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Aler, sospetti su un appalto pilotato per il noleggio di sette autovetture

Fonte: www.milano.repubblica.it

Perquisizioni e sequestri negli uffici dei funzionari e di una società di leasing toscana che si è aggiudicata la gara da oltre 200mila euro senza nessun altro concorrente

di EMILIO RANDACIO

Sette auovetture a noleggio da destinare «alle strutture Aler». Un appalto non da poco. Una cifra superiore ai 200mila euro, assegnato nel gennaio di un anno fa e su cui, ora, la procura ha deciso di puntare un faro. Poche settimane fa, infatti, il pubblico ministero Paolo Filippini ha spedito una pattuglia di carabinieri in servizio alla polizia giudiziaria ad acquisire le carte grazie alle quali una società di leasing toscana si è aggiudicata questo appalto. Al momento il magistrato ha aperto un’indagine a carico di ignoti, in cui però ipotizza il reato di abuso d’ufficio. Uno o più funzionari Aler, è il sospetto, avrebbero assegnato l’appalto senza rispettare le necessarie procedure imposte dalla legge, e ottenendo in cambio un ritorno personale, che non sarebbe però ancora stato accertato.

La «gara a procedura negoziata», è stata indetta l’11 dicembre del 2009 e assegnata poco meno di un mese dopo. Aler chiedeva di ottenere il miglior prezzo «per lo svolgimento del servizio noleggio (senza conducente) di sette automezzi occorrenti alle strutture di Milano». Il servizio richiesto variava tra i due anni e mezzo e i tre anni, a seconda della cilindrata, «a partire dall’aggiudicazione definitiva», poi gli automezzi sarebbero stati restituiti alla società di leasing.

Alla gara sono state invitate in tutto sei imprese. Ma chi si è aggiudicato il lavoro il 25 gennaio 2010, è stata l’unica che materialmente vi ha partecipato, ovvero una società con sede ad Assago, ma controllata da un istituto bancario fiorentino. Filippini, nel suo provvedimento, ha chiesto copia «della documentazione amministrativa e contabile, anche su supporto informatico» riguardante l’aggiudicazione dell’appalto. Una seconda richiesta di acquisizione è avvenuta anche nella sede fiorentina della società madre, dove gli esperti informatici della procura hanno ottenuto gli scambi di posta elettronica dei funzionari che si sono occupati dell’appalto con quelli dell’Aler.

Di certo, secondo l’accusa qualcosa non torna nella procedura seguita. A dare il via all’inchiesta è stato un esposto. Per il riserbo imposto alle indagini, non è chiaro se, al momento, dopo gli esiti delle acquisizione, siano già stati iscritti i primi nomi sul registro degli indagati.

Case popolari, tangenti sugli appalti Indagati Osnato e il direttore dell’Aler

Fonte: http://www.milano.corriere.it

Sotto inchiesta il coordinatore del Pdl e candidato alle elezioni comunali

MILANO – Sono almeno sei gli indagati in una inchiesta della Procura di Milano sugli appalti per i lavori di pulizie e gestione del verde in seno al patrimonio immobiliare dell’Aler, l’«Azienda lombarda di edilizia residenziale» che possiede oltre centomila delle 170.000 case popolari lombarde.
Turbativa d’asta e corruzione sono le fattispecie che, in base a quanto emerge dalle proroghe delle indagini allo scadere dei primi sei mesi, ora si scopre siano ipotizzate a carico del direttore generale dell’Aler, Domenico Ippolito; del direttore dell’area gestionale dell’Aler, Marco Osnato, il genero di Romano La Russa (cioè del consigliere regionale fratello del ministro della Difesa, Ignazio) che nel Pdl è consigliere comunale uscente, candidato nella lista Moratti alle prossime elezioni del 15-16 maggio, e coordinatore vicario del partito cittadino; dell’avvocato che guida l’ufficio legale e appalti dell’ente, Irene Comizzoli; della responsabile dell’ufficio di segreteria del presidente Loris Zaffra nonché componente del gruppo tutela patrimonio dell’ente in chiave anti-abusivismo, Anna Bubbico; e di due amministratori di centinaia di alloggi Aler, Antonio De Luca (marito della Bubbico) e Luca Bellisomo.

Alcuni di questi nomi erano già stati evocati nell’esposto che il 19 marzo dell’anno scorso l’associazione «Sos Racket e usura» di Frediano Manzi aveva presentato in Procura, allegando anche la registrazione di una conversazione con «un ingegnere che ha lavorato per anni partecipando a bandi e gare d’appalto per l’Aler» e che accreditava l’esistenza di un prassi tangentizia in seno all’ente. All’epoca l’Aler aveva reagito con un comunicato in cui «diffidava il signor Manzi a rilasciare dichiarazioni lesive degli interessi di Aler, riservandosi di denunciare davanti alle autorità competenti questi episodi».

La proroga delle indagini, al di là delle ipotesi di reato e dei riferimenti degli indagati, non fornisce alcuna indicazione ulteriore sullo stato e sullo spessore degli accertamenti. Si capisce soltanto che i pm Antonio Sangermano e Maurizio Romanelli stiano valutando la delibera dell’Aler con la quale, in accoglimento di un input della Regione, si intendeva sperimentare nella provincia milanese una sorta di autogestione degli amministratori di condominio (sebbene affiancati da alcuni individuati funzionari Aler) nella scelta dei modi e delle aziende con i quali assicurare i servizi di pulizie e di gestione del verde. Ma il dubbio degli inquirenti pare essere che dietro questo meccanismo vi sia stata la volontà di evitare gare d’appalto attraverso il frazionamento dei lavori in piccoli lotti, in modo da consentire a taluni amministratori degli stabili, ritenuti politicamente più “vicini” ad alcuni dirigenti Aler, di poterli assegnare a trattativa privata ad aziende di fiducia, con qualche genere di “ritorno” economico che traspare dalla contestazione di corruzione.

La materia appare però molto complessa dal punto di vista tecnico, e controversa anche nelle dinamiche della ricostruzione: basti pensare che proprio l’esposto di «Sos Racket» additava ad esempio l’affidamento sospetto di un certo appalto «nonostante ci fosse parere negativo da parte del capo ufficio appalti Comizzoli», cioè di una delle persone che per ora risultano indagate.
E’ la terza inchiesta che in queste settimane coinvolge esponenti del Pdl, dopo quelle sulle firme false del «listino Formigoni» (per la quale sono indagati tra gli altri il capogruppo pdl in Provincia Massimo Turci e la viceresponsabile dell’ufficio elettorale Clotilde Strada), sia sui nei manifesti «Via le Br dalle Procure», per i quali sono indagati il capo della segreteria del sottosegretario alle Infrastrutture/coordinatore regionale del Pdl, Giacomo Di Capua, sia il candidato pdl Roberto Lassini nella lista Moratti.

Luigi Ferrarella
28 aprile 2011

Case popolari, ragazze madri cacciate ma nessuno sgombera i signori del racket

Fonte: http://www.repubblica.it

I sindacati e l’associazione antiracket  “Sos usura” chiedono interventi anche sui clan
Organizzato un presidio in via Ciriè: “Il quartiere deve vincere la paura della mafia”

di SANDRO DE RICCARDIS

Se cerchi i boss di Niguarda, se cerchi la famiglia Pesco, basta andare in via Val Cismon – uno dei primi palazzoni della via – e suonare il campanello. I Pesco, anche dopo l’operazione della squadra mobile che ha arrestato a novembre Giovanna Pesco, la “signora Gabetti”, sua figlia e il genero, sono sempre lì. Basta cercare il nome sul citofono e suonare.

I Pesco non solo decidono a chi assegnare a caro prezzo gli appartamenti negli stabili popolari, ma li occupano abusivamente loro stessi. Ne hanno quattro in un palazzo di via Val Cismon, e sei nella parallela via Padre Luigi Monti. E quando l’inchiesta della procura gli ha tolto la disponibilità di quelli dove abitavano, loro si sono spostati negli altri locali del loro personale patrimonio — circa venti alloggi — di case popolari a Niguarda. Alcune sono pronte a essere abitate, altre blindate dai lucchetti per custodiscono il vero business dei clan, la droga.

VIDEO Le immagini che hanno fatto scattare l’inchiesta

La storia dei Pesco in un pezzo del quartiere Niguarda, è uguale in ogni periferia della città. Mentre l’Aler va avanti al ritmo di uno sgombero al giorno, le case dei clan non vengono toccate, se non quando sono le forze dell’ordine a procedere a sequestri e arresti. Appena due giorni fa, in via Abbiati, a San Siro — uno dei pochi quartieri dove le occupazioni non sono gestite dalla criminalità organizzata — a essere sfrattata da un alloggio occupato abusivamente è stata una ragazza e la sua bambina di sei anni. La donna, che ha perso il marito in un incidente, era seguita dai servizi sociali. Il Comune le ha offerto un posto in una casa alloggio a Cremona anche se la donna ha a Milano un lavoro da 700 euro al mese e la figlia frequenta le scuole a San Siro.

Quello che non viene toccato dagli sgomberi comunali è il potere delle famiglie locali di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Ancora al Niguarda, dieci appartamenti in due stabili di largo Rapallo, sono nella diretta disponibilità dei Feola, famiglia napoletana che ne gestisce una trentina. In quattro palazzi di via Ciriè e in uno in via Racconigi le famiglie pugliesi dei Carella e dei Di Nuzzi occupano personalmente dieci appartamenti tra le due vie — hanno anche la luce allacciata abusivamente — ma ne controllano circa 70. Nel quartiere tutti lo sanno: basta andare in un bar di via Moncalieri per chiedere una casa. Servono duemila euro per entrare. Qui i clan sostituiscono l’Aler anche nella riscossione degli affitti: dagli extracomunitari che vivono in sette o otto per appartamento, pretendono ogni mese 300 euro ciascuno. Un business enorme.

«Dal 2005 gli stabili di via Ciriè hanno un unico amministratore che ha fatto solo denunce generiche di spaccio — accusa da tempo Frediano Manzi, fondatore di Sos Racket e Usura, che con le sue denunce ha dato il via a diverse inchieste contro i clan nei quartieri —  Della stessa società di amministratori di condomini è stata socia fino al 2006 la moglie, che è una funzionaria dell’Aler». Documentazioni che Manzi ha già portato in questura. Come l’ultima denuncia, ieri pomeriggio: un video di 50 minuti in cui una inquilina di Quarto Oggiaro racconta di un altro ispettore della Gefi — dopo quello arrestato pochi giorni fa — che chiede sesso per evitare sgomberi, d’accordo con alcune portinaie.

Per distrazione o connivenza di chi dovrebbe controllare, i clan gestiscono il racket indisturbati. Al Giambellino, in via Vespri Siciliani, 28 appartamenti su 30 di uno stabile sono controllati dai Grimaldi, famiglia di calabresi che assegnano le case Aler tra via Bellini, Vespri Siciliani e Bruzzesi. In via dei Cinquecento, al Corvetto — dove venerdì scorso, è stata sgomberata una donna coi suoi figli di uno e sei anni — il mercato delle occupazioni è affare degli Schettino (napoletani) e dei Dapone (pugliesi), che oltre ad avere occupato in vent’anni 15 appartamenti controllano persino le occupazioni delle cantine: le affittano agli spacciatori maghrebini per duemila euro. A Quarto Oggiaro, i Tatone (casertani) e i Carvelli (crotonesi) hanno la disponibilità diretta di tre appartamenti in via Capuana e uno in via Pascarella.

I clan hanno ville fuori città, appartamenti sparsi tra l’hinterland e il centro, ma scelgono di restare nel quartiere per controllare il territorio, gestire il traffico di droga, dare case ai soldati del proprio esercito. «Una politica di sgomberi che intervenga sui potenti prima che sulla povera gente serve a sradicare il controllo criminale dei clan nei quartieri — dice Carmela Rozza, consigliere comunale del Pd — A Niguarda invece lo spaccio è in aumento, così come le occupazioni abusive a Quarto Oggiaro. La strada dev’essere chiara: Aler e Comune devono scacciare i delinquenti e assegnare le cinquemila case vuote».

Questo chiederanno di nuovo i residenti e le associazioni al presidio di Sos Racket in via Ciriè 1. Una settimana fa, in via Padre Luigi Monti, la parte onesta dei caseggiati ha avuto il coraggio di compilare decine di questionari, sfidando gli uomini dei clan, fermi a controllare dal marciapiede opposto. Ora gli organizzatori sperano che anche oggi il quartiere vinca la paura e scenda in strada contro la mafia delle occupazioni abusive.

COMUNICATO STAMPA del 26 maggio 2010

Fonte: http://www.sos-racket-usura.org/

Oggi 26 Maggio 2010 l’Associazione SOS Racket e Usura, ha depositato una denuncia, al commissariato di Polizia di Quarto Oggiaro, nei confronti di un ispettore della GEFI e numerose portinaie di Quarto Oggiaro

Oggi 26 Maggio 2010 l’Associazione SOS Racket e Usura, ha depositato una denuncia, al commissariato di Polizia di Quarto Oggiaro, nei confronti di un ispettore della GEFI e numerose portinaie di Quarto Oggiaro.

Queste persone da noi denunciate, sino ad ora erano sconosciute nell’ambito dell’inchiesta, del cosiddetto “racket degli alloggi” che alcuni giorni fa, in seguito alle denuncie effettuate dalla nostra associazione, ha portato all’arresto di cinque persone. Questo è stato possibile in seguito a numerose segnalazione giunte al nostro sito, dopo appunto gli arresti, che hanno indotto alcune persone a parlare facendo cadere il muro d’omertà.

L’Associazione ha realizzato un nuovo video shock della durata di 50 minuti (che prossimamente sarà reso pubblico sul nostro sito) dove ci viene minuziosamente raccontato, che era abitudine consolidata da parte di questo secondo ispettore della GEFI richiedere prestazioni sessuali in cambio del mancato sgombero degli abusivi, in accordo con le portinaie. Queste ultime coinvolte sono almeno cinque, e sono tuttora in servizio ed assunte dalla nuova gestione ALER. Questo nuovo video denuncia permetterà sicuramente alla Procura Della Repubblica di Milano di allargare l’inchiesta in altre e numerose vie di Quarto Oggiaro.

Vogliamo ricordare inoltre che domani 27 Maggio 2010 l’Associazione SOS Racket e Usura terrà un presidio dalle ore 10.00 alle ore 20.00 in Milano in via Ciriè n° 1, dove dalle ore 18.30 alle ore 20.00 sarà presente tutto il consiglio di zona 9 a cui verrà ampliamente dimostrato come anche in quella via la criminalità organizzata vende e gestisce immobili di proprietà del Comune di Milano.

Rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche e ai cittadini di Milano di sostenerci con la loro presenza in questo difficile presidio di domani, dove speriamo che si ripeta quanto avvenuto giovedì scorso nel presidio di via Padre Luigi Monti, dove un centinaio di residenti di quella via difficilissima, ha mostrato la faccia venendo al nostro presidio e compilandoci per la prima volta decine di questionari che stiamo diffondendo.
Ci auguriamo così che anche domani i residenti di via Ciriè prendano coraggio e si rechino senza paura al nostro presidio.

Milano 26 Maggio 2010

Frediano Manzi
Presidente Associazione SOS Racket e Usura.

Case popolari, nuovo colpo al racket di Quarto Oggiaro: 5 arresti. Ma a Niguarda le occup1azioni continuano

Fonte: http://www.milanomafia.com

Blitz della polizia dopo la denuncia di Sos Racket e Usura.  Cinque arresti, in manette anche un ex ispettore Gefi: sesso in cambio di favori. “Possibile che il Comune continui a far finta di niente?”

Il racket

La vicenda del racket delle case popolari esplode nell’estate 2009 quando fa il giro dei media nazionali un filmato realizzato dall’associazione Sos racket e Usura in cui viene ripresa la compravendita di un alloggio popolare

Si tratta di un appartamento di via Padre Luigi Monti a Niguarda. Nel video c’è un finto acquirente (in realtà membro dell’associazione) che conclude la vendita con Giovanna Pesco, conosciuta nel quartiere come la signora gabetti

Alcuni mesi dopo scatta il blitz degli agenti del commissariato Greco Turro che arrestano i componenti del clan Pesco-Priolo-Cardinale

Milano, 20 maggio 2010 – Ancora edilizia popolare. Ancora l’associazione di Frediano Manzi, Sos Racket e Usura. Diversi sono però i soggetti criminali coinvolti, perché diversa è la latitudine, la zona della città. Non più via Padre Luigi Monti in zona Niguarda, in mano al clan Pesco-Priolo-Cardinale, ora sotto processo, ma un’altra zona calda per lo spaccio di droga e le case comunali: Quarto Oggiaro. Non più l’Aler, che è subentrata poi, ma un’altra società, la Gefi, che gestiva precedentemente gli alloggi popolari per conto del Comune di Milano.
Sono scattate le manette per 5 appartenenti a una associazione per delinquere, imputati anche del reato di invasione continuata di edifici pubblici e concussione continua. L’imputato principale è Marco Veniani, 55 anni, ex capo ispettore della Gefi. A seguire Gaetano Cammassa, detto Nino, pluri pregiudicato di quasi 70 anni vicino al clan dei Tatone, di cui gli abitanti della zona dicono che non solo spacciava cocaina, ma che appoggiava la campagna elettorale dell’attuale vice sindaco e assessore alla Sicurezza di Milano, Riccardo De Corato, con tanto di banchetto e postazione “ufficiale”. Agli arresti anche Giorgio De Martino, di 66 anni, e Vincenzo Sannino, 63, portieri degli immobili in via Pascarella 18 e 20, e Salvatore Rizzo, che veniva faceva la manovalanza per sfondare le porte. “L’associazione Sos Racket e Usura” dice Frediano Manzi “ha presentato alla questura ben 200 casi.” In effetti la prassi era talmente consolidata, stando alle testimonianze della cittadinanza che è uscita dall’omertà, che l’associazione – per prezzi dai 1500 ai 2500 euro – si occupava di tutto, dall’individuazione dell’appartamento alla consegna delle chiavi o, in alternativa, allo scasso della porta d’ingresso (di cui si occupava Salvatore Rizzo).

Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip Federica Centonze si dice inoltre che Marco Veniani avrebbe chiesto a un’inquilina “di procurargli indebitamente la disponibilità sessuale di giovani donne, lasciandole chiaramente intendere che lui stesso si sarebbe interessato per bloccare la pratica di sgombero dall’immobile dalla suddetta abusivamente occupato, unitamente al figlio minore, e chiedendo se in cambio gli procurava una ragazza che accettasse di intrattenere rapporti sessuali con lui, ovvero di congiungersi carnalmente o praticargli un rapporto orale”.

Prima Niguarda, ora Quarto Oggiaro” dice Manzi. “E’ un cerchio che finirà per chiudersi.” L’allusione è a tutta la cerchia di edifici popolari che circonda la città di Milano, che ne orla la periferia. “E sarà sempre più difficile per il Comune fare finta di niente. Anche in questo caso, come nel caso di via Luigi Monti tutte le istituzioni competenti sono state non solo informate, ma anche allertate, e non si è mosso niente. Abbiamo dovuto consegnare tutto nelle mani della questura.” Anche Carmela Rozza, consigliere comunale Pd, invita caldamente “De Corato, vicesindaco e assessore alla sicurezza, a venire a chiarire la situazione in tribunale.” Lo stesso fa Giulio Cavalli, consigliere regionale Idv, che punta a sua volta l’attenzione sull’assenza delle istituzioni cittadine.

E anche Alessandro Giuliano, capo della squadra Mobile che ha coordinato l’operazione dice che “le indagini sono cominciate a fine 2009, ma riguardano fatti che proseguono dal 2007, e determinante per sgominare questa associazione criminale sono state le segnalazioni di Sos Racket e Usura. Devo dire – prosegue – che importantissimo è stato l’apporto della cittadinanza, che ha dimostrato di essere collaborativa.”

Continua a essere gravissima, inoltre, la situazione delle case popolari della zona Niguarda, che – nonostante gli arresti e il processo a carico del clan Pesco-Priolo-Cardinale – persistono nell’essere occupate abusivamente, senza che il comune intervenga. Sempre Carmela Rozza dice che “Osnato (consigliere comunale Pdl) ha promesso che si sarebbe occupato della questione dei sottotetti, ma non è successo niente.” Il sottotetto di via Monti al 16 è infatti occupato da molte persone che ci dormono la notte (foto). Anche molti cittadini rom, che lo scorso inverno sono stati fatti sgombrare dai vari campi milanesi, hanno finito per occupare abusivamente le stesse abitazioni popolari, senza riuscire a integrarsi, peraltro, con gli altri residenti. (G. Cat.)

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