento per tutte quelle associazioni che in città si stanno occupando di questi temi, per poter rafforzare il loro stesso lavoro e creare così una rete ufficiale di collaborazione.

Esempi positivi
La “Commissione antimafia Smuraglia” di Milano (http://www.milanomafia.com/home/relazione) già nel 1992 riuscì positivamente a portare a termine una collaborazione con la magistratura, le forze dell’ordine e il Consiglio comunale.
Il Comune di Milano ha replicato nella sua attuale amministrazione una Commissione antimafia ed un Comitato scientifico di supporto che sta in questi giorni portando avanti il proprio lavoro.
Il Consiglio comunale di Lonate Pozzolo (VA) ha creato il Gruppo di lavoro della legalità che ha già organizzato diverse attività che vanno dall’informazione ai cittadini all’educazione nelle scuole.

Unfer (Lega): “La consulta antimafia? Intralcia la lotta alla criminalità”

Fonte: www.varesenews.it

La consulta antimafia? «Potrebbe essere un intralcio a chi la mafia la combatte. Se fossi un poliziotto mi girerebbero le scatole anche se ne capirei lo spirito». E’ il pensiero di Adriano Unfer, presidente leghista della commissione sicurezza del consiglio comunale bustocco di fronte allaproposta (sostenuta dalle firme di centinaia di cittadini) di realizzare a Busto Arsizio una sorta di organo deputato alla promozione e realizzazione di iniziative per la promozione della legalità. «A Busto il fenomeno del pizzo non è strutturale – continua Unfer – è fatto da qualche balordo ma niente di più». Come se il processo che ha visto condannare a oltre 80 anni di carcere la ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, celebrato a Busto, non avesse niente a che fare con la città (ricordiamo pure la gambizzazione di una donna agente immobiliare nel centro di Busto) e come se le condanne alla mafia bustocca (70 anni di reclusione) non fossero mai state inflitte.

Eppure le ordinanze parlano chiaro: incendi, intimidazioni, botte e omicidi (proprio lunedì comincerà quello per l’uccisione di Salvatore D’Aleo, vittima della mafia bustocca). Il fenomeno, inoltre, era piuttosto diffuso come si può leggere dalle ordinanze delle operazioni Tetragona e Fire Off. Proprio ieri il procuratore capo della Repubblica di Varese Maurizio Grigo, all’università dell’Insubria in un incontro sulla presenza della mafia nelle nostre zone, ha lanciato l’allarme sui boss incarcerati con il processo Isola Felice che potrebbero uscire a breve. Per non parlare, infine, di Pippo Drago l’usuraio in franchising tra mafia, ‘ndrangheta e camorra che incontrava le sue vittime a Busto Arsizio e le spremeva fino a ridurle a nullatenenti.

Fortunatamente la commissione sicurezza non si è espressa definitivamente, ieri sera venerdì, ma ha deciso di ascoltare esponenti delle forze dell’ordine e della giustizia per approfondire ulteriormente l’argomento come richieste da Pd e Movimento 5 Stelle. Stupefatto dalle parole di Unfer il coordinatore lombardo di Ammazzateci Tutti Massimo Brugnone, protagonista insieme agli studenti di Busto, di Legalitalia in Primavera, la giornata antimafia organizzata per il secondo anno consecutivo lo scorso 23 aprile e alla quale parteciparono molti esponenti delle forze dell’ordine e della magistratura in qualità di relatori: «Questo significa che iniziative come quella organizzata dagli studenti bustocchi, secondo il presidente Unfer, sono solo un problema. Non capisco quale logica ci sia dietro le sue parole».

12/05/2012
or.ma. orlando.mastrillo@varesenews.it

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