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Platì, dopo 10 mesi preso Antonio Perre, Totò ‘u cainu. Ancora in fuga Domenico Papalia

Fonte: http://www.milanomafia.com

Il giovane ricercato per l’inchiesta Parco Sud della Dda di Milano è accusato di associazione mafiosa, porto e detenzione di armi da guerra e riciclaggio. S’è costituito ieri ai carabinieri di Platì in provincia di Reggio Calabria

Domenico Papalia e Antonio Perre sono coinvolti nell’indagine Parco sud. A carico dei due c’è un mandato di cattura per associazione mafiosa
Assieme al clan Barbaro avrebbero gestito,  in regime di monopolio, gli affari del movimento terra nel Milanese
Dalla carte dell’inchiesta, coordinata dal pm Alessandra Dolci,  Domenico Papalia emerge come capo indiscusso dell’organizzazione. Lui, pur giovanissimo, sarebbe il refernte della ‘ndrangheta per il nord Italia

Milano, 14 settembre 2010 – E’ finita dopo dieci mesi la fuga di Toto ‘u cainu. Antonio Perre, s’è costituito ieri – nel giorno del suo compleanno – ai carabinieri della stazione di Platì in provincia di Reggio Calabria. Era latitante dal 3 novembre 2009, giorno dell’esecuzione degli arresti dell’inchiesta Parco Sud della Dda di Milano. Perre era riuscito a rendersi irreperibile la notte degli arresti insieme a Domenico Papalia, figlio del boss in carcere Antonio. Da mesi i carabinieri di Reggio Calabria gli davano la caccia. In particolare da quando s’era diffusa la voce che il giovane affiliato alla ‘ndrina Barbaro-Papalia si nascondeva proprio nella zona di Platì. Così ieri, dopo una serie di perquisizioni domiciliari ai familiari di Perre, il giovane ha deciso di costituirsi consegnandosi ai carabinieri della stazione di Platì. Lui, residente a Motta Visconti in provincia di Milano, da anni gravitava sulla zona di Corsico e Buccinasco.

Conosciuto con il nomignolo di Totò ‘u cainu, è accausato di associazione mafiosa, porto e detenzione illegale di armi da guerra e riciclaggio. Secondo le accuse riportante nell’inchiesta Parco Sud proprio Perre rappresentava una sorta di “braccio armato” della cosca e veniva utilizzato per intimidire i testimoni e alcuni imprenditori coinvolti nel processo Cerberus. Ora la caccia, in particolare dei carabinieri di Corsico e degli uomini della Direzione investigativa antimafia, si concentra tutta su Domenico Papalia. Il giovane Papalia è stato definito dagli investigatori come il referente della cosca a Nord. (cg)

L’accusa chiede condanne pesanti: 15 anni per Salvatore Barbaro e 8 per l’imprenditore lombardo Maurizio Luraghi

Fonte: http://www.milanomafia.com

Il pm Alessandra Dolci ha concluso la sua requisitoria chiedendo 15 anni per Salvatore Barbaro, 10 per il padre Domenico e 7 per il fratello Rosario. Richiesta pesante anche per Maurizio Luraghi, l’imprenditore lombardo accusato di aver fatto da schermo agli affari illeciti della ‘ndrangheta di Buccinasco. Per lui, l’accusa ha chiesto 8 anni e una multa di 1.000 euro. Sette anni anche per Mario Miceli, marito della sorella di Salvatore Barbaro. Assolta, invece, Giuliana Persegoni, moglie di Luraghi. L’accusa ha definito Barbaro “il capo dell’organizzazione e colui che chiedeva il pizzo agli imprenditori e distribuiva i camion dei padroncini calabresi nei vari cantieri del Milanese. La requisitoria è iniziata con un clamoroso attacco agli imprenditori lombardi che ormai “sono giunti a patti con le cosche” perché “è meglio averli amici”. Dopodiché sono stati citati diversi imprenditori, alcuni anche molti noti, che per anni e pur sapendo chi fossero i Barbaro, hanno fatto lavorare le imprese dei calabresi. Concedendo appalti enormi a società (come quelle di Salvatore e Rosario Barbaro) che non erano oggettivamente in grado di portare avanti i lavori. Quindi, l’accusa si è soffermata sullo stoccaggio illecito di rifiuti tossici, rivelando come sotto al complesso residenziale di Buccinasco Più in via Guido Rossa, la ‘ndrangheta abbia scaricato di tutto: da idrocarburi pesanti e eternit. Attualmente il complesso residenziale è abitato e quasi tutti gli appartamenti sono stati venduti.

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